Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori Periodico fondato da Gesualdo Nosengo
LA SCUOLA E L’UOMO Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 Editoriale - Anna Bisazza Madeo «RIGENERARE» 1 RUBRICHE DALLO SCHERMO ALLO SCAFFALE I. Spada 43 SOMMARIO DELL’ANNATA 2022 44 SOMMARIO Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma Anno LXXIX- Numero 11-12 - NovembreDicembre 2022 Poste Italiane spa spedizione in abbonamento postale D.L. 353/03 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) ART. 1 COMMA 1 MP-AT/C/RM/ Autorizzazione del tribunale di Roma n. 452 in data 11 febbraio 1949 DIRETTORE Rosalba Candela DIRETTORE RESPONSABILE Luciano CORRADINI COMITATO REDAZIONALE Francesca GIAMMONA Maria Luisa LAGANI Caterina SPEZZANO Giovanna VENTURINO COORDINATORE DI REDAZIONE Elena FAZI PROGETTO GRAFICO Luigi GAGLIARDI Tel. 06 6875584 Presidenza: presidenza@uciim.it Segreteria: segreteria@uciim.it Tesseramento: tesseramento@uciim.it Redazione: redazione@uciim.it Amministrazione: amministrazione@uciim.it Consulenza: consulenza@uciim.it Webmaster: webmaster@uciim.it Sito internet: www.uciim.it Banca Intesa San Paolo IBAN IT56 A030 6909 6061 0000 0071 210 Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma Inviato in omaggio ai soci dell’UCIIM STAMPA Eurolit - Roma Questo numero è stato chiuso il 22 dicembre 2022 Finito di stampare nel mese dicembre 2022 ISSN 0036-987X Spiritualità - Padre Giuseppe Oddone L’ATTESA DELLA VENUTA DEL SIGNORE GESÙ 5 Tommasina Barillà EVOLUZIONE DEL WEB E DI INTERNET DA INFRASTRUTTURA DI COMUNICAZIONE A FENOMENO DI MASSA DI INTERESSE SOCIOLOGICO 34 Andrea Gavosto LO STIPENDIO DELL’INSEGNANTE 10 Luca Utili L’EDUCAZIONE CIVICA TRA TRASVERSALITÀ DISCIPLINARE E IMPATTO SOCIALE. (SECONDA PARTE) 12 Caterina Di Carlo AGENDA 2030. A CHE PUNTO SIAMO IN ITALIA? 26 Fodaro Don Ferdinando CAMMINARE INSIEME. LA SFIDA DELLA SINODALITÀ COME PRASSI EDUCATIVA 31 Gian Carlo Sacchi L’ORIENTAMENTO TRA DOMANDA E OFFERTA DI FORMAZIONE 7 Commissione UCIIM Europa L’ASSOCIAZIONISMO DEI DOCENTI CATTOLICI A LIVELLO EUROPEO 40 Biagia Vaccaro PROFILO DELLA SOCIETÀ DI OGGI ED ANTROPOMORFISMO 36
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 1 Edi tor iale te e permanentemente aggiornata, ma, in questo momento contingente e di cambiamento d’epoca, credo vadano formati una nuova “forma mentis” e un inedito «modus operandi» che utilizzi parzialmente sapere e competenze pregresse e si apra all’inconsueto, a diverse modalità di relazione, di comunicazione, di apprendimento e, quindi, di insegnamento. È urgente realizzare una riforma scientificamente fondata e lungimirante della formazione iniziale e continua degli insegnanti per realizzare gli obiettivi di transizione digitale fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (programma Next Generation EU), ma è necessaria una visione strategica di tutto il sistema educativo, evitando interferenze improprie. Cesarina Checcacci, già nel 1977 a proposito di aggiornamento scriveva: «Non saremo certo noi a negare la necessità di prendere in esame i problemi sociali e di riflettere sulle linee di sviluppo o di mutamento della società; né rifiutiamo per principio il diritto a chicchessia di avviare un discorso culturale nella libertà, ma consideriamo inaccettabile la «colonizzazione» della professione docente o la pretesa di espropriarla di una autonoma iniziativa in ciò che è il suo più significativo diritto-dovere». Negli anni e senza interruzione di continuità, l’Unione ha posto attenzione allo sviluppo della professionalità dei docenti e a rinnovare la loro formazione, attraverso una politica organica e uno sviluppo di interventi, interpretando il senso della storia. In questo momento particolare, la professionalità docente non potrà affrontare le proprie gravose responsabilità se non sarà capace di intercettare l’uomo e la sua realtà, di conoscere le conquiste delle scienze non solo umane È questo il termine sotteso al concetto di profondo rinnovamento ed alla filosofia del progetto ministeriale «FUTURA» che ci suggerisce come imparare ad abitare il mondo in modo nuovo. Papa Francesco ripetutamente ci ricorda che il nostro tempo non è un’epoca di cambiamenti ma un cambiamento d’epoca, invitandoci al discernimento. Si può facilmente fare un parallelo con il periodo post-bellico con cui si concluse il ventennio fascista, un periodo in cui lo Stato andava totalmente rifondato, la società ricomposta e ricostituita, il vivere civile riorganizzato. In quegli anni sorsero o furono rianimate varie forme associative anche giovanili. L’UCIIM, su ispirazione e con l’impegno tenace di Gesualdo Nosengo, fu tra le prime con una specificità: la formazione culturale, morale, spirituale e soprattutto professionale, per operare con serietà e competenza nell’ambito educativo delle nuove generazioni cui era demandata l’edificazione del futuro. L’UCIIM sin dalla sua fondazione, 18.06.1944 (Roma era stata liberata i primi di giugno), ha posto grande attenzione alla formazione degli insegnanti sia universitaria che in servizio, sia sotto l’aspetto disciplinare che per quello metodologico e didattico. Oggi il profilo del docente è più complesso, poiché richiede un numero di competenze più vasto e articolato, per cui la formazione va affrontata con coerente sistematicità ed esige approfondimenti. Mi sono posta un problema: negli ultimi decenni si è parlato di aggiornamento professionale, mentre oggi si insiste sul termine formazione. A mio parere la formazione è la preparazione di base che va periodicamen- «RIGENERARE» Anna Bisazza Madeo, Consigliera nazionale emerita UCIIM
