La Scuola e l'Uomo - n. 9-10 - Settembre-Ottobre 2022

La Scuola e l'Uomo - n. 9-10 - Settembre-Ottobre 2022

Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori Periodico fondato da Gesualdo Nosengo

LA SCUOLA E L’UOMO Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 Editoriale - Rosalba Candela ESSERE CITTADINI 1 RUBRICHE VITA DELL’UNIONE Trieste 44 SOMMARIO Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma Anno LXXIX- Numero 9-10 - SettembreOttobre 2022 Poste Italiane spa spedizione in abbonamento postale D.L. 353/03 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) ART. 1 COMMA 1 MP-AT/C/RM/ Autorizzazione del tribunale di Roma n. 452 in data 11 febbraio 1949 DIRETTORE Rosalba Candela DIRETTORE RESPONSABILE Luciano CORRADINI COMITATO REDAZIONALE Francesca GIAMMONA Maria Luisa LAGANI Caterina SPEZZANO Giovanna VENTURINO COORDINATORE DI REDAZIONE Elena FAZI PROGETTO GRAFICO Luigi GAGLIARDI Tel. 06 6875584 Presidenza: presidenza@uciim.it Segreteria: segreteria@uciim.it Tesseramento: tesseramento@uciim.it Redazione: redazione@uciim.it Amministrazione: amministrazione@uciim.it Consulenza: consulenza@uciim.it Webmaster: webmaster@uciim.it Sito internet: www.uciim.it Banca Intesa San Paolo IBAN IT56 A030 6909 6061 0000 0071 210 Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma Inviato in omaggio ai soci dell’UCIIM STAMPA Eurolit - Roma Questo numero è stato chiuso il 9 novembre 2022 Finito di stampare nel mese novembre 2022 ISSN 0036-987X Spiritualità - Padre Giuseppe Oddone LA NOSTRA VICENDA TERRENA E LA NOSTRA SPERANZA CRISTIANA 12 Luca Utili PENSARE I PERCORSI DI «EDUCAZIONE CIVICA» A PARTIRE DAL PROFILO DISCIPLINARE 15 MI L’IMPORTANZA E IL PIACERE DI APPRENDERE DA ADULTI 23 Gian Carlo Sacchi ITS ACADEMY 27 Maria Grazia Gravina UNA CERTIFICAZIONE LINGUISTICA DURANTE LA PANDEMIA: UN’ESPERIENZA ORDINARIA CHE SI TINGE DI STRAORDINARIO 29 Angela Ruotolo A SCUOLA CON MINECRAFT 31 Anna Bisazza Madeo OLTRE LO SMARRIMENTO 34 EVENTO MOLTIPLICATORE DEL PROGETTO ECCOPS IN SPAGNA. PARTECIPAZIONE, EDUCAZIONE CIVICA E SOSTENIBILITÀ 41 Commissione UCIIM Europa LA STRUTTURA DEI SISTEMI EDUCTAIVIEUROPEI (1) DIAGRAMMI SCHEMATICI EURIDICE. FATTI E CIFRE 2022/2023 MilenaT renta, Lidia SantanaeVga, Olga González Morales 35 Giorgia Meloni DISCORSO PROGRAMMATICO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ON. GIORGIA MELONI 6

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 1 bilità che li attende e dalla austera solennità di quest’aula, così come fu per me quando vi entrai per la prima volta in punta di piedi. Come da consuetudine vorrei però anche esprimere alcune brevi considerazioni personali. Incombe su tutti noi in queste settimane l’atmosfera agghiacciante della guerra tornata nella nostra Europa, vicino a noi, con tutto il suo carico di morte, distruzione, crudeltà, terrore… una follia senza fine. Mi unisco alle parole puntuali del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «la pace è urgente e necessaria. La via per ricostruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto internazionale, della libertà del popolo ucraino». Oggi sono particolarmente emozionata di fronte al ruolo che in questa giornata la sorte mi riserva. In questo mese di ottobre nel quale cade il centenario della Marcia su Roma, che dette Colleghe Senatrici, Colleghi Senatori, rivolgo il più caloroso saluto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a quest’Aula. Con rispetto, rivolgo il mio pensiero a Papa Francesco. Certa di interpretare i sentimenti di tutta l’Assemblea, desidero indirizzare al Presidente Emerito Giorgio Napolitano, che non ha potuto presiedere la seduta odierna, i più fervidi auguri e la speranza di vederlo ritornare presto ristabilito in Senato. Il Presidente Napolitano mi incarica di condividere con voi queste sue parole: «Desidero esprimere a tutte le senatrici ed i senatori, di vecchia e nuova nomina, i migliori auguri di buon lavoro, al servizio esclusivo del nostro Paese e dell’istituzione parlamentare ai quali ho dedicato larga parte della mia vita». Rivolgo ovviamente anch’io un saluto particolarmente caloroso a tutte le nuove Colleghe e a tutti i nuovi Colleghi, che immagino sopraffatti dal pensiero della responsaESSERE CITTADINI Rosalba Candela, Presidente nazionale UCIIM Edi tor iale Abbiamo vissuto giorni complessi per la politica del nostro paese. Ci sembra doveroso nella nostra rivista darne testimonianza a futura memoria. Come abbiamo pubblicato i programmi elettorali, relativi alla scuola, di tutti i partiti, così ora pubblichiamo il discorso della senatrice Liliana Segre, effettuato il 13 ottobre in qualità di presidente provvisorio del Senato, che tanti spunti di riflessione e di lavoro offre per l’educazione alla cittadinanza. A seguire un significativo commento di Luciano Corradini. Pubblichiamo, inoltre, stralci del discorso programmatico e della replica del Presidente del Consiglio on. Giorgia Meloni, perché resti anche di questo testimonianza nella nostra rivista e soprattutto perché sulla parte relativa alla scuola e al merito vorremmo aprire un dibattito con i nostri soci. Cosa ne pensate? Siete favorevoli o contrari? Perché? Quali sono le vostre proposte a supporto o alternative? Attendiamo fiduciosi i vostri contributi. Rosalba Candela Discorso della senatrice Liliana Segre

