5-6 Maggio-Giugno 2025

Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Anno LXXXII- Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025

LA SCUOLA E L’UOMO Anno LXXXII- Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 RUBRICHE FAQ - PROFESSIONE DOCENTE - A. Codispoti, L. Palazzo, R. Verri L. Palazzo - SETTORE CCNL SCUOLA – FAQ SU DIRITTI E DOVERI DEI LAVORATORI DELLA SCUOLA 41 LO SCAFFALE Traversa G.P., Lupidi M.T 42 VITA DELL’UNIONE Trieste 3acop Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma Anno LXXXII- Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 Autorizzazione del tribunale di Roma n. 452 in data 11 febbraio 1949 DIRETTORE Rosalba Candela DIRETTORE RESPONSABILE Pasquale MARRO COMITATO REDAZIONALE Giuseppe CHIAROMONTE Maria Luisa LAGANI Caterina SPEZZANO Fabrizio ZAGO COORDINATORE DI REDAZIONE Elena FAZI PROGETTO GRAFICO Luigi GAGLIARDI Tel. 06 6875584 Presidenza: presidenza@uciim.it Segreteria: segreteria@uciim.it Tesseramento: tesseramento@uciim.it Redazione: redazione@uciim.it Amministrazione: amministrazione@uciim.it Webmaster: webmaster@uciim.it Sito internet: www.uciim.it Banca Intesa San Paolo IBAN IT56 A030 6909 6061 0000 0071 210 Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma In omaggio ai soci dell’UCIIM Questo numero è stato chiuso il 24 giugno 2025 ISSN 0036-987X SOMMARIO Editoriale - Elena Fazi IN CAMMINO INSIEME PER REIMMAGINARE I NOSTRI FUTURI 1 4 Spiritualità - P. Giuseppe Oddone DILEXIT NOS, LA QUARTA E ULTIMA ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO. INVITO A RINNOVARE LA DEVOZIONE AL SACRO CUORE DI GESÙ 6 Pierpaolo Triani IL COMPITO EDUCATIVO DI «METTERE AL CENTRO AL PERSONA» 11 Gian Cesare Romagnoli I RISULTATI DELL’ISTRUZIONE E L’INCONTRO MANCATO CON L’UMANO 19 Gian Carlo Sacchi L’INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI STRANIERI 21 Redazione INDIRE ITS ACADEMY, AD UN ANNO DAL DIPLOMA, L’84% DEI DIPLOMATI TROVA LAVORO 24 Maria Teresa Moscato UN LABORATORIO DI FORMAZIONE INSEGNANTI: LA SEZIONE UCIIM DI CATANIA NEGLI ANNI OTTANTA 38 Carla Gennaro IL GENERE EPISTOLARE TRA PARENESI E LETTERATURA 35 Iris Zocchelli CON-VERGENZE EDUCATIVE 33 Maria Laura Sadolfo, Danilo Turco MINDFULNESS E NEUROPSICOLOGIA DEL BENESSERE: TRASFORMANDO IL FUTURO DELLE NUOVE GENERAZIONI - MINDFULNESS CURRICOLARE

1 Editoriale LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 settori del turismo e terzo settore. A questi titoli si aggiunge un importante fattore logistico, poiché il suo studio è in Via Crescenzio 25, al 2° piano, fatto che abbatte ogni spesa ulteriore di trasferta e di soggiorno a Roma. Il Consiglio di Presidenza è profondamente consapevole delle responsabilità di portare l’Unione al Congresso nazionale straordinario con trasparenza, correttezza e serenità. Con questo spirito si è fatto e si fa carico dello svolgimento delle attività che vanno realizzate per il buon funzionamento, ad esempio la richiesta dei docenti comandati. Data la ristrettezza del tempo, circa un mese, si è provveduto a redigere uno schema con esigenze dell’Uciim e competenze necessarie ad affrontarle. Lo schema è stato condiviso col Consiglio Nazionale e quindi sono state individuate le persone da utilizzare. Poiché il nostro periodo di interregno è breve e i tempi stretti, si è deciso di confermare gli attuali utilizzati, aggiungendo come 6° una collega che, essendo anche giornalista può aiutarci per la comunicazione e l’editoria (ricordo che questo, insieme alla formazione, è l’altro ambito di azione scelto come ETS). Non sappiamo quale sia la tendenza attuale del MIM, se confermare l’esistente come ha fatto finora, o ridurre o incrementare. Non ci resta che sperare e attendere. Per il prossimo anno si consiglia vivamente al nuovo direttivo di cominciare a Gennaio 2026 a pubblicare le necessità dell’Uciim e la richiesta di candidature da esaminare secondo una tabella condivisa dal C.N. e dal Consiglio delle Regioni, oltre che dal Consiglio di Presidenza. In questo modo, essendoci qualche mese prima dell’emanazione della circolare sugli utilizzi, si potranno svolgere selezioni più Preparare il congresso straordinario Come tutti ormai saprete la Presidente Rosalba Candela ha presentato formalmente le sue dimissioni irrevocabile e pertanto, secondo il nostro Statuto, ci avviamo al Congresso Straordinario che si terrà il 7-8-9 novembre a Roma col tema PROGETTARE IL NOSTRO FUTURO INSIEME: IN CAMMINO PER UN PATTO EDUCATIVO COMUNE. Sempre secondo Statuto, come vicaria ho assunto pro tempore l’incarico di Presidente facente funzioni, coadiuvata dal Consiglio di Presidenza che ringrazio per il continuo sostegno. Il nostro compito è traghettare l’Unione fino al Congresso nel modo più corretto, trasparente e sereno possibile. Per la sede dei convegnisti è stato individuato un albergo a quattro stelle (suggerito da Vittoria Fiorentino) situato in posizione centrale a San Giovanni, che ci ha proposto prezzi molto competitivi che sono stati inviati per newsletter a tutti e implementati nel sito. Per la domenica 9 novembre il nostro consulente spirituale nazionale, Padre Giuseppe Oddone, coadiuvato dal consulente della Calabria, don Ferdinando Fodaro, stanno organizzando la possibilità di celebrare una messa solo per noi nella Basilica San Giovanni in Laterano, dove è anche una delle Porte Sante. La prima attività realizzata dal C.N. è stata la scelta del commercialista per la parte amministrativo economica dell’Unione: con la delibera del Consiglio Nazionale è stato nominato nostro commercialista il dottor Giovanni Ieradi, commercialista iscritto all’Albo di Roma, professionista con esperienza ventennale. Revisore, attestatore e valutatore d’azienda. Esperto nei IN CAMMINO INSIEME PER REIMMAGINARE I NOSTRI FUTURI Elena Fazi, Presidente nazionale UCIIM pro tempore