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 2 E d i t o r i a l e in contingenze particolari, ponendo l’attenzione ad una «precisa deontologia professionale ancorata a scelte fondate su valori etici, costituzionali, democratici, partecipativi, politici». In questi ultimi anni il Ministero ha palesemente posto l’accento sulla necessità di una più adeguata qualificazione del personale dell’istruzione. La L. 107 del 13.07.2015, al comma 124 dell’unico articolo che la costituisce, pone come uno dei punti più importanti la «formazione in servizio» dei docenti definendola «obbligatoria, permanente e strutturale» e, pertanto, come funzione fondante della professionalità docente. La Legge asserisce che le attività formative «sono definite dalle singole istituzioni scolastiche in coerenza con il piano triennale dell’offerta formativa e con i risultati emersi dai piani di miglioramento delle istituzioni scolastiche». Esse sono un diritto-dovere e costituiscono un importante strumento di crescita finalizzata alla promozione della cultura dell’innovazione sostenendo progetti di ricerca e di sperimentazione. Sarebbe utile lo svolgimento dei compiti connessi con la funzione di docente e con l’organizzazione scolastica, con padronanza consapevole e deontologia professionale, merita di essere valorizzato. Si spera che questo possa essere il riferimento per le previste figure di sistema che aprano anche una possibilità di carriera. Per motivare e aumentare la produttività anche con nuove competenze richieste dal contesto sociale in rapido mutamento, l’UCIIM, soprattutto a livello periferico, si è impegnata nell’organizzazione di corsi, seminari, workshop, laboratori, webinar rivolti a docenti e dirigenti, sperimentando e utilizzando negli ultimi anni le modalità on-line. A livello nazionale, previ periodi di opportuna formazione, è stato istituito un Albo formatori per rendere anche un servizio alle scuole di tutto il territorio nazionale. I Corsi propriamente UCIIM, moltissimi gratuiti, organizzati conformemente alle indicazioni ministeriali, sono stati in gran parte inseriti sulla piattaforma S.O.F.I.A. e delle loro applicazioni, di decodificare e utilizzare nuovi linguaggi. Molti profeti di sventura blaterano che la nostra scuola va sempre peggio e che i giovani di oggi sono dissennati ed irresponsabili; noi da cristiani, muniti di quella speranza che non delude, non possiamo non evidenziare che proprio nel momento cruciale della pandemia la scuola ha tenuto duro e i docenti hanno fatto di tutto per fronteggiare le notevoli difficoltà e raggiungere al meglio i propri studenti; per quanto riguarda i giovani dovremmo poi considerare il contesto deprivato di valori che li circonda, che noi adulti abbiamo preparato per loro, e come essi non rispondano a sollecitazioni banali e ripetitive ma esigano attenzione, ascolto, stimoli forti e significativi per destare il loro entusiastico impegno. Occorre allora mettere insieme tutte le energie valide e responsabilizzare in particolare coloro che hanno scelto l’educazione come impegno prioritario, affinché si prodighino seriamente in quest’opera di notevole portata umana e civile, recuperando senso sociale, spirito di corpo, desiderio di formazione adeguata ai bisogni. Nella storia della pedagogia l’ideale greco della paideia si è poi identificato con quello latino di humanitas, tradotto in tempi più recenti nel personalismo cristiano. «Una Scuola per l’Uomo» è il motto proclamato anche dal titolo della nostra rivista; per realizzarla è richiesta una professionalità qualificata strettamente connessa con le finalità specifiche e la capacità di individuare metodologie e tecniche con consapevolezza. La formazione e l’UCIIM Durante l’impegno di 15 lustri, l’UCIIM ha accompagnato e sostenuto la scuola italiana con studi, ricerche e sperimentazioni preliminari e contestuali alle varie riforme che hanno segnato lo sviluppo sociale del nostro Paese. Non si ravvisa discontinuità alcuna nel servizio di formazione e di aggiornamento delle generazioni di docenti e dirigenti, alzando il tono accorato di preoccupazione
