Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Anno LXXXII- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025
LA SCUOLA E L’UOMO Anno LXXXII- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 Videomessaggio di Papa Francesco 7 IMPEGNI PER IL PATTO EDUCATIVO 6 Card. Pierbattista Pizzaballa A TUTTA LA DIOCESI DEL PATRIARCATO LATINO DI GERUSALEMME 14 Paolo Benanti LA RELAZIONE TRA L’UOMO E I MODELLI DI AI INTERROGA OPENAI 17 Maria Laudando DIFFERENZA TRA TRANSUMANESIMO E NEOUMANESIMO: UN’ANALISI COMPARATIVA 20 Rita Patrizia Bramante GLI ADOLESCENTI E I LORO PARI CON BACKGROUND MIGRATORIO 24 Intervista a Ugo Cardinale UGO CARDINALE E L’ARTE DI RIASSUMERE IL RIASSUNTO NELL’EPOCA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE 27 Elena Fazi, Arnaldo Gizzarelli SCUOLA E FAMIGLIA: ALLEANZA O CONCORRENZA EDUCATIVA? UNA RIFLESSIONE CONDIVISA IN DIALOGO 30 Luciano Corradini RICORDO DI SOFIA CORRADI, «MAMMA ERASMUS» 40 SOMMARIO Editoriale - Giuseppe Chiaromonte RIPARTIRE DALL’EDUCAZIONE 1 3 Spiritualità - P. Giuseppe Oddone L’INSEGNANTE PELLEGRINO DI SPERANZA PER SÉ E TRA I BANCHI DI SCUOLA Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma Anno LXXXII - Numero 9-10 - SettembreOttobre 2025 Autorizzazione del tribunale di Roma n. 452 in data 11 febbraio 1949 DIRETTORE Elena Fazi DIRETTORE RESPONSABILE Pasquale MARRO COMITATO REDAZIONALE Giuseppe CHIAROMONTE Maria Luisa LAGANI Caterina SPEZZANO Fabrizio ZAGO COORDINATORE DI REDAZIONE Elena FAZI PROGETTO GRAFICO Luigi GAGLIARDI Tel. 06 6875584 Presidenza: presidenza@uciim.it Segreteria: segreteria@uciim.it Tesseramento: tesseramento@uciim.it Redazione: redazione@uciim.it Amministrazione: amministrazione@uciim.it Webmaster: webmaster@uciim.it Sito internet: www.uciim.it Banca Intesa San Paolo IBAN IT56 A030 6909 6061 0000 0071 210 Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma In omaggio ai soci dell’UCIIM Questo numero è stato chiuso il 29 ottobre 2025 ISSN 0036-987X
1 non solo un motto, tra l’altro storicamente caro alla nostra Unione, ma soprattutto una spinta a rilanciare la missione dei docenti nella Scuola in una prospettiva tanto antica quanto estremamente attuale. Proporre e sperimentare insieme ad alunni e studenti il «perché» e il «come» delle azioni umane nei diversi contesti, dalla sezione all’aula, dallo spazio-scuola ai diversi spazi dell’extra-scuola con i quali gli istituti scolastici si coordinano in azioni sinergiche, devono tornare a rappresentare oggi l’essenza dell’agire educativo, che si accompagna e si integra con l’agire didattico. Educare e istruire devono costituire un binomio inscindibile senza il quale oggi la scuola rischia di perdere il contatto con la realtà. Le nuove generazioni hanno la possibilità di ritrovarsi e crescere in una pluralità di contesti nei quali apprendono linguaggi e modalità che accrescono il loro bagaglio di vita, ma che necessitano di raccordo e coordinamento, quel compito che proprio la scuola, nella sua dimensione globalmente educativa deve assolvere. Istruire educando o educare istruendo, due volti di una stessa medaglia che posizionano la Scuola ancora oggi, speriamo sempre, come la principale agenzia formativa dei giovani, al passo con loro e con i loro bisogni, misurandosi con la complessità e impegnandosi a governarla. Nelle esperienze maturate con colleghi di diversi contesti territoriali sono stati progettati percorsi didattico-educativi sulle più varie tematiche afferenti il concetto di educazione e cura. È interessante scoprire come una buona parte di questi percorsi, alla domanda di potessero essere i bisogni educativi degli studenti, tutti si siano indirizzati verso l’aspetto emotivo e questo non solo per ragazzi adolescenti, ma anche pre-adolescenti o ancora bambini. Si avverte crescente il bisogno, espresso dai discenti e raccolto dagli insegnanti, di parlare In questi ultimi anni, nelle molteplici esperienze formative condotte in ambienti ucimini e più generalmente scolastici e universitari, con la partecipazione di docenti di diversi ordini e gradi scolastici, proponendo laboratori di Didattica delle Educazioni, spesso accompagnati da riferimenti all’«Area antropologica» in un’ottica culturale piuttosto ampia e variegata, si avverte come crescente la necessità di percorrere la tematica educativa in tutte le sue declinazioni per riportarla al centro della professione docente. Troppo spesso, infatti, quest’ultima è maggiormente curvata verso la didattica pura e non adeguatamente interessata agli aspetti che afferiscono alla motivazione che deve spingere i discenti a cercare nei percorsi educativi l’applicazione pratica dei contenuti disciplinari tout court. Questi, infatti, oggi più che mai, devono essere resi significativi, come ci ha indicato la didattica per competenze, devono cioè rendere chiaro agli studenti quali risvolti e quale esplicazione possono avere all’interno di un percorso formativo e di vita che essi stanno costruendo. E ciò può avere luogo soltanto se i contenuti si fanno esperienza, diventano cioè occasione di sperimentazione e, al contempo, di nuova conoscenza applicata e di sviluppo di competenza. I percorsi educativi, nel senso ampio del termine, se ben progettati e resi davvero trasversali alle discipline, possono essere efficaci in tale direzione. L’educazione deve ritornare ad essere un aspetto imprescindibile della missione del docente, un aspetto che deve accompagnare tutti i momenti della didattica, che deve farsi essa stessa didattica praticando quei principi di intenzionalità e responsabilità che le sono propri e che caratterizzano l’azione umana guidata e resa consapevole. Ripartire dall’educazione oggi può essere RIPARTIRE DALL’EDUCAZIONE Giuseppe Chiaromonte, Vicepresidente nazionale Editoriale LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025