2 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 Editoriale Chiaromonte, il Consigliere nazionale Pasquale Marro per la parte più strettamente legislativa. Sembra indispensabile nella commissione la presenza di un esperto del funzionamento dell’ETS, per non ritrovarci con carenze o discrasie in merito. Non può mancare, in ogni caso, la presenza di un rappresentante dell’UCIIM che conosca a fondo i meccanismi dell’associazione. Il prodotto del loro lavoro sarà esposto e presentato nel Congresso e deliberato dai delegati presenti. Il Consiglio di Presidenza si è attivato per organizzare quattro incontri/dialoghi online sulle Nuove indicazioni nazionali. Il primo, 29 maggio, con il prof. Antonio Brusa, già docente Didattica della Storia presso l’Università di Bari e la Silsis di Pavia dal titolo Historia magistra vitae. Il secondo con la prof. Nadia Sansone, Professore Ordinario Pedagogia sperimentale- UnitelmaSapienza, il 13 giugno, dal titolo Intelligenza Artificiale e Didattica: approcci riflessivi e creativi. Il terzo col prof. Andrea Balbo, Ordinario di lingua e letteratura latina, Università di Torino il 25 giugno alle ore 18,00 dal titolo Ritorno al passato o slancio verso il futuro? Il quarto con la prof. Maria G. Lo Duca, già professoressa ordinaria di Lingua italiana e di Didattica dell’italiano all’Università degli Studi di Padova, sarà svolto a giugno o a settembre. Stiamo cercando un prof. universitario esperto di Matematica e di didattica della matematica col quale affrontare la parte relativa a questa disciplina nelle Nuove Indicazioni nazionali. Un altro elemento curato in questo periodo è l’analisi e la costruzione di un rapporto corretto tra scuola e famiglia che dovrebbe essere basato su collaborazione, rispetto reciproco, comunicazione trasparente e obiettivi condivisi. Entrambe le istituzioni giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo educativo, sociale ed emotivo dello studente. Il rapporto scuola-famiglia è tanto più efficace quanto più è improntato a fiducia, dialogo e corresponsabilità. Non sono due mondi separati, ma alleati nell’accompagnare il bambino o il ragazzo nelampie, democratiche e efficaci. Per preparare al meglio possibile il XXVII Congresso nazionale abbiamo ripristinato la modalità, una volta usuale, di organizzare tavoli di lavoro, su tematiche significative, cui potranno aderire liberamente i soci interessati che analizzeranno e studieranno documenti italiani e europei per giungere alla formulazioni di tesi da portare e dibattere al Congresso. Da quest’ultimo, quindi, usciranno la visione culturale ed etica del nuovo corso dell’Unione e la programmazione pedagogica, sociale e politica, in senso aristotelico, fonti e sentieri per l’opera del nuovo Direttivo. Ogni tavolo avvierà i lavori con un incontro online introdotto come viatico da un intervento da parte di docenti universitari vicini all’associazione e sarà coordinato da un docente o dirigente ucimino. Da questi tavoli usciranno la nostra visione culturale ed etica/spirituale. Le tematiche proposte sono le seguenti: 1. Quale società vogliamo? 2. La nostra idea di scuola. 3. La nostra visione del docente. 4. La nostra idea di valutazione di sistema e dei DS. 5. La nostra visione della formazione. 6. La nostra visione dell’associazione/Ets. 7. Pensiero della chiesa ed educazione dei giovani. Il 27 Giugno saranno riuniti i Consiglieri Nazionali e i Presidenti regionali per comunicare, tra l’altro, l’iniziativa dei tavoli e aprire la partecipazione a chi interessato. È stata costituita, inoltre, una Commissione per la revisione e presentazione di uno Statuto e un Regolamento che siano chiari, univoci e esaustivi. Purtroppo, ci siamo accorti in questo periodo di come gli attuali Statuto e Regolamento siano piuttosto carenti sia nella parte delle regole interne alla vita associativa dell’Unione sia farraginosi e lacunosi nella loro interpretazione. Di questa Commissione farebbero parte d’ufficio, se interessati, i componenti dell’ufficio legale, avvocati Carmen Campo, Fabrizio Macchiarella, Gianugo Magnavacca, il vicepresidente nazionale avv. Giuseppe

3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 Editoriale Il nuovo corso dell’UCIIM non sarà solo una svolta organizzativa: sarà, almeno così ci auguriamo, una vera e propria rigenerazione culturale. Alla base c’è la consapevolezza che il ruolo dell’educatore non può essere solo una trasmissione di saperi, ma deve trasformarsi in guida capace di accompagnare i giovani verso un pensiero critico, responsabile e solidale. In questo contesto, l’UCIIM riafferma la centralità della persona – studente, docente, dirigente – e rilancia il valore del dialogo tra scuola, famiglia e comunità. Tra i punti chiave del nuovo corso spicca l’impegno per una formazione continua, non come mero aggiornamento tecnico, ma come percorso di crescita umana e professionale. L’UCIIM intende promuovere spazi di riflessione pedagogica, esperienze di didattica inclusiva e percorsi di leadership educativa ispirati ai principi del servizio e della corresponsabilità. In un’epoca segnata da incertezze, l’associazione vuole essere presidio di competenza e di speranza. Altro asse fondamentale è il rafforzamento della presenza sul territorio. Il nuovo corso punta a una UCIIM più vicina alle scuole, alle esigenze dei territori, capace di attivare reti e sinergie con enti locali, università, centri di ricerca. Una UCIIM radicata con le sue sezioni ma non chiusa, pronta ad accogliere le nuove generazioni di insegnanti ed educatori che cercano senso, comunità, orizzonti di significato. E infine, una rinnovata identità etica e spirituale, che non significa chiusura confessionale, ma proposta di un umanesimo integrale che vede nella cura dell’altro il fondamento dell’azione educativa. In questo senso, il nuovo corso dell’UCIIM si propone come un laboratorio di bene comune, dove educare significa costruire insieme una società più giusta, consapevole, inclusiva. Il nuovo corso è cominciato. Ora tocca a noi – soci, docenti, dirigenti, educatori – renderlo concreto. Perché la scuola non è solo un’istituzione: è il luogo dove prende forma il futuro. E l’UCIIM, oggi più che mai, vuole essere parte attiva di questo futuro. la sua crescita complessiva. Per questo motivo continuano i nostri incontri tra Uciim e i rappresentanti di 5 associazioni di famiglie riconosciute dal MIM. Si spera di riunire attorno a questo tavolo anche i rappresentanti delle associazioni dei giovani in modo da poter portare in un convegno nazionale una proposta di Patto di corresponsabilità frutto di un lavoro vivace e dialettico ma congiunto. Insieme a AIDU, AIMC, DIESSE, DISAL, associazioni professionali cattoliche, col patrocinio della CEI, del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e di una Università cattolica stiamo organizzando un convegno nazionale prevedibilmente per la fine di ottobre per celebrare insieme il GIUBILEO DEL MONDO EDUCATIVO. Fanno da guida a questo impegno le belle parole di Mons. Staglianò La riflessione invita a considerare l’educazione come un cammino spirituale che non solo sviluppa la mente, ma alimenta anche il cuore e la vita interiore, in sintonia con i valori cristiani di amore, giustizia e solidarietà. Il contributo di Mons. Staglianò ci richiama al fatto che l’educazione è un diritto universale, un mezzo per costruire una società più equa e inclusiva. Il messaggio che emerge è chiaro: solo un’educazione che sia radicata nella verità e nei principi spirituali è in grado di formare adulti consapevoli e responsabili, capaci di affrontare le sfide del nostro tempo con speranza e determinazione. Reimmaginare i nostri futuri Abbiamo compiuto da poco 80 anni di vita, in tutto questo lungo periodo la nostra associazione ha saputo coniugare i valori della tradizione con la visione di un’educazione sempre attenta alla persona. Oggi, mentre la società in generale e il mondo scolastico in particolare affrontano sfide sempre più complesse – dalla transizione digitale alla crisi del senso educativo – l’UCIIM dovrà presentarsi dopo il Congresso Straordinario rinnovata, determinata ad aprire un nuovo corso capace di intercettare i bisogni reali della società e della scuola italiana.

