42 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 ropea nel 1974, che introdusse il principio della reciproca fiducia e del riconoscimento accademico dei periodi di studio compiuti all’estero. Occorsero però diversi anni perché si arrivasse al varo del programma Erasmus (1987), che mobilita risorse economiche e amministrative, con una machinery che ha consentito inizialmente a una minoranza poi a numeri sempre più grandi di studenti di fare un’esperienza umana, culturale, scientifica, linguistica nella prospettiva dell’Europa dei cittadini e della pace. Se il Trattato di Schengen viene negli ultimi tempi sospeso, nella speranza di combattere in questo modo i problemi dell’immigrazione e del terrorismo islamistico, col rischio di mutilare la stessa Unione di uno dei suoi valori fondanti, se singoli stati alzano i muri, per non accogliere profughi disperati, e se le partite di calcio internazionali sono occasioni per attivare guerriglie fra bande di hooligans e black bloc, in nome di simboli nazionalistici e xenofobi, l’Erasmus è una delle poche iniziative che resistono e anzi aumentano il loro prestigio. Una riflessione aggiornata sul destino dell’Europa, ricordando Churchill Come ho ricordato, sono ormai quasi 4 milioni gli studenti che devono dire grazie a «Mamma Erasmus», che ha perseguito il suo progetto con tenacia, «disturbando la quiete» di coloro che ritenevano marginale o utopica questa iniziativa. Perché non incoraggiare, su questa base, il Servizio Volontario Europeo, e pensare magari anche a una squadra di calcio europea? Bisogna che lo spirito delle ormai diverse generazioni erasmiane dia i suoi frutti, oltre che nella vita scientifica, culturale e professionale, anche nella vita sociale, sportiva e politica. Nel codice genetico dell’università europea si trova la libertà di ricerca, d’insegnamento e di movimento, valore che si è sviluppato insieme alla libertà di crescita, di commercio, di scoperta e di creazione del nuovo. La libertà si sviluppa con le libertà, e queste sono possibili solo in un clima di dialogo e di mutuo riconoscimento. Il cammino percorso fin qui dalle università europee è durato quasi un millennio e ha visto la nascita e il superamento di ostacoli di varia natura e gravità. la Commissione per i Diritti Umani dell’ONU, l’Accademia di Diritto Internazionale dell ‘Aja e la London School of Economics. Nel 2002 Sofia è stata eletta nel Comitato Direttivo (Board) della EAEA, l’Associazione paneuropea per l’educazione degli adulti. Vive e lavora a Roma. Parla Inglese e francese. L’ultimo suo libro, intitolato «Erasmus ed Erasmus Plus» (in italiano e/o in inglese), è interamente scaricabile gratuitamente dal sito www.sofiacorradi.eu. Avendo avuto l’opportunità di conoscere i suoi scritti e il suo curriculum come membro della Commissione di concorso universitario a posti di prima fascia, ho potuto apprezzare sia la vicenda biografica, sia l’elaborazione pedagogica che Sofia ha fatto nella sua complessa carriera di «pasionaria», di esperta giuridica e di docente di educazione degli adulti, sulla scorta della ricerca di Anna Lorenzetto. Mi è parso stupefacente e insieme esemplare il fatto che, fin da quand’era studentessa, Sofia abbia trasformato in impegno tenace e creativo la umiliazione provata di fronte ai funzionari dell’Università italiana, quando si vide rifiutare il riconoscimento accademico degli studi condotti negli USA. Ogni paese aveva le sue regole, e gli studi all’estero non erano riconosciuti. Punto. Questo punto lei lo ha trasformato in esclamativo, per indicare la rabbia provata di fronte a un’ingiustizia subita a causa di pregiudizi e di norme irrazionali, e poi in punto interrogativo, per chiedere a tutte le autorità accademiche (conferenze dei Rettori italiana ed europea) e politiche che riusciva ad avvicinare, che cosa si potesse fare per superare queste assurde barriere esistenti fra università di diversi paesi. Non si limitò a chiedere «perché no?», ma si dedicò con tenacia a proporre, ad assistere i rettori, a negoziare norme e curricoli, in un lungo periodo storico, che ebbe la sua più intensa attività scientifica e diplomatica fra il 1969 e il 1987. La lunga querelle sull’armonizzazione e sul mutuo riconoscimento dei corsi e dei titoli di studio, fra i diversi paesi europei, fu sbloccata in linea di principio dall’illustre sociologo Ralf Dahrendorf, presidente della Commissione eu-
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=