5-6 Maggio-Giugno 2025

12 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 Di recente sono emersi diversi segnali che tracciano un quadro inquietante sui livelli di istruzione e competenza raggiunti dagli studenti e gettano ombre sulle possibilità del Paese di mantenere i livelli di prosperità economica acquisiti. Da ultimo, in ordine di tempo, ne è testimonianza la pubblicazione dell’indagine dell’Ocse sulle competenze della popolazione adulta (Piaac) in età compresa tra 16 e 65 anni, una verifica che si aggiunge alla precedente (PISA) sul livello di conoscenza degli studenti delle classi di istruzione secondaria inferiore e superiore. Il compendio che ne risulta evidenzia alcuni tratti decisivi: a) continuità tra i bassi livelli di istruzione tra i giovani e quelli di competenza tra gli adulti; b) scarsi progressi nell’ultimo decennio (2012-2023); c) approfondimento delle disuguaglianze tra i più preparati e quelli al livello più basso, nonché disparità tra Nord e Sud; d) crescente discordanza tra le competenze richieste dal mondo dell’economia e quelle fornite dal sistema d’istruzione e formazione. Risalta in primo piano che più di un quarto degli italiani presenta un grado soltanto elementare di conoscenza della lingua, del calcolo, di analisi dei problemi e che non riesce a elaborare la logica di un testo o di un problema anche se è più che elementare. Questa fascia si è ingrandita nell’ultimo decennio, mentre la quota dei migliori, già inferiore a quella di altri paesi, è cresciuta di poco. Quindi un Paese con un’élite ristretta a cui fa da contrappeso una parte molto rilevante di persone poco preparate. Sembra che il sistema non stimoli ad approfondire le conoscenze, a vagliare gli apprendimenti effettivi e non s’impegni a fare emergere le eccellenze, ma porti a un appiattimento delle performance su valori modesti, che il soggetto tende a trascinarsi nel corso della sua vita lavorativa. L’indagine ha sondato tre principali capacità dei cittadini nel 2024. Sono i segni di un Paese arretrato, con il 43,5% dei diplomati che fatica a comprendere l’italiano scritto; una deriva causata da una lunga serie di fattori tra cui campeggia un sistema scolastico inadeguato. L’Italia è un Paese dove i divari territoriali e di genere si evidenziano anche nelle competenze matematiche e scientifiche, in cui si evidenziano i problemi che devono ancora essere risolti per quanto riguarda la formazione dei nostri giovani nella cruciale area STEM. dell’azione politica. Il fatto è che, se mancano fiducia e speranza nella classe politica, non appare possibile un investimento nell’avvenire e non si riesce a superare quella che Erik Erikson definiva «la temporanea sfiducia nel tempo». L’inadeguatezza della scuola italiana e l’economia I docenti universitari non possono fare a meno di osservare, da almeno un trentennio, l’arrivo di studenti portatori di maturità sempre più effimere, che faticano molto a seguire le lezioni e a organizzare il loro studio e la loro preparazione per gli esami. D’altra parte il contesto è rapidamente cambiato: - oggi ci si aspetta che i docenti gestiscano classi sempre più multiculturali, integrino gli studenti con bisogni speciali, utilizzino le tecnologie per la didattica, coinvolgano i genitori e siano valutati pubblicamente. Ci si aspetta inoltre che non insegnino solo un sapere codificato, ma modi di pensare (creatività, pensiero critico, problem-solving, decision-making, capacità di apprendere), metodi di lavoro (tecnologie per la comunicazione e collaborazione) e abilità per la vita e per lo sviluppo professionale nelle democrazie moderne. Nella nostra scuola gli studenti spesso non hanno le basi conoscitive adeguate ai compiti loro assegnati: sovente le ricerche le fanno i genitori. E soprattutto non si può avere una conoscenza critica della realtà senza queste basi. Che gli italiani, giovani e meno giovani, presentassero significative arretratezze in fatto di istruzione e formazione era ben noto da tempo. Ma dopo tanti interventi, e superata la crisi dell’insegnamento ed apprendimento da remoto durante la pandemia, ci si aspettava un rapido miglioramento sotto l’impeto dell’avanzare delle competenze richieste dall’evoluzione delle tecnologie e dei bisogni sociali. Si sperava, in particolare, che gli italiani riuscissero a recuperare il ritardo accumulato e il distacco che li separava dalla maggioranza dei paesi sviluppati. Così non è avvenuto, stando ai risultati delle più recenti verifiche effettuate in ambito sia nazionale sia internazionale (3). (3) Il recente rapporto annuale del Censis sulla società italiana ha messo in evidenza le gravi carenze culturali

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=