5-6 Maggio-Giugno 2025

14 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 to dei social: è una spiegazione troppo facile, certamente non esclusiva. C’entra la scuola di ogni ordine e grado, ma anche i genitori che non educano i figli al rispetto degli altri e sovrappongono le loro aspettative alle vite degli studenti, incentivati a coltivare solo il mito del successo e del denaro. Di fatto il complesso sociale, una volta assunto l’utile individuale come unico fine, ne accetta i criteri di giudizio: le opposizioni buono-cattivo, giusto-ingiusto, normale-anormale trovano una corrispondenza, e sovente una sostituzione, con quella conveniente-non conveniente. I genitori che aggrediscono i docenti sono spesso motivati dai propri sensi di colpa per aver diseducato i figli. La parola «ordine» fa più paura della parola «disordine», intendendo male il senso della democrazia. E Habermas ha parlato della necessità di democratizzare le istituzioni educative. L’elemento principale che alimenta la contestazione è il declino e poi la caduta del principio di autorità nelle famiglie, nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro. E i docenti sanno bene quanto importanti siano le basi della conoscenza su cui esercitare con continuità e profitto il lavoro della vita. Il resto è autoreferenzialità, familismo amorale, talvolta corruzione. Per dirla con Romano Guardini, dobbiamo recuperare l’idea della «responsabilità nei confronti della verità», una responsabilità nei confronti dell’uomo, dell’unità dell’uomo, al di là di ogni pur legittima specializzazione. La stagnazione economica non è solo un problema di numeri, ha anche conseguenze sociali profonde. La percezione di un futuro incerto ha portato a un aumento della frustrazione tra i giovani, che vedono sempre più lontano il sogno di una vita migliore. La mancanza di opportunità lavorative e la difficoltà di accedere a una formazione di qualità contribuiscono a creare una generazione disillusa. Questo scenario non solo mina la coesione sociale, ma alimenta anche il malcontento e la polarizzazione politica, con il rischio di un ulteriore deterioramento della situazione. Le libertà ottenute da alcuni decenni di progresso – libertà personali, libertà dai lavori non desiderati (molti dei quali sono coperti attualmente da immigrati), libertà di istruzione e di comunicazione ecc. – hanno un costo involontario: hanno lasciato sul campo una gioventù le. L’ultima indagine della Confindustria rileva una intensità significativa delle discordanze di competenze con le richieste delle imprese. Quest’ultima segnala che più di due terzi delle imprese incontrano difficoltà a reperire le competenze necessarie, particolarmente nei profili tecnici. Tuttavia, senza meccanismi che riconoscano le competenze e il capitale umano, che facilitino la mobilità degli individui e la loro creatività, è del tutto inutile cercare soluzioni in altri luoghi, a partire dal sistema scolastico. La meritocrazia non si impone solo a partire dai banchi di scuola: se il merito non è premiato in modo concreto nel mercato del lavoro, con salari e prospettive di carriera migliori, non esiste riforma della scuola in grado, da sola, di creare un sistema meritocratico. L’unicità del caso italiano riguarda la relazione tra salari ed età. L’anomalia italiana è data dalla curva dei salari che cresce con l’età, raggiungendo il punto massimo all’età lavorativa più anziana, mentre negli altri paesi europei il massimo viene raggiunto nell’età centrale. Questo dato sull’Italia mostra come le doti individuali e la loro produttività non siano generalmente rispecchiate dal profilo delle remunerazioni. Ciò ovviamente disincentiva la mobilità e l’investimento in capitale umano. La scuola e la protesta Promuovere ed educare alla responsabilità, alla integrazione e alla coesione sociale è una missione complessa che non può essere perseguita senza la compartecipazione dei diversi contesti e di professionisti competenti, a partire precocemente sin dagli ambienti famigliari e scolastici. E questo comporta un complessivo cambiamento culturale di paradigmi, ma anche di ruoli professionali. Tuttavia bisogna distinguere tra cambiamenti di paradigma generati dal progresso tecnico e permanenze di educazione valoriale che quel cambiamento deve gestire senza farsene inghiottire. Numerose ricerche ci mostrano, infatti, quanto soli e a rischio di disagio psichico siano oggi i giovani: evitanti e spesso incapaci di assumersi la responsabilità delle proprie scelte, provocatori perché sfiduciati. E sulla protesta degli studenti la responsabilità non è soltan-

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