5-6 Maggio-Giugno 2025

13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 re degli anni le competenze più elevate (le high skills), soprattutto numeriche, sono quelle che ricevono la più alta remunerazione. Nel caso italiano questo divario è meno consistente di quelli dei paesi più avanzati. Si potrebbe, quindi, arguire che le specializzazioni maggiori sono retribuite meglio all’estero che all’interno. La tendenza evidenziata negli anni trascorsi è quella di retribuire le competenze mostrate nel lavoro meglio che l’alto grado d’istruzione, come ci si attenderebbe in un contesto di evoluzione dell’economia che fa perno soprattutto sul progresso tecnologico e sulle capacità personali di applicarle. In questa tendenza, le differenze di genere sono modeste, benché le retribuzioni delle donne sembrino più correlate alle qualifiche conseguite, mentre quelle degli uomini alle competenze. La differenza può spiegarsi con la diversità dei campi di lavoro in cui i due generi operano rispettivamente. Parte del benessere individuale è collegata alla soddisfazione nel lavoro e al raggiungimento di condizioni favorevoli per esprimere le proprie capacità. La discordanza tra offerta e domanda di lavoro in termini di qualifiche, competenze e campo di lavoro contribuisce sfavorevolmente sia alla performance, sia al benessere individuale. Dall’indagine si trae che la discordanza nelle qualifiche si pone per oltre il 30% degli occupati (comunque prossima alla media Ocse), ma prevalgono le sotto-qualificazioni rispetto alla media che vede una importanza maggiore delle sovra-qualificazioni. Comparativamente contenute sono le discrepanze di competenze (attorno al 25%), soprattutto per la sovra-competenza rispetto al compito di lavoro. La divergenza più importante (40%) sta nel campo di lavoro rispetto a quello di studio. La discrepanza tra domanda ed offerta comporta in quasi tutti i paesi una remunerazione del lavoro inferiore a quella per gli occupati con competenze in linea con la domanda. L’Italia, invece, rappresenta un’eccezione, perché la sovra-qualifica e la sovra-competenza si accompagnano a retribuzioni relativamente più alte, e soltanto la diversità di campo di studio rispetto alle prestazioni richieste si associa a compensi relativamente inferiori. Questo sembra il prodotto delle condizioni del mercato del lavoro e della contrattazione nazionadegli adulti: comprendere un testo ed elaborare su di esso; affrontare situazioni in cui la conoscenza della matematica è necessaria; risolvere problemi per cui non vi è una soluzione preconfezionata. Pur sembrando facoltà non comuni, si tratta di abilità di cui buona parte della popolazione sarebbe in grado di dotarsi. La realtà che affiora è ben diversa, in quanto nella maggioranza dei campi di valutazione gli italiani si classificano su posizioni basse nel confronto con gli altri trenta paesi considerati e sotto la media dei paesi dell’Ocse in maniera costante. Ancor più deludente è che nel decennio considerato i miglioramenti sono stati molto ridotti (4). L’insieme dei dati conferma che quanto maggiore è il livello d’istruzione, tanto più elevate sono le competenze e capacità. Investire nell’istruzione conduce a performance migliori, benché l’incremento non raggiunga le punte dei paesi che stanno all’apice della classifica, come la Finlandia e i paesi scandinavi. L’associazione tra intensità dell’istruzione e delle competenze con l’occupabilità e le remunerazioni è altresì notevole, particolarmente sul terreno delle capacità matematiche. D’altra l’Italia ha vissuto sessant’anni di declino economico e la scelta comoda degli imprenditori di rimanere nei settori tradizionali, ormai presidiati dai paesi emergenti e in via di sviluppo, ha rinviato a lungo gli investimenti in tecnologia, che sono associati a una domanda di competenze elevate. Come si evince dall’indagine, i rendimenti nel conseguimento dei più alti livelli d’istruzione (da intendere come i titoli o certificati di studio) e di competenze, specialmente numeriche, differiscono e i rapporti tra i rispettivi livelli mutano con gli anni lavorativi. A inizio carriera i primi superano i secondi, mentre con l’avanza- (4) Si può discutere dell’adeguatezza del test utilizzato e del modo di somministrarlo, ma la sua validità è stata verificata nei diversi anni in cui è stato applicato; d’altra parte né la formazione culturale di base né l’esperienza degli italiani possono considerarsi così diverse da quelle di altri paesi da richiedere un diverso approccio alla valutazione. Né si può trarre sollievo dal constatare che neanche nella maggioranza dei paesi a confronto si sono fatti progressi e che in qualche caso vi è stato deterioramento. In due paesi (Finlandia e Danimarca), invece, è migliorato il saper elaborare un testo e in altri otto le capacità numeriche.

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