4 Spiritualità LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM Dopo «Lumen Fidei» (2013), «Laudato sì» (2015) e «Fratelli Tutti» (2020) lo scorso 24 ottobre 2024 è stata pubblicata la quarta enciclica di Papa Francesco dal titolo «Dilexit nos» (Ci ha amati), un documento sulla devozione al Cuore di Gesù. Essa rappresenta il testamento spirituale che a pochi mesi dalla sua morte il Papa ha lasciato alla Chiesa da lui amata e guidata negli anni del suo ministero. Il mese di giugno è dedicato per tradizione alla devozione popolare al Sacro Cuore: per ravvivarne il culto e per un approfondimento teologico e pastorale ci può essere di aiuto questo intenso ed appassionato documento del compianto Pontefice. L’uscita tuttavia non è stata casuale perché è avvenuta nell’anno delle celebrazioni del 350° anniversario della prima manifestazione del Sacro Cuore di Gesù del 1674, per riproporre oggi, a tutta la Chiesa, questa forma di spiritualità piena di ardore interiore, che ha animato tanti semplici cristiani e tanti santi mistici e contemplativi, oppure impegnati nella evangelizzazione e nelle opere di carità. Papa Francesco, esprimendo il suo amore per Cristo, si rivolge ai credenti e agli uomini di buona volontà, sottolineando che viviamo uno dei periodi più bui, critici e drammatici per l’umanità: tensioni e guerre devastanti su più fronti colpiscono principalmente i civili; il divario sociale ed economico, il consumismo sfrenato e lo sviluppo tecnologico minacciano le persone. In questo panorama preoccupante il Papa chiede di cambiare lo sguardo, facendo affidamento su ciò che è veramente importante, ossia il cuore. Il cuore, spazio vivo della interiorità «Lettera enciclica sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo» è il sottotitolo dell’enciclica che ruota intorno al concetto di «cuore», quello spazio vivo dell’interiorità di Cristo, nel quale Egli ha coscienza della pienezza della sua umanità e della sua divinità, Cuore che è stimolo per ogni cristiano alla contemplazione ed alla evangelizzazione. Il cuore inoltre configura anche ognuno di noi nella nostra identità spirituale, unendo il corpo e l’anima, la carne e lo spirito, fondendo insieme i frammenti della vita, rendendo possibili legami autentici di comunione con le altre persone. Tutto è unificato nel cuore, sede dell’amore in tutte le sue componenti spirituali, psichiche e fisiche. Il Cuore di Gesù è la sede appassionata dell’autentico e perenne amore di Dio nei nostri confronti, nonostante i tempi bui di sterminio e di violenza. La somma del dolore che l’uomo va spargendo sulla terra fa piaga nel Cuore di Cristo perché Egli non cessa di amarci e di immolarsi per noi nel mistero pasquale. Gesù Cristo è il cuore del mondo; la sua Pasqua di morte e di risurrezione è il centro della storia. Egli ha compassione di questa terra ferita che ha voluto abitare come uno di noi. Il Cuore di Cristo ha tanto amato gli uomini: durante la sua vita terrena Gesù ha manifestato chiarezza di idee, ricchezza di sentimento, sensibilità verso la bellezza della creazione; è vissuto in contatto col Padre, consapevole della sua missione di salvezza, ha effuso in ogni credente il suo Spirito. È il Cuore di un fratello che si immola perennemente, che soffre e risorge per riedificare umanamente l’uomo. La devozione al Cuore di Cristo Pertanto la devozione al Cuore di Cristo, rivolta alla persona di Gesù, è essenziale per la DILEXIT NOS, LA QUARTA E ULTIMA ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO. INVITO A RINNOVARE LA DEVOZIONE AL SACRO CUORE DI GESÙ