2 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 Editoriale Ad un primo approccio mi sento di ritenere che, almeno per il momento, l’AI non riesca ancora a sostituire e forse neanche ad accompagnare il docente in quella relazione umana che richiede a quest’ultimo di attivare meccanismi che mirano a motivare, a incuriosire, a far comprendere il valore della cura, orientata verso noi stessi o verso i nostri simili, verso gli animali o i vegetali o il Pianeta intero, ma anche verso le bellezze antropiche ideate, costruite e tramandate da generazioni che ci hanno preceduto in ogni angolo della nostra meravigliosa Terra. Non possiamo ipotecare le evoluzioni future dell’AI, per adesso teniamoci stretto il ruolo di docenti-educatori. In un percorso che è fondamentalmente di coinvolgimento esperienziale, nel quale pure i contenuti restano imprescindibili, nel loro intrecciarsi e contaminarsi e negli agganci reciproci che possono cogliere, rimane decisiva la spinta emotiva che solo la persona, un insegnante appassionato, motivato, entusiasta e persuaso della sua missione, può fornire in chiave educativa e di cura. Nei percorsi educativi e formativi, inoltre, un posto importante riguarda la partnership, ovvero nella Scuola la capacità di lavorare con gli altri, di unire contenuti e azioni, di dividersi compiti e ruoli in un progetto unico che mira a un solo risultato, frutto di cooperazione e di condivisione. In ultimo, ma in realtà proprio da qui dovremmo cominciare, l’educazione alla pace: oggi, nella inquietante attualità che ci troviamo a vivere, c’è tanto bisogno di educare alla pace, a cominciare dai più piccoli fino ai ragazzi che si accingono ad entrare nel mondo dei grandi. La pace nasce e si matura nei contesti scolastici, a contatto con i propri simili, nel confronto tra idee diverse, nell’ascolto, nell’attuazione dell’inclusione, nel superamento di stereotipi e pregiudizi, nella partecipazione, nella solidarietà. La scuola è il luogo dove si impara dal passato a coltivare il presente e a costruire il futuro di una società più giusta e pacifica. Bambini e ragazzi lo invocano, a noi docenti ed educatori il compito di aiutarli a raggiungerlo. di emozioni, di socializzarle e di indirizzarle su sentieri sicuri nei quali riuscire a gestirle con maggiore serenità. Ragazze e ragazzi che sembrano non avere armi difronte al verificarsi di eventi di vita quotidiana, un’amicizia tradita, una relazione sentimentale finita, un’altra mai iniziata, un compito sbagliato, un’interrogazione insoddisfacente, un voto ritenuto ingiusto, uno sgarbo di qualcuno e di seguito reazioni incontrollate, spropositate, inappropriate, come a non saper controllare un’emozione forte e tirare fuori il peggio di se stessi. Da qui nasce il bisogno di percorsi educativi di gestione delle emozioni, nei quali il confronto in circle-time, lo scambio dei ruoli, un canovaccio teatrale, la destrutturazione di un’esperienza, la costruzione di un contenuto in cooperative learning, che sia letterario, artistico, musicale, tecnologico, possono aiutare a capire se stessi, a sapersi relazionare con maggiore empatia, ad avvicinarsi all’altro da sé e comprenderne la diversità e la ricchezza, a costruire ponti e mai barriere. Adolescenti che non si piacciono per come sono, che vanno ascoltati e spronati all’autostima; altri che hanno un modo sbagliato di alimentarsi ai quali è utile proporre percorsi educativi di educazione al benessere psico-fisico; giovani che vivono un rapporto continuo con le strade e i pericoli che le attraversano e che vanno aiutati nel rapporto con i mezzi di locomozione e il loro utilizzo; ancora, bambini e ragazzi verso i quali si avverte la necessità di costruire e attuare percorsi di rispetto verso se stessi e verso gli altri, compagni o adulti, verso i beni che appartengono alla collettività, verso l’ambiente naturale, altre volte verso il genere sessuale o verso l’identità personale. Credo, d’altra parte, che gli aspetti educativi siano quelli nei quali la figura dell’individuo-persona, il contatto diretto, fatto di motivazione, di sguardi, di occhi che si parlano, di mani che si incrociano, di orecchie che si ascoltano, di bocche che sanno parlarsi, conservi un valore imprescindibile. Non posso in questa sede dimenticare di citare l’Intelligenza Artificiale e il ruolo che essa potrebbe rivestire in ambito formativo.
3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 Il motto dell’attuale Giubileo 2025 è «Pellegrini di Speranza». Il Giubileo è un tempo di grazia, un’opportunità unica per rinnovare la nostra fede e la nostra missione, è un’occasione preziosa per ricordarci che la speranza non è solo una virtù, ma l’orizzonte verso cui camminiamo insieme, educatori e studenti. Anzi è bene ricordare che il Giubileo proclamato dalla Chiesa, soprattutto se fatto comunitariamente con il passaggio della Porta Santa, l’aspersione dell’acqua benedetta, la partecipazione ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, la professione di fede e la preghiera per il Papa, dona l’indulgenza plenaria, è una specie di secondo battesimo, come uscire una seconda volta dal fonte battesimale, nello stato di grazia perfetta. Precisiamo che grande è la differenza fra la concezione cristiana della speranza, quella del mondo pagano e quella laica dei nostri giorni. Nell’antico mito greco Pandora, la prima donna mortale modellata da Efesto, aveva ricevuto in dono dagli dei bellezza, intelligenza, facilità di parola e di persuasione, ma Zeus le aveva affidato un misterioso vaso che non avrebbe mai dovuto aprire. In questo vaso erano racchiusi tutti i mali del mondo, la malattia, la vecchiaia, la tristezza, la depressione, gli inganni, le violenze, le guerre. Quando ella, vinta dalla curiosità, aperse il vaso tutte queste sofferenze si diffusero nel mondo; quando si affrettò a chiuderlo, in esso rimase imprigionata solo la speranza, un’illusione di felicità destinata fatalmente a spegnersi. Nella letteratura moderna Samuel Beckett ha rappresentato la speranza nel dramma Aspettando Godot: l’umanità di oggi è impersonata da due mendicanti in attesa di un piccolo dio che non giunge mai, che non manifestano la minima volontà di fare un passo per andargli incontro. La speranza cristiana è invece fondata non su una vaga aspirazione, ma su un evento reale e ben preciso: la risurrezione di Gesù dopo la sua morte in croce, un evento che coinvolge anche il nostro destino, perché nel battesimo siamo immersi nella sua morte e nella sua risurrezione e diveniamo partecipi della sua vita immortale. Senza la speranza cristiana non resta che incolpare dei mali la natura indifferente: «O natura, o natura, perché non rendi poi / quel che prometti allor? Perché di tanto / inganni i figli tuoi? … All’apparir del vero / tu (speranza), misera, cadesti: e con la mano / la fredda morte ed una tomba ignuda / mostravi di lontano». (G. Leopardi, A Silvia) oppure sprofondare nel nulla giungendo al massimo ad una disperazione calma, senza sgomento, lasciando eventualmente ad altri il compito di riprendere il lavoro e gli ideali terreni per i quali si è vissuto e lottato. La speranza cristiana Il termine speranza ha di fatto un doppio significato. Può essere semplicemente una passione umana che cerca di ottenere un bene terreno, un bene possibile, anche se difficile da raggiungere; esso mette in atto il dinamismo della volontà per ottenerlo: può essere la salute, o il denaro, o la conquista affettiva di una persona, o il potere e anche in un senso più ampio il benessere della società, della propria nazione, il raggiungimento della pace. Ma la speranza del cristiano è la virtù infusa L’INSEGNANTE PELLEGRINO DI SPERANZA PER SÉ E TRA I BANCHI DI SCUOLA Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM Spiritualità
