38 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 ducazione. E poi c’è una cura che ripara la vita, che sono le attività mediche e sanitarie. Senza queste tre attività di cura, non ci sarebbe la vita di nessuno. Scuola e famiglia condividono il secondo tipo di cura: l’educazione diventa cura dell’essere dell’altro. Quindi la parola cura non ha alcun significato affettivo o emotivo, come spesso si pensa. Significa prendersi a cuore (8) l’essere dell’altro affinché sviluppi tutte le sue potenzialità e questo richiede un grande impegno personale, cognitivo e anche affettivo: significa portare se stessi come insegnanti e come genitori, nel piano relazionale. La scuola della cura in realtà è la scuola più impegnativa, tanto per i docenti quanto per gli alunni, perché è una scuola fortemente cognitiva ma anche di grande responsabilità per l’altro: la cura è faticosa e difficile. Per un insegnante non è «solo» – e dico «solo» tra virgolette – preparare le attività didattiche disciplinari, ma progettare la scuola in modo che sia piena di esperienze che nutrono l’essere dell’altro. La scuola della cura mette al centro la parola esperienza, come ci ha insegnato John Dewey: troppo spesso ci scordiamo che la scuola dovrebbe essere prima di tutto un luogo in cui offriamo esperienze, un luogo in cui «si fanno cose» dalle quali prendono nutrimento tutti gli aspetti del mio essere. A scuola abbiamo di fronte persone che sono ancora un fascio di potenzialità, che devono essere accompagnate a conoscere queste potenzialità e a svilupparle. A scuola i bambini devono apprendere come nutrire se stessi. Quindi l’educazione per la scuola ma anche per la famiglia e per gli altri contesti educativi è «offerta di esperienze che sappiano far fiorire le potenzialità dell’esserci». Ci deve essere anche un’educazione etica, che è l’educazione alla progettazione del senso dell’essere; un’educazione estetica, che è la capacità di apprezzare ciò che è bello e di prendere le distanze da ciò che è brutto, ma anche il saper costruire il bello e decostruire il brutto. …costruire comunità di discorso La scuola deve mettere gli studenti nelle condizioni di dialogare, di conversare, di ragio- (8) Abbiamo ben presente l’I CARE di Don Milani tutti questi aspetti influenzino il modo in cui i genitori interagiscono con la scuola e i suoi operatori ed è quindi indispensabile che i docenti siano adeguatamente attrezzati, sul piano culturale ed emotivo, a gestire situazioni così complesse. Inoltre, al di là di tali constatazioni, accettare che il proprio figlio possa avere problemi – di qualsiasi natura e di qualunque grado – non è sempre facile. Nella nostra società l’errore è stigmatizzato come qualcosa di negativo, l’insuccesso non è percepito quasi mai anche come un’opportunità per riflettere e per cambiare, quasi come una vergogna. Esserne consapevoli è il primo passo per capire che la ricerca di un’alleanza educativa non può mai passare dalla colpevolizzazione, ma piuttosto dalla condivisione della consapevolezza che la scuola e la famiglia devono e possono collaborare, nel rispetto delle diverse competenze e con le proprie peculiarità, per educare e far crescere i cittadini di domani. La scuola che vogliamo è quella che si occupa di ELENA …coltivare l’anima (6) Per noi è decisiva una scuola della cura, che è poi l’essenza del nostro essere umani. «Educare è aver cura dell’altro, affinché apprenda ad avere cura della vita. La cura è una necessità ontologica che diventa ideale di esistenza quando la vita vuole essere fedele a se stessa (7)». Pensare all’educazione come coltivazione dell’anima, in modo tale da riscoprire il senso profondo dell’educazione che ci spinge a mettere il giovane nelle condizioni di avere una presenza consapevole nel mondo. La cura, come è stato messo in evidenza da Heidegger e poi dalla scuola nordamericana, è l’essenza della vita dell’essere umano: senza cura noi non esisteremmo. C’è una cura che nutre la vita: una cura che si occupa degli elementi fondamentali, per conservarla. Poi c’è una cura che coltiva la vita, che è proprio l’e- (6) Sara De Carli, Dire, fare, baciare. Parole e azioni attorno a educazione, scuola e famiglia, 2025 ACRI (7) Luigina Mortari, L’arte di educare, Mimesis, Milano, 2025
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