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 2 E d i t o r i a l e Dare l’esempio non vuol dire solo fare il nostro semplice dovere, cioè adempiere al nostro ufficio con «disciplina e onore», impegnarsi per servire le istituzioni e non per servirsi di esse. Potremmo anche concederci il piacere di lasciare fuori da questa assemblea la politica urlata, che tanto ha contribuito a far crescere la disaffezione dal voto, interpretando invece una politica «alta» e nobile, che senza nulla togliere alla fermezza dei diversi convincimenti, dia prova di rispetto per gli avversari, si apra sinceramente all’ascolto, si esprima con gentilezza, perfino con mitezza. Le elezioni del 25 settembre hanno visto, come è giusto che sia, una vivace competizione tra i diversi schieramenti che hanno presentato al Paese programmi alternativi e visioni spesso contrapposte. E il popolo ha deciso. È l’essenza della democrazia. La maggioranza uscita dalle urne ha il diritto-dovere di governare; le minoranze hanno il compito altrettanto fondamentale di fare opposizione. Comune a tutti deve essere l’imperativo di preservare le Istituzioni della Repubblica, che sono di tutti, che non sono proprietà di nessuno, che devono operare nell’interesse del Paese, che devono garaninizio alla dittatura fascista, tocca proprio ad una come me assumere momentaneamente la presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica. Ed il valore simbolico di questa circostanza casuale si amplifica nella mia mente perché, vedete, ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre; ed è impossibile per me non provare una sorta di vertigine ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco delle scuole elementari, oggi si trova per uno strano destino addirittura sul banco più prestigioso del Senato! Il Senato della diciannovesima legislatura è un’istituzione profondamente rinnovata, non solo negli equilibri politici e nelle persone degli eletti, non solo perché per la prima volta hanno potuto votare anche per questa Camera i giovani dai 18 ai 25 anni, ma soprattutto perché per la prima volta gli eletti sono ridotti a 200. L’appartenenza ad un così rarefatto consesso non può che accrescere in tutti noi la consapevolezza che il Paese ci guarda, che grandi sono le nostre responsabilità ma al tempo stesso grandi le opportunità di dare l’esempio.

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 3 E d i t o r i a l e ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Non è poesia e non è utopia: è la stella polare che dovrebbe guidarci tutti, anche se abbiamo programmi diversi per seguirla: rimuovere quegli ostacoli! Le grandi Nazioni, poi, dimostrano di essere tali anche riconoscendosi coralmente nelle festività civili, ritrovandosi affratellate attorno alle ricorrenze scolpite nel grande libro della storia patria. Perché non dovrebbe essere così anche per il popolo italiano? Perché mai dovrebbero essere vissute come date «divisive», anziché con autentico spirito repubblicano, il 25 Aprile festa della Liberazione, il 1° Maggio festa del lavoro, il 2 Giugno festa della Repubblica? Anche su questo tema della piena condivisione delle feste nazionali, delle date che scandiscono un patto tra le generazioni, tra memoria e futuro, grande potrebbe essere il valore dell’esempio, di gesti nuovi e magari inattesi. Altro terreno sul quale è auspicabile il superamento degli steccati e l’assunzione di una comune responsabilità è quello della lotta contro la diffusione del linguaggio dell’odio, contro l’imbarbarimento del dibattito pubblico, contro la violenza dei pregiudizi e delle discriminazioni. Permettetemi di ricordare un precedente virtuoso: nella passata legislatura i lavori della «Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza» si sono conclusi con l’approvazione all’unanimità di un documento di indirizzo. Segno di una consapevolezza e di una volontà trasversali agli schieramenti politici, che è essenziale permangano. Concludo con due auspici. Mi auguro che la nuova legislatura veda un impegno concorde di tutti i membri di questa assemblea per tenere alto il prestigio del tire tutte le parti. Le grandi democrazie mature dimostrano di essere tali se, al di sopra delle divisioni partitiche e dell’esercizio dei diversi ruoli, sanno ritrovarsi unite in un nucleo essenziale di valori condivisi, di istituzioni rispettate, di emblemi riconosciuti. In Italia il principale ancoraggio attorno al quale deve manifestarsi l’unità del nostro popolo è la Costituzione Repubblicana, che come disse Piero Calamandrei non è un pezzo di carta, ma è il testamento di 100.000 morti caduti nella lunga lotta per la libertà; una lotta che non inizia nel settembre del 1943 ma che vede idealmente come capofila Giacomo Matteotti. Il popolo italiano ha sempre dimostrato un grande attaccamento alla sua Costituzione, l’ha sempre sentita amica. In ogni occasione in cui sono stati interpellati, i cittadini hanno sempre scelto di difenderla, perché da essa si sono sentiti difesi. E anche quando il Parlamento non ha saputo rispondere alla richiesta di intervenire su normative non conformi ai principi costituzionali – e purtroppo questo è accaduto spesso – la nostra Carta fondamentale ha consentito comunque alla Corte Costituzionale ed alla magistratura di svolgere un prezioso lavoro di applicazione giurisprudenziale, facendo sempre evolvere il diritto. Naturalmente anche la Costituzione è perfettibile e può essere emendata (come essa stessa prevede all’art. 138), ma consentitemi di osservare che se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la Costituzione – peraltro con risultati modesti e talora peggiorativi – fossero state invece impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un Paese più giusto e anche più felice. Il pensiero corre inevitabilmente all’art. 3, nel quale i padri e le madri costituenti non si accontentarono di bandire quelle discriminazioni basate su «sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali», che erano state l’essenza dell’ancien regime. Essi vollero anche lasciare un compito perpetuo alla «Repubblica»: «rimuovere gli

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 4 E d i t o r i a l e nel suo alveo naturale, garantendo al tempo stesso tempi certi per le votazioni. Auspico, infine, che tutto il Parlamento, con unità di intenti, sappia mettere in campo in collaborazione col Governo un impegno straordinario e urgentissimo per rispondere al grido di dolore che giunge da tante famiglie e da tante imprese che si dibattono sotto i colpi dell’inflazione e dell’eccezionale impennata dei costi dell’energia, che vedono un futuro nero, che temono che diseguaglianze e ingiustizie si dilatino ulteriormente anziché ridursi. In questo senso avremo sempre al nostro fianco l’Unione Europea con i suoi valori e la concreta solidarietà di cui si è mostrata capace negli ultimi anni di grave crisi sanitaria e sociale. Non c’è un momento da perdere: dalle istituzioni democratiche deve venire il segnale chiaro che nessuno verrà lasciato solo, prima che la paura e la rabbia possano raggiungere i livelli di guardia e tracimare. Senatrici e Senatori, cari Colleghi, buon lavoro! Senato, tutelare in modo sostanziale le sue prerogative, riaffermare nei fatti e non a parole la centralità del Parlamento. Da molto tempo viene lamentata da più parti una deriva, una mortificazione del ruolo del potere legislativo a causa dell’abuso della decretazione d’urgenza e del ricorso al voto di fiducia. E le gravi emergenze che hanno caratterizzato gli ultimi anni non potevano che aggravare la tendenza. Nella mia ingenuità di madre di famiglia, ma anche secondo un mio fermo convincimento, credo che occorra interrompere la lunga serie di errori del passato e per questo basterebbe che la maggioranza si ricordasse degli abusi che denunciava da parte dei governi quando era minoranza, e che le minoranze si ricordassero degli eccessi che imputavano alle opposizioni quando erano loro a governare. Una sana e leale collaborazione istituzionale, senza nulla togliere alla fisiologica distinzione dei ruoli, consentirebbe di riportare la gran parte della produzione legislativa Una lezione straordinaria per risvegliare coscienze assopite Durante la campagna elettorale condotta per l’elezione, avvenuta il 25 settembre scorso, dei 400 deputati e dei 200 senatori che sono ora impegnati a dare un governo alla XIX legislatura, non mi risulta che i candidati abbiano mai considerato, nei programmi e nei dibattiti, l’educazione civica, reintrodotta nella scuola con la legge 92/019, come «bussola» per orientarsi e per orientare gli elettori, e in particolare i giovani, di fronte al problema del voto e ancor più alle vicende drammatiche previste per il prossimo inverno e per i prossimi anni. Diversi fattori hanno concorso a disorientare e demotivare i cittadini, oltre all’infelice legge elettorale: rilassamento estivo, siccità spaventosa, incendi boschivi, alluvioni disastrose, cronache atroci e conseguenze planetarie della guerra russo-ucraina, responsabile primaria della crisi energetica, economica, sociale che ci Luciano Corradini, Presidente nazionale emerito UCIIM