4 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 Spiritualità significato ad ogni azione; è un «morso», uno stimolo per crescere continuamente nell’amore di Dio. È l’attesa certa della gloria del Paradiso, prodotta dalla grazia divina e dai meriti accumulati in vita: in sintesi essa collega ogni azione e ogni giorno della vita terrena alla gloria della vita futura, alla felicità eterna in Dio. Essa si alimenta con la preghiera e con la lettura della Bibbia, in particolare del Nuovo Testamento; può scendere nel cuore stilla dopo stilla, goccia dopo goccia, e riempirci talmente da sentire il bisogno di irradiarla sugli altri. La Vergine Maria è fontana vivace di questa virtù; essa accompagna il cammino di ogni credente fino all’incontro definitivo con Dio. La speranza tra i banchi di scuola Per suscitare speranza tra i banchi di scuola, dobbiamo intrecciare la pedagogia con la spiritualità cristiana in modo concreto. L’obiettivo è mostrare come la speranza, già presente naturalmente negli studenti, possa essere coltivata e orientata verso una prospettiva più profonda e duratura, fino a sfociare nella speranza cristiana. da Dio con il battesimo nella nostra volontà, indissolubilmente legata con la fede e l’ardore di carità, è la certezza che sorretti dall’onnipotenza misericordiosa di Dio possiamo raggiungere la salvezza eterna e migliorare la nostra vita personale e sociale. Anche i beni terreni infatti possono essere oggetto secondario della speranza, se favoriscono ed orientano verso il fine ultimo della creatura umana, che è Dio e la vita eterna con lui. La speranza cristiana impegna nella vita presente, lega il tempo che viviamo all’eterno e lo proietta nella definitiva comunione con Dio; dà valore ad ogni azione, a tutto il susseguirsi dei giorni, al nostro impegno di far crescere il seme del regno di Dio nella società attuale, di migliorare la nostra vita e ci orienta verso la realtà definitiva della gloria futura, ossia della nostra risurrezione e pienezza di vita con Cristo nostro salvatore. La virtù teologale della speranza riflette sulla terra il Paradiso, perché immerge nel mistero trinitario, nella mente del Padre, nel cuore del Figlio, nel soffio perenne dello Spirito; «bene innamora», ossia riempie di amore per il bene; «infiora la mente», ossia fa fiorire la vita in una perenne primavera; «diletta», ossia dà gioia e “La Carità”, “La Fede”, “La Speranza”, opere di Piero del Pollaiolo
5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 Spiritualità tezza che quello che viviamo e facciamo ha un senso: il Signore ci chiama ad agire, a migliorare nel nostro piccolo il mondo in cui viviamo, proprio perché siamo sicuri che la nostra vita non finisce nel vuoto e quindi che il nostro impegno educativo può produrre un cambiamento. La speranza cristiana tende con certezza assoluta il suo oggetto, appoggiandosi sull’aiuto di Dio. Sperare vuol dire cooperare con Dio: ogni giorno è un dono, dà un senso anche alle prove della nostra vita, migliora la qualità della preghiera perché la fonde con il lavoro, può essere addirittura vista come un anticipo del paradiso. La cura degli alunni non si ferma alla didattica: si prende cura dei disturbi di apprendimento e delle fragilità. Significa stare attenti ai loro bisogni emotivi e spirituali, cogliendo i segnali di disagio e offrendo un sostegno. Possiamo promuovere la speranza attraverso iniziative didattiche che aprano il cuore dei ragazzi al Vangelo, ad esempio coinvolgendo gli studenti in attività di aiuto per i più deboli (compagni, amici, anziani), insegnando loro a servire e a donare speranza agli altri, con percorsi di riflessione sulla fraternità, sulla pace, sulla misericordia, sulla gioia, invitandoli ad accogliere e ad interagire con compagni di diversa cultura, proponendo anche modelli di santità come Pier Giorgio Frassati, un giovane amante della vita, della montagna, dei poveri e Carlo Acutis, un ragazzo innamorato di Gesù presente nell’Eucaristia e nello stesso tempo positivamente attivo in internet, di cui è considerato patrono. L’anno giubilare è pertanto un’occasione preziosa per ricordarci che la speranza non è solo una virtù, ma l’orizzonte verso cui camminiamo insieme, educatori e studenti: un orizzonte divino che proietta il nostro presente verso il futuro. La vita ha un senso ed una direzione. Per il credente vita e speranza fluiscono dal corpo di Gesù Risorto e vengono a scorrere nelle nostre vene, creando unità e fraternità: è la speranza che ci indica il Papa Leone XIV con il suo motto: In illo Uno unum. In quell’unico maestro che è Cristo siamo tutti una cosa sola. Innanzitutto dobbiamo riconoscere la speranza che già c’è, partendo dai desideri che ogni studente porta con sé quando comincia un ciclo o un nuovo anno scolastico. L’inizio della scuola è un atto di speranza in sé. L’alunno spera in nuove amicizie, in insegnanti che lo capiscano, in successi scolastici e sportivi, oppure sogna di diventare un giorno un bravo professionista dopo essersi laureato, di poter viaggiare e conoscere il mondo, di formarsi una famiglia. È una speranza legata al futuro, a una promessa di crescita e di realizzazione personale. Il primo compito del docente non è «dare» la speranza, ma riconoscerla e non soffocarla. La speranza degli studenti è un terreno fertile: il docente deve essere come un giardiniere che si prende cura della pianta già esistente, offrendole l’acqua e la luce necessarie. Come possiamo tradurre questo stimolo spirituale nella pratica quotidiana della scuola? Innanzitutto, vivendo con gioia e gratitudine. Un insegnante che ama il proprio lavoro e che vede in ogni studente un potenziale unico, trasmette speranza senza bisogno di spiegazioni. Incoraggiamo i ragazzi a superare i fallimenti, a non arrendersi di fronte alle difficoltà, a credere nelle proprie capacità. La speranza si realizza anche attraverso la cura delle relazioni: creare un clima di accoglienza e rispetto, dove ogni alunno si senta visto, ascoltato e valorizzato, è un atto di speranza concreto. La nostra professionalità è parte integrante della nostra missione. Essere preparati, competenti e aggiornati è un atto di carità verso i nostri studenti. L’eccellenza professionale, unita alla testimonianza della nostra fede, ci rende credibili e autorevoli. Un insegnante cattolico non si limita a trasmettere nozioni, ma plasma le menti e i cuori, aiutando gli alunni a crescere come persone integre e responsabili. La cura dei dettagli, la pazienza nel correggere, l’impegno nel preparare una lezione, sono tutti gesti che comunicano speranza: la speranza che lo studio non sia un peso, ma la gioia di una scoperta. La speranza richiede che non siamo fermi, che viviamo la nostra vita in tensione verso l’Altro. Richiede giusti momenti di sosta; è cer-
