La Scuola e l'Uomo - n. 9-10 - Settembre-Ottobre 2022

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2022 17 Anche il prof. M. Comoglio suggerisce di pensare le competenze in termini di «profilo» da scrivere per ciascuna disciplina così da precisare le abilità e le conoscenze in uscita degli studenti. Esso, si configura come «combinazione di conoscenze e abilità che lo studente sarà chiamato ad esercitare nel mondo reale». Le conoscenze si fondono con le abilità così da far maturare negli alunni le competenze specifiche che lo studente utilizzerà, all’occorrenza, nelle situazioni concrete della sua vita. Si tratta di dotare ogni studente delle chiavi interpretative del mondo, dell’ambiente e della cultura che ciascuna disciplina, o ambito disciplinare, offre. Essere competenti vuol dire avere una conoscenza profonda dei contenuti e degli strumenti che ciascuna disciplina offre così da pensare e vedere il mondo come lo vede un fisico, un matematico, un letterato. Strumenti che migliorano la convivenza rendendola possibilmente più umana. Pensare dalla fine È richiesto un cambio di prospettiva. Si tratta di «partire dal risultato» e dall’esito didattico atteso al termine del percorso scolastico. Il docente è visto essenzialmente un «progettista» della didattica e del percorso di formazione, inizia avendo in mente la fine del percorso, e traccia un piano a ritroso a partire dai risultati desiderati fino al vissuto della classe e degli studenti, così decide di stabilire il modo migliore di raggiungere l’obiettivo e far maturare le competenze. Non è semplicemente un facilitatore dell’apprendimento o un tutor. Entrambi gli strumenti (PECUP e profilo disciplinare) consentono di «pensare dalla fine» la progettazione didattica dell’Istituzione scolastica e il risultato atteso descritto permette la programmazione delle attività di insegnamento/apprendimento. Questo passaggio non è secondario perché le competenze non solo hanno la caratteristica di essere personali perché crescono con l’esercizio delle abilità e delle capacità di ciascuno, ma sono anche personalizzanti, cioè contribuiscono al pieno sviluppo della personalità dello studente. In questo senso il profilo disciplinare è reso pubblico nel PTOF ed è utile non solo vole, ricerca e progettazione, utilizzo delle applicazioni digitali), e l’insieme delle azioni e delle relazioni interpersonali intessute (l’agire in situazione con responsabilità e autonomia, si pensi al PCTO). È questa la condizione, o meglio l’ambiente, che permette di maturare le competenze disciplinari di ciascuno e che arricchisce la personalità e l’autonomia. Una persona capace di costruire con gli altri l’esperienza umana, sociale e professionale. Il profilo è dunque all’origine ed è al tempo stesso la sintesi del percorso didattico dell’Istituzione scolastica, delle proposte formative e delle dinamiche messe in atto dai docenti per favorire l’apprendimento e il successo formativo degli studenti. Per queste ragioni interessa sia il momento della progettazione (quando si pensa la programmazione della didattica nelle singole classi e in generale gli itinerari e progetti formativi più ampi) e sia la fase della valutazione degli apprendimenti e la verifica della maturazione delle competenze. È il documento che fa da riferimento per la valutazione degli studenti al termine dei cicli d’istruzione durante l’Esame di stato al termine del primo ciclo e del secondo e ne misura la padronanza in uscita. Il «profilo disciplinare» «Per ogni disciplina sono state redatte delle linee generali che comprendono una descrizione delle competenze attese alla fine del percorso; seguono gli obiettivi specifici di apprendimento articolati per nuclei disciplinari relativi a ciascun biennio e al quinto anno» (dalle Indicazioni nazionali per i Licei, nota introduttiva). Per ciascuna disciplina è necessario descrivere le competenze attese cioè il «profilo» di competenza in uscita che consente ai docenti di delineare l’esito atteso dagli studenti che frequentano i singoli corsi descrivendone le abilità e i contenuti caratterizzanti. Le scuole sono chiamate a elaborare il proprio curricolo esercitando così una parte decisiva dell’autonomia che la Repubblica attribuisce loro». Il curricolo d’Istituto diviene lo strumento principale di progettazione con cui le scuole possono rispondere alla domanda educativa degli alunni e delle loro famiglie. (Indicazioni Nazionali primo ciclo).

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=