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 5 E d i t o r i a l e razziste a lasciare vuoto il suo banco delle scuole elementari, oggi si trova per uno strano destino addirittura sul banco più prestigioso del Senato!». Interrompo qui questa citazione, per ricordare che in essa sono contenuti riferimenti essenziali, per capire i «segni dei tempi» e assumere in proprio, anche nella scuola, iniziative che aggiornano gli orizzonti di senso (salute e sviluppo, identità e solidarietà) proposti nei Progetti Giovani degli anni ’90, come capaci di concorrere alla salvezza o almeno alla riduzione dei danni che ci attendono nel futuro nostro e in quello delle future generazioni. Penso al discorso di Mattarella, rivolto alle Camere riunite da cui è stato rieletto il 22 febbraio al Quirinale, al documento di lavoro «The Economy of Francesco», al libro a cura di Graziano Biraghi e Mariella Cagnetta,«A scuola di educazione civica» (1), a quello di Lorenzo Becchetti, «La rivoluzione della cittadinanza attiva» e alle ottime iniziative dell’ASVIS (Alleanza per lo sviluppo sostenibile). sta già affliggendo. Nella contesa elettorale, che non è riuscita ad evitare un nuovo record di astensionismo fra gli aventi diritti al voto, è risultato vincente il raggruppamento di destra, con particolare successo dei Fratelli d‘Italia, di Giorgia Meloni, prima donna candidata a guidare il governo del Paese. Goffredo Fofi, in un articolo di Avvenire (14 ottobre) ha denunciato la latitanza della scuola in merito all’educazione civica. A questo punto, il giorno della prima convocazione del Senato per l’elezione del suo Presidente, si è verificato un evento che da più parti è stato subito avvertito come «storico», memorabile per tutti. Si è trattato di una breve e sommessa introduzione fatta dalla senatrice a vita Liliana Segre, che, secondo protocollo, per la sua anzianità, ha avuto il compito di aprire la seduta. È il discorso di una «supplente» del senatore Giorgio Napolitano, assente per indisposizione, fatta ai senatori, ai docenti, agli studenti e a tutto il popolo italiano, e non solo, data la sua vivente testimonianza di lucida e mite sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti. È una splendida lezione di educazione civica, che, dopo una citazione non rituale di un pensiero del presidente Mattarella sulla guerra in Ucraina, e «un pensiero rivolto con rispetto a Papa Francesco», ricorda che in questo ottobre «cade il centenario della Marcia su Roma, che dette origine alla dittatura fascista». E aggiunge: «il valore simbolico di questa circostanza casuale si amplifica nella mia mente perché, vedete, ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre; ed è impossibile per me non provare una sorta di vertigine ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi (1) Edizioni Ecogeses-Aimc,Roma 2022, 18 euro. Il libro contiene 23 contributi e si apre con un articolo di L. Corradini, dal titolo I compiti dell’educazione civica fra guerra e pace, pp.11-51. Nel sito in via di rifacimento www.lucianocorradini.it (webmaster Franco Mileto), è leggibile gratuitamente, cliccando sul titolo Tacquino di viaggio, l’articolo dello stesso A. «L’educazione civica in Italia, dalla Costituente alla legge 92/2019», pp 23-78, del volume Idee In form@zione Insegnare nel cambiamento, n. 10 2022, pp. 395, Aracne, Roma 2022,, euro 32. Il libro Un tesoro nell’educazione, Testimonianze di discepoli e maestri, Armando Roma 2019, euro 18, dello stesso Corradini, è acquistabile anche con la carta del docente.