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 3 E d i t o r i a l e comprensivo delle competenze digitali atte a inserirli in un contesto sconosciuto a noi adulti, prevedendo le abilità necessarie a risolvere problemi di eguaglianza sociale e di ecosostenibilità che il futuro indubbiamente presenterà. La consapevolezza dei diritti e ancor prima dei doveri di cittadinanza deve costituire un germe che possa svilupparsi a pieno con razionalità, creatività e sequenzialità. Mirare a obiettivi così elevati richiede agli educatori una seria autocritica, una riflessione aperta e profonda sulla difformità di vedute e sulla diversità di linguaggi e di modalità di comunicazione tra generazioni diverse. Naturalmente sarebbe inopportuno, ed è deleterio nei casi riscontrati, voler in ogni caso rincorrere atteggiamenti giovanilistici: i giovani hanno bisogno di punti di riferimento, di persone autentiche, di ascolto, di proposte di senso, di valorizzazione per sentirsi responsabilmente protagonisti. La Scuola allora dovrà articolare curricoli in risposta alle esigenze provenienti dal sociale; a docenti e dirigenti è richiesta, oltre alla padronanza delle discipline d’insegnamento, una formazione pedagogica e didattica rinnovata che consenta con nuove modalità digitali e forme linguistiche la promozione di competenze e cultura nell’ambito di una didattica di alta qualità. Da una indagine realizzata ultimamente alla base della nostra Associazione emerge l’interesse per la formazione continua, ritenuta di grande importanza per lo sviluppo professionale e di carriera, con preferenza per la modalità on line e privilegiando le seguenti tematiche: — Nuove metodologie didattiche collaborative e inclusive: didattica multimediale, realtà aumentata, robotica… connesse con l’approfondimento delle discipline degli assi storico- sociale (con particolare attenzione alla Costituzione ed ai suoi valori), linguistico (specie multimediale), scientifico e matematico (con priorità per l’informatica). (Docenti della secondaria di 2° grado). — Nuove metodologie didattiche collaborative e inclusive: didattica multimediale, Nel periodo di pandemia, malgrado le limitazioni, abbiamo incrementato i mezzi tecno-digitali con piattaforme e aule virtuali, oltre ad usare modalità più rapide di comunicazione quali skype, cisco webex, ecc. Nei circa 400 corsi e seminari realizzati in questi ultimi anni, per lo più on-line, tante sono state le tematiche affrontate per sostenere e stimolare la professionalità dei docenti e dei dirigenti, per incentivare l’auto-consapevolezza e l’esercizio del pensiero positivo. Con preferenza sono stati trattati problemi di relazione e comunicazione, di inclusione, di cittadinanza con specifico riferimento all’educazione civica, di ecologia e sostenibilità in coerenza con l’Agenda 2030, di innovazione pedagogico didattica, di valutazione, di nuovi linguaggi anche multimediali e di codificazione di messaggi vari, di creatività a largo raggio, di valori recuperabili anche in espressioni artistiche e storiche delle nostre città e delle nostre tradizioni, e ancora approfondimenti disciplinari di genere sia umanistico che scientifico. Quasi tutte le Regioni hanno presentato proposte che sono state in gran parte approvate, pubblicizzate e realizzate. L’UCIIM e la formazione FUTURA Il presente richiede una taratura delle attività, per una risposta puntuale alle indicazioni del PNRR e del programma FUTURA per una scuola di domani, per «un sistema di istruzione più innovativo e inclusivo». In attesa del Piano Nazionale per la Formazione dei Docenti in servizio (P.N.F.D. 2022/23), che dovrebbe essere emanato a breve, sarebbe utile conoscere in particolare il Capo VIII, art. 44 del D.L. 30 aprile 2022 convertito nella L. n. 79/2022. Come UCIIM nazionale abbiamo in programmazione un aggiornamento dell’Albo formatori, sia in relazione alle professionalità presenti sia come arricchimento ed implementazione degli indicatori di formazione. Bisognerà affrontare le sfide del futuro garantendo ai giovani un diritto allo studio
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 4 E d i t o r i a l e ri sanzioni disciplinari ma c’è l’invito alla responsabilità e al «rispetto verso la figura del docente, a cui è prioritario restituire autorevolezza…». Contemporaneamente si rende urgente che il Ministero dell’istruzione e del merito adegui le strutture scolastiche alle nuove esigenze didattiche e funzionali in generale, potenziando i laboratori e dotando gli ambienti e le aule didattiche delle necessarie tecnologie digitali. Ciò appare un fattore chiave per favorire l’innovazione metodologica. Su questa linea, in via preferenziale sarà orientata la nostra attività formativa, senza trascurare, tenendo anzi in prima istanza l’attenzione per i giovani docenti neo assunti o che aspirano ad entrare nella Scuola e sono ancora piuttosto ignari della realtà cui vanno incontro e generalmente inconsapevoli dei compiti