5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 Spiritualità Un altro aspetto importante è la consolazione che il Sacro Cuore offre a chi soffre e che noi possiamo offrire a Lui, considerando che quel Cuore viene continuamente ferito dai nostri peccati e dalle violenze del mondo. Siamo invitati a trovare rifugio nel Cuore di Cristo, fonte di pace e speranza. In un’epoca segnata da incomprensioni, guerre e divisioni, il messaggio del Pontefice è chiaro: solo l’amore di Cristo può guarire le ferite dell’umanità e riportare armonia tra i popoli. La riparazione è un atto di amore che risponde alle offese fatte al Cuore di Cristo. È collegata alla nostra compunzione, ossia al riconoscimento dei nostri peccati da Lui perdonati, alla scarsa corrispondenza della nostra vita al suo progetto di amore. Papa Francesco richiama la figura di Santa Margherita Maria Alacoque, che nelle sue visioni descrisse il Sacro Cuore come un cuore ferito dall’indifferenza degli uomini. L’enciclica invita i fedeli a vivere la riparazione non solo come un gesto devozionale, ma come un impegno comunitario e sociale per la giustizia e la solidarietà. Un altro aspetto dell’amore al Sacro Cuore è l’offerta a lui delle nostre sofferenze: non aggiungiamo nulla all’unico sacrificio redentore di Cristo, ma possiamo fare in modo di prolungare in noi e negli altri gli effetti della sua totale donazione per amore. Dimensione sociale ed ecclesiale della devozione al Sacro Cuore Infine la devozione al Sacro Cuore è come un ponte tra contemplazione ed evangelizzazione. L’amore ricevuto ed espresso nella preghiera deve trasformarsi in azione, spingendo i cristiani a testimoniare la misericordia di Dio nel mondo. Dilexit Nos non è solo un testo teologico, ma un invito a riscoprire la bellezza della fede e a vivere l’amore di Cristo con autenticità nel solco delle precedenti encicliche Laudato Si’ e Fratelli Tutti, proponendo il Sacro Cuore come centro unificante della civiltà dell’amore. In un mondo che ha smarrito il cuore, Papa Francesco ci ricorda che Gesù ci dona il suo, affinché possiamo costruire una società più giusta e fraterna. nostra vita cristiana, perché è adorazione del mistero dell’amore divino e umano del Signore, tanto che possiamo affermare che il Sacro Cuore è la sintesi del Vangelo. Nel Cuore di Cristo sono uniti in modo inseparabile il suo amore divino, infinito, eterno e misericordioso, il suo amore spirituale per tutte le creature, il suo amore sensibile che vibra nell’amicizia, nella tenerezza verso i piccoli, i malati, i sofferenti, i peccatori che si convertono. È necessario inoltre rinnovare la devozione al Cuore di Cristo anche per contrastare nuove manifestazioni di una spiritualità senza carne che si moltiplicano nella società e che ignorano il dramma della sofferenza fisica e morale di tanti fratelli. La devozione al cuore umano e divino di Cristo ha profonde radici bibliche e storiche. Guardiamo all’esperienza dei Santi: San Paolo Apostolo, Sant’Agostino, San Bernardo ed i mistici del medioevo, San Giovanni della Croce e la spiritualità carmelitana, San Francesco di Sales, Santa Maria Margherita Alacoque fino ai santi contemporanei sono testimoni di questo amore vissuto e profondo per Cristo, posto in relazione con il suo Cuore aperto dalla ferita del costato, ferita presente anche dopo la sua risurrezione. Forme di devozione al Cuore di Cristo: adorazione, consolazione, riparazione, offerta La devozione al Sacro Cuore di Gesù è stata alimentata ed arricchita dall’esperienza di molti santi e continua a vivere in una forte ed incessante tradizione di pietà popolare; nell’enciclica vengono richiamati alcuni atteggiamenti interiori connessi tra di loro. L’adorazione del Sacro Cuore, specialmente nel mistero eucaristico, è un atto di fede che riconosce Cristo come centro della vita cristiana. Papa Francesco sottolinea che, in un mondo frammentato e distratto, è necessario tornare a contemplare il Cuore di Gesù per riscoprire il senso autentico dell’esistenza. L’adorazione non è solo un gesto liturgico, ma un’esperienza che trasforma il cuore del credente, aprendolo alla grazia divina.

6 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 L’espressione «mettere al centro la persona» richiama, nell’antropologia cristiana, niente di meno che il fine imprescindibile dell’azione educativa e della vita sociale: la promozione e lo sviluppo di ogni persona perché possa crescere autenticamente nella libertà e nella responsabilità. Possiamo cogliere con chiarezza questa visione, ad esempio, nella Gravissimum Educationis, il documento del Concilio Vaticano II dedicati al diritto e al dovere di educare, quando al n. 1 leggiamo: «La vera educazione deve promuovere la formazione della persona umana sia in vista del suo fine ultimo, sia per il bene dei vari gruppi di cui l’uomo è membro ed in cui, divenuto adulto, avrà mansioni da svolgere. Pertanto, i fanciulli ed i giovani, tenuto conto del progresso della psicologia, della pedagogia e della didattica, debbono essere aiutati a sviluppare armonicamente le loro capacità fisiche, morali e intellettuali, ad acquistare gradualmente un più maturo senso di responsabilità, nello sforzo sostenuto per ben condurre la loro vita personale e la conquista della vera libertà, superando con coraggio e perseveranza tutti gli ostacoli» (1). È coerente con questa visione, il fatto che il Patto Educativo Globale abbia indicato come primo, dei sette impegni comuni che lo caratterizzano proprio il mettere al centro la persona, formulandolo nel seguente modo: «Mettere al centro di ogni processo educativo la persona, per far emergere la sua specificità e la sua capacità di essere in relazione con gli altri, contro la cultura dello scarto» (2). (1) Concilio Vaticano II, Gravissimum Educationis, ottobre 1965. (2) Global Compact on Education, Patto Educativo Globale. Vademecum, Roma 2020, p. 10. Cfr. anche D. Simeone, Il patto educativo globale. Una sfida per il nostro tempo, Si tratta di una formulazione, come ho già avuto modo di notare in un altro scritto, che invita tutti ad un impegno comune verso un’educazione che «promuova la specificità di ogni persona, che ne coltivi la relazionalità, che ponga la massima attenzione a contrastare qualunque forma di discriminazione ed esclusione sociale» (3). Alcuni tratti del soggetto umano come persona Il mettere al centro la persona comporta innanzitutto considerare attentamente quelle che sono le caratteristiche fondative del soggetto umano in quanto persona. Non rientra nei confini di questa mia riflessione trattare San Paolo, Milano 2023. (3) P. Triani, Mettere al centro la persona, in D. Simeone, op. cit. p. 38. IL COMPITO EDUCATIVO DI «METTERE AL CENTRO AL PERSONA» Pierpaolo Triani, ordinario di Pedagogia-Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza e di Milano