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 6 Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono intervenuta molte volte in quest’Aula, da deputato, da Vicepresidente della Camera, da Ministro della Gioventù; eppure, la solennità è tale che credo di non essere mai riuscita a intervenire senza che in me ci fosse un sentimento di emozione e di profondo rispetto. Vale ovviamente a maggior ragione oggi che mi rivolgo a voi in qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri per chiedervi di esprimervi sulla fiducia a un Governo da me guidato. Una grande responsabilità per chi quella fiducia deve ottenerla e meritarsela e una grande responsabilità per chi quella fiducia deve concederla o negarla. Sono i momenti fondamentali della nostra democrazia, ai quali non dobbiamo mai assuefarci. Per questo io voglio ringraziare, da subito, chi si esprimerà in quest’Aula secondo le proprie convinzioni, qualsiasi sia la scelta che farà. [omissis] E voglio ringraziare anche il mio predecessore, il Presidente Mario Draghi, che, tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale, ha, in queste settimane, offerto tutta la sua disponibilità affinché vi fosse un passaggio di consegne veloce e sereno con il nuovo Governo, ovviamente, anche se, per ironia della sorte, quel Governo era guidato dal presidente dell’unico partito di opposizione all’Esecutivo da lui presieduto. E, tra i tanti pesi che sento gravare sulle mie spalle oggi, non può non esserci anche quello di essere la prima donna a capo del Governo in questa Nazione. [omissis] Ma penso anche, con riverenza, a coloro che hanno costruito, con le assi del loro esempio, la scala che oggi consente a me di salire e di rompere il pesante tetto di cristallo che sta sulle nostre teste. Donne che hanno osato, per impeto, per ragione, o per amore. Come Cristina (Trivulzio di Belgioioso), elegante organizzatrice di salotti e barricate. O come Rosalie (Montmasson), testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia. Come Alfonsina (Strada) che pedalò forte contro il vento del pregiudizio. Come Maria (Montessori) o Grazia (Deledda) che con il loro esempio spalancarono i cancelli dell’istruzione alle bambine di tutto il Paese. E poi Tina (Anselmi), Nilde (Jotti), Rita (Levi Montalcini), Oriana (Fallaci), Ilaria (Alpi), Mariagrazia (Cutuli), Fabiola (Giannotti), Marta (Cartabia), Elisabetta (Casellati), Samantha (Cristoforetti), Chiara (Corbella Petrillo). [omissis] L’Italia è a pieno titolo parte dell’Occidente e del suo sistema di alleanze, Stato fondatore dell’Unione europea, dell’Eurozona e dell’Alleanza atlantica, membro del G7 e, ancor prima di tutto questo, culla, insieme alla Grecia, della civiltà occidentale e del suo sistema di valori, fondato su libertà, uguaglianza e democrazia, frutti preziosi che scaturiscono dalle radici classiche e giudaico-cristiane dell’Europa. Noi siamo gli eredi di San Benedetto, un italiano, patrono principale dell’intera Europa. [omissis] L’Unione europea per noi è la casa comune dei popoli europei e, come tale, deve essere in grado di fronteggiare le grandi sfide della nostra epoca, a partire da quelle che gli Stati membri difficilmente possono affrontare da soli. Penso agli accordi commerciali certo, ma anche all’approvvigionamento di materie prime e di energia, alle politiche migratorie, alle scelte geopolitiche, alla lotta al terrorismo, grandi sfide di fronte alle quali non sempre l’Unione europea si è fatta trovare pronta. DISCORSO PROGRAMMATICO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ON. GIORGIA MELONI

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 7 produzione nazionale, perché voglio credere che dal dramma della crisi energetica possa emergere, per paradosso, anche un’occasione per l’Italia. I nostri mari possiedono giacimenti di gas che abbiamo il dovere di sfruttare appieno e la nostra Nazione, in particolare il Mezzogiorno, è il paradiso delle rinnovabili, con il suo sole, il vento, il calore della terra, le maree, i fiumi, un patrimonio di energia verde troppo spesso bloccato da burocrazia e veti incomprensibili. Insomma sono convinta che l’Italia, con un po’ di coraggio e di spirito pratico, potrebbe uscire da questa crisi più forte e autonoma di prima. Oltre al caro energia, le famiglie italiane si ritrovano a dover fronteggiare un livello di inflazione che ha raggiunto l’11,1 per cento su base annua e ne sta erodendo inesorabilmente il potere d’acquisto, nonostante una parte di questi aumenti sia stata assorbita dalle aziende. [omissis] Il contesto nel quale si troverà ad agire il Governo è un contesto molto complicato, forse il più difficile dal secondo dopoguerra ad oggi. Le tensioni geopolitiche e la crisi energetica frenano la speranza di una ripresa economica post-pandemia. Le previsioni macroeconomiche per il 2023 indicano un marcato rallentamento dell’economia italiana, europea e mondiale, in un clima per di più di assoluta incertezza. [omissis]. Negli ultimi vent’anni l’Italia è cresciuta complessivamente del 4 per cento, mentre Francia e Germania di più del 20 per cento; negli ultimi dieci anni la nostra Nazione si è collocata negli ultimi posti in Europa per crescita economica e occupazionale, con la sola eccezione del rimbalzo registrato dopo il crollo del PIL nel 2020. [omissis]. Crescita bassa o nulla, quindi, accompagnata dall’impennata dell’inflazione che ha superato il 9 per cento nell’area euro e ha indotto la Banca centrale europea, al pari di altre banche centrali, per la prima volta dopo undici anni, a rialzare i tassi di interesse. [omissis]. Ci è stato chiesto come intendiamo tranquillizzare gli investitori a fronte di un debito al 145 per cento del PIL, secondo in Europa soltanto a quello della Grecia. Potremmo rispondere citando alcuni fondamentali della nostra economia che rimangono solidi no- [omissis] Serve un’integrazione più efficace nell’affrontare le grandi sfide, nel rispetto di quel motto fondativo che recita: «Uniti nella diversità», perché è questa la grande peculiarità europea, Nazioni con storie millenarie, capaci di unirsi portando ciascuna la propria identità come valore aggiunto. Una casa comune europea vuol dire certamente regole condivise anche in ambito economico-finanziario. Questo Governo rispetterà le regole attualmente in vigore e, nel contempo, offrirà il suo contributo per cambiare quelle che non hanno funzionato, a partire dal dibattito in corso sulla riforma del Patto di stabilità e crescita. [omissis] L’Italia continuerà a essere partner affidabile in seno all’Alleanza atlantica, a partire dal sostegno al valoroso popolo ucraino che si oppone all’invasione della Federazione russa, non soltanto perché non possiamo accettare la guerra di aggressione e la violazione dell’integrità territoriale di una Nazione sovrana, ma anche perché è il modo migliore di difendere il nostro interesse nazionale. Soltanto un’Italia che rispetta gli impegni può avere l’autorevolezza per chiedere, a livello europeo e occidentale, ad esempio, che gli oneri della crisi internazionale siano suddivisi in modo più equilibrato ed è quello che intendiamo fare, a partire dalla questione energetica. [omissis] Sul fronte dei prezzi, se, da un lato, è vero che il solo aver discusso di misure di contenimento ha frenato momentaneamente la speculazione, dall’altro, è evidente che, se non si darà rapidamente seguito agli annunci con meccanismi concreti, la speculazione ripartirà. Anche per questo sarà necessario mantenere e rafforzare le misure nazionali a supporto di famiglie e imprese, sia sul versante delle bollette, sia su quello del carburante, un impegno finanziario imponente che drenerà gran parte delle risorse reperibili e ci costringerà a rinviare altri provvedimenti che avremmo voluto avviare già nella prossima legge di bilancio. Ma la nostra priorità oggi deve essere mettere un argine al caro energia e accelerare, in ogni modo, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 8 possibile. Ma sia chiaro che non rinunceremo a riformare l’Italia, se ci trovassimo di fronte opposizioni pregiudiziali. In questo caso, noi ci muoveremo secondo il mandato che ci è stato conferito su questo tema dagli italiani: dare all’Italia un sistema istituzionale nel quale chi vince governa per cinque anni e alla fine viene giudicato dagli elettori per quello che è riuscito a fare. Parallelamente alla riforma presidenziale, intendiamo dare seguito al processo virtuoso di autonomia differenziata già avviato da diverse regioni italiane secondo il dettato costituzionale e in attuazione dei principi di sussidiarietà e solidarietà, in un quadro di coesione nazionale. [omissis]. Sono convinta che questa svolta che abbiamo in mente sia anche l’occasione migliore per tornare a porre al centro dell’agenda Italia la questione meridionale. Il Sud non più visto come un problema, ma come un’occasione di sviluppo per tutta la Nazione. Lavoreremo sodo per colmare un divario infrastrutturale inaccettabile, eliminare le disparità, creare occupazione, garantire la sicurezza sociale e migliorare la qualità della vita. [omissis] Servono investimenti strutturali per affrontare l’emergenza climatica, le sfide ambientali, il rischio idrogeologico e l’erosione costiera, e per accelerare i processi di ricostruzione dei territori colpiti in questi anni da terremoti e calamità naturali, [omissis]. Intendiamo tutelare le infrastrutture strategiche nazionali assicurando la proprietà pubblica delle reti, sulle quali le aziende potranno offrire servizi in regime di libera concorrenza, a partire da quella delle comunicazioni. La transizione digitale, fortemente sostenuta dal PNRR, deve accompagnarsi alla sovranità tecnologica, al cloud nazionale e alla cyber-security. [omissis] L’Italia deve tornare ad avere una politica industriale, puntando su quei settori nei quali può contare su un vantaggio competitivo. Penso al marchio, fatto di moda, lusso, design, fino all’alta tecnologia. [omissis]. E penso alla bellezza. Sì, perché l’Italia è la Nazione che più di ogni altra al mondo racchiude l’idea di nostante tutto: siamo tra le poche Nazioni europee in costante avanzo primario, vale a dire lo Stato spende meno di quanto incassa, al netto degli interessi sul debito; il risparmio privato delle famiglie italiane ha superato la soglia dei 5 mila miliardi di euro e in un clima di fiducia potrebbe sostenere gli investimenti nell’economia reale. Ma, ancor più di questi dati, già significativi, sono importanti le potenzialità ancora inespresse che ha l’Italia.[omissis]. Il PNRR è un’opportunità straordinaria di ammodernare l’Italia: abbiamo tutti il dovere di sfruttarla al meglio. La sfida è complessa a causa dei limiti strutturali e burocratici che da sempre rendono difficoltoso per l’Italia riuscire ad utilizzare interamente persino i fondi europei della programmazione ordinaria. [omissis]. Spenderemo al meglio i 68,9 miliardi a fondo perduto e i 122,6 miliardi concessi a prestito all’Italia dal Next Generation EU, senza ritardi e senza sprechi, concordando con la Commissione europea gli aggiustamenti necessari per ottimizzare la spesa, alla luce soprattutto del rincaro dei prezzi delle materie prime e della crisi energetica, perché queste materie si affrontano con un approccio pragmatico e non con un approccio ideologico. Il PNRR non si deve intendere soltanto come un grande piano di spesa pubblica, ma come l’opportunità di compiere una vera svolta culturale. Archiviare finalmente la logica dei bonus, per alcuni, utili spesso soprattutto alle campagne elettorali, in favore di investimenti di medio termine destinati al benessere dell’intera comunità nazionale. [omissis] È la ragione per la quale siamo fermamente convinti del fatto che l’Italia abbia bisogno di una riforma costituzionale in senso presidenziale, che garantisca stabilità e restituisca centralità alla sovranità popolare. Una riforma che consenta all’Italia di passare da una «democrazia interloquente» a una «democrazia decidente». Vogliamo partire dall’ipotesi di un semipresidenzialismo sul modello francese, che in passato aveva ottenuto un ampio gradimento anche da parte del centrosinistra, ma rimaniamo aperti anche ad altre soluzioni. Vogliamo confrontarci su questo con tutte le forze politiche presenti in Parlamento, per arrivare alla riforma migliore e più condivisa

