5-6 Maggio-Giugno 2025

Lo Scaffale 42 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 INTERVISTA A ERALDO AFFINATI. IN USCITA UN LIBRO SU «TESTA, CUORE E MANI. GRANDI EDUCATORI A ROMA» https://educazione.chiesacattolica.it/i-ragazzi-della-penny-wirton-in-cammino/ (Per gentile concessione dell’Autore) Un «Cammino della pace» che vuol essere una sorta di pellegrinaggio della mente, dell’anima e del cuore. Eraldo Affinati, scrittore e insegnante romano (nella foto), fondatore 17 anni fa con la moglie Anna Luce Lenzi della scuola Penny Wirton per l’insegnamento gratuito della lingua italiana agli immigrati – oggi una settantina di sedi su tutto il territorio nazionale – accompagnerà da Milano a Roma i ragazzi delle Penny Wirton disseminate lungo il percorso. Una carovana colorata e rumorosa ai blocchi di partenza oggi, 5 maggio, per arrivare nella capitale mercoledì 14. Con Affinati parliamo di questo cammino ed anche della sua ultima fatica letteraria, «Testa, cuore e mani. Grandi educatori a Roma» (Libreria Editrice Vaticana 2025) che, con la prefazione del card. José Tolentino de Mendonça, uscirà a metà maggio. Eraldo, da dove nasce l’idea del Cammino della pace? Credo che parlare o scrivere di pace sia importante, ma non sufficiente. Secondo me è necessario compiere azioni simboliche in grado di suscitare riscontri emotivi e intellettuali. Soprattutto i giovani hanno bisogno di gesti in cui riflettersi, cercando qualcosa di sé stessi. Non possiamo lasciare questo tema ai responsabili politici o agli opinionisti. Sono consapevole che la storia è frutto di un equilibrio di forze contrapposte; tuttavia, ho sentito l’esigenza di organizzare degli eventi pubblici, piccoli ma spero significativi, che possano creare degli spazi magnetici in alcune zone del nostro Paese. Quali saranno le tappe del percorso e come vi muoverete? Io e Piero Arganini, responsabile della Penny Wirton di Parma, avremo una pergamena da riempire di frasi, firme, richieste, auguri e possibili vaticini. Utilizzeremo treni regionali, autobus, passaggi di amici, faremo anche qualche tratto a piedi sulla via Francigena in pieno spirito giubilare. Milano, Parma, Massarosa, monastero di Cellole, Siena, Chianciano, Montefiascone, Roma: in ognuno di questi posti ci saranno incontri con studenti e volontari delle varie Penny Wirton che ci regaleranno storie e parole da condividere. Sarà un «incrocio» di cammini? Sì, perché mentre io e Piero spiegheremo ai ragazzi l’Italia che attraverseremo, loro ci racconteranno i cammini compiuti per venire da noi: chi da Lampedusa, chi dalla rotta balcanica. Chissà, forse faremo comprendere a qualcuno che gli stormi degli uccelli in cielo non sono poi così diversi da quelli degli uomini in terra: un’intuizione lirica che è stata recentemente riattualizzata da Nathacha Appanah nel suo bel libro «La memoria fragile». Una pergamena da riempire, quindi un’esperienza di scrittura collettiva? Perché? Ho deciso di riprendere la lettera che il 29 luglio 1999 venne ritrovata nelle tasche di due adolescenti africani, Yaguine Koita e Fodé Tounkara, morti assiderati nel carrello di un aereo a Bruxelles, nella quale i due giovani sventurati chiedevano istruzione, cibo e medicine. La riformuleremo con la nostra sensibilità recuperando la dimensione corale che ci ha insegnato il priore di Barbiana. Il 14 maggio è previsto l’arrivo a Roma. Come si concluderà questo pellegrinaggio della mente, dell’anima e del cuore? Contiamo di fare l’ultimo tratto a piedi dal parco dell’Insugherata, sulla via Cassia, a nord di Roma, fino a piazza San Pietro, dove, attingendo all’eredità spirituale di Papa Francesco, consegneremo la lettera al nuovo pontefice. Francesco si è speso instancabilmente per la pace. Qual è per te la grande eredità che ci ha lasciato? E alla vigilia del Conclave, quali caratteristiche dovrebbe avere a tuo avviso il nuovo pontefice? Papa Francesco è riuscito a parlare a credenti e non credenti. Tanti sono gli aspetti del suo pontificato che mi hanno colpito: oltre alla bandiera della pace, sventolata in forma nuova, vale a dire senza dimenticare i contesti storici nei quali si deve configurare, la consapevolezza della necessità di rinnovare il linguaggio religioso; l’attenzione profonda alla dimensione educativa; la sensibilità ambientale; il costante richiamo ai migranti e ai poveri come simbolo del confronto con gli altri in una sorta di nuovo paradigma relazionale; la luce accesa sui detenuti, che non si dovrebbero arrendere al fallimento ma continuare a nu-

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