specifici da affrontare. «Gli assi strategici condivisi a livello europeo (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale) devono avere un’anima, un filo rosso. Una cura preliminare non va mai trascurata, specie in questo tempo in cui si rincorrono tecnologie avanzate di cui si ignorano gli esiti: la formazione, la vita, il futuro sono dell’uomo e per l’uomo, non si può parlare di RI-GENERAZIONE se si dimentica la persona umana nella sua essenza, con l’aspirazione alla felicità e con i suoi precipui orizzonti metafisici. È più che mai valido quanto scriveva nel 1996 Cesarina Checcacci: «Solo una antropologia personalista può introdurre all’attenzione per gli aspetti più significativi, non transeunti, dell’uomo il quale non è un fascio di reazioni, né un essere determinato solo dall’esterno, ma un soggetto che non può non vivere di libertà, di slancio verso il futuro, di amore per gli altri, di capacità di autodeterminazione e di progettualità.» L’UCIIM può costituire luogo di incontro ove, rompendo vecchi schemi, ci si aiuta a crescere, essa è di certo un ponte privilegiato per accedere ad una professione impegnativa e di responsabilità civica e sociale con ricadute produttive per l’intero Paese, nonché in ambito europeo e oltre. realtà aumentata, robotica… connesse con l’approfondimento delle discipline; difficoltà dell’apprendimento in situazione di disabilità e inclusione scolastica; percorsi di Educazione civica; didattica integrale per nuovi ambienti di apprendimento; integrazione della media education con la disciplina IRC (Docenti 1° ciclo). — Gestione delle emozioni; nuove metodologie didattiche collaborative e inclusive; pratiche innovative con le tecnologie didattiche; sviluppo del pensiero computazionale con il coding (Scuola dell’infanzia). I dirigenti ritengono utile la formazione dei docenti sulla progettazione di unità di competenze, sulla didattica digitale, sul curricolo verticale, sull’ambito scientifico-matematico, sull’ambito linguistico, per la Scuola secondaria e primaria, mentre per la Scuola dell’infanzia ritengono sia utile una formazione sui processi educativi e didattici sistema integrato 0-6, sulla gestione delle emozioni, sul curricolo verticale, sulla didattica digitale. La formazione dei DS richiede un ambito interculturale ampio e l’acquisizione di competenze comunicative in più registri anche per instaurare rapporti di interscambio con altri paesi europei e/o internazionali. Naturalmente è imprescindibile la conoscenza del contesto sociale e una indagine sempre aggiornata sulle risorse del territorio in cui si opera e sui prevedibili sviluppi. «Nuove competenze e nuovi linguaggi» è il macro obiettivo indicato dal Ministero per la formazione di tutto il personale scolastico. Pertanto, nell’ambito delle azioni del PNRR, mette a disposizione la piattaforma «Scuola futura» con tre aree di sviluppo: Didattica digitale integrata, STEM e multilinguismo, Riduzione dei divari territoriali per potenziare gli apprendimenti e prevenire la dispersione scolastica. Un segno di coerente attenzione al digitale si legge nella circolare emanata il 20.12.2022 dal Ministro Valditara sull’uso dei telefoni cellulari e di altri dispositivi elettronici in classe utili solo a fini didattici, negli altri casi non sono previste ulterio-
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 5 Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM Spi r i tual i tà Tutto il periodo iniziale dell’anno liturgico con le celebrazioni dell’Avvento e del Natale è caratterizzato dall’attesa e dalla gioia dell’incontro con il Signore Gesù. Se le prime parola della Bibbia sono «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gen.1, 1), le ultime parole, prima del saluto conclusivo, sono «Sì, verrò presto! Amen. Vieni Signore Gesù!» (Ap. 22,20). Per la nostra fede tra l’inizio della creazione ed il ritorno di Gesù Crocifisso e Risorto è racchiusa la storia dell’universo, dell’umanità, della Chiesa, di ogni persona credente o non credente. Siamo davvero cristiani se attendiamo Qualcuno, aspettiamo un incontro e viviamo nell’attesa per cogliere il Suo passaggio e la Sua presenza nelle vicende della vita quotidiana. La vigilanza è la virtù tipica di chi vive di fede, di chi ha il presentimento e la certezza che il Signore davvero incrocia le strade della vita; essa si fonde con l’attesa, con la leggerezza e la giusta valutazione delle cose, con l’audacia ed il coraggio, con la preghiera ed una positiva tensione interiore. Nell’Avvento riviviamo in particolare l’attesa della venuta storica di Gesù. Modello di questa attesa è sopra tutti la Vergine Maria: in Lei rivive tutta la storia di Israele che aspetta il suo Salvatore, rivivono la speranza di Abramo e dei Patriarchi, il cammino di Mosè che guida il popolo alla terra promessa, l’ardore e la certezza dei profeti, la pietà dei poveri fiduciosi nel Signore. È Lei il