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 9 effettivamente fragili non in condizioni di lavorare: penso ai pensionati in difficoltà, agli invalidi, a cui va aumentato in ogni modo il grado di tutela, e anche a chi privo di reddito ha figli minori di cui farsi carico. A loro non sarà negato il doveroso aiuto dello Stato, ma per gli altri, per chi è in grado di lavorare, la soluzione non può essere il reddito di cittadinanza, ma il lavoro, la formazione e l’accompagnamento al lavoro, [omissis]. Serve colmare il grande divario esistente tra formazione e competenze richieste dal mercato del lavoro con percorsi formativi specifici, certamente, ma ancora prima grazie a una formazione scolastica e universitaria più attente alle dinamiche del mercato del lavoro. L’istruzione è il più formidabile strumento per aumentare la ricchezza di una Nazione, sotto tutti i punti di vista, perché il capitale materiale non è niente se non c’è anche il capitale umano. Per questo la scuola e l’università torneranno centrali nell’azione di Governo, perché rappresentano una risorsa strategica fondamentale per l’Italia, per il suo futuro e per i suoi giovani. Si è polemizzato sulla nostra scelta di rilanciare la correlazione tra istruzione e merito. Rimango francamente colpita. Diversi studi dimostrano come, oggi, chi vive in una famiglia agiata abbia una chance in più per recuperare le lacune di un sistema scolastico appiattito al ribasso, mentre gli studenti dotati di minori risorse vengono danneggiati da un insegnamento che non dovesse premiare il merito, perché quelle lacune non le colmerà nessun altro. L’Italia non è un Paese per giovani. [omissis]. Ma noi, a differenza di altri, non siamo qui per fare la cosa più facile. Intendiamo: lavorare sulla crescita dei giovani a 360 gradi, promuovere le attività artistiche e culturali e, accanto a queste, lo sport, straordinario strumento di socialità, di formazione umana e di benessere; lavorare sulla formazione scolastica, per lo più affidata all’abnegazione e al talento dei nostri insegnanti, spesso lasciati soli a nuotare in un mare di carenze strutturali, tecnologiche e motivazionali; garantire salari e tutele decenti, borse di studio per i meritevoli, favorire la cultura di impresa e il prestito d’onore. [omissis]. bellezza paesaggistica, artistica, narrativa, espressiva. [omissis]. Perché tutti gli obiettivi di crescita possano essere raggiunti serve una rivoluzione culturale nel rapporto tra Stato e sistema produttivo, che deve essere paritetico e di reciproca fiducia. [omissis]. Il motto di questo Governo sarà: «non disturbare chi vuole fare». Le imprese chiedono soprattutto meno burocrazia, regole chiare e certe, risposte celeri e trasparenti. [omissis]. Da questa rivoluzione copernicana dovrà nascere un nuovo patto fiscale che poggerà su tre pilastri. Il primo: ridurre la pressione fiscale su imprese e famiglie attraverso una riforma all’insegna dell’equità; penso, ad esempio, alla progressiva introduzione del quoziente familiare, ma penso all’estensione della tassa piatta per le partite IVA dagli attuali 65 mila euro a 100 mila euro di fatturato. [omissis]. Il secondo pilastro: una tregua fiscale per consentire a cittadini e imprese, in particolare PMI, in difficoltà di regolarizzare la propria posizione con il fisco. E in ultimo, una serrata lotta all’evasione che deve partire da evasori totali, grandi imprese e grandi frodi sull’IVA, e soprattutto deve essere vera lotta all’evasione, non caccia al gettito. [omissis]. Imprese e lavoratori chiedono da tempo come priorità non rinviabile la riduzione del cuneo fiscale e contributivo. [omissis]. Le tutele adeguate vanno riconosciute anche a chi, dopo una vita di lavoro, va in pensione o vorrebbe andarci. Intendiamo facilitare la flessibilità in uscita con meccanismi compatibili con la tenuta del sistema presidenziale, previdenziale [omissis]. C’è un tema di povertà dilagante che noi non possiamo ignorare. Sua Santità Papa Francesco, a cui rivolgo un affettuoso saluto, ha di recente ribadito un concetto importante: «La povertà - ha detto - non si combatte con l’assistenzialismo, la porta della dignità di un uomo è il lavoro». È una verità profonda che soltanto chi la povertà l’ha conosciuta da vicino può apprezzare davvero. È questa la strada che intendiamo percorrere: vogliamo mantenere e, laddove possibile, migliorare il doveroso sostegno economico per i soggetti

