33 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 modello di scuola aperta e partecipe. L’autonomia scolastica ha rinnovato e rafforzato le esigenze partecipative laddove alla scuola si richiede di condividere una progettazione territoriale con le varie realtà ed in particolare ascoltando le istanze dei genitori. C’è una stretta correlazione fra la qualità generale della azione famiglia scuola e la qualità generale della scuola, così come fra il fallimento scolastico e la distanza sociale e culturale fra casa e scuola. Il Piano Triennale dell’Offerta Formativa della scuola non dovrebbe pertanto rappresentare unicamente «il luogo in cui vengono riportate le varie iniziative che conduce o intende condurre l’istituto» ma un progetto territoriale organico e condiviso e continuamente modificabile attraverso «verifiche» che consentano di «riorientare» le scelte. Insomma, spesso i PTOF sono pensati per i docenti e per la scuola e vi manca un reale coinvolgimento delle sue componenti fondamentali (come studenti e genitori). Conseguentemente i genitori, come gli studenti, si sentono poco «responsabili» delle scelte dell’Istituzione. Essi non si sentono considerati come «risorse» e ciò rende ovviamente più difficile la concreta realizzazione di «alleanze». Purtroppo, a volte accade che la scuola progetti senza ascoltare i bisogni e non ci sia alleanza con la famiglia; senza una preparazione all’ascolto» difficilmente la scuola riuscirà a guidare i genitori e gli studenti nelle scelte. È vero anche che i genitori non sono educati a partecipare e, invece, la scuola deve lavorare in questa direzione. Le ricerche specialistiche mostrano che in generale quando le relazioni famiglia-scuola non sono soddisfacenti, molti genitori spesso temono gli insegnanti perché essi hanno un potere istituzionale, a volte anche memori di personali esperienze negative. Temono le sanzioni scolastiche e diventano a priori sindacalisti dei figli! Quelli più giovani, inoltre, non conoscono il valore dei no e delle frustrazioni gestite e reagiscono con atteggiamenti aprioristicamente difensivi e aggressivi. La ricerca evidenzia anche che la partecipazione di entrambi i genitori nei primi ordini scolastici è sei volte più importante per il miglioramento scolastico dell’influsso della scuola. Se tutti i genitori di una classe sosteMa tale rapporto con le famiglie si deve aprire al contesto di vita; pertanto, la scuola è chiamata a progettare interventi mirati sui territori. E necessario pensare e organizzare momenti significativi, anche al di fuori del tempo scuola, che siano occasioni per vivere insieme esperienze di conoscenza e di crescita, con i propri figli e con i loro compagni. Ambiente, arte, cultura e sport, sembrano occasioni da cui partire in collaborazione con gli enti e le associazioni che operano in questi ambiti. Si sente anche parlare di buone pratiche per condividere gli obiettivi educativi, ne parliamo? ARNALDO Alcuni dei possibili percorsi per la costruzione di un significativo partenariato scuola -genitori, in molte realtà sono « buone pratiche» già esistenti: sono interventi che mirano alla costruzione e/o al consolidamento di rapporti di collaborazione per condivisione degli obiettivi educativi e didattici e alla formazione dei genitori per meglio sostenere il loro ruolo genitoriale: • attività di formazione riguardo ad aspetti educativi, psicologici e della comunicazione • iniziative in ambito di educazione degli adulti, di rafforzamento delle conoscenze dei genitori con laboratori (linguistici, informatici, creativi) • coinvolgimento dei genitori nei momenti di preparazione e realizzazione di feste e manifestazioni organizzate dalla scuola. • cooperazione dei genitori nella realizzazione dei progetti integrativi: educazione alla salute, orientamento, educazione ambientale, musicale, sportiva... • promozione di eventuali iniziative delle associazioni, in attività culturali e formative rivolte sia agli allievi sia agli adulti. Per questa ragione sono stati attivati in vari comuni/Città metropolitane i cosiddetti «Patti Educativi di Comunità» che vedono la Scuola un presidio civico al centro di una rete con istituzioni locali, cittadini, associazioni al fine di intervenire sulla povertà educativa, scoraggiare la dispersione scolastica e promuovere un
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=