7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 verità ed il bene assoluti. È aperto anche verso l’altro, gli altri uomini e il mondo, perché solo in quanto si comprende in riferimento a un tu può dire io. Esce da sé, dalla conservazione egoistica della propria vita, per entrare in una relazione di dialogo e di comunione con l’altro. La persona è aperta alla totalità dell’essere, all’orizzonte illimitato dell’essere» (7). In quanto aperto a tutta la realtà, il soggetto umano è caratterizzato, ecco un terzo tratto, dalla spiritualità: «L’uomo è una persona che si possiede per mezzo dell’intelligenza e della volontà. Egli non esiste soltanto come un essere fisico: c’è in lui un’esistenza più nobile e più ricca: la sovraesistenza spirituale propria della conoscenza e dell’amore» (8). Un quarto tratto, non meno importante, è quello della dignità. L’uomo è un valore in sé e non può essere considerato mai come possesso di qualcuno. «“Persona” significa che io nel mio essere in definitiva non posso essere posseduto da nessun’altra istanza, ma che mi appartengo. […] La persona come tale sfugge al rapporto di proprietà. Persona significa che non posso essere usato da alcun altro, ma che sono io il mio fine» (9). In virtù della sua dignità, nessun uomo può mai essere ridotto ad una res di qualcuno. «La trascendenza della persona esige che la persona appartenga soltanto a se stessa: il fanciullo è un soggetto, non una Res societatis, né una Res familiae, né una Res ecclesiae» (10). Un quinto tratto è quello della multidimensionalità, in quanto nel soggetto umano sono strettamente correlate in unità la dimensione biologica, psichica, spirituale. La persona è corpo, affetti, relazioni, pensieri, decisioni, creatività e tuttavia non può essere ridotta ad una sola di queste componenti. Scrive a questo proposito G. Nosengo: «Essendo l’uomo natura e spirito necessità e libertà – reciprocamente condizionantisi – il suo sviluppo integrale non può attuarsi se (7) Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, Roma 2004, n. 130. (8) J. Maritain, Per una filosofia dell’educazione, La Scuola, Brescia 2001, p. 68. (9) R. Guardini, op. cit., p. 181. (10) E. Mounier, Il personalismo, AVE, Roma 2004, p. 154. con ampiezza questo aspetto fondativo. Penso però sia importante richiamarne, come in una sorta di schizzo, alcuni tratti, senza alcuna pretesa di esaustività, attingendo direttamente al pensiero di alcuni maestri della filosofia e pedagogia personalista e alla dottrina sociale della Chiesa Cattolica. Parlare del soggetto umano come persona, significa in primo luogo, riconoscerne la sua unicità. Come scrive R. Guardini: «Persona significa che io non posso essere abitato da alcun altro, ma che, in rapporto a me, sono solo con me stesso; non posso essere rappresentato da nessun altro, ma io sono garante per me; non posso essere sostituito da nessun altro, ma sono unico – il che resta fermo anche se la sfera di riserva viene fortemente guastata da intrusioni ed esteriorizzazioni» (4). Ogni essere umano è un bene in sé, è portatore di un valore che prescinde dal contesto di appartenenza, dalle capacità che possiede e dalle perfomance che realizza. Ogni essere umano è un volto e un nome proprio. Non esiste perciò l’educando, l’alunno, in astratto, ma quella determinata bambina e ragazza, bambino e ragazzo; ciascuno con i propri bisogni, risorse, desideri, aspirazioni, capacità e difficoltà (5). Un secondo tratto fondamentale dell’uomo in quanto persona è la sua auto-trascendenza, quella che potremmo chiamare, con Freire, la sua vocazione ad «essere di più» (6) . La dinamica del soggetto umano è una dinamica di apertura al vero, al bene, all’amabile, segnata dalla libertà e dalla fragilità, un’apertura che si volge a tutta la realtà fino al mistero di Dio. «Alla persona umana appartiene l’apertura alla trascendenza: l’uomo è aperto verso l’infinito e verso tutti gli esseri creati. È aperto anzitutto verso l’infinito, cioè Dio, perché con la sua intelligenza e la sua volontà si eleva al di sopra di tutto il creato e di se stesso, si rende indipendente dalle creature, è libero di fronte a tutte le cose create e si protende verso la (4) R, Guardini, Persona e libertà, La Scuola, Brescia 1987, p. 182. (5) Cfr. P. Triani, Mettere al centro la persona, op. cit., pp. 42-43. (6) Cfr. P. Freire, La pedagogia degli oppressi, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2022.

8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 del mettere al centro la persona. Non sono in grado di rispondere a questo interrogativo, provo però a lasciarmi sollecitare da esso partendo da due constatazioni e assumendo una direzione. La prima constatazione, già sopra descritta, è che la scuola attualmente nella sua strutturazione e organizzazione non è in grado di mettere al centro le persone come idealmente auspica. La seconda constatazione è che nonostante le difficoltà ogni giorno vi è un numero elevato di docenti, di dirigenti e di personale scolastico che cerca di mettere al centro le persone e che non rinuncia all’ideale pedagogico della promozione e lo sviluppo di ogni uomo. La direzione allora, conseguente alla dialettica tra le due constatazioni, è che, sebbene sia probabilmente impossibile realizzare un’istruzione formale pienamente a misura delle persone, occorre tuttavia individuare piste di lavoro che possano mitigare la distanza tra il reale e l’ideale. Mettere al centro la persona chiede perciò alla scuola una serie di attenzioni (e quindi di conseguenze pratiche) in ordine agli obiettivi, al metodo e allo stile. Alcune attenzioni in ordine gli obiettivi Una scuola che intende assumere seriamente il principio del mettere al centro la persona, si trova sollecitata a puntare «in alto», integrando perciò l’attenzione dello sviluppo delle competenze disciplinari e delle cosiddette competenze chiave con il desiderio di un’azione educativa attenta ad una serie di aspetti che cerco brevemente di richiamare. Si tratta innanzitutto di pensare alla scuola come esperienza dove sia possibile educare alla comprensione dell’umano nella sua complessità (12), dove le studentesse e gli studenti abbiano la possibilità non solo di studiare singole parti delle culture umane, ma siano aiutati anche a riflettere sul proprio «essere umani», dove si intrecciano potenzialità e fragilità. Serve, perciò, promuovere non solo una lettura scientifica e storica della realtà, ma anche sapienziale che aiuti le ragazze e i ragazzi a «stare» nelle grandi domande esistenziali. (12) Cfr. E. Morin, I sette saperi necessari per il futuro, Raffaelo Cortina, Milano 2001. non sono promossi ordinatamente e collegatamente tutti gli sviluppo parziali concorrenti allo sviluppo totale: sviluppo della vita corporale, psichica, intellettuale, estetica, volitiva, morale, sociale, religiosa» (11). Mettere al centro la persona nel sistema scolastico: la sfida di una situazione paradossale Nella riflessione pedagogica non è sufficiente richiamare come fine ultimo il riconoscimento e la promozione dei tratti fondamentali della persona, ma occorre chiedersi quali siano le conseguenze sul piano dell’azione educativa. Si tratta di un interrogativo che dovrebbe interpellare sempre ogni figura e ogni contesto educativo. Occorre però circoscrivere il campo e concentrare la propria attenzione al contesto dell’istruzione formale, ossia della scuola. Chiedersi che cosa comporta per la scuola mettere al centro la persona significa tuttavia partire dal riconoscimento di un forte paradosso. A livello ideale - si pensi a quanto dichiarato nella Dichiarazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza oppure a quanto descritto nelle prime pagine delle attuali Indicazioni nazionali per il curricolo per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo – il sistema scolastica pone come suo fine proprio la promozione e lo sviluppo della persona. In realtà l’organizzazione scolastica, nei fatti, non è pensata a misura delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, ma è costruita sui tempi e sulle esigenze degli adulti. Si pensi semplicemente alla strutturazione dell’orario scolastico, che si basa sulla divisione del lavoro e delle discipline, non sulla centralità pedagogica degli alunni. La struttura dei curricoli e il funzionamento dell’istruzione formale è legata ad una serie di condizionamenti culturali e normativi che la rendono poco flessibile e perciò poco capace di essere realmente a misura di ciascuno. Questa situazione paradossale porta ad un interrogativo radicale, ossia se sia realmente possibile che un sistema di istruzione formale, proprio in quanto formalizzato, possa mai rispondere pienamente al principio regolativo (11) G. Nosengo, La persona umana e l’educazione, La Scuola, Brescia 2006, p. 46.