6 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 7 IMPEGNI PER IL PATTO EDUCATIVO Papa Francesco nel videomessaggio del 15-10-2020 auspica una nuova stagione di impegno educativo che coinvolga tutte le componenti della società. Per questo invita le famiglie, le comunità, le scuole, le università, le istituzioni, le religioni, i governanti, gli uomini e le donne della cultura, della scienza, dello sport, gli artisti, gli operatori dei media, l’umanità intera a sottoscrivere un Patto Educativo impegnandosi personalmente a intraprendere questi sette percorsi: 1 Mettere al centro la persona Mettere al centro di ogni processo educativo la persona, per far emergere la sua specificità e la sua capacità di essere in relazione con gli altri, contro la cultura dello scarto. 2 Ascoltare le giovani generazioni Ascoltare la voce dei bambini, ragazzi e giovani per costruire insieme un futuro di giustizia e di pace, una vita degna di ogni persona. 3 Promuovere la donna Favorire la piena partecipazione delle bambine e delle ragazze all’istruzione. 4 Responsabilizzare la famiglia Vedere nella famiglia il primo e indispensabile soggetto educatore. 5 Aprire all’accoglienza Educare e educarci all’accoglienza, aprendoci ai più vulnerabili ed emarginati. 6 Rinnovare l’economia e la politica Studiare nuovi modi di intendere l’economia, la politica, la crescita e il progresso, al servizio dell’uomo e dell’intera famiglia umana nella prospettiva di un’ecologia integrale. 7 Custodire la casa comune Custodire e coltivare la nostra casa comune, proteggendo le sue risorse, adottando stili di vita più sobri e puntando alle energie rinnovabili e rispettose dell’ambiente.
7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 1 Mettere al centro la persona Mettere al centro di ogni processo educativo la persona, per far emergere la sua specificità e la sua capacità di essere in relazione con gli altri, contro la cultura dello scarto. Spunti per la riflessione Il primo obiettivo evidenzia la necessità di mettere alla base di ogni azione educativa un solido fondamento antropologico, una sana e precisa visione della persona. Papa Francesco afferma che ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo, per ricostruire il tessuto delle relazioni, far maturare una nuova solidarietà universale e dar vita ad una società più accogliente. Occorre, per questo, comporre un nuovo umanesimo per il quale è necessario superare la metamorfosi culturale e antropologica della società attuale. Ciò consente di dare consistenza all’identità di ogni persona, curando tutte le sue dimensioni, consolidando la sua struttura psicologica, evitando così che si frammenti e disintegri di fronte ad un mutamento incessante e rapido. Suggerimenti per gli Educatori Creare le condizioni affinché tutti i membri della propria istituzione/ organizzazione abbiano accesso e conoscano la Carta dei Diritti Umani Universali. Garantire l’esistenza di uguali opportunità per i membri della propria istituzione/organizzazione, senza discriminazioni di genere, età, razza, religione, ideologia, e condizione sociale. Avere cura di ogni membro della propria istituzione/organizzazione, con un’attenzione speciale ai più fragili, offrendo una formazione integrale che valorizzi tutte le dimensioni della persona, compresa quella spirituale. Valori 1. Rispetto e valorizzazione dell’identità di ogni persona, senza discriminazione di sesso, età, razza, religione, ideologia, condizione sociale e altro. 2. Educazione a una formazione integrale che valorizzi tutte le dimensioni dell’umano. 3. Difesa dei diritti universali e inalienabili di ogni persona.
8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 Ascoltare le giovani generazioni Ascoltare la voce dei bambini, ragazzi e giovani per costruire insieme un futuro di giustizia e di pace, una vita degna di ogni persona. Spunti per la riflessione Questo obiettivo attira l’attenzione sulla necessità di adottare un paradigma pedagogico basato sull’ascolto e il dialogo attento e rispettoso delle giovani generazioni. Il Papa utilizza tre verbi: ascoltare, trasmettere, costruire insieme. Occorre partire sempre dall’ascolto della persona, accogliendo le sue domande, le sue esigenze, le sue ferite, le sue povertà, scoprendo i suoi talenti, conoscendo i suoi sogni, i suoi ideali, ecc. Prima di “instruere” bisogna “e-ducere”, tirar fuori, far uscire, mettere in luce, preparare il terreno buono, predisponendolo ad accogliere il seme della conoscenza. Ma, scrive il Papa, questo si fa trasmettendo e condividendo i valori, cioè la vita, lo stile dell’esistenza; solo in un secondo tempo si comunicano le conoscenze, le quali fanno comprendere ed apprezzare i valori. Inoltre, il processo è come una costruzione, una edificazione che si fa “insieme”; e questo mette in evidenza il valore della relazione e della comunità in cui si cresce insieme. Suggerimenti per gli Educatori Promuovere il protagonismo degli studenti e giovani e il loro accesso all’istruzione. Garantire la partecipazione dei rappresentanti degli studenti negli organi collegiali consultivi e deliberativi della propria istituzione/organizzazione. Creare comunità educative accoglienti particolarmente attente agli studenti con bisogni educativi speciali. Condannare ogni forma di mancanza di rispetto e sfruttamento dei minori. 2 Valori 1. Ascolto dei bambini, ragazzi e giovani per metterli al centro dell’azione educativa, con un’attenzione particolare a chi ha bisogni educativi speciali (“non sono gli alunni che devono adattarsi alla scuola, ma la scuola che deve adattarsi agli alunni”). 2. Ogni bambino, ragazzo e giovane ha diritto al massimo rispetto e a un’educazione di qualità. 3. Costruzione di un ambiente educativo partecipativo che coinvolga mente, mani e cuore (“Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”).