fiore più bello di Israele, il giglio delle nostre vallate, l’aurora che annuncia il giorno di Dio, la stella del mare che indica una meta ed un porto a quanti sono smarriti nella tempesta. Oltre alla venuta storica di Cristo, nato a Betlemme nell’umiltà della nostra carne, morto e risorto a Gerusalemme quando era governatore della Giudea Ponzio Pilato, vi è una venuta intermedia del Signore nella ordinarietà della vita quotidiana: «Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap. 3, 20). Cristo viene a noi nell’oggi della salvezza attraverso i sacramenti, in particolare l’Eucaristia, preludio del banchetto messianico della fine dei tempi, viene a noi nella Sacra Scrittura e nell’ascolto della sua Parola, ci raggiunge e ci scuote anche negli imprevisti delle nostre vicende terrene. Ogni giorno attendiamo il Signore, come si attende il ritorno di un figlio o il passaggio ospitale di una persona amica. Gesù, il figlio di Dio verrà anche alla fine dei tempi: prima di tutto alla fine del nostro tempo terreno, chiamati ad un incontro con L’ATTESA DELLA VENUTA DEL SIGNORE GESÙ
6 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 Spi r i tual i tà le della sua sofferenza e di quella di Cristo stesso crocifisso. Verrà dunque, ma forse è già lì con il suo «bisbiglio», con il suo invito a captare la sua leggerissima voce con il raccoglimento ed il silenzio interiore. Dall’immagine tesa vigilo l’istante con imminenza di attesa – e non aspetto nessuno: nell’ombra accesa spio il campanello che impercettibile spande un polline di suono – e non aspetto nessuno: fra quattro mura stupefatte di spazio più che un deserto non aspetto nessuno. Ma deve venire, verrà, se resisto a sbocciare non visto, verrà d’improvviso, quando meno l’avverto. Verrà quasi perdono di quanto fa morire, verrà a farmi certo del suo e mio tesoro, verrà come ristoro delle mie e sue pene, verrà, forse già viene il suo bisbiglio. È davvero una bella poesia che stimola a «vigilare l’istante», ossia ad una intensa vita interiore, perché il Signore viene realmente. Ma senza questo atteggiamento spirituale la venuta storica di Gesù nel Natale, la sua venuta nella Grazia e nell’imprevisto lieto o triste della vita quotidiana, la sua venuta gloriosa alla fine del nostro tempo e della storia non vengono avvertite e rimangono solo un avvenimento esterno che non commuove e non interessa. Non avvenga per noi che la porta del nostro cuore rimanga chiusa per l’Ospite che tocca il campanello della nostra anima e spande un «polline di suono» invitandoci ad accoglierLo! Lui, quando valuteremo alla luce della Sua misericordia e del Suo perdono tutta la nostra personale vicenda terrena; verrà poi con la sua Parusia, con il suo avvento glorioso alla fine di questo mondo terreno, per instaurare definitivamente il Suo regno, perché è Lui l’alfa e l’omega, il principio, il centro e la fine di tutta la storia. Vorrei illustrare questa attesa di Gesù che è venuto nella storia, che viene con la sua grazia nella vita quotidiana per prepararci alla sua definitiva venuta alla fine del nostro tempo, con una vibrante poesia di Clemente Rebora (1885-1957), posta al termine della sua raccolta poetica «Canti anonimi», pubblicata nel 1922, anni prima della sua conversione per così dire ufficiale alla fede cristiana nel 1929, e del suo ingresso nella congregazione fondata da Antonio Rosmini (1930) e della sua ordinazione sacerdotale (1936). La poesia è ritenuta uno dei più alti canti religiosi della letteratura del Novecento. L’autore è chiuso in una stanza pressoché buia, ma tutto il suo corpo è in tensione interiore (teso è un aggettivo particolarmente caro a Rebora) per un evento, per l’arrivo misterioso di Qualcuno. Egli pertanto, come le vergini sagge del Vangelo che attendono lo sposo, «vigila l’istante». Nel buio della stanza, simbolo della sua inquietudine interiore, balena una luce («nell’ombra accesa»); gli pare che il campanello della porta emetta un suono impercettibile, ma profumato e fecondo come il polline, creatore di vita («un polline di suono»); lo spazio della sua stanza si dilata con stupore come un deserto senza confini. Eppure – e lo ripete tre volte – non aspetta nessuno di questo mondo, ma ha il presentimento che Qualcuno verrà davvero nella sua vita. L’Ospite verrà (lo ripete sei volte nella seconda parte della poesia), se egli sarà capace di resistere nell’attesa e sboccerà come un fiore nella sua anima: era dunque Lui che spandeva un polline di suono. Sarà un incontro misterioso ed improvviso, che porterà il perdono e la vittoria sul peccato e sulla morte, il tesoro della grazia e dello Spirito, il ristoro umanamente impensabi-
