5-6 Maggio-Giugno 2025

37 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 ci rendiamo conto che i coni e i bastoncelli dei nostri occhi a volte ci possono giocare qualche scherzo. Parte il secondo video, dove la voce di Diane Washington accompagna la visione di immagini dove uomo e natura si integrano e dove l’uomo, quando si inserisce, deve mettere in conto fatica e prudenza. La neve attaccata ai rami spogli, il pinnacolo del Campanile in Val Montanaia, nevicate e bufere di vento, ardue salite con le ciaspole, le 3 Cime di Lavaredo e le 5 Torri, laghi d’alta quota, un tramonto sulle Dolomiti rosate. Il tutto sfuma, alla fine, in un fiocco di neve. Ascoltando in silenzio quella voce e ammirando quelle immagini, il pensiero corre a chi non c’è più e si ritrova il suo spirito in quella bellezza, come se una parte di quelle vite pulsasse altrove. Siamo in conclusione, ma nessuno vuole andare via. Come è possibile trasmettere il senso della bellezza? Che fare quando diverse idee di bello non coincidono? I ragazzi vanno costantemente sollecitati a riflettere su che cosa è bello e perché lo è e su che cosa è bruto e perché; e poi, soprattutto, vanno messi in contato con la bellezza e guidati a vederla e ascoltarla, cogliendo nuovi orizzonti. Un’immagine, un luogo, un oggetto possono suscitare ricordi, emozioni, far spuntare anche qualche lacrima, se magari in quel luogo siamo stati con chi ora non c’è più. «Lo stupore conosce» è il titolo di un libro, dove lo stupore viene presentato come veicolo di conoscenza e antidoto alla noia e alla fretta. Stupire prima, spiegare poi: a volte il docente e l’educatore devono mettere da parte l’istintiva tendenza a spiegare tutto e subito, per lasciare ai ragazzi la gioia dello stupore, che poi suscita domande: solo così le loro menti e i loro cuori saranno veramente aperti alla conoscenza e alla bellezza. E se, a volte, la bellezza si accompagna alla paura? Di fronte a una natura splendida, ma anche difficile e a volte spietata, non aver paura significa non capirla, non conoscerla, non rispettarla: la paura, in questo caso, genera attenzione, consapevolezza, prudenza, attenta valutazione delle proprie forze, umiltà; tutte qualità preziose per cogliere la bellezza senza consumarla e senza sciuparla. Essa è e resta un dono e un mistero: per noi, per gli altri, per chi verrà dopo di noi. emozioni plurime. E sull’onda di queste emozioni si elevano le note di un tango, che aiutano lo spettatore a non perdere le immagini ed emozioni appena contemplate. Sono ora già pronti i due video del prof. Dario Gasparo, fotografo, docente di matematica e scienze al CPIA e collaboratore di economia e gestione ambientale all’Università di Trieste, selezionato e riconosciuto tra i docenti innovatori. «Il bello che stupisce» è il titolo della sua presentazione, dove a parlare saranno le immagini scattate in una natura incontaminata e la struggente musica di sottofondo. Il primo video ritrae una sequenza di vulcani, sotto le martellanti note dei Carmina Burana: i vulcani, autentiche finestre della terra, testimoni di una crosta terrestre viva e pulsante. Da Stromboli alla Kamchatka, dove i Koriaki tramandano la leggenda, secondo la quale i vulcani sono le vie attraverso le quali lo spirito corre verso l’aldilà. Porto Santo, con la sua spiaggia più bella del mondo e i suoi scogli simili a colonne nere; Madeira, con le sue gallerie scavate per domare l’acqua, le sue foreste nella nebbia, dove il vento recita i nomi di chi non ha tomba. L’isola di Reunion, simile a una cattedrale segreta: rocce dorate come oro liquido, piccoli crateri simili a ferite mai chiuse, canali le cui pieghe sono storie scritte nel basalto; la zona sacra di Le Mome, in memoria del suicidio collettivo della popolazione locale di fronte ai conquistatori. Lanzarote, nell’arcipelago delle Canarie, dove il mare non parla per schemi logici ma per bellezza, come scrive Baricco, e le bombe vulcaniche piovute dal cielo ora giacciono a terra, ricordando che quel panorama di sassi nasconde bellezza e pericolo. L’Islanda, terra di fuoco e di ghiaccio, dove i vapori salienti da una palude ricordano lo Stige dantesco, i geyser sembrano giganti addormentati che sussultano, ghiacciai e grotte di ghiaccio evocano atmosfere da era glaciale, mentre l’aurora boreale – secondo una leggenda – rappresenta la coda della volpe artica. Di fronte a una natura di questo tipo, ci si sente piccoli e ci si ridimensiona: una salutare lezione di umiltà, che ci permette di cogliere il bello con altri occhi. Ma siamo veramente sicuri che tutto ciò che vediamo sia vero? Qui il prof. Gasparo si diverte a proiettare alcuni giochi ottici, dove

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