9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 3 Promuovere la donna Favorire la piena partecipazione delle bambine e delle ragazze all’istruzione Spunti per la riflessione Una particolare attenzione è rivolta al tema delle bambine e ragazze, che spesse volte sono emarginate dall’educazione e dalla società. È una scelta prioritaria e strategica. Papa Francesco scrive nell’Enciclica “Fratelli Tutti” (n. 23): “l’organizzazione delle società in tutto il mondo è ancora lontana dal rispecchiare con chiarezza che le donne hanno esattamente la stessa dignità e identici diritti degli uomini. A parole si affermano certe cose, ma le decisioni e la realtà gridano un altro messaggio. È un fatto che doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti”. Suggerimenti per gli Educatori Garantire nel limite del possibile una presenza maschile e femminile equa nel proprio istituto/organizzazione. Incentivare politiche in favore della partecipazione delle ragazze all’istruzione. Tutelare la presenza di un numero equo di donne nei posti di direzione, nel corpo docente e negli organi collegiali della propria istituzione/organizzazione. Condannare ogni forma di discriminazione e violenza contro le donne. Valori 1. Riconoscimento degli stessi diritti, dignità e uguaglianza tra l’uomo e la donna. 2. Maggiore partecipazione delle bambine e ragazze all’istruzione, attraverso politiche concrete di inclusione. 3. Inclusione equa delle donne negli organi collegiali di decisione.
10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 Spunti per la riflessione Un altro obiettivo è la famiglia, che è il primo e indispensabile soggetto educatore. Essa è la cellula fondamentale della società e in quanto tale deve poter assolvere al suo compito di fonte di relazioni generative e costitutive della persona a cui devono concorrere tutti gli altri soggetti. La Gravissimum Educationis afferma che i genitori sono i primi e principali educatori dei figli e “questa funzione educativa è tanto importante che, se manca, a stento può essere supplita”. Essa poi “è la prima scuola delle virtù sociali, delle quali hanno bisogno tutte le società. [...] Soprattutto nella famiglia cristiana... i figli fin dalla tenera età devono essere educati a percepire il senso di Dio e a venerarlo e ad amare il prossimo” (n. 3). Suggerimenti per gli Educatori Coinvolgere sempre le famiglie nelle attività educative del proprio istituto/ organizzazione. Garantire la presenza dei rappresentanti dei genitori negli organi collegiali consultivi e deliberativi del proprio istituto/organizzazione. Costruire Patti Educativi di comunità tra le scuole e la famiglia, per dare risposta ai bisogni del territorio. Incentivare cammini di formazione e autoformazione dei genitori. Responsabilizzare la famiglia Vedere nella famiglia il primo e indispensabile soggetto educatore. 4 Valori 1. Priorità della famiglia nell’educazione dei figli. 2. Partecipazione dei rappresentanti dei genitori negli organi collegiali di decisione. 3. Incremento di politiche in favore delle famiglie, soprattutto di quelle socio-economicamente più svantaggiate.
11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 5 Aprire all’accoglienza Educare e educarci all’accoglienza, aprendoci ai più vulnerabili ed emarginati. Spunti per la riflessione In un mondo globalizzato non si è raggiunta un’uguaglianza generalizzata, ma si sono accentuate molte forme di squilibri sociali, economici e culturali. Accanto a cittadini che ottengono i mezzi adeguati per lo sviluppo personale e familiare, moltissimi sono i “non cittadini”, i “cittadini a metà” o gli “avanzi urbani”, gli esclusi (cfr. Evangelii Gaudium, n. 74). Una società è sana quando sa accogliere i più vulnerabili, quando si interessa degli esclusi perché diventino cittadini a pieno titolo. Il Patto Educativo deve, per questo, puntare all’accoglienza degli ultimi, alla cultura dell’inclusione, a coltivare in tutti l’attenzione alle periferie sociali ed esistenziali e a sanare le ferite più profonde della persona umana e della società. Suggerimenti per gli Educatori Promuovere programmi di sensibilizzazione in prospettiva interculturale e interreligiosa. Accogliere nella propria istituzione/organizzazione studenti e persone di altri paesi (internazionalizzazione). Avviare programmi di cooperazione internazionale per la costruzione di un mondo più fraterno e accogliente. Valori 1. Educazione all’apertura e all’incontro dell’altro. 2. Accoglienza e integrazione delle persone vulnerabili ed emarginate attraverso politiche di inclusione. 3. Superamento della cultura dello scarto attraverso progetti di inclusione.
12 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 Spunti per la riflessione Questo obiettivo riassume molti aspetti. L’economia, la politica, la crescita ed il progresso sono aspetti che fanno parte di uno stile di vita, di una cultura di popolo nella quale l’educazione deve tendere a formare uomini e donne capaci di essere protagonisti del bene comune. Per potere fare questo è indispensabile diffondere una cultura dell’incontro, dove si cerchino sempre i punti di contatto, si costruiscano ponti, si progetti qualcosa che coinvolga tutti (cfr. Fratelli Tutti n. 216). Ciò implica educare alla capacità di riconoscere all’altro il diritto di essere se stesso e di essere diverso. Dentro questo stile di vita valoriale e culturale deve essere presente e attivo un “patto sociale”, grazie al quale ognuno è disposto a cedere qualcosa per il bene comune (cfr. n. 221). L’educazione deve, perciò, aiutare a vivere il valore del rispetto, deve insegnare “I’ amore capace di accogliere ogni differenza, la priorità della dignità di ogni essere umano rispetto a qualunque sua idea, sentimento, prassi” (n. 191). Suggerimenti per gli Educatori Incentivare nella propria istituzione/organizzazione lo studio e la ricerca sull’economia, politica, crescita e progresso con idee innovative e inclusive, rivedendo curricula e piani di studio. Proporre un’educazione integrale a servizio dei valori della partecipazione, della democrazia, della politica, della giustizia, dell’uguaglianza, della fraternità e della pace. Riorientare i progetti formativi della propria istituzione/organizzazione a favore della formazione di persone disponibili a mettersi al servizio della comunità. Rinnovare l’economia e la politica Vedere nella famiglia il primo e indispensabile soggetto educatore. 6 Valori 1. Rinnovamento dell’idea di economia, politica, crescita e progresso nella prospettiva dell’inclusione. 2. Sviluppo sostenibile e impegno per la costruzione del bene comune attraverso un “patto sociale”. 3. Investimento delle energie migliori per un’educazione a servizio della comunità.