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 10 più di mezzo secolo, in una successione di orrori che ha investito gran parte degli Stati europei. E l’orrore e i crimini, da chiunque vengano compiuti, non meritano giustificazioni di sorta e non si compensano con altri orrori e altri crimini. Nell’abisso non si pareggiano mai i conti: si precipita e basta. [omissis] Combatteremo qualsiasi forma di razzismo, antisemitismo, violenza politica e discriminazione. E di libertà molto si è discusso in epoca di pandemia. Il COVID è entrato nelle nostre vite quasi tre anni fa e ha portato alla morte di oltre 177 mila persone, in Italia. Se siamo usciti al momento dall’emergenza è soprattutto merito del personale sanitario, della professionalità e dell’abnegazione con le quali ha salvato migliaia di vite umane. [omissis]. L’informazione corretta, la prevenzione e la responsabilizzazione sono più efficaci della coercizione, in tutti gli ambiti, e l’ascolto dei medici sul campo è più prezioso delle linee guida scritte da qualche burocrate, quando si ha a che fare con pazienti in carne ed ossa. [omissis]. La legalità sarà la stella polare dell’azione di Governo. Io ho iniziato a fare politica a 15 anni, come ormai molti sanno, all’indomani della strage di via D’Amelio, nella quale la mafia uccise il giudice Paolo Borsellino. Ho cominciato a fare politica allora, spinta dall’idea che non si potesse rimanere a guardare, che la rabbia e l’indignazione andassero in qualche modo tradotte in impegno civico. [omissis]. Affronteremo il cancro mafioso a testa alta, come ci hanno insegnato i tanti eroi che, con il loro coraggio, hanno dato l’esempio a tutti gli italiani, rifiutandosi di girare lo sguardo o di scappare anche quando sapevano che quella tenacia probabilmente li avrebbe condotti alla morte. Magistrati, politici, agenti di scorta, militari, semplici cittadini, sacerdoti; [omissis]. E legalità vuol dire anche una giustizia che funzioni, con un’effettiva parità tra accusa e difesa e una durata ragionevole dei processi, che non è solo una questione di civiltà giuridica e di rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini, ma anche di crescita economica. Proteggere il nostro patrimonio naturale ci impegna esattamente, come la tutela del patrimonio di cultura, tradizioni e spiritualità, che abbiamo ereditato dai nostri padri perché lo potessimo trasmettere ai nostri figli. Non c’è un ecologista più convinto di un conservatore; ma quello che ci distingue da certo ambientalismo ideologico è che noi vogliamo difendere [omissis]. Accompagnare le imprese e i cittadini verso la transizione verde, senza consegnarci a nuove dipendenze strategiche e rispettando il principio di neutralità tecnologica: sarà questo il nostro approccio. [omissis] C’è poi un’altra istituzione formativa importante, accanto a scuola e università, forse la più importante di tutte, ed è ovviamente la famiglia, nucleo primario delle nostre società, culla degli affetti e luogo nel quale si forma l’identità di ognuno di noi; intendiamo sostenerla e tutelarla e, con questa, sostenere la natalità, che nel 2021 ha registrato il tasso di nascite più basso dall’Unità d’Italia a oggi; per uscire dalla glaciazione demografica e tornare a produrre quegli anni di futuro, quel PIL demografico di cui abbiamo bisogno serve un piano imponente, economico ma anche culturale, per riscoprire la bellezza della genitorialità e rimettere la famiglia al centro della società. [omissis]. E visto che i progetti familiari vanno di pari passo con il lavoro, vogliamo incentivare in ogni modo l’occupazione femminile, premiando quelle aziende che adottano politiche che offrono soluzioni efficaci per conciliare i tempi casa-lavoro e sostenendo i comuni per garantire asili nido gratuiti e aperti fino all’orario di chiusura dei negozi e degli uffici. [omissis]. Libertà e democrazia sono gli elementi distintivi della civiltà europea contemporanea, nei quali da sempre mi riconosco e, dunque, anche qui, a dispetto di quello che strumentalmente si è sostenuto, non ho mai provato simpatia o vicinanza nei confronti dei regimi antidemocratici; per nessun regime, fascismo compreso, esattamente come ho sempre reputato le leggi razziali del 1938 il punto più basso della storia italiana, una vergogna che segnerà il nostro popolo per sempre. I totalitarismi del Novecento hanno dilaniato l’intera Europa, non solo l’Italia, per