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 7 Gian Carlo Sacchi, Esperto di politiche scolastiche All’epoca del ministro Bottai la scuola media era il ginnasio inferiore e preparava agli studi liceali, mentre l’avviamento professionale introduceva fin dalla giovane età al mondo del lavoro. Una discriminazione eliminata in linea di principio con la Costituzione, di fatto però bisognerà attendere l’introduzione della scuola media unica per affermare il primato della persona dell’alunno e l’attenzione che la scuola doveva prestare all’apprendimento. La formazione personale portava l’alunno a crescere in conoscenze e capacità per poter compiere delle scelte per il proprio futuro e la scuola doveva aiutarlo ad orientarsi attraverso la didattica: il prof. Agazzi ripeteva spesso di non usare l’alunno per svolgere il programma, ma usare il programma per svolgere l’alunno. L’insegnamento andava dunque finalizzato all’orientamento, la valutazione non doveva più essere selettiva ma orientativa ed al termine del triennio veniva elaborato per ognuno un consiglio per il futuro. Era questo l’elemento più innovativo della riforma che però si è rivelato l’anello debole; l’alunno si è dimostrato il vaso di coccio tra la famiglia che non teneva in gran considerazione il predetto consiglio facendo trapelare la propria capacità o meno di interpretarlo e i docenti i cui suggerimenti rispecchiavano l’antica concezione della differenza tra la scuola intellettuale e quella manuale, senza che magari l’alunno stesso avesse fatto esperienze orientative significative. Centri di psicologia dell’orientamento vennero istituiti accanto ai consorzi provinciali per l’istruzione tecnica, fino ad arrivare al passaggio di competenze alle regioni che trattennero l’orientamento professionale lasciando alle scuole quello mirato alla prosecuzione degli studi. Da queste revisioni ordinamentali non si ottenne alcun miglioramento nella efficacia del processo orientativo, tant’è che ci furono tentativi di varare una legge ad hoc per rendere più evidente il rispetto di un tale percorso, ma senza risultato, fino a che il ministero emanò in diverse occasioni linee guida per cercare di valorizzare l’orientamento ed i suoi connotati formativi. Didattica e valutazione però rimasero le stesse, anzi si aggravarono le conseguenze, senza offrire esperienze di apprendimento davvero orientative e aumentando la selezione già alla fine del primo ciclo, che costrinse in tanti casi all’abbandono. Il passaggio critico era dunque il mancato orientamento e questo suggerì l’aumento di un anno della scuola media o di dedicare al riorientamento almeno il primo anno delle superiori. Il nodo resta tutto e si ripropone al termine del secondo ciclo, dopo la liberalizzazione degli accessi universitari, a fronte di indirizzi definiti e rigidi della secondaria di secondo grado. L’ORIENTAMENTO TRA DOMANDA E OFFERTA DI FORMAZIONE
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 8 cupandosi non solo di fornire maestranze con le competenze adeguate, ma sostenendole direttamente con ricerche e laboratori sperimentali per il miglioramento della produzione e gestendo direttamente aziende che fungevano da riferimento nei territori per gli stessi imprenditori. Il progresso tecnologico e l’economia globalizzata hanno impresso una forte spinta ai mercati ed all’innovazione produttiva costringendo il mondo aziendale ad un inseguimento vorticoso e le scuole il cui adeguamento dipendeva dal sistema politico si sono trovate sempre più disallineate per quanto riguarda l’adeguamento dei saperi e delle competenze, ed ormai è quasi quotidiana la lamentela da parte delle aziende circa la difficoltà di garantire la necessaria preparazione soprattutto nell’ottica di un continuo cambiamento. L’occasione del PNRR avrebbe potuto cercare di agire in profondità nella riforma del secondo ciclo mentre si è limitato a dare impulso alla formazione nel pur necessario campo del digitale senza mettere mano alla struttura che ha bisogno di trasformazione sia sul versante dei contenuti, sia della capacità di mutare nel tempo, senza attendere le faraoniche riforme che in questo settore non sono mai state portate a termine compiutamente. L’unica vera novità riguarda gli istituti tecnici superiori, la cui recente legge istitutiva dimostra che sia sul piano del miglioramento delle competenze, sia su quello della governance e sia nei rapporti con i territori ed il mondo aziendale si è stati in grado di produrre un’innovazione che con un adeguato investimento sul versante istituzionale e lavorativo non mancherà di produrre risultati sul piano del riallineamento tra i due versanti. Il decreto del ministro Bianchi ha lasciato aperto ad altri provvedimenti che riguardano le scuole superiori ed è quindi dal nuovo governo che ci si attendono scelte precise per vedere qual è l’orientamento che deve assumere l’intero sistema e come le diverse scuole possono essere messe in grado di raggiungere gli obiettivi e quali responsabilità ciascuna di loro deve avere nei riguardi dei risultati da conseguire, anche per evitare che Chi incontra difficoltà può essere