37 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 trovarsi a dover leggere pagine e pagine in cui il genitore spiega, con dovizia di particolari, perché quanto detto dal docente non sia veritiero. I rigoristi che difendono sempre la scuola Agli antipodi troviamo invece genitori severissimi. Sono quelli che credono fermamente nella scuola quale ascensore sociale, sono ligi al dovere, estremamente rispettosi delle regole e pretendono che i figli lo siano altrettanto. Se i docenti sono consapevoli delle reazioni esagerate delle famiglie, si trovano in bilico tra la necessità di informarle di quanto è successo in classe e il timore di condannare lo studente a rimproveri eccessivi. Il colloquio come sfogatoio Di tutt’altro tenore sono poi i colloqui nei quali i genitori riversano tutti i problemi e le frustrazioni della propria vita. Succede molto spesso di essere testimoni di situazioni delicate, di incontrare persone che sono sull’orlo di una crisi di nervi. Per quanto empatico, un insegnante non è un terapeuta e poco deve dire di fronte ad ingarbugliate situazioni di vita che coinvolgono l’intera famiglia e affondano le radici in chissà quali dissapori passati. Da queste brevi annotazioni si comprende l’importanza che assume nei rapporti interpersonali l’empatia, che può aiutare il docente a trovare la strada giusta per costruire un’intesa capace di favorire il successo formativo di ogni studente. Per empatia intendiamo la capacità di entrare nell’universo mentale ed emotivo dell’interlocutore con il quale si intrattiene una relazione (l’allievo o la sua famiglia). Saper decodificare questo universo è un passaggio indispensabile per stabilire una relazione proficua e genuina. Sapersi mettere nei panni di un genitore è importante: a differenza del passato, oggi ci sono tanti tipi di famiglie caratterizzate tutte da problemi di varia natura; spesso entrambi i genitori lavorano e hanno meno tempo da dedicare all’educazione; molti ragazzi sono figli unici caricati di tutte le ambizioni e le speranze delle loro famiglie. Le classi sono sempre più multiculturali: ognuno ha tradizioni, consuetudini e regole che possono variare da quelle maggiormente diffuse. È evidente come nisce le linee guida che ogni istituzione scolastica in piena autonomia, gli studenti e le loro famiglie si impegnano a seguire nel rispetto dei reciproci ruoli, competenze e responsabilità. Le famiglie che non ci sono Tra le relazioni disfunzionali, vanno innanzi tutto citate quelle con le famiglie che non rispondono ad alcuna comunicazione, nemmeno alle convocazioni ufficiali, famiglie che, praticamente, «non ci sono». Gli insegnanti non hanno altra possibilità se non quella di provarci e riprovarci, chiedendosi il perché di tali silenzi. Indifferenza? Forse. O più probabilmente sfiducia nell’istituzione scolastica. È un risultato, comunque, di un percorso che – in chissà quale momento e in chissà quali circostanze – si è deteriorato. Spesso, inoltre, questo atteggiamento è espressione di situazioni socio-culturali deprivate che determinano una generale sottovalutazione del ruolo formativo svolto dalla scuola. Ripristinare una qualunque relazione tra scuola e famiglia è, in questi casi, un’impresa davvero ardua. I genitori che difendono il figlio a prescindere Ci sono poi colloqui che iniziano con un esordio che mette subito in allarme il docente esperto, della serie: «non sono il tipo di genitore che difende il proprio figlio, ma…». Dietro quel «ma» si cela un’innegabile verità: il genitore difenderà a spada tratta il proprio figlio. In questi casi, le chance che ha l’insegnante di sentirsi dare ragione sono praticamente pari a zero. Qualunque fatto possa portare a supporto delle proprie parole sarà accuratamente smontato. Al termine del colloquio il docente, stremato, potrebbe arrivare anche a pensare di essersi immaginato tutto. I grafomani che comunicano solo per iscritto Sempre comparabili a questa categoria sono i genitori che rispondono per iscritto alle note. Certo, il registro elettronico ha notevolmente ridotto questa possibilità ma, soprattutto alla scuola primaria e alla scuola secondaria di primo grado, permane la consuetudine di trascriverle sul diario. In tre righe sinteticamente il docente informa la famiglia dell’accaduto. Non sia mai. Il giorno successivo il malcapitato può
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