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 11 persecuzioni! [omissis]. Ecco, credo che l’Italia debba farsi promotrice di un «piano Mattei» per l’Africa, un modello virtuoso di collaborazione e di crescita tra Unione europea e Nazioni africane, anche per contrastare il preoccupante dilagare del radicalismo [omissis] io sono la prima donna che arriva alla Presidenza del Consiglio, vengo da una storia politica che è stata spesso relegata ai margini della storia repubblicana e non ci arrivo tra le braccia di un contesto familiare favorevole o grazie a amicizie importanti; sono quello che gli inglesi definirebbero un underdog, diciamo così, lo sfavorito, quello che, per riuscire, deve stravolgere tutti i pronostici. [omissis] a me interesserà una cosa sola: sapere che abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per dare agli italiani una Nazione migliore. A volte riusciremo, a volte falliremo, ma state certi che non indietreggeremo, non getteremo la spugna, non tradiremo. [omissis] Grazie. La lentezza della giustizia ci costa almeno un punto di PIL l’anno, secondo le stime di Bankitalia. [omissis]. Con la stessa determinazione rivedremo anche la riforma dell’ordinamento giudiziario, [omissis]. Intendiamo portare a termine questo impegno. Gli italiani avvertono il peso insopportabile di città insicure, in cui non c’è tutela immediata, in cui si percepisce l’assenza dello Stato. [omissis]. Sicurezza e legalità, certo, riguardano anche una corretta gestione dei flussi migratori. Secondo un principio semplice: in Italia, come in qualsiasi altro Stato serio, non si entra illegalmente; si entra legalmente, attraverso i «decreti flussi». [omissis] è nostra intenzione recuperare la proposta originaria della missione navale Sophia dell’Unione europea, che nella terza fase, prevista e mai attuata, prevedeva proprio il blocco delle partenze dei barconi dal Nordafrica. [omissis] perché non intendiamo, in alcun modo, mettere in discussione il diritto di asilo per chi fugge da guerre e

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 12 Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM Spi r i tual i tà Il periodo conclusivo dell’anno liturgico, la festa di tutti i Santi e la commemorazione dei fedeli defunti, lo stesso periodo di preparazione al Santo Natale sono uno stimolo per riflettere ed approfondire il significato della nostra vicenda terrena ed il suo destino di vita e di gloria eterna, oggetto della speranza cristiana. Noi viviamo nel tempo e questa esperienza condiziona il nostro modo di esistere che è contingente e limitato, influisce sulla nostra ricerca della verità e sul nostro modo di conoscere che per forza di cose è graduale e soggetto anche ad errori di valutazione, penetra profondamente nella nostra psicologia, avvolgendola di una misteriosa, esistenziale inquietudine nel tentativo di trovare una risposta ai tanti perché che la nostra riflessione ci pone. Di fronte al mistero della vita ed al fatto che, dotato di intelligenza, di volontà, di sentimento, di capacità di relazione con gli altri, io esisto in uno spazio ed in un tempo preciso e limitato, che ha un principio ed una fine, sono state date varie risposte, che possiamo schematicamente presentare in tre impostazioni diverse. Gli atei materialisti Gli atei affermano che noi siamo materia, veniamo dalla materia che raggiunge la sua più alta organizzazione nel nostro cervello, portandoci alla conoscenza di noi stessi, del mondo, delle leggi che lo governano, ed inserendoci nella vita sociale e politica. Ma noi torniamo alla materia e non c’è sopravvivenza personale: tutt’al più lasciamo un’eredità di affetti o di opere, create dal nostro ingegno, o ancora delle conquiste scientifiche ed artistiche che i posteri potranno sviluppare. È una posizione che ha ispirato nel passato, con sottolineature diverse, solo per citarne alcuni, pensatori e poeti come Epicuro, Lucrezio, Foscolo, Leopardi, Feuerbach e Marx. Gli agnostici Gli agnostici tendono ad evitare il problema del nostro futuro destino, non sanno, né vogliono sapere quale sia il nostro approdo finale perché ritengono di non avere gli strumenti razionali per conoscerlo, si lasciano trasportare dal flusso della vita, che accettano nelle sue varie manifestazioni, cercando di ricavare il massimo dal benessere e da una transitoria allegrezza: carpe diem, afferra il momento presente. Al massimo, come gli atei, di fronte alla morte, non sorretti da alcuna speranza, possono arrivare ad una disperazione calma, senza sgomento. La vita è così, si vive LA NOSTRA VICENDA TERRENA E LA NOSTRA SPERANZA CRISTIANA

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 13 Spi r i tual i tà sistenza di Dio e la sua rivelazione per opera di Gesù Cristo e ci si affida alla Sua vita ed alla Sua parola. Ognuno formula, in base alle sue riflessioni, alla sua cultura ed alla sua esperienza, il proprio giudizio razionale di sintesi per aderire alla fede. San Tommaso d’Aquino presenta cinque vie che ci spingono ad ammettere l’esistenza di Dio: la via del movimento presente nel cosmo, la via della causa prima e dei suoi effetti, la via della realtà contingente che esige un assoluto, la via della scala degli esseri, la via dell’ordine presente nel mondo della natura; altri pensatori hanno aggiunto l’esigenza di Dio per fondare un ordine morale, ed anche l’esperienza e la testimonianza dei mistici e dei santi. Inoltre possono convincere a credere il carattere straordinario della figura di Gesù, che ci rivela il piano di Dio nei nostri confronti, che non possiamo conoscere per altra via, la coerenza e l’insegnamento della Sacra Scrittura, la bellezza della dottrina cristiana, i miracoli di Gesù e le profezie che lo riguardano, la bontà morale e la testimonianza di vita di persone a noi vicine, che non hanno nessun interesse ad ingannarci e delle quali ci possiamo fidare, la nostra stessa inquietudine umana che nasce dalla nostra contingenza e dal vivere nel tempo, dai nostri limiti di conoscenza, di fragilità morale, di sofferenza fisica e psicologica. e si muore senza una prospettiva ultraterrena, senza alcuna certezza; pertanto non vi è motivo di preoccuparci del nostro futuro destino. È una posizione espressa oltre che da vari filosofi anche da alcuni poeti moderni, quali Eugenio Montale e Giorgio Caproni. I credenti Quanti si affidano a Dio ed alla sua Parola e credono in una vita divina comunicata all’uomo, che va oltre i confini della nostra esistenza terrena, non sono degli ingenui, degli illusi, delle persone che hanno rinunciato all’uso della ragione. Tutt’altro. Tra i grandi filosofi possiamo ricordare Agostino d’Ippona, Tommaso d’Aquino, Biagio Pascal e tra i poeti Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Torquato Tasso, Alessandro Manzoni. L’atto di fede è per definizione un atto intellettuale, un obsequium rationale, cioè un ossequio ragionevole, compiuto per determinazione della volontà, sotto l’influsso della grazia divina. Nasce pertanto da tre componenti: la nostra ragione, la nostra volontà, la grazia di Dio. La componente razionale La fede è quindi un atto della nostra intelligenza che formula un giudizio di sintesi non di tipo matematico, ma di carattere storico e morale, per cui si ritiene ragionevole l’e-