costretto a fermarsi prima nel canale professionale regionale e chi riesce a terminare il percorso scolastico non ricava comunque indicazioni orientative significative. Gli studenti delle superiori non possono partecipare come in altri Paesi alla definizione del proprio piano di studi, con materie opzionali e facoltative, e il PCTO benché contenente la dimensione orientativa ha depotenziato l’alternanza scuola-lavoro che avrebbe davvero potuto offrire un’esperienza di vita e di avviamento alla professione. Il ministro Fioroni voleva agganciare scuola e università con dei crediti per dare continuità al percorso formativo e professionalizzante, ma il sistema universitario si è opposto, anzi in quasi tutte la facoltà si è istituita una prova selettiva in ingresso. Ora un decreto del ministero dell’università prevede con un po’ di soldi del PNRR la possibilità di organizzare corsi di orientamento ai corsi di laurea, attività già in atto per attirare nuovi potenziali studenti. Il decreto esorta a procurare un raccordo tra aspirazioni degli studenti, competenze per l’occupabilità e scelta del percorso di studi, anche in relazione alle richieste del mercato del lavoro. Si propone una didattica disciplinare attiva, partecipata e laboratoriale, cosa alquanto difficile da ottenere se non dagli istituti tecnici e professionali che però hanno l’università come prospettiva solo in minima parte. Il PCTO ha proprio tolto ai licei un’opportunità che avrebbe potuto rispondere alle caratteristiche metodologiche elencate nel decreto in quanto vissute dagli allievi in prima persona. Si pensi ad esempio come negli indirizzi biomedici (il monitoraggio ha evidenziato che l’efficacia orientativa del percorso supera il 70%) con la presenza di professionisti esterni alla scuola si possa far sì che gli studenti si rendano conto direttamente del divario tra le competenze possedute e quelle attesa dall’università e approcciarsi in modo più concreto al proprio progetto di sviluppo formativo e professionale. Nel dopo guerra le scuole tecniche e professionali sono state il motore dello sviluppo del nostro Paese ed hanno accompagnato il così detto boom economico soprattutto a beneficio delle piccole e medie imprese oc-
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 9 chiamava «licei vocazionali», bisognerà indicare quali altri raccordi si dovranno attivare per diminuire la distanza esistente tra i due versanti, mantenendo a tutta la scuola pubblica il carattere di formazione della persona e del cittadino, prima che del lavoratore, valorizzando ad esempio l’apprendistato nelle due componenti formativa e lavorativa. Tale distanza va in ogni caso colmata, in quanto da un lato le aziende non trovano professionalità adatte alle loro esigenze e la scuola sforna giovani disoccupati che finiscono per non cercare nemmeno più lavoro. Ma le occupazioni che si trovano anche per i giovani più motivati ad affrontare il cambiamento sono perlopiù precarie, soprattutto per le ragazze che sono sempre di più in uscita dal sistema formativo. È provato da tante indagini che comunque chi vanta una laurea ha un lavoro, mentre calano sempre di più le opportunità per chi ha solo la licenza media; l’ISTAT non manca di rimarcare la sottoutilizzazione di giovani istruiti con gli inevitabili danni per la produttività dell’intero sistema economico, per la fuga dei cervelli dal nostro Paese. Ma è l’orientamento l’elemento strategico che anche il PNRR avrebbe dovuto assumere come filo conduttore delle riforme approvate; forse la caduta del governo non lo ha consentito; lo riproponiamo al nuovo ministro in quanto un efficace processo orientativo fa valere il vero «merito» dello studente che realizza responsabilmente il proprio progetto di vita e di lavoro. il livello terziario si trovi isolato e non possa esprimere le proprie potenzialità in quanto non adeguatamente sospinto dal segmento precedente. Si sa che le ultime revisioni apportate all’istruzione tecnica e professionale sono state guidate da una visone legata alla formazione generale a carattere nazionale con indirizzi governati dal ministero centrale, lasciando alle scuole un’autonomia limitata perlopiù al versante didattico, ed anche l’ultimo decreto di riforma degli istituti professionali benché avanzato sul piano dell’organizzazione deve comunque sottostare ad un curricolo centralizzato con pochi spazi di manovra. Un compromesso in atto da parecchi decenni che non vuole che sia l’economia ad influenzare completamente la formazione, quando anche i licei dovrebbero poter realizzare esperienze di alternanza studio-lavoro in una prospettiva universitaria che investa a sua volta sugli aspetti professionalizzanti, compresi i career day ed i tirocini aziendali. La richiesta del mondo del lavoro sarebbe quella di un curricolo elaborato a partire dalla stessa esperienza lavorativa, in sinergia con le imprese, con una buona dose di alternanza ed una valutazione di idoneità a ricoprire determinate funzioni aziendali. Questa modalità consentirà di operare quegli adeguamenti nei contenuti e nelle strategie didattiche che si rendono man mano necessari per il cambiamento dei sistemi produttivi. Ma le scuole dovranno godere di una reale autonomia, anche nella gestione del personale e delle risorse finanziarie, con l’aiuto di un comitato scientifico, posto già al loro interno dalla riforma Gelmini, nell’ambito di distretti industriali o di «laboratori territoriali per l’occupabilità». È ovvio che se non si vuole compiere una scelta così radicale che ci avvicina al doppio canale tedesco e ci allontana da quelli che la riforma Moratti
