5-6 Maggio-Giugno 2025

38 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 Invito alla lettura di Seneca: il vivere quotidiano che si intreccia all’indagine filosofica, in una «relazione imponderabile tra vita e scrittura, tra lettera e spirito». Al centro dello stato inorganico e caotico della cultura di oggi si pone più valido che mai il valore inalterabile e inamovibile dei classici, quella scrittura «cristallo di presente», suggestiva immagine di Giancarlo Mazzoli, che al di fuori di qualsiasi diastema spazio-temporale diviene ancora una volta la base della riflessione filosofica sulla fragilità dell’uomo e sulla sua contraddittoria interiorità. L’auctoritas dei classici non è mai declinata, fonte e testimonianza di riflessioni sull’asse filosofico e morale dell’uomo di ogni tempo. Su questo versante la stretta connessione tra produzione letteraria e parenesi filosofica si concretizza icasticamente nelle Epistolae Morales a Lucilio, corrispondenza di Seneca all’amico che diviene «scrittura dell’interiorità e della parenesi a un tempo che compendia ed esprime il concetto faucoltiano di cultura di sé […] espressione della cura sui, nucleo concettuale delle lettere di Seneca» (prof.ssa Rosanna Marino, Ad Lucilium epistula, 85). Nel comporre l’epistolare luciliano Seneca ha chiara la consapevolezza di tentare per la prima volta un genere letterario-filosofico differente rispetto alla comune pratica epistolare latina. La stessa forma epistolare in quanto genere letterario si carica di una nuova e straordinaria valenza, divenendo canale espressivo privilegiato della parenesi filosofica, spezzando qualsiasi forma cristallizzata dei convenzionali canoni del genere epistolare. Una distanza sostanziale, dunque, non soltanto dalla consueta pratica epistolografica ma in particolare dal modello latino fino a quel momento più illustre: Cicerone e le sue Epistolae ad Atticum. Seneca prende le distanze, dichiarando per converso i suoi fini e programmi (propositi): distanziarsi dalla concezione di vir disertissimus, il «gran parlatore», eliminare le notizie frivole e futili, le lotte politiche e le brighe elettorali e giovare all’amico non a livello superficiale bensì a un livello più profondo, nella dimensione dell’interiorità verso una dolorosa conquista di saggezza. Se nelle Epistole ad Atticum, così come nel De Officiis l’etica dell’interiorità sembra armonizzarsi nel quadro di una condotta prevalentemente sociale e politica, seguendo invece, come ricorda Traina, quel filone democriteo-paneziano, in Seneca vi è l’appello più che mai dominante alla vita interiore che trova nel genere epistolare il mezzo per tradurre in sistema filosofico le proprie esigenze ed esperienze spirituali. Un’opposizione alla consueta tradizione del genere definisce di riscontro anche i tratti di fondo della nuova lettera filosofica «nella continua tensione alla parenesi filosofica» (R. Marino): tendere al IL GENERE EPISTOLARE TRA PARENESI E LETTERATURA Carla Gennaro, Docente di Lettere, socia UCIIM sezione di Trapani

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