19 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 Uno sguardo retrospettivo a come si è realizzata nelle nostre scuole l’integrazione degli alunni provenienti da contesti migratori consente di esprimere senza ombra di dubbio un giudizio positivo per l’impegno ottenuto da una sinergia di azioni tra ricerca, didattica e amministrazione. Pur dovendo far fronte a non poche criticità soprattutto all’inizio, quando cioè il fenomeno migratorio è esploso nel nostro Paese, con consistenti arrivi di nuclei familiari o di ricongiungimenti a chi era già presente sul nostro territorio, la scolarizzazione dei neoarrivati ha comportato innanzitutto una grossa operazione di accoglienza e di inserimento nell’ambiente scolastico. Tutti ricorderanno le linee guida del ministero al riguardo del 2006, che ha cercato di creare l’habitat per questi nuovi scolari, con l’impiego di mediatori linguistici e l’insegnamento della lingua italiana, anche mediante un massiccio intervento degli enti locali e del volontariato. I documenti ufficiali tracciavano la linea d’azione, non bastava infatti riconoscere e conservare le diversità preesistenti, nella loro pura e semplice autonomia, bisognava, invece, sostenere attivamente la loro interazione e la loro integrazione attraverso la conoscenza della nostra e delle altre culture, in un confronto che consenta, pur nella identificazione del contesto nazionale in cui si sono inseriti, di ricostruire un nuovo contesto culturale per tutti, italiani e stranieri. Allora non fu presa in considerazione l’idea della assimilazione in tutto alla nostra realtà, in quanto soprattutto i giovani venivano condizionati nell’abbandonare i luoghi di provenienza a fronte di un difficile inserimento nella nuova società. I contrari all’immigrazione lanciarono l’allarme sulle difficoltà che i nuovi arrivati avrebbero provocato nell’apprendimento, al punto che il ministro Gelmini per cercare di calmierare tali preoccupazioni emanò una circolare che vietava in ogni classe di avere più del 30% di alunni immigrati. Detta percentuale si rivelò difficile da rispettare date le condizioni eterogenee dei territori nei quali approdavano i migranti, per cui subito ci fu la necessità di creare delle deroghe, tuttora vigenti, ma tutto sommato inutili in quanto l’azione educativa e didattica delle scuole e dei docenti riuscì a superare la difficoltà bypassando anche la più acerrima protesta di quei genitori che volevano iscrivere i figli in scuole dove non fossero presenti i migranti. Nel 2014 un secondo documento ministeriale evidenziò l’importanza di tale presenza per far acquisire a tutto il sistema scolastico un carattere di internazionalizzazione; le famiglie, che chiedevano alle scuole esperienze internazionali per i loro figli, specialmente nelle superiori, avevano accettato la presenza del plurilinguismo nelle classi, e nel frattempo le indagini INVALSI sugli apprendimenti nella lingua inglese misero in L’INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI STRANIERI Gian Carlo Sacchi, esperto di politiche scolastiche
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