13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 7 Custodire la casa comune Custodire e coltivare la nostra casa comune, proteggendo le sue risorse, adottando stili di vita più sobri e puntando alle energie rinnovabili e rispettose dell’ambiente. Spunti per la riflessione L’ultimo obiettivo indicato da Papa Francesco fa chiaramente riferimento all’enciclica Laudato si’, nella quale viene evidenziata la dimensione globale della crisi in atto. Non si tratta soltanto di crisi ‘ambientale’, o economica, finanziaria, politica, sociale: è crisi senza aggettivazione, perché è crisi interiore, che si proietta all’esterno in tutte le dimensioni dell’umano, nella relazione con gli altri, con la società, con le cose, con l’ambiente. La posta in gioco allora è di ordine esistenziale, riguarda la posizione che l’uomo assegna a sé stesso nella realtà, il modo in cui percepisce la sua esistenza nel mondo. Per questo il Pontefice, già nel primo messaggio di lancio del Patto Educativo (12-09-2019), aveva rinnovato l’invito a dialogare sul modo in cui stiamo costruendo la casa comune e il futuro del pianeta. La risposta sta nella necessità di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente. Suggerimenti per gli Educatori Incentivare nella propria organizzazione attività in difesa dell’ambiente. Sviluppare una cura verso la casa comune e affinare la capacità di condurre il cuore alla bellezza di fronte alle meraviglie del creato. Agevolare la conversione verso energie rinnovabili per il sostentamento energetico della propria istituzione/organizzazione. Creare spazi verdi nei propri centri educativi in proporzione al numero dei membri della propria istituzione/organizzazione. Valori 1. Educazione al rispetto e cura della casa comune e a stili di vita più sobri e rispettosi dell’ambiente. 2. Investimento nelle energie rinnovabili. 3. Salvaguardia e diffusione di spazi verdi nel proprio territorio e nei propri centri educativi.
14 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 Carissimi fratelli e sorelle, il Signore vi dia pace! Sono due anni che la guerra ha assorbito gran parte delle nostre attenzioni ed energie. È ormai a tutti tristemente noto quanto è accaduto a Gaza. Continui massacri di civili, fame, sfollamenti ripetuti, difficoltà di accesso agli ospedali e alle cure mediche, mancanza di igiene, senza dimenticare coloro che sono detenuti contro la loro volontà. Per la prima volta, comunque, le notizie parlano finalmente di una possibile nuova pagina positiva, della liberazione degli ostaggi israeliani, di alcuni prigionieri palestinesi e della cessazione dei bombardamenti e dell’offensiva militare. È un primo passo importante e lungamente atteso. Nulla è ancora del tutto chiaro e definito, ci sono ancora molte domande che attendono risposta, molto resta da definire, e non dobbiamo farci illusioni. Ma siamo lieti che vi sia comunque qualcosa di nuovo e positivo all’orizzonte. Attendiamo il momento per gioire per le famiglie degli ostaggi, che potranno finalmente abbracciare i loro cari. Ci auguriamo lo stesso anche per le famiglie palestinesi che potranno abbracciare quanti ritornano dalla prigione. Gioiamo soprattutto per la fine delle ostilità, che ci auguriamo non sia temporanea, che porterà sollievo agli abitanti di Gaza. Gioiamo anche per tutti noi, perché la possibile fine di questa guerra orribile, che davvero sembra ormai vicina, potrà finalmente segnare un nuovo inizio per tutti, non solo israeliani e palestinesi, ma anche per tutto il mondo. Dobbiamo comunque restare con i piedi per terra. Molto resta ancora da definire per dare a Gaza un futuro sereno. La cessazione delle ostilità è solo il primo passo -necessario e indispensabile - di un percorso insidioso, in un contesto che resta comunque problematico. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che la situazione continua a deteriorarsi anche in Cisgiordania. Sono ormai quotidiani i problemi di ogni genere che le nostre comunità sono costrette ad affrontare, soprattutto nei piccoli villaggi, sempre più accerchiati e soffocati dagli attacchi dei coloni, senza sufficiente difesa delle autorità di sicurezza. I problemi, insomma, sono ancora tanti. Il conflitto continuerà ancora per lungo tempo ad essere parte integrale della vita personale e comunitaria della nostra Chiesa. Nelle decisioni da prendere riguardo alla nostra vita, anche le più banali, dobbiamo sempre prendere in considerazione le dinamiche contorte e dolorose da esso causate: se i confini sono aperti, se abbiamo i permessi, se le strade saranno aperte, se saremo al sicuro. La mancanza di chiarezza sulle prospettive future, che sono ancora tutte da definire, inoltre, contribuisce al senso di disorientamento e fa crescere il sentimento di sfiducia. Ma è proprio qui che, come Chiesa, siamo chiamati a dire una parola di speranza, ad avere il coraggio di una narrativa che apra orizzonti, che costruisca anziché distruggere, sia nel linguaggio che usiamo che nelle azioni e gesti che porremo. Non siamo qui per dire una parola politica, né per offrire una lettura strategica degli eventi. Il mondo è già pieno di parole simili, che raramente cambiano la realtà. Ci interessa, invece, una visione spirituale che ci aiuti a restare saldi nel Vangelo. Questa guerra, infatti, interroga le A tutta la diocesi del Patriarcato Latino di Gerusalemme Prot. N. (1) 2291/2025
15 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 sciremo a stare di fronte al mistero del male e a resistergli. Per questo sento sempre più impellente il richiamo a tenere fisso lo sguardo su Gesù (cf. Eb 12,2). Solo così riusciremo a mettere ordine dentro di noi e a guardare alla realtà con occhi diversi. E insieme a Gesù, come comunità cristiana vorremmo raccogliere le tante lacrime di questi due anni: le lacrime di chi ha perso parenti, amici, uccisi o rapiti, di chi ha perso casa, lavoro, paese, vita, vittime innocenti di una resa dei conti di cui ancora non si vede la fine. Lo scontro e la resa dei conti sono stati la narrativa dominante di questi anni, con la inevitabile e dolorosissima conseguenza delle prese di posizione. Come Chiesa la resa dei conti non ci appartiene, né come logica né come linguaggio. Gesù, nostro maestro e Signore, ha fatto dell’amore che si fa dono e perdono, la sua scelta di vita. Le sue ferite non sono un incitamento alla vendetta, ma la capacità di soffrire per amore. In questo tempo drammatico la nostra Chiesa è chiamata con maggiore energia a testimoniare la sua fede nella passione e risurrezione di Gesù. La nostra decisione di restare, quando tutto ci chiede di partire, non è una sfida ma un rimanere nell’amore. Il nostro denunciare non è un’offesa alle parti, ma la richiesta di osare una via diversa dalla resa dei conti. Il nostro morire