43 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 tegici. E la stessa Francia, ora assai impegnata nella difesa dell’euro, ma con un forte partito antieuropeo, è stata a lungo prigioniera della sua grandeur, ostacolando il processo d’integrazione. La concezione di una famiglia unica di popoli europei, più larga degli stati sovrani, che, ritenendosi depositari assoluti del diritto di guerra e di pace, si erano combattuti per secoli, ha rappresentato un notevole salto di qualità nella concezione della politica internazionale. Per questo Churchill affermava: «Se l’Europa può salvarsi dalla sua miseria infinita, anzi dalla rovina, è con un atto di fede nella Famiglia Europea e un atto di oblio per tutti i crimini e le follie del passato». Fede e oblio, che evocano speranza e perdono, piuttosto che rimozione o semplice dimenticanza delle tragedie belliche, sono gli atti interiori richiesti da uno statista che si era impegnato fino alla disperazione per battere la Germania nazista. Il ruolo dell’Università per un rilancio dell’idea di Europa È stato proprio il mondo universitario, con la Magna Charta approvata il 18 settembre 1988 a Bologna e successivamente sottoscritta da oltre ottocento rettori di altrettante università Basti pensare ai totalitarismi e allo sterminio prodotto dalle ultime due guerre mondiali. Ricordo in proposito una profetica ma poco ascoltata previsione di Winston Churchill. Egli disse in una conferenza tenuta a Zurigo, nel 1946, quando l’Europa era semidistrutta: «C’è un rimedio alla tragedia dell’Europa. Il rimedio è di ricreare la Famiglia Europea. Dobbiamo creare una sorta di Stati Uniti d’Europa»; bisogna avere «il senso di un patriottismo allargato e di una cittadinanza comune». «Il primo passo deve essere una partnership tra Francia e Germania. Solo così la Francia può riacquistare la guida morale e culturale dell’Europa». E poi: «Ma vi devo avvertire. Il tempo può essere breve. Oggi c’è uno spazio aperto». (Da Romano Guardini, Ritratto della malinconia, Morcelliana, Brescia 1993). Questo spazio si è in seguito, soprattutto negli ultimi mesi, ridotto vistosamente, ma a noi tocca non permettere che si chiuda del tutto. Dovrebbero ricordarsene in particolare i cittadini del Regno Unito chiamati a decidere nel referendum del 23 giugno se uscire dall’Unione Europea o se restarvi. Churchill rappresentava il Regno Unito, che in seguito avrebbe creato molte difficoltà al processo d’integrazione, sulla base della sua «insularità» e dei suoi privilegi storici e stra-
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