5-6 Maggio-Giugno 2025

15 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 legate alla presenza dei presupposti necessari e alla previsione di un adeguato periodo di sperimentazione. Ne è risultata una situazione molto differenziata e critica, in particolare nel Mezzogiorno. Le riforme rese improcrastinabili dal passaggio all’università di massa avvenuto ormai da cinquant’anni, pur in nome di una direzione modernizzatrice, ha ampliato, anziché aiutare a colmare il divario tra Nord e Sud a causa dei ritardi, delle contraddizioni e di un’autonomia di governance che ha seguito gli interessi dei docenti piuttosto che quelli degli studenti. La legge Berlinguer n° 509 del 1999, anche a causa della mancanza di alcuni requisiti minimi ordinamentali, annunciati ma non introdotti, si è assimilata, mutatis mutandis, alla Legge di Gresham, secondo cui la moneta cattiva scaccia la buona. Il disconoscimento del merito nell’appiattimento dei curricula e la progressiva riduzione della mobilità sociale dovuta al familismo amorale hanno accompagnato il declino economico italiano, che invera la generalizzazione del rent-seeking indicato dalla Public Choice. I risultati deludenti della riforma Berlinguer furono evidenziati subito dalle iscrizioni in massa dei laureati triennali ai corsi di laurea magistrali - contro le attese della riforma -, causate dal mancato riconoscimento ai triennalisti delle professionalità richieste dal mercato del lavoro. Si disse allora, in modo autoreferenziale, che toccava al mercato del lavoro adeguarsi all’offerta formativa dell’università, e non viceversa. Il sistema universitario e della ricerca in Italia rimangono inadeguati e difficilmente riformabili data la varietà di livello degli atenei. Riversare più fondi in questo sistema serve a poco. In Italia, più che altrove, efficienza, competitività e meritocrazia si devono accompagnare ad equità e giustizia sociale, che consentano ai «capaci e meritevoli» di affermarsi. Di conseguenza, non va dimenticato che tra gli interventi legittimi e necessari dello Stato, vi sono quelli che cercano di colmare la differenza di opportunità e di condizioni iniziali. In questo compito il governo dovrebbe trovare anche l’appoggio delle parti sociali. Alcune attese a questo riguardo sono state tradite e sono alla base del disagio profondo degli studenti, in particolare dei NEET (Not in confusa, che fa fatica a capire che dovrà lottare per godere appieno di quelle stesse libertà. Da qui un abbassamento del livello culturale, l’ostracismo alla lettura e alla scrittura anche all’università, l’eterno chiacchiericcio intimista, l’individualismo esasperato, la nuova dittatura del denaro, le tante negatività (cosiddette «spontanee») che, seguendo il guiderdone, accompagnano purtroppo le numerose positività delle innovazioni. L’IA ha il potenziale di trasformare radicalmente il modo in cui produciamo, utilizziamo e compensiamo la conoscenza. Questa rivoluzione renderà la conoscenza liberamente disponibile come l’acqua, un cambiamento che promette di ridefinire i fondamenti stessi dell’economia globale. L’idea che l’informazione e il sapere possano diventare ubiqui e praticamente gratuiti crea prospettive preoccupanti per il futuro di molte professioni, la cui prosperità è dovuta proprio al fatto di possedere saperi specialistici, difficilmente acquisibili, basati sulle conoscenze scarse degli utenti. Di qui l’importanza di insegnare un sapere critico. Un modello che gli insegnanti conoscono molto bene è quello di John Dewey, il quale segnalava come la scuola non possa restare estranea alla profonda trasformazione della società, anzi debba legarsi intimamente al progresso sociale, mutando radicalmente il proprio volto. Il cambiamento della scuola va in parallelo con il cambiamento della società, attualmente in posizioni di reciproca disconferma. I problemi della paideia sono rappresentati dalle difficoltà di ricomporre le ragioni e dare motivazioni ai giovani, conciliandole con l’esigenza di un sapere capace di dare senso alla vita, un sapere orientato alla verità e quindi libero quanto più è possibile da strumentalizzazioni. I problemi dell’Università Le riforme del decennio compulsivo In realtà, nel decennio di riformismo compulsivo 1999-2009, la classe politica italiana ed in gran parte i centri della burocrazia universitaria si sono mossi senza una linea progettuale definita, limitandosi ad interventi episodici, spesso disorganici e in gran parte frammentari, in quanto privi delle cautele minime dovute

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