Lo Scaffale 43 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 il Giubileo, chi erano queste persone, in quali luoghi si sono adoperate per aiutare bambini, poveri e indigenti, in cosa possono ancora adesso esserci utili. Chi era quell’uomo burbero e generoso che i ragazzini di Trastevere chiamavano Tata Giovanni? Cosa fece don Giovanni Bosco quando venne nella nuova capitale italiana? In che modo Ignazio Silone fu cambiato per sempre dall’incontro alla stazione Termini con don Luigi Orione? Sono andato nel quartiere di San Lorenzo sulle tracce di Maria Montessori. Ho rievocato la straordinaria avventura, non solo televisiva, di Alberto Manzi e, al Tiburtino, dei meno noti Albino Bernardini e don Emilio Grasso. Ho idealmente riparlato con don Roberto Sardelli, il prete delle periferie capitoline, e con mons. John Patrick Carroll Abbing, l’inventore della Città dei ragazzi. Qual è il fil rouge che, pur nella diversità delle caratteristiche personali e dei periodi storici, li unisce? Il tratto comune che mi è sembrato di poter individuare è la spasmodica attenzione nei confronti dei ragazzi difficili, ribelli, svantaggiati. Come se l’adolescenza in crisi, quella del passato e quella a noi contemporanea, mettesse allo scoperto un’incrinatura della natura umana a cui l’uomo etico sente di dover porre rimedio, oscuramente richiamato a sanare le piaghe e asciugare le lacrime. In questo senso i bambini «frenastenici», ovvero con ritardi mentali, di via della Lungara, accanto al Tevere, verso i quali Maria Montessori rivolse le sue cure, rappresentano un paradossale strumento di osservazione per comprendere la radice protrire la speranza. Tutto questo non avrebbe avuto l’impatto cui abbiamo assistito, se non ci fosse stato il tratto umano che ha contraddistinto l’azione di Jorge Mario Bergoglio: chiunque verrà dopo di lui dovrà tenerne conto, al di là delle posizioni riformiste o conservatrici che assumerà, in quanto il carattere deciso, eppure misericordioso del suo operato, aveva una matrice evangelica capace di coniugare tradizione e modernità. Parlando di Francesco, hai fatto riferimento anche alla sua profonda attenzione agli aspetti educativi. Più volte, infatti, aveva sintetizzato il segreto dell’educazione nel trinomio «testa, cuore, mani», tre linguaggi da declinare insieme e che danno il titolo al tuo ultimo volume dedicato ad alcuni grandi educatori. Chi sono? Nel 2025 pubblicherò due libri nel tentativo di rispondere a questa domanda: il primo, in uscita a metà maggio, riprende la preziosa intuizione di Papa Francesco; il secondo, previsto in autunno per le edizioni San Paolo, sarà una sorta di manifesto sull’educazione oggi. In «Testa, cuore e mani» ho seguito le tracce di alcune figure fondamentali della tradizione cristiana e non solo, che hanno operato attraverso i secoli nella Città eterna. Dai classici Santi Pietro e Paolo, Sant’Agostino e Sant’Ignazio di Loyola, a Santa Francesca Romana, San Filippo Neri e San Giuseppe Calasanzio, fino ad alcune sante educatrici che hanno lasciato il segno nell’istruzione cattolica come Lucia Filippini e Luigia Tincani. Ho cercato di raccontare, pensando anche ai giovani che verranno a Roma per fonda dell’istruzione. (Giovanna Pasqualin Traversa) Eraldo Affinati, Testa, cuore e mani. Grandi educatori a Roma, Libreria Editrice Vaticana, 2025, pp. 192, euro 17,00 LA VITA È NATA NELL’ACQUA Leggere un libro, che racconta delle Storie, storie del mondo che è fatto di acqua e di monti, è una idea bella e grande. Se poi questo libro nasce dalla «magia nascosta dietro la parola scritta e letta con sentimento» amata e vissuta fin dall’infanzia il fascino si moltiplica. Ma chi è questo scrittore dal nome, anzi cognome, illustre, ma di fatto sconosciuto ai più? È un geologo, un professore di scienze e matematica, un canoista tecnico di canoa, un volontario aperto agli altri e impegnato a vivere la scuola come luogo di crescita profondamente umana, aperto a una società di giustizia e di pace. Come nascono queste pagine? Che cosa raccontano? Da una vita interessante, aperta, che sa prendersi cura della natura e si lascia permeare dalla gioia che viene dall’acqua, dalla terra e dai monti. Ogni immersione nella natura è avvertita interiormente ed esteriormente in tutte le sue dimensioni spazio-temporali. C’è il presente con l’esperienza personale che si nutre di paesaggi e di prospettive: quel lago, quel torrente, quella pietra, quella roccia, quei monti, Nulla di inventato. Tutto è fatto proprio e vissuto profondamente. Intervengono a volte le «folgorazioni» sprigionate dai colori che aprono squarci nei ricordi: il passato che sottotraccia sostiene
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=