5-6 Maggio-Giugno 2025

8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 del mettere al centro la persona. Non sono in grado di rispondere a questo interrogativo, provo però a lasciarmi sollecitare da esso partendo da due constatazioni e assumendo una direzione. La prima constatazione, già sopra descritta, è che la scuola attualmente nella sua strutturazione e organizzazione non è in grado di mettere al centro le persone come idealmente auspica. La seconda constatazione è che nonostante le difficoltà ogni giorno vi è un numero elevato di docenti, di dirigenti e di personale scolastico che cerca di mettere al centro le persone e che non rinuncia all’ideale pedagogico della promozione e lo sviluppo di ogni uomo. La direzione allora, conseguente alla dialettica tra le due constatazioni, è che, sebbene sia probabilmente impossibile realizzare un’istruzione formale pienamente a misura delle persone, occorre tuttavia individuare piste di lavoro che possano mitigare la distanza tra il reale e l’ideale. Mettere al centro la persona chiede perciò alla scuola una serie di attenzioni (e quindi di conseguenze pratiche) in ordine agli obiettivi, al metodo e allo stile. Alcune attenzioni in ordine gli obiettivi Una scuola che intende assumere seriamente il principio del mettere al centro la persona, si trova sollecitata a puntare «in alto», integrando perciò l’attenzione dello sviluppo delle competenze disciplinari e delle cosiddette competenze chiave con il desiderio di un’azione educativa attenta ad una serie di aspetti che cerco brevemente di richiamare. Si tratta innanzitutto di pensare alla scuola come esperienza dove sia possibile educare alla comprensione dell’umano nella sua complessità (12), dove le studentesse e gli studenti abbiano la possibilità non solo di studiare singole parti delle culture umane, ma siano aiutati anche a riflettere sul proprio «essere umani», dove si intrecciano potenzialità e fragilità. Serve, perciò, promuovere non solo una lettura scientifica e storica della realtà, ma anche sapienziale che aiuti le ragazze e i ragazzi a «stare» nelle grandi domande esistenziali. (12) Cfr. E. Morin, I sette saperi necessari per il futuro, Raffaelo Cortina, Milano 2001. non sono promossi ordinatamente e collegatamente tutti gli sviluppo parziali concorrenti allo sviluppo totale: sviluppo della vita corporale, psichica, intellettuale, estetica, volitiva, morale, sociale, religiosa» (11). Mettere al centro la persona nel sistema scolastico: la sfida di una situazione paradossale Nella riflessione pedagogica non è sufficiente richiamare come fine ultimo il riconoscimento e la promozione dei tratti fondamentali della persona, ma occorre chiedersi quali siano le conseguenze sul piano dell’azione educativa. Si tratta di un interrogativo che dovrebbe interpellare sempre ogni figura e ogni contesto educativo. Occorre però circoscrivere il campo e concentrare la propria attenzione al contesto dell’istruzione formale, ossia della scuola. Chiedersi che cosa comporta per la scuola mettere al centro la persona significa tuttavia partire dal riconoscimento di un forte paradosso. A livello ideale - si pensi a quanto dichiarato nella Dichiarazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza oppure a quanto descritto nelle prime pagine delle attuali Indicazioni nazionali per il curricolo per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo – il sistema scolastica pone come suo fine proprio la promozione e lo sviluppo della persona. In realtà l’organizzazione scolastica, nei fatti, non è pensata a misura delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, ma è costruita sui tempi e sulle esigenze degli adulti. Si pensi semplicemente alla strutturazione dell’orario scolastico, che si basa sulla divisione del lavoro e delle discipline, non sulla centralità pedagogica degli alunni. La struttura dei curricoli e il funzionamento dell’istruzione formale è legata ad una serie di condizionamenti culturali e normativi che la rendono poco flessibile e perciò poco capace di essere realmente a misura di ciascuno. Questa situazione paradossale porta ad un interrogativo radicale, ossia se sia realmente possibile che un sistema di istruzione formale, proprio in quanto formalizzato, possa mai rispondere pienamente al principio regolativo (11) G. Nosengo, La persona umana e l’educazione, La Scuola, Brescia 2006, p. 46.

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