5-6 Maggio-Giugno 2025

20 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 sione (cioè l’assimilazione) per chi non utilizza l’italiano come lingua veicolare e quindi degli alunni stranieri nella scuola italiana: rafforzare il nesso tra senso civico e di appartenenza alla comunità nazionale potrà restituire l’importanza al sentimento dei doveri verso la collettività, alla coesione di una comune identità italiana, consapevolezza che favorisce un’autentica integrazione», all’interno della revisione delle medesime indicazioni nazionali per il curricolo. Riprende quota la percentuale degli alunni stranieri nelle classi, che cala al 25%, anche se ci si limita ai neoarrivati, ai quali va fatto un corso extracurricolare iniziale di lingua italiana, come dire gruppi separati per un consistente periodo (classi differenziali?). Solo in questi gruppi, ottenuti magari abbinando più scuole per costituire una cattedra, verrà inserito un insegnante specializzato e così l’impegno pervasivo nell’insegnamento dell’italiano farà sparire ogni tentativo di esperienza interlinguistica e quindi interculturale. Anche se non ce n’era bisogno si sono riacutizzate le polemiche della prima ora, con i genitori che vogliono iscrivere altrove i loro figli, e di tutto il lavoro svolto e dei successi ottenuti dagli alunni stranieri agli esami italiani non si parla, serve soltanto riaffermare l’italianità. A queste concezioni è legato il discorso della cittadinanza, che potrà essere più accogliente in un’ottica aperta, di scambio e di reciproco arricchimento, oppure più chiusa ed esigente nella misura in cui si deve superare l’esame di italianità. È il caso sapendo della necessità che la nostra economia ha degli stranieri? Un certo atteggiamento li allontana rischiando anche noi di finire come le Banlieue. evidenza il maggiore successo degli stranieri, con la spiegazione che quegli studenti che già possedevano due lingue, facevano meno fatica ad impararne un’altra e questo conferma l’importanza di mantenere accanto all’italiano e ad una lingua veicolare quella materna. A questo si aggiungeva il fatto che sempre più numerosa era la compagine di giovani nati in Italia da genitori stranieri, che avevano frequentato quasi tutto il primo ciclo di istruzione pur non avendo la cittadinanza. Un terzo documento emanato nel 2020 proponeva l’universalità dell’intercultura. Era sostenuto dalle Indicazioni Nazionali per il Curricolo del primo ciclo che nel 2012 affermavano che «l’intercultura è già oggi il modello che permette a tutti i bambini e ragazzi il riconoscimento reciproco e dell’identità di ciascuno… La scuola raccoglie con successo una sfida universale, di apertura verso il mondo, di pratica dell’uguaglianza nel riconoscimento delle differenze. La promozione e lo sviluppo di ogni persona stimola in maniera vicendevole la promozione e lo sviluppo delle altre persone: ognuno impara meglio nella relazione con gli altri. Non basta convivere nella società, ma questa stessa società bisogna crearla continuamente insieme… Non dobbiamo dimenticare che fino a tempi assai recenti la scuola ha avuto il compito di formare cittadini nazionali attraverso una cultura omogenea, oggi, invece, può porsi il compito più ampio di educare alla convivenza proprio attraverso la valorizzazione delle diverse identità e radici culturali di ogni studente». L’incontro tra le diverse culture comporta un’azione di destrutturazione di ognuna per ristrutturarne un’altra nella nuova configurazione sociale. Nel 2019 viene approvata una legge che rende obbligatorio l’insegnamento dell’educazione civica e nelle linee guida il ministero evidenzia l’intercultura tra i temi fondamentali della nuova cittadinanza. Ma nel 2024 il ministro Valditara emana nuove linee guida per l’educazione civica, che sembrano un’inversione di tendenza, in quanto indica « il formarsi dell’identità della nazione italiana, anche attraverso il percorso storico, valorizzando la storia delle diverse comunità territoriali è il punto di arrivo della scuola che deve favorire l’inclu-

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