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 10 La proposta del PD di adeguare la retribuzione degli insegnanti a livelli europei e il lungo stallo fra governo e sindacati sul nuovo contratto di lavoro hanno riproposti il tema di quanto guadagna chi insegna i Italia. È una questione non più rinviabile: una retribuzione adeguata è, infatti, un incentivo necessario per migliorare la qualità della nostra scuola e per attrarre i migliori laureati in una professione così decisiva per il futuro dei giovani e del Paese. Tuttavia, per evitare derive populiste, che non mancano mai sotto elezioni, servono alcuno punti fermi. I recenti dato Eurydice, anticipati da Repubblica, dicono che la retribuzione media degli insegnanti italiano (intorno a 30.000 euro lordi l’anno) è bassa in assoluto, circa il 70% di un generico laureato. È anche inferiore al resto di Europa: a inizio carriera un docente delle superiori guadagna 26.000 euro, poco meno di un collega francese, molto meno di uno spagnolo (35.000), di uno scandinavo (40.000) e, soprattutto, di un tedesco (60.000). La forbice si restringe tenendo conto delle differenze nel costo della vota, ma resta molto ampia. In Italia, inoltre, le retribuzioni crescono poco lungo l’arco della vita lavorativa: arrivano a circa 40.000 euro a fine carriera, e solo per effetti dell’anzianità. Altrove sono previste progressioni significative, che in genere dipendono non dall’anzianità, ma dalle competenze, dall’impegno, dall’aggiornamento professionale, ala disponibilità e capacità di assumersi maggiori responsabilità nella scuola o di lavorare nelle situazioni più difficili. Infine - caso quasi unico in Europa - nel contratto dei nostri insegnanti si considerano in pratica solo le ore di lezione. Che, ad esempio, per un professore delle superiori sono 18 alla settimana: a queste il contratto di lavoro aggiunge un forfait di altre 80 ore nel corso dell’anno lavorativo (quindi circa 2 alla settimana) prevalentemente per attività di programmazione e partecipazione alle riunioni. La preparazione delle lezioni, a correzione degli elaborati, il feedback agli studenti e tante altre attività non strettamente di lezione, ma decisive per l’efficacia dell’insegnamento, non sono incluse nel contratto. Sia ben chiaro: ciò non vuol dire che non siano svolte, ma che sono lasciate al senso del dovere del singolo. Tra scuola e casa, gli insegnanti italiani dichiarano di lavorare (dati Ocse Talis) 26 ore alla settimana, contro una media europea di 33 ore. Di sicuro, l’insegnante coscienzioso ne fa ben di più, ma siamo certi che no ci sia chi si limita al minimo sforzo, senza che preside, colleghi o famiglie possano lamentarsene? Nel resto d’Europa, queste attività sono disciplinate da contratto e svolte in genere a scuola, con un impegno lavorativo settimanale di fatto a tempo pieno (35 ore in Francia, 38 in Spagna, 40 in Germania). Da decenni, in Italia si è scelto di fare entrare un numero elevato di laureati nella scuola in cambio di retribuzioni basse, nessun riconoscimento del maggior o minor impegno, assenza di formazione professionale e una certa tolleranza di pratiche come le ripetizioni in nero. Non stupisce se oggi si fatica ad attirare i migliori talenti, soprattutto nelle materie scientifiche. Questa logica di dare poco e chiedere poco va ribaltata. I nostri insegnanti dovrebbero ricevere salari europei e lavorare secondo orari europei: trascorrendo più ore a scuola (in spazi che vanno adeguati e resi più ospitali) a svolgere le attività che permetterebbero di migliorare la qualità degli apprendimenti, in Italia così deficitaria. Inoltre, le retribuzioni dovrebbero crescere significativamente non per effetto dell’anzianità, ma man mano che crescono le responsabilità didattiche od organizzative. (La Repubblica, 16 agosto 2022) LO STIPENDIO DELL’INSEGNANTE Andrea Gavosto, Direttore della Fondazione Agnelli
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 11 La Fondazione Agnelli, nata nel 1966 a Torino, è un istituto indipendente di ricerca nelle scienze sociali, senza scopo di lucro. Lo statuto le assegna il compito di «approfondire e diffondere la conoscenza delle condizioni da cui