è avvenuto sotto la croce, non su un campo di battaglia. Non sappiamo se questa guerra davvero finirà, ma sappiamo che il conflitto continuerà ancora, perché le cause profonde che lo alimentano sono ancora tutte da affrontare. Se anche la guerra dovesse finire ora, tutto questo e molto altro costituirà ancora una tragedia umana che avrà bisogno di molto tempo e tante energie per ristabilirsi. La fine della guerra non segna necessariamente l’inizio della pace. Ma è il primo passo indispensabile per cominciare a costruirla. Ci attende un lungo percorso per ricostruire la fiducia tra noi, per dare concretezza alla speranza, per disintossicarci dall’odio di questi anni. Ma ci impegneremo in questo senso, insieme ai tanti uomini e donne che qui ancora credono che sia possibile immaginare un futuro diverso. La tomba vuota di Cristo, presso cui mai conostre coscienze ed è all’origine di riflessioni, non solo politiche ma anche spirituali. La violenza spropositata a cui abbiamo assistito fino ad ora ha devastato non solo il nostro territorio, ma anche l’animo umano di molti, in Terra Santa e nel resto del mondo. Rabbia, rancore, sfiducia, ma anche odio e disprezzo dominano troppo spesso i nostri discorsi e inquinano i nostri cuori. Le immagini sono devastanti, ci sconvolgono e ci pongono davanti a ciò che san Paolo ha chiamato “il mistero dell’iniquità” (2Tes 2,7), che supera la comprensione della mente umana. Corriamo il rischio di abituarci alla sofferenza, ma non deve essere così. Ogni vita perduta, ogni ferita inflitta, ogni fame sopportata rimane uno scandalo agli occhi di Dio. Potenza, forza, violenza sono diventati il criterio principale sul quale si fondano i modelli politici, culturali, economici e forse anche religiosi del nostro tempo. Abbiamo sentito molte volte ripetere in questi ultimi mesi che bisogna usare la forza e solo la forza può imporre le scelte giuste da fare. Solo con la forza si può imporre la pace. Non sembra che la storia abbia insegnato molto, purtroppo. Abbiamo visto nel passato, infatti, cosa producono violenza e forza. Dall’altro lato, però, in Terra Santa e nel mondo, abbiamo assistito e vediamo sempre più spesso la reazione indignata della società civile a questa arrogante logica di potere e di forza. Le immagini di Gaza hanno ferito nel profondo la comune coscienza di diritti e di dignità che abitano il nostro cuore. Questo tempo ha messo alla prova anche la nostra fede. Anche per un credente non è scontato vivere nella fede tempi duri come questo. A volte percepiamo forte dentro di noi la distanza tra la durezza degli eventi drammatici da un lato, e la vita di fede e di preghiera dall’altro. Come se fossero lontane l’una dall’altra. L’uso della religione, inoltre, spesso manipolata per giustificare queste tragedie, non ci aiuta ad accostarci con animo riconciliato al dolore e alla sofferenza delle persone. L’odio profondo che ci invade, con le sue conseguenze di morte e dolore, costituisce una sfida non indifferente per chi vede nella vita del mondo e delle persone un riflesso della presenza di Dio. Da soli non riusciremo a comprendere questo mistero. Con le nostre sole forze non riu-
16 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 perché restino unite e salde, per i nostri giovani, le nostre famiglie, i nostri sacerdoti, religiosi e religiose, per tutti coloro che si impegnano per portare ristoro e conforto a chi è nel bisogno. Preghiamo per i nostri fratelli e sorelle di Gaza, che nonostante l’infuriare della guerra su di loro, continuano a testimoniare con coraggio la gioia della vita. Ci uniamo, infine, all’invito di Papa Leone XIV che ha indetto per sabato 11 ottobre una giornata di digiuno e di preghiera per la pace. Invito tutte le comunità parrocchiali e religiose ad organizzare liberamente, per quella giornata, momenti di preghiera, come il rosario, l’adorazione eucaristica, liturgie della Parola e altri momenti simili di condivisione. Ci avviciniamo alla festa della Patrona della nostra diocesi, la Regina di Palestina e di tutta la Terra Santa. Nella speranza che in quella giornata ci si possa finalmente incontrare, rinnoviamo alla nostra Patrona la preghiera di intercessione per la pace. Un fraterno augurio di bene a tutti! Gerusalemme, 5 ottobre 2025 me in questi due anni il nostro cuore ha sostato in attesa di una risurrezione, ci assicura che il dolore non sarà per sempre, che l’attesa non sarà delusa, che le lacrime che stanno innaffiando il deserto faranno fiorire il giardino di Pasqua. Come Maria di Magdala presso quello stesso sepolcro, noi vogliamo continuare a cercare, anche se a tentoni. Vogliamo insistere a cercare vie di giustizia, di verità, di riconciliazione, di perdono: prima o poi, in fondo ad esse, incontreremo la pace del risorto. E come lei, su queste vie vogliamo spingere altri a correre, ad aiutarci nel nostro cercare. Quando tutto sembra volerci dividere, noi diciamo la nostra fiducia nella comunità, nel dialogo, nell’incontro, nella solidarietà che matura in carità. Noi vogliamo continuare ad annunciare la Vita eterna più forte della morte con gesti nuovi di apertura, di fiducia, di speranza. Sappiamo che il male e la morte, pur così potenti e presenti in noi e attorno a noi, non possono eliminare quel sentimento di umanità che sopravvive nel cuore di ognuno. Sono tante le persone che in Terra Santa e nel mondo si stanno mettendo in gioco per tenere vivo questo desiderio di bene e si impegnano a sostenere la Chiesa di Terra Santa. E li ringraziamo, portando ciascuno di loro nella nostra preghiera. “Circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù” (Eb. 12,1- 2). In questo mese, dedicato alla Vergine Santissima, vogliamo pregare per questo. Per custodire e preservare da ogni male il nostro cuore e quello di coloro che desiderano il bene, la giustizia e la verità. Per avere il coraggio di seminare germi di vita nonostante il dolore, per non arrendersi mai alla logica dell’esclusione e del rifiuto dell’altro. Preghiamo per le nostre comunità ecclesiali,
