26 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2025 Quasi due terzi del campione percepisce che le persone straniere siano frequentemente soggette a atti discriminatori, un dato che scende al 52% quando si tratta di coetanei/e stranieri, suggerendo una distinzione tra quanto osservato in generale nella società e ciò che viene percepito più vicino alla realtà giovanile. L’esperienza diretta o indiretta della discriminazione risulta estremamente comune tra i giovani intervistati; solo il 7% di loro dichiara, infatti, di non aver mai vissuto direttamente, né assistito nell’ultimo anno a episodi discriminatori. Tra i rispondenti con background migratorio, il vissuto di discriminazione ha riguardato fattori come lo stesso essere persona migrante o figlia di immigrati, l’aspetto fisico e il colore della pelle, l’etnia e l’accento linguistico, l’appartenenza a famiglia con basso reddito, la religione. Un giovane ha puntualizzato: «Chi cede a un approccio razzista, non considera le persone come individui, ma solo come parti indistinte di un gruppo, ritenuto meno degno del proprio. Ad esso vengono attribuite determinate caratteristiche, solitamente non veritiere, allo scopo di sottolineare la superiorità del proprio gruppo di appartenenza». Storie di resilienza Non mancano storie di resilienza, coraggio e determinazione: dare voce direttamente a adolescenti e giovani, soprattutto quelli con background migratorio, consente di perseguire l’obiettivo di restituire la complessità e le diverse angolazioni ai temi trattati, garantendo al contempo un’informazione più corretta e rispettosa delle diversità culturali. Le evidenze raccolte – utili per sviluppare politiche e programmi efficaci a favore dell’inclusione e della coesione sociale – sono state sintetizzate nel titolo di questo rapporto «Così lontani, così vicini», che se da un lato suggerisce che la Generazione Zeta è ancora lontana dall’essere realmente «senza confini» e che permangono numerosi pregiudizi, consci e inconsci, che continuano a influenzarne gli atteggiamenti, dall’altro le esperienze di contatti, scambi e interculturalità sono leve positive per superare il senso di isolamento e esclusione e costruire le basi per una società più coesa. Bisogno di un dialogo interculturale più profondo È alto il dato relativo alla conoscenza e al contatto diretto con persone di altri Paesi: circa 7 giovani su 10 conoscono almeno una persona proveniente da un altro Paese europeo, 6 su 10 almeno una proveniente dall’Africa, e per circa un intervistato su due sono state strette relazioni d’amicizia. L’85% degli adolescenti e giovani in Italia considera le occasioni di scambio e interculturalità come arricchenti per la capacità di rendere più vicine persone diverse tra loro. Questo atteggiamento positivo verso il contatto con altre culture mostra un potenziale significativo per la promozione della coesione sociale e dei rapporti interculturali, anche se esistono ancora barriere che impediscono un’inclusione sociale piena e evidenziano il bisogno di un dialogo interculturale più profondo. «Quando le persone si ascoltano e si capiscono, possono costruire ponti invece di muri» – ha sottolineato una giovane nata in Italia da mamma cubana e papà italiano. «Non si tratta solo di numeri, ma di storie reali, di scambi che ci arricchiscono e ci insegnano a essere più consapevoli della nostra umanità. (…) La mia doppia identità mi ha arricchita. Mi ha insegnato a vedere il mondo con occhi diversi, a riconoscere la bellezza nella diversità e a capire che la mia storia è fatta proprio da questi intrecci culturali. E credo che questo sia il bello: unire ciò che sembra diverso e scoprire quante cose in comune ci sono, anche quando non sembra di appartenere a un solo posto». Percezioni e vissuti di discriminazione Il dato centrale dell’indagine riguarda, però, l’altro lato della diversità, ovvero le percezioni e i vissuti di discriminazione. Le persone straniere, indipendentemente dal colore della pelle, vengono percepite come una delle categorie più svantaggiate in Italia, insieme ai poveri e agli appartenenti alla comunità LGBTQ+; un quarto del campione identifica le persone non bianche, anche italiane, come una categoria penalizzata, mentre chi non possiede la cittadinanza italiana, pur essendo nato o cresciuto in Italia, è considerato svantaggiato da circa un quinto dei giovani intervistati.
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