LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 12 Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM Spi r i tual i tà Il periodo conclusivo dell’anno liturgico, la festa di tutti i Santi e la commemorazione dei fedeli defunti, lo stesso periodo di preparazione al Santo Natale sono uno stimolo per riflettere ed approfondire il significato della nostra vicenda terrena ed il suo destino di vita e di gloria eterna, oggetto della speranza cristiana. Noi viviamo nel tempo e questa esperienza condiziona il nostro modo di esistere che è contingente e limitato, influisce sulla nostra ricerca della verità e sul nostro modo di conoscere che per forza di cose è graduale e soggetto anche ad errori di valutazione, penetra profondamente nella nostra psicologia, avvolgendola di una misteriosa, esistenziale inquietudine nel tentativo di trovare una risposta ai tanti perché che la nostra riflessione ci pone. Di fronte al mistero della vita ed al fatto che, dotato di intelligenza, di volontà, di sentimento, di capacità di relazione con gli altri, io esisto in uno spazio ed in un tempo preciso e limitato, che ha un principio ed una fine, sono state date varie risposte, che possiamo schematicamente presentare in tre impostazioni diverse. Gli atei materialisti Gli atei affermano che noi siamo materia, veniamo dalla materia che raggiunge la sua più alta organizzazione nel nostro cervello, portandoci alla conoscenza di noi stessi, del mondo, delle leggi che lo governano, ed inserendoci nella vita sociale e politica. Ma noi torniamo alla materia e non c’è sopravvivenza personale: tutt’al più lasciamo un’eredità di affetti o di opere, create dal nostro ingegno, o ancora delle conquiste scientifiche ed artistiche che i posteri potranno sviluppare. È una posizione che ha ispirato nel passato, con sottolineature diverse, solo per citarne alcuni, pensatori e poeti come Epicuro, Lucrezio, Foscolo, Leopardi, Feuerbach e Marx. Gli agnostici Gli agnostici tendono ad evitare il problema del nostro futuro destino, non sanno, né vogliono sapere quale sia il nostro approdo finale perché ritengono di non avere gli strumenti razionali per conoscerlo, si lasciano trasportare dal flusso della vita, che accettano nelle sue varie manifestazioni, cercando di ricavare il massimo dal benessere e da una transitoria allegrezza: carpe diem, afferra il momento presente. Al massimo, come gli atei, di fronte alla morte, non sorretti da alcuna speranza, possono arrivare ad una disperazione calma, senza sgomento. La vita è così, si vive LA NOSTRA VICENDA TERRENA E LA NOSTRA SPERANZA CRISTIANA
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