9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 In quinto luogo, l’attenzione a tutte delle dimensioni della persona chiede alla scuola di operare considerando l’auto-trascendenza dell’uomo in tutta la sua ampiezza. Questo significa educare allo stupore, alla meraviglia, al senso del mistero. Alcune attenzioni in ordine al metodo Se il tema degli obiettivi chiama in causa la questione del ‘verso dove’, quello del metodo ci pone di fronte all’interrogativo del come agire, del come fare scuola. La centralità della persona chiede al sistema scolastico di: a. dare maggiore valore alla logica dell’incontro, al rapporto con l’altro considerato, richiamando M. Buber, sempre un tu e mai un «esso» (15). Questo significa porre una particolare attenzione alla cura della dimensione comunicativa, della dimensione relazionale, alla personalizzazione degli interventi didattici, b. rendere la didattica ordinaria uno spazio attivo dove le studentesse e gli studenti, non sono considerati solo dei destinatari, ma sono pensati come soggetti da coinvolgere e far partecipare, c. curare la qualità umanizzante degli ambienti e dei contesti. La scuola non può essere considerata semplicemente un insieme ordinato di lezioni, perché è ben di più: è esperienza vissuta. Ambienti segnati dalla freddezza, dalla conflittualità, dall’indifferenza, dalla trascuratezza generano progressivamente sfiducia e distacco, demotivazione. C’è bisogno, perciò, di fare attenzione a tutto ciò che concorre a rendere un contesto formativo accogliente, sereno, propositivo, responsabilizzante, d. accrescere la cultura dell’alleanza: tra i docenti (per i quali dovrebbero essere accresciute le ore di lavoro insieme); tra le scuole e le famiglie; tra le istituzioni scolastiche e il (15) Cfr. M. Buber, Il principio dialogico e altri scritti, San Paolo, Milano 2011. In secondo luogo, si tratta di educare le persone ad esercitare, lungo tutto il percorso scolastico, le proprie operazioni coscienziali, che B. Lonergan sintetizza nei precetti trascendentali: sii attento, sii intelligente; sii razionale; sii responsabile (13). Una scuola mossa da questa tensione cerca perciò di educare a capire, a giudicare, ad operare delle scelte. È attraverso lo sviluppo delle operazioni coscienziali, inoltre, che si può educare all’interiorità. In terzo luogo, considerando che la persona cresce all’interno di una dinamica di dono risulta importante che il sistema scolastica abbia a cuore di sviluppare nelle studentesse e negli studenti la dimensione della gratuità. In quarto luogo, la socialità dell’essere umano chiede alla scuola di educare alla ricerca del bene comune, oltre che a quello individuale. Si pensi al riguardo a tutto lo sforzo messo in atto dalla pedagogia di ispirazione personalista per l’implementazione di una educazione civica (14). (13) Cfr. B. Lonergan, La formazione della coscienza, antologia di scritti a cura di P. Triani, La Scuola, Brescia 2010 (14) Cfr. L. Corradini, La Costituzione nella scuola. Ragioni e prospettive, Erickson, Trento 2014; L. Corradini – G. Mari (a cura di), Educazione alla cittadinanza e insegnamento della Costituzione, Vita e Pensiero, Milano 2019.

10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 mente la propria autonomia e responsabilità. Infine, la scuola a misura delle persone è quella che sa di non essere autosufficiente, che perciò è consapevole della propria importanza, ma anche della propria relatività. E proprio per questo è animata da uno stile di apertura e collaborazione. Una breve conclusione: socializzare e personalizzare la scuola L’ideale di mettere al centro la persona è talmente denso di conseguenze che, come richiamato prima, sembra molte difficile da declinare nel contesto scolastico odierno, troppo rigido, troppo segnato dalla prevalenza degli aspetti burocratici e tecnici. Sull’impossibilità del sistema scolastico attuale di essere realmente umanizzante ha scritto riflessioni tanto acute quanto dure, come è noto, I. Illich (16) il quale ritiene che il contesto odierno chieda troppo istruzione formale e che questo comporti l’eterogenesi dei fini delle scuole. Troppa scuola produce meno educazione. La proposta di Illich è che si debba cambiare radicalmente l’impianto complessivo del sistema scolastico, riducendo fortemente l’impatto dell’istruzione formale. La sua proposta di descolarizzare la società però risulta oggi difficilmente praticabile e non è detto che un depotenziamento della scuola porti necessariamente ad una maggiore valorizzazione delle persone nelle azioni educative. Questo però non significa accettare supinamente l’esistente. Vi è, forse, un’altra direzione di lavoro, anch’essa non semplice, ma che vale la pena percorrere. Il mettere al centro la persona non comporta necessariamente meno scuole (anche se credo meno tempo scuola sì), ma scuole diverse. Non si tratta di descolarizzare la società, ma di personalizzare e socializzare la scuola, ossia intensificare gli sforzi perché all’interno del sistema scolastico cresca lo spazio dato alla dimensione comunitaria e alla logica dell’attenzione al singolo e al suo accompagnamento. (16) Cfr. I Illich, Descolarizzare la società. Per un’alternativa all’istituzione scolastica, Mondadori, Milano 1972. territorio. L’unicità della persona, infatti, richiede che gli attori coinvolti nell’educazione dello stesso soggetto accrescano la loro capacità di confronto e di lavoro insieme. Alcune attenzioni in ordine allo stile Non c’è solo il tema del metodo, ma anche quello dello stile, che richiama lo spirito (potremmo anche dire lo sguardo di fondo) con cui si opera. Il mettere al centro la persona chiede alla scuola di essere animata innanzitutto da uno sguardo attento alle singolarità di ciascuno, teso a considerare ogni alunna e alunno nella sua singolarità, con la sua storia e le sue peculiarità. Si tratta di avere uno sguardo non semplicistico, ma piuttosto insieme realistico - perché considera congiuntamente le potenzialità e le difficoltà - e promettente perché animato dalla fiducia e dalla speranza e intento a suscitare il desiderio di crescere e costruire le condizioni migliore per lo sviluppo. Lo stile di una scuola che mette al centro la persona è poi quello dove sul mero esercizio di un ruolo, prevale il senso dell’accompagnare il processo di crescita, il desiderio del camminare con le persone per sollecitarle, guidarle, supportarle, aiutarle ad acquisire progressiva-