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 14 Spi r i tual i tà la vita, cos’è la morte, chi siamo noi, chi sono gli altri, qual è il nostro destino. Gesù illumina la nostra intelligenza. Non solo, ma quando ci scopriamo deboli e peccatori Egli ci perdona e ci salva, se nel pentimento ci rivolgiamo a Lui. Siamo pertanto del Signore nella vita, nella morte, nell’eternità. Certamente non siamo in grado di descrivere pienamente la vita eterna con Dio, oggetto della speranza cristiana, e la nostra resurrezione nella gloria futura. «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano» (1 Cor. 2,9). Credo che meglio di tanti teologi e mistici il nostro poeta Dante abbia descritto la realtà del Paradiso come partecipazione ed immersione di tutto il nostro essere nell’intelligenza, nell’amore, nella gioia infinita di Dio, che supera ogni dolcezza terrena. La vita in Dio è: «luce intellettüal piena d’amore; amor di vero ben, pien di letizia» letizia che trascende ogni dolzore» (Par. XXX, 40-42) «Oh gioia! Oh ineffabile allegrezza! Oh vita intégra d’amore e di pace! Oh senza brama sicura ricchezza!» (Par. XXVII, 7-9) La componente volitiva Un atto è pienamente umano quando oltre che essere ragionevole, è anche libero. Perciò nell’atto di fede vi è anche l’intervento della nostra volontà. Decido di aderire con le mie scelte, con la mia vita alla verità, ai valori che la fede mi propone. Se invece faccio delle scelte morali sbagliate, seguendo l’orgoglio o la sensualità, l’istinto di sopraffazione e di violenza, il mio comportamento condizionerà anche la mia intelligenza che si convincerà che non c’è affatto bisogno di Dio e che io posso essere la misura di tutte le cose. L’esperienza ci dice infatti che quando si tratta di valori morali e religiosi, la genialità dell’intelligenza non è data tanto dalla forza speculativa, ma dalla connaturalità e dall’accettazione di quei valori spirituali. La grazia, componente divina La grazia di Dio accompagna tutto il processo della fede, sia nella sua componente intellettuale di ricerca della verità, quindi dal suo sorgere con gli interrogativi e le inquietudini del cuore umano, fino alla formulazione di un giudizio ragionevole di credibilità, sia nella componente volitiva con le nostre libere scelte: se uno è docile alla verità e rispettoso dei valori morali, la grazia di Dio renderà acuti i suoi occhi (gli occhi della fede!) finché egli intuirà la presenza di Dio in Gesù Cristo, nella chiesa, nella sua stessa vita. Diciamo pertanto che la fede è prima di tutto un dono divino, che per essere pienamente umano richiede la cooperazione della nostra intelligenza e della nostra volontà. La vita di fede Con l’atto di fede s’accende la vita divina in noi e la mente si apre al mistero della creazione, della redenzione, della santificazione per opera della grazia e dei sacramenti della Chiesa. Solo accettando la Parola di Cristo ed amando Lui noi possiamo comprendere cos’è

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 15 nuove idee da connettere tra loro con nuove abilità. Inoltre, i contenuti delle diverse discipline aiutano lo studente a comprendere il mondo e a guardarlo con gli occhi del matematico, del fisico, del letterato, dello storico e così via. Così, l’alunno viene introdotto nel mondo e nella cultura per vivere da uomo libero e cittadino del mondo. Come osserva Luciano Corradini c’è una dimensione educativa nella formazione scolastica perché la cultura è in questa prospettiva «coltivazione dell’animo, come cura per sé stessi e gli altri, come rapporto educativo… la cultura è insieme il processo e il risultato dell’azione educativa, è insomma umanità colta (non erudita, ma coltivata). La comprensione profonda delle conoscenze e l’esercizio delle abilità non è un risultato semplice da ottenere e spesso implica accedere a diverse metodologie di soluzione dei problemi e di compiti sfidanti tipici del mondo del «lavoro» e degli adulti. La comprensione dei temi e degli argomenti da parte degli alunni non è ovvia ed è spesso erroneamente compresa. Ma vale la pena lavorare per accrescere le competenze per ottenere una piena padronanza dei contenuti e delle abilità richieste dai percorsi di istruzione e formazione, anche per la nuova disciplina di educazione civica così da sviluppare negli alunni le competenze di cittadinanza e costituzione. È altamente improbabile che la comprensione profonda di un tema si possa raggiungere con le presentazioni dei contenuti del libro di testo, spiegati e ripetuti, Il PECUP e l’educazione civica «Se una conoscenza o un’abilità non diventa lettura e comprensione della realtà, del mondo dell’ambiente nel quale l’alunno vive, difficilmente si trasforma in significativa o flessibile, in comprensione profonda». Al contrario è molto probabile che rimanga scolastica, astratta, disincarnata e fine a sé stessa così da non portare alcun arricchimento alla vita della persona dello studente. È conoscenza inerte che rimane chiusa tra le quattro mura delle aule scolastiche. È conoscenza inattiva che sarà presto eliminata dalla memoria, letteralmente «potata». Accade che dopo aver studiato e assimilate le informazioni per il «bel voto», magari con un’ottima valutazione, le conoscenze acquisite vago ricordo per essere ottimisti, spesso sono perse. La conoscenza diviene così superficiale. Una conoscenza durevole, al contrario, è attiva, profonda ed è capace di spiegare, interpretare, applicare le informazioni alle vicende quotidiane della vita. Quali sono le caratteristiche di una comprensione «durevole» nel tempo delle informazioni studiate durante il percorso scolastico e assimilate dagli alunni? Per comprendere è fondamentale collegare e dare senso ai dati, alle informazioni, alle teorie e alle idee isolate e spesso isolate tra loro. Collegare i dati e le teorie, gli strumenti e i concetti, permette agli alunni di dare senso agli apprendimenti isolati e frammentati, questo esercizio è importante per assimilare altre Luca Utili, formatore docenti neoimmessi per il polo di Mentana PENSARE I PERCORSI DI «EDUCAZIONE CIVICA» A PARTIRE DAL PROFILO DISCIPLINARE Nella nostra rivista ci siamo occupati assai spesso dell’educazione civica e del suo insegnamento. Abbiamo presentato articoli che ne esplorano gli aspetti teorici, legislativi e didattici. Ringraziamo tutti per i preziosi contributi e continuiamo con questa bella abitudine pubblicando il testo, in due parti, di un nostro socio, insegnante presso il liceo «Gaio Valerio Catullo» di Monterotondo. Naturalmente saremo lieti di pubblicare tutti i contributi che ci perverranno da parte dei nostri soci.

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