5-6 Maggio-Giugno 2025

25 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2025 due associazioni professionali dei docenti cattolici collaboravano normalmente (5). In questa prospettiva, la riforma della scuola media unificata (l. 1859 del 31.12. 1962) è il frutto più maturo dell’impegno dell’UCIIM, e in qualche modo la sua innovazione più rivoluzionaria: non più una scuola «popolare», ma piuttosto, una «scuola per un popolo di cittadini», secondo una incisiva espressione di Aldo Agazzi. Luciano Corradini ha ben documentato la «paternità» dell’UCIIM nella riforma della scuola media, anche attraverso l’analisi dei Diari di Nosengo. L’estensione dell’obbligo scolastico ai quattordici anni, proteggendo i preadolescenti dal lavoro minorile, cambiava anche gli accessi all’istruzione post-elementare e per ciò stesso il disegno della scolarizzazione secondaria (quella legge ci collocava allora all’avanguardia in Europa, quando solo gli Stati Uniti avevano a quel tempo un obbligo scolastico a 17 anni). Anche la partecipazione UCIIM nella Commissione che produsse i programmi per la scuola media del 1979, in cui Cesarina Checcacci, terza presidente dell’UCIIM (dopo Nosengo e Agazzi), giocò un ruolo centrale, si inserisce in questo disegno di riforma della scuola «media», come la chiamavamo allora. E dunque l’investimento di forze e tempo della Sezione di Catania, a partire dal 1980, per rendere effettivi ed operanti questi programmi, si spiega considerando che i Programmi del 1979 venivano considerati oggetto specifico di «missione», almeno per molti componenti della sezione. Per tutta l’associazione, del resto, la formazione continua e l’aggiornamento culturale dei docenti costituivano l’obiettivo più importante, in qualche modo il tessuto connettivo della nostra azione sociale. Nella sezione UCIIM di Catania la formazione continua dei docenti assumeva una forte connotazione pedagogico/didattica (ad esempio rispetto all’interesse (5) Posso citare a titolo di esempio di produttiva collaborazione AIMC/UCIIM, per il periodo che sto esaminando, il volume AA.VV., Scuola materna come progetto educativo, Catania, CoESSE, 1990, che contiene i materiali didattici di un corso di formazione per insegnanti di scuola materna, promosso dal Comune di Catania nel 1989. L’elenco degli autori include, insieme a me, anche alcuni soci AIMC, oltre che UCIIM. come l’amicizia profondamente orientata in cui fummo capaci di crescere in quegli anni, dipendevano direttamente dal «codice genetico» dell’intera Associazione, che nel secondo Novecento aveva preso forma concreta nella sua prassi complessiva. Nata nel 1944 dal «sogno» di Gesualdo Nosengo (come del resto un «grande sogno» era stata la formulazione dell’intero codice di Camaldoli), l’UCIIM crebbe, come un seme che trova il suo «buon terreno», negli anni difficilissimi, eppure densi di speranza ed entusiasmo, del secondo dopoguerra: erano gli anni della ricostruzione, materiale e morale, del paese, un momento in cui i cattolici ripresero l’iniziativa sociale e svilupparono una presenza diffusa quanto capillare. Dietro questa nuova spinta c’era il sangue e il dolore della Resistenza partecipata e sofferta, c’era la speranza di una società da costruire che assomigliasse un po’ di più a quel «regno» che è sempre «già e non ancora» compiuto. Questa premessa è necessaria, perché ci aiuta a comprendere in che senso le battaglie culturali dell’UCIIM furono battaglie sostanzialmente «politiche» (e non banalmente «collaterali» alle azioni di governo). L’istruzione scolastica veniva considerata un campo e una meta per l’azione di promozione socioeconomica e socioculturale di tutte le comunità italiane adesso chiamate alla costruzione di una nazione democratica (4). A questo proposito, la nascita distinta di AIMC e UCIIM (che oggi non sarebbe più comprensibile come tale) rispondeva ad un’idea precisa circa le finalità della scuola elementare (che allora era l’unico spazio di istruzione universale ed una meta non ancora pienamente realizzata) rispetto al sistema scolastico secondario, che avrebbe dovuto garantire anche un qualificato livello di partecipazione e di responsabilità dei cittadini, grazie allo sviluppo di conoscenze scientifiche ampie e approfondite. Ma a livello locale, sia pure a macchia di leopardo sul territorio nazionale, le (4) Si spiega così anche l’attenzione dell’UCIIM all’inserimento scolastico dell’educazione civica nel 1958 (e poi di Cittadinanza e Costituzione), tema sul quale Corradini ci ha ininterrottamente sollecitati negli ultimi trenta anni. Cfr. L. Corradini (a cura di), Cittadinanza e Costituzione, Napoli, Tecnodid, 2009.

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