39 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 ne etica, che è l’educazione a cercare il bene e evitare di fare il male, perché solo da questo, socraticamente, viene una buona qualità della vita spirituale. …formare cittadini E poi c’è la dimensione politica, cioè l’imparare a essere cittadini fra gli altri: non è solo l’educazione civica come conoscenza della Costituzione, ma è l’educazione all’altro, perché ogni giovane sappia costruire «modi di essere» che gli consentano di essere cittadino insieme agli altri, nel mondo. Un insegnante e un genitore devono dare speranza e fiducia, ma anche essere severi e fermi: entrambe le cose. Platone nel Teeteto quando sente in difficoltà un giovane gli dice esplicitamente «Abbi fiducia in te stesso, vedrai che ci riesci». A scuola e in famiglia bisogna fare richieste alte, ma dando un sostegno continuo: la grande sfida è sempre quella di costruire un contesto di apprendimento facendo sì che nessuno mai si senta abbandonato. Ecco perché è fondamentale e primario recuperare il rapporto tra i docenti, responsabili del progetto educativo, e le famiglie che sui propri figli hanno un analogo progetto. Tutti insieme sono parti di una vera e mai pienamente realizzata «comunità educante». E allora lavoriamo insieme per costruirla questa comunità educante, che aiuti i nostri ragazzi a diventare uomini e donne consapevoli, sostenuti da noi, ma riconosciuti altro da noi parafrasando Gibran: Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli/studenti sono lanciati in avanti e il genitore/il maestro. Se è saggio veramente, non offrirà loro di entrare nella casa della propria sapienza; li condurrà fino alla soglia della loro mente. La mente di quella persona che solo temporaneamente ci è stata affidata e che dobbiamo mettere in condizione di realizzare serenamente e al meglio i propri talenti. nare insieme per imparare insieme. Perché le capacità più alte del pensiero le sviluppiamo quando viviamo in un contesto di dialogo, che è potentissimo sul piano cognitivo. Non solo ricevere e accumulare conoscenze, ma una scuola dove – attraverso la parola – io costruisco il sapere con l’altro (9). …essere consapevole dell’inquietudine dei giovani E poi insieme dobbiamo prenderci cura anche dell’educazione spirituale, qualcosa di essenziale perché i giovani hanno dentro grandi domande e spesso non lasciano che prendano voce perché sanno che a scuola o a casa non troverebbero spazio: ma se noi evitiamo di dare spazio a queste domande, una parte della loro potenzialità cognitiva viene meno. Gli adulti, insegnanti e genitori, spesso hanno troppa fretta di fornire risposte mentre i giovani sembrano suggerire una «pedagogia della domanda», dell’interrogarsi, del non averne paura; se una cosa gli adulti devono insegnare loro, non è il frettoloso rifugiarsi in risposte rapide, ma piuttosto la capacità di abitare le domande, di non lasciarsene spaventare, di aver fiducia che nell’ospitare le domande si ospita una forza di vita che aiuta ad andare sempre al di là. I giovani non vogliono accanto a sé adulti che diano loro le loro risposte e certezze, ma piuttosto dei compagni di viaggio, persone che si stanno ancora ponendo interrogativi e che possono accompagnarli nella loro ricerca perché sono, come loro, dei cercatori. Quando si parla di felicità oggi, la leghiamo molto ai temi consumistici: eudaimonìa (10) è la possibilità di sentire un piacere puro nell’anima, quel piacere puro che viene dall’agire in modo giusto, dice Socrate. Quando si parla di eudaimonìa la si deve ricollegare all’educazio- (9) Zona di sviluppo prossimale, Lev Semënovič Vygotskij, in particolare Vygotskij pensava al contesto della famiglia e della scuola; Mario Martinelli, Collaborare nelle diversità, Mondadori Università, 2017, gli studenti lavorano in piccoli gruppi per raggiungere un obiettivo comune, valorizzando l’interdipendenza positiva e la responsabilità individuale. (10) Felicità quale scopo di vita e fondamento etico, dal greco eudaimonìa “felicità, benessere”, composto da eu “buono” e daimon “genio, demone”.
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