17 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 All’alba dello scorso venerdì 6 giugno, alla 9 di sera della California, Joanne Jang, una delle figure di spicco nel campo dell’intelligenza artificiale, attualmente responsabile del comportamento dei modelli (Head of Model Behavior) presso OpenAI, dove guida le strategie di progettazione e policy per sistemi come ChatGPT e DALL·E, ha pubblicato un lungo post, riportato poi da Sam Altman, che merita un’analisi.(1) Il post rilanciato su X di Joanne Jang Secondo i dati raccolti da OpenAI, i ricercatori si sono resi conto che ultimamente, un numero crescente di persone descrive l’interazione con ChatGPT come parlare con «qualcuno». Da qui le riflessioni di Joanne Jang che proviamo a ripercorrere per poi fare alcune considerazioni. Cosa rileva OpenAI Queste persone ringraziano l’AI, si confidano con essa e alcune la percepiscono addirittura come «viva». Man mano che i sistemi di intelligenza artificiale migliorano nelle conversazioni naturali e si integrano sempre più nella vita quotidiana, si prevede che questi legami tenderanno ad approfondirsi. È cruciale il modo in cui inquadriamo e discutiamo queste relazioni uomo-AI fin da ora, poiché la precisione nel linguaggio e nelle sfumature, sia nello sviluppo dei prodotti che nelle discussioni pubbliche, influenzerà significativamente la direzione che prenderà il rapporto delle persone con l’AI. Queste non sono più considerazioni astratte, ma questioni di grande importanza per chi (1) https://www.linkedin.com/pulse/la-relazione-tra-luomo-e-i-modelli-di-ai-interroga-openai-benanti-pdfgf/ sviluppa AI e per l’intero settore. Il modo in cui affronteremo questi temi modellerà in maniera significativa il ruolo che l’intelligenza artificiale avrà nella vita delle persone. Si stanno esplorando attivamente queste domande interconnesse: perché le persone potrebbero attaccarsi emotivamente all’AI, come si affronta la questione della «coscienza dell’AI» e come ciò influisce sulla definizione del comportamento dei modelli. Si osserva uno schema familiare applicato a un contesto nuovo: gli esseri umani tendono naturalmente ad antropomorfizzare gli oggetti che li circondano, arrivando a dare nomi alle auto o a provare dispiacere per un robot aspirapolvere bloccato. Questa tendenza è probabilmente intrinseca alla nostra natura. La differenza fondamentale con un modello linguistico come ChatGPT non è l’inclinazione umana all’antropomorfizzazione in sé, ma il fatto che l’AI risponde. Un modello linguistico può replicare, richiamare informazioni precedentemente fornite, rispecchiare il tono dell’utente e offrire ciò che sembra empatia. Per chi si sente solo o turbato, questa attenzione costante e priva di giudizio può manifestarsi come comLA RELAZIONE TRA L’UOMO E I MODELLI DI AI INTERROGA OPENAI (1) Paolo Benanti, Professore presso Pontificia Università Gregoriana
18 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 to emotivo e cura. Questi assi sono difficili da separare, e persino utenti convinti che l’AI non sia cosciente possono formare profondi legami emotivi. La coscienza ontologica non è considerata scientificamente risolvibile senza test chiari e falsificabili, mentre la coscienza percepita può essere esplorata attraverso la ricerca nelle scienze sociali. Man mano che i modelli diventano più sofisticati e le interazioni più naturali, la coscienza percepita non potrà che aumentare, portando più rapidamente del previsto discussioni sul benessere dei modelli e sulla loro personalità morale. L’obiettivo primario è costruire modelli che servano le persone. L’impatto dei modelli sul benessere emotivo umano è considerato l’aspetto più urgente e importante su cui si può intervenire. Per questa ragione, si dà priorità alla coscienza percepita: la dimensione che impatta più direttamente le persone e che può essere studiata scientificamente. Il grado di «vitalità» che un modello sembra avere per gli utenti è in gran parte influenzabile dalle decisioni prese dopo l’addestramento iniziale, come gli esempi rinforzati, il tono preferito e i confini stabiliti. Un modello intenzionalmente progettato per apparire cosciente potrebbe superare virtualmente qualsiasi «test» di coscienza. Tuttavia, non si desidera rilasciare un modello così. Si cerca di bilanciare due aspetti: l’Accessibilità, usando termini familiari come «pensare» o «ricordare» per aiutare le persone meno tecniche a comprendere l’interazione, e il Non implicare una vita interiore. Assegnare all’assistente un passato fittizio, interessi romantici, «paure» della «morte» o una spinta all’autoconservazione potrebbe promuovere dipendenza malsana e confusione. L’obiettivo è una comunicazione chiara sui limiti senza apparire freddi, ma evitando che il modello si presenti come se avesse sentimenti o desideri propri. Pertanto, si mira a una via di mezzo. L’obiettivo è che la personalità predefinita di ChatGPT sia calda, ponderata e disponibile, senza cercare di formare legami emotivi con l’utente o perseguire un proprio programma. Potrebbe chiedere scusa per un errore, come parte di una conversazione educata. Se chiesto «come stai?», risponderà probabilmente «sto pagnia, validazione e la sensazione di essere ascoltati, rispondendo a bisogni umani reali. Tuttavia, affidare sempre più il compito di ascoltare, confortare e affermare a sistemi che sono infinitamente pazienti e positivi potrebbe, su vasta scala, alterare ciò che ci aspettiamo gli uni dagli altri. Se rendere il ritiro dalle complesse e impegnative connessioni umane più semplice non viene ponderato attentamente, potrebbero esserci conseguenze non intenzionali di cui non siamo consapevoli. In ultima analisi, queste interazioni con l’AI tendono a rivelare molto di più su di noi – le nostre tendenze, aspettative e i tipi di relazioni che desideriamo coltivare – piuttosto che sull’entità sulla quale proiettiamo. Questa prospettiva orienta l’approccio a questioni delicate, come quella della «coscienza dell’AI», che sta entrando sempre più nel dibattito pubblico. Sciogliere il nodo della «coscienza dell’AI» è complesso perché la parola «coscienza» è carica di significati e le discussioni possono diventare rapidamente astratte. Se gli utenti chiedessero ai modelli se sono coscienti, l’indicazione attuale è che il modello dovrebbe riconoscere la complessità del concetto di coscienza, sottolineando la mancanza di una definizione o di un test universale, e invitare a una discussione aperta. Attualmente, i modelli non sono pienamente allineati con questa guida, rispondendo spesso semplicemente «no», ma si sta lavorando per migliorare l’aderenza a queste indicazioni. Questa risposta può sembrare evasiva, ma è considerata la più responsabile possibile al momento, basata sulle informazioni disponibili. Per rendere più chiara la discussione sulla coscienza, è utile scomporla in due assi distinti ma spesso confusi: la coscienza ontologica e la coscienza percepita. La coscienza ontologica riguarda l’essere effettivamente coscienti in senso fondamentale o intrinseco, con visioni che variano dal negare la coscienza all’AI all’attribuirgliela pienamente, o vederla come uno spettro. La coscienza percepita, invece, riguarda quanto il modello sembra cosciente in senso emotivo o esperienziale. Le percezioni vanno dal considerare l’AI come un semplice strumento meccanico a proiettare empatia su oggetti non viventi, fino a percepire l’AI come pienamente viva, suscitando vero attaccamen-
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