11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 Introduzione (1) Il mio è un intervento critico sui risultati della scuola in Italia, con un intento costruttivo per una «scuola oltre la crisi». Lo sguardo si estende poi all’università, soprattutto con riferimento alle scienze umane e sociali, quelle che Herbert Spencer, il maestro di Charles Darwin, chiamava le discipline superorganiche (2). Troviamo anche nell’alta formazione gravi problemi irrisolti, questioni e soluzioni che valgono in gran parte anche per la scuola. I legami tra relazionalità e orientamento nella scuola e nell’università italiana operano sul presupposto che l’efficacia del secondo sia legata a una presenza virtuosa della prima, ovvero al rapporto di fiducia tra discenti e docenti. Qui si argomenta che la chiave per una buona relazionalità e per un buon orientamento scolastico e universitario sia la valorizzazione della pietas e dell’humanitas. L’humanitas è la misura delle cose, un valore che si realizza nella civitas, accompagnato da quello del merito. Non dovrebbe esserci contrasto tra la finalità di perseguire il successo degli studenti nell’apprendimento e quella di premiarne la dimensione educativa e valoriale. Il successo scolastico di chi si impegna è uno stimolo per tutti a fare meglio nell’ambito delle proprie possibilità. Gli insegnanti devono impegnarsi su questo punto. La trasparenza della valutazione, che è necessaria per garantire l’equità interpersonale, facilita la formazione e l’orientamento degli studenti. Entrambi sono importanti per la loro realizzazione personale. Parlando del legame tra scuola e giustizia, (1) «Una scuola oltre la crisi. L’incontro con l’umano». Seminario delle Associazioni della Scuola e dell’Università -Venerdì 22 novembre 2024 (2) Questa distinzione opera sia nei riguardi delle discipline che studiano i mondi inorganico e organico sia di quelle convenzionali, come la matematica e la geometria. Piero Calamandrei diceva che la prima è più importante della seconda, «che arriva quando i danni ormai sono stati fatti». La mia convinzione è che oggi la persona non sia al centro delle istituzioni, come tutti noi vorremmo che fosse. Questo rimane, quindi, uno scopo importante da raggiungere sia nella trasmissione del sapere scientifico che di una cultura capace di valutare i cambiamenti in corso. Attualmente entrambe queste finalità non vengono raggiunte in modo adeguato né dalla scuola né dall’università. Non si tratta di una questione genetica, bensì antropologica che prospera nella debolezza istituzionale. Non è nelle mie intenzioni richiamare le consuetudini educative spartane ricordate nella Repubblica di Platone, ma non si deve nascondere agli studenti la necessità di prepararsi al confronto, una dimensione che essi non devono scoprire al termine dei loro corsi. Inevitabilmente questo fa parte della loro avventura di vita, anche quando la vita – diceva Fernand Braudel – «è un fiammifero acceso!». I giovani che, con grave perdita per il nostro Paese, hanno il coraggio di andare all’estero, pronti ad affrontare le notevoli difficoltà proprie della migrazione, lo fanno soprattutto per trovare regole trasparenti e meccanismi di promozione espliciti. Chi ha accettato per anni, o peggio per decenni, una selezione che favorisce le classi più abbienti si è assunto la responsabilità della cristallizzazione sociale attraverso le «filiere» cui si appartiene. Essere apprezzati per i propri meriti è spesso un’esperienza inebriante e nuova per i giovani che emigrano, essa ha un effetto liberatorio soprattutto a livello culturale e psicologico. Sarebbe necessario un nuovo patto tra generazioni, non limitato solo ai rapporti famigliari, che si allarghi alla società nel suo complesso. Colmare questo scarto è il luogo vero I RISULTATI DELL’ISTRUZIONE E L’INCONTRO MANCATO CON L’UMANO (1) Gian Cesare Romagnoli – Università Roma Tre

12 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 Di recente sono emersi diversi segnali che tracciano un quadro inquietante sui livelli di istruzione e competenza raggiunti dagli studenti e gettano ombre sulle possibilità del Paese di mantenere i livelli di prosperità economica acquisiti. Da ultimo, in ordine di tempo, ne è testimonianza la pubblicazione dell’indagine dell’Ocse sulle competenze della popolazione adulta (Piaac) in età compresa tra 16 e 65 anni, una verifica che si aggiunge alla precedente (PISA) sul livello di conoscenza degli studenti delle classi di istruzione secondaria inferiore e superiore. Il compendio che ne risulta evidenzia alcuni tratti decisivi: a) continuità tra i bassi livelli di istruzione tra i giovani e quelli di competenza tra gli adulti; b) scarsi progressi nell’ultimo decennio (2012-2023); c) approfondimento delle disuguaglianze tra i più preparati e quelli al livello più basso, nonché disparità tra Nord e Sud; d) crescente discordanza tra le competenze richieste dal mondo dell’economia e quelle fornite dal sistema d’istruzione e formazione. Risalta in primo piano che più di un quarto degli italiani presenta un grado soltanto elementare di conoscenza della lingua, del calcolo, di analisi dei problemi e che non riesce a elaborare la logica di un testo o di un problema anche se è più che elementare. Questa fascia si è ingrandita nell’ultimo decennio, mentre la quota dei migliori, già inferiore a quella di altri paesi, è cresciuta di poco. Quindi un Paese con un’élite ristretta a cui fa da contrappeso una parte molto rilevante di persone poco preparate. Sembra che il sistema non stimoli ad approfondire le conoscenze, a vagliare gli apprendimenti effettivi e non s’impegni a fare emergere le eccellenze, ma porti a un appiattimento delle performance su valori modesti, che il soggetto tende a trascinarsi nel corso della sua vita lavorativa. L’indagine ha sondato tre principali capacità dei cittadini nel 2024. Sono i segni di un Paese arretrato, con il 43,5% dei diplomati che fatica a comprendere l’italiano scritto; una deriva causata da una lunga serie di fattori tra cui campeggia un sistema scolastico inadeguato. L’Italia è un Paese dove i divari territoriali e di genere si evidenziano anche nelle competenze matematiche e scientifiche, in cui si evidenziano i problemi che devono ancora essere risolti per quanto riguarda la formazione dei nostri giovani nella cruciale area STEM. dell’azione politica. Il fatto è che, se mancano fiducia e speranza nella classe politica, non appare possibile un investimento nell’avvenire e non si riesce a superare quella che Erik Erikson definiva «la temporanea sfiducia nel tempo». L’inadeguatezza della scuola italiana e l’economia I docenti universitari non possono fare a meno di osservare, da almeno un trentennio, l’arrivo di studenti portatori di maturità sempre più effimere, che faticano molto a seguire le lezioni e a organizzare il loro studio e la loro preparazione per gli esami. D’altra parte il contesto è rapidamente cambiato: - oggi ci si aspetta che i docenti gestiscano classi sempre più multiculturali, integrino gli studenti con bisogni speciali, utilizzino le tecnologie per la didattica, coinvolgano i genitori e siano valutati pubblicamente. Ci si aspetta inoltre che non insegnino solo un sapere codificato, ma modi di pensare (creatività, pensiero critico, problem-solving, decision-making, capacità di apprendere), metodi di lavoro (tecnologie per la comunicazione e collaborazione) e abilità per la vita e per lo sviluppo professionale nelle democrazie moderne. Nella nostra scuola gli studenti spesso non hanno le basi conoscitive adeguate ai compiti loro assegnati: sovente le ricerche le fanno i genitori. E soprattutto non si può avere una conoscenza critica della realtà senza queste basi. Che gli italiani, giovani e meno giovani, presentassero significative arretratezze in fatto di istruzione e formazione era ben noto da tempo. Ma dopo tanti interventi, e superata la crisi dell’insegnamento ed apprendimento da remoto durante la pandemia, ci si aspettava un rapido miglioramento sotto l’impeto dell’avanzare delle competenze richieste dall’evoluzione delle tecnologie e dei bisogni sociali. Si sperava, in particolare, che gli italiani riuscissero a recuperare il ritardo accumulato e il distacco che li separava dalla maggioranza dei paesi sviluppati. Così non è avvenuto, stando ai risultati delle più recenti verifiche effettuate in ambito sia nazionale sia internazionale (3). (3) Il recente rapporto annuale del Censis sulla società italiana ha messo in evidenza le gravi carenze culturali

13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 re degli anni le competenze più elevate (le high skills), soprattutto numeriche, sono quelle che ricevono la più alta remunerazione. Nel caso italiano questo divario è meno consistente di quelli dei paesi più avanzati. Si potrebbe, quindi, arguire che le specializzazioni maggiori sono retribuite meglio all’estero che all’interno. La tendenza evidenziata negli anni trascorsi è quella di retribuire le competenze mostrate nel lavoro meglio che l’alto grado d’istruzione, come ci si attenderebbe in un contesto di evoluzione dell’economia che fa perno soprattutto sul progresso tecnologico e sulle capacità personali di applicarle. In questa tendenza, le differenze di genere sono modeste, benché le retribuzioni delle donne sembrino più correlate alle qualifiche conseguite, mentre quelle degli uomini alle competenze. La differenza può spiegarsi con la diversità dei campi di lavoro in cui i due generi operano rispettivamente. Parte del benessere individuale è collegata alla soddisfazione nel lavoro e al raggiungimento di condizioni favorevoli per esprimere le proprie capacità. La discordanza tra offerta e domanda di lavoro in termini di qualifiche, competenze e campo di lavoro contribuisce sfavorevolmente sia alla performance, sia al benessere individuale. Dall’indagine si trae che la discordanza nelle qualifiche si pone per oltre il 30% degli occupati (comunque prossima alla media Ocse), ma prevalgono le sotto-qualificazioni rispetto alla media che vede una importanza maggiore delle sovra-qualificazioni. Comparativamente contenute sono le discrepanze di competenze (attorno al 25%), soprattutto per la sovra-competenza rispetto al compito di lavoro. La divergenza più importante (40%) sta nel campo di lavoro rispetto a quello di studio. La discrepanza tra domanda ed offerta comporta in quasi tutti i paesi una remunerazione del lavoro inferiore a quella per gli occupati con competenze in linea con la domanda. L’Italia, invece, rappresenta un’eccezione, perché la sovra-qualifica e la sovra-competenza si accompagnano a retribuzioni relativamente più alte, e soltanto la diversità di campo di studio rispetto alle prestazioni richieste si associa a compensi relativamente inferiori. Questo sembra il prodotto delle condizioni del mercato del lavoro e della contrattazione nazionadegli adulti: comprendere un testo ed elaborare su di esso; affrontare situazioni in cui la conoscenza della matematica è necessaria; risolvere problemi per cui non vi è una soluzione preconfezionata. Pur sembrando facoltà non comuni, si tratta di abilità di cui buona parte della popolazione sarebbe in grado di dotarsi. La realtà che affiora è ben diversa, in quanto nella maggioranza dei campi di valutazione gli italiani si classificano su posizioni basse nel confronto con gli altri trenta paesi considerati e sotto la media dei paesi dell’Ocse in maniera costante. Ancor più deludente è che nel decennio considerato i miglioramenti sono stati molto ridotti (4). L’insieme dei dati conferma che quanto maggiore è il livello d’istruzione, tanto più elevate sono le competenze e capacità. Investire nell’istruzione conduce a performance migliori, benché l’incremento non raggiunga le punte dei paesi che stanno all’apice della classifica, come la Finlandia e i paesi scandinavi. L’associazione tra intensità dell’istruzione e delle competenze con l’occupabilità e le remunerazioni è altresì notevole, particolarmente sul terreno delle capacità matematiche. D’altra l’Italia ha vissuto sessant’anni di declino economico e la scelta comoda degli imprenditori di rimanere nei settori tradizionali, ormai presidiati dai paesi emergenti e in via di sviluppo, ha rinviato a lungo gli investimenti in tecnologia, che sono associati a una domanda di competenze elevate. Come si evince dall’indagine, i rendimenti nel conseguimento dei più alti livelli d’istruzione (da intendere come i titoli o certificati di studio) e di competenze, specialmente numeriche, differiscono e i rapporti tra i rispettivi livelli mutano con gli anni lavorativi. A inizio carriera i primi superano i secondi, mentre con l’avanza- (4) Si può discutere dell’adeguatezza del test utilizzato e del modo di somministrarlo, ma la sua validità è stata verificata nei diversi anni in cui è stato applicato; d’altra parte né la formazione culturale di base né l’esperienza degli italiani possono considerarsi così diverse da quelle di altri paesi da richiedere un diverso approccio alla valutazione. Né si può trarre sollievo dal constatare che neanche nella maggioranza dei paesi a confronto si sono fatti progressi e che in qualche caso vi è stato deterioramento. In due paesi (Finlandia e Danimarca), invece, è migliorato il saper elaborare un testo e in altri otto le capacità numeriche.

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