9-10 Settembre-Ottobre 2025

3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 Il motto dell’attuale Giubileo 2025 è «Pellegrini di Speranza». Il Giubileo è un tempo di grazia, un’opportunità unica per rinnovare la nostra fede e la nostra missione, è un’occasione preziosa per ricordarci che la speranza non è solo una virtù, ma l’orizzonte verso cui camminiamo insieme, educatori e studenti. Anzi è bene ricordare che il Giubileo proclamato dalla Chiesa, soprattutto se fatto comunitariamente con il passaggio della Porta Santa, l’aspersione dell’acqua benedetta, la partecipazione ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, la professione di fede e la preghiera per il Papa, dona l’indulgenza plenaria, è una specie di secondo battesimo, come uscire una seconda volta dal fonte battesimale, nello stato di grazia perfetta. Precisiamo che grande è la differenza fra la concezione cristiana della speranza, quella del mondo pagano e quella laica dei nostri giorni. Nell’antico mito greco Pandora, la prima donna mortale modellata da Efesto, aveva ricevuto in dono dagli dei bellezza, intelligenza, facilità di parola e di persuasione, ma Zeus le aveva affidato un misterioso vaso che non avrebbe mai dovuto aprire. In questo vaso erano racchiusi tutti i mali del mondo, la malattia, la vecchiaia, la tristezza, la depressione, gli inganni, le violenze, le guerre. Quando ella, vinta dalla curiosità, aperse il vaso tutte queste sofferenze si diffusero nel mondo; quando si affrettò a chiuderlo, in esso rimase imprigionata solo la speranza, un’illusione di felicità destinata fatalmente a spegnersi. Nella letteratura moderna Samuel Beckett ha rappresentato la speranza nel dramma Aspettando Godot: l’umanità di oggi è impersonata da due mendicanti in attesa di un piccolo dio che non giunge mai, che non manifestano la minima volontà di fare un passo per andargli incontro. La speranza cristiana è invece fondata non su una vaga aspirazione, ma su un evento reale e ben preciso: la risurrezione di Gesù dopo la sua morte in croce, un evento che coinvolge anche il nostro destino, perché nel battesimo siamo immersi nella sua morte e nella sua risurrezione e diveniamo partecipi della sua vita immortale. Senza la speranza cristiana non resta che incolpare dei mali la natura indifferente: «O natura, o natura, perché non rendi poi / quel che prometti allor? Perché di tanto / inganni i figli tuoi? … All’apparir del vero / tu (speranza), misera, cadesti: e con la mano / la fredda morte ed una tomba ignuda / mostravi di lontano». (G. Leopardi, A Silvia) oppure sprofondare nel nulla giungendo al massimo ad una disperazione calma, senza sgomento, lasciando eventualmente ad altri il compito di riprendere il lavoro e gli ideali terreni per i quali si è vissuto e lottato. La speranza cristiana Il termine speranza ha di fatto un doppio significato. Può essere semplicemente una passione umana che cerca di ottenere un bene terreno, un bene possibile, anche se difficile da raggiungere; esso mette in atto il dinamismo della volontà per ottenerlo: può essere la salute, o il denaro, o la conquista affettiva di una persona, o il potere e anche in un senso più ampio il benessere della società, della propria nazione, il raggiungimento della pace. Ma la speranza del cristiano è la virtù infusa L’INSEGNANTE PELLEGRINO DI SPERANZA PER SÉ E TRA I BANCHI DI SCUOLA Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM Spiritualità

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