9-10 Settembre-Ottobre 2025

5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 Spiritualità tezza che quello che viviamo e facciamo ha un senso: il Signore ci chiama ad agire, a migliorare nel nostro piccolo il mondo in cui viviamo, proprio perché siamo sicuri che la nostra vita non finisce nel vuoto e quindi che il nostro impegno educativo può produrre un cambiamento. La speranza cristiana tende con certezza assoluta il suo oggetto, appoggiandosi sull’aiuto di Dio. Sperare vuol dire cooperare con Dio: ogni giorno è un dono, dà un senso anche alle prove della nostra vita, migliora la qualità della preghiera perché la fonde con il lavoro, può essere addirittura vista come un anticipo del paradiso. La cura degli alunni non si ferma alla didattica: si prende cura dei disturbi di apprendimento e delle fragilità. Significa stare attenti ai loro bisogni emotivi e spirituali, cogliendo i segnali di disagio e offrendo un sostegno. Possiamo promuovere la speranza attraverso iniziative didattiche che aprano il cuore dei ragazzi al Vangelo, ad esempio coinvolgendo gli studenti in attività di aiuto per i più deboli (compagni, amici, anziani), insegnando loro a servire e a donare speranza agli altri, con percorsi di riflessione sulla fraternità, sulla pace, sulla misericordia, sulla gioia, invitandoli ad accogliere e ad interagire con compagni di diversa cultura, proponendo anche modelli di santità come Pier Giorgio Frassati, un giovane amante della vita, della montagna, dei poveri e Carlo Acutis, un ragazzo innamorato di Gesù presente nell’Eucaristia e nello stesso tempo positivamente attivo in internet, di cui è considerato patrono. L’anno giubilare è pertanto un’occasione preziosa per ricordarci che la speranza non è solo una virtù, ma l’orizzonte verso cui camminiamo insieme, educatori e studenti: un orizzonte divino che proietta il nostro presente verso il futuro. La vita ha un senso ed una direzione. Per il credente vita e speranza fluiscono dal corpo di Gesù Risorto e vengono a scorrere nelle nostre vene, creando unità e fraternità: è la speranza che ci indica il Papa Leone XIV con il suo motto: In illo Uno unum. In quell’unico maestro che è Cristo siamo tutti una cosa sola. Innanzitutto dobbiamo riconoscere la speranza che già c’è, partendo dai desideri che ogni studente porta con sé quando comincia un ciclo o un nuovo anno scolastico. L’inizio della scuola è un atto di speranza in sé. L’alunno spera in nuove amicizie, in insegnanti che lo capiscano, in successi scolastici e sportivi, oppure sogna di diventare un giorno un bravo professionista dopo essersi laureato, di poter viaggiare e conoscere il mondo, di formarsi una famiglia. È una speranza legata al futuro, a una promessa di crescita e di realizzazione personale. Il primo compito del docente non è «dare» la speranza, ma riconoscerla e non soffocarla. La speranza degli studenti è un terreno fertile: il docente deve essere come un giardiniere che si prende cura della pianta già esistente, offrendole l’acqua e la luce necessarie. Come possiamo tradurre questo stimolo spirituale nella pratica quotidiana della scuola? Innanzitutto, vivendo con gioia e gratitudine. Un insegnante che ama il proprio lavoro e che vede in ogni studente un potenziale unico, trasmette speranza senza bisogno di spiegazioni. Incoraggiamo i ragazzi a superare i fallimenti, a non arrendersi di fronte alle difficoltà, a credere nelle proprie capacità. La speranza si realizza anche attraverso la cura delle relazioni: creare un clima di accoglienza e rispetto, dove ogni alunno si senta visto, ascoltato e valorizzato, è un atto di speranza concreto. La nostra professionalità è parte integrante della nostra missione. Essere preparati, competenti e aggiornati è un atto di carità verso i nostri studenti. L’eccellenza professionale, unita alla testimonianza della nostra fede, ci rende credibili e autorevoli. Un insegnante cattolico non si limita a trasmettere nozioni, ma plasma le menti e i cuori, aiutando gli alunni a crescere come persone integre e responsabili. La cura dei dettagli, la pazienza nel correggere, l’impegno nel preparare una lezione, sono tutti gesti che comunicano speranza: la speranza che lo studio non sia un peso, ma la gioia di una scoperta. La speranza richiede che non siamo fermi, che viviamo la nostra vita in tensione verso l’Altro. Richiede giusti momenti di sosta; è cer-

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