5-6 Maggio-Giugno 2025

18 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 so il declino: i giovani sono sacrificati, mentre prevale il familismo amorale. La presenza dell’etica non consiste nella diminuzione di un danno, bensì nell’individuazione di un nuovo processo. Questi problemi dovrebbero essere interiorizzati e motivare in primis i docenti al cambiamento. Ma, diceva Shakespeare, «la politica supera la coscienza». Siamo divenuti consapevoli che ogni persona vale in se stessa e per se stessa, e non solo per la funzione che può svolgere. Deve trovare spazio la consapevolezza che, al di là delle differenze materiali, tutti gli uomini sono eguali, perché appartengono tutti al medesimo destino e che la loro storia non è una lunga marcia verso il nulla, ma un cammino che, nonostante tutto, ha un senso compiuto e un significato. Tuttavia, perché dovremmo attenderci o perfino parlare di solidarietà, di responsabilità o di qualsiasi altro principio o valore positivo se molti politici li ignorano? Una risposta è che questi sono i valori e i principi della Costituzione, presenti anche negli statuti dell’UCIIM e dell’AIDU, e pertanto una società civile che li apprezzi dovrebbe rispettarli e seguirli. Ricordiamo che il Codice di Camaldoli, nel 1943, aveva preparato la Costituzione e l’UCIIM era nata con Gesualdo Nosengo nel 1944. Dopo ottant’anni siamo nell’epoca del cambiamento tumultuoso, ma i valori non possono cambiare se vogliamo evitare lo schiacciamento della persona da parte del potere statuale (artt. 32 e 34 Cost.) o di quello economico-finanziario. La scuola e l’università sono chiamate a svolgere un ruolo cruciale, che va oltre la trasmissione del sapere: devono essere base di formazione, faro di pensiero critico, laboratorio di idee innovative e luogo di dialogo capace di formare cittadine e cittadini del mondo, pronti a comprendere e a interpretare le sfide globali con responsabilità, lungimiranza e spirito etico. Altrimenti queste istituzioni, che sono le levatrici del nostro futuro, partoriranno solo mediocrità. I bravi comunque continueranno a emigrare. Al contrario, come è stato spesso evidenziato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, c’è bisogno di rendere i giovani «protagonisti e scrittori di un futuro migliore». non più nuova dell’emergenza educativa che ci riporta al modello di Dewey. L’Umanesimo è nato storicamente in Europa, per l’interazione creativa tra varie culture, da un antropocentrismo ontologico. È una dottrina che considera l’uomo fine e valore supremo. La modernità assume che la dignità dell’uomo non dipenda più dalla sua posizione nell’ordine del creato ma dal suo agire nel tempo, dalla capacità di superarsi continuamente. Il proprium che lo caratterizza è il libero arbitrio, la contingenza, l’apertura a tutte le possibilità di autodeterminarsi e di poter fare sempre altrimenti. Ciò ha portato all’affermazione della posizione filosofica del Problematicismo nella conoscenza. La parabola della modernità svela la propria intrinseca paradossalità abolendo la distinzione tra umano e non umano. L’introduzione di tecnologie sempre più invasive rispetto agli intimi processi ontogenetici e filogenetici della vita ridà attualità ed amplifica il dibattito etico e politico sulla liceità delle trasformazioni che vorrebbero essere tentate sull’umano, così compromettenti che potrebbero mettere a repentaglio il futuro stesso dell’Homo sapiens e della vita sulla terra. Per questo, nella nostra epoca la tecnica sembra sempre più concretizzarsi quale rischio. Ma, oggi, c’è anche chi non guarda alla tecnica come minaccia bensì come inevitabile partner per un nuovo modello di esistenza. La tecnologia, di conseguenza, non è una istanza potenzialmente distruttiva ma, anzi, diviene l’inevitabile alterità con la quale costruire la propria identità. Tale orizzonte antropologico va sotto il nome di post-umanesimo e le sue teorie possono travisare totalmente l’immagine della persona umana. L’avvento e la diffusione pervasiva e repentina dell’intelligenza artificiale trasformano modalità e processi di apprendimento e l’organizzazione del lavoro e pongono domande sull’efficacia dei modelli educativi. La mancanza di competizione e l’elusione del merito consentono, come si è detto, di trovare un lavoro soddisfacente a coloro che hanno sufficienti relazioni famigliari, mentre impediscono a molti talenti di esprimersi. Il problema è aggravato dal fatto che sono in fuga dall’Italia anche i cervelli stranieri. L’Italia è un paese in parte pietrificato e come tale destinato a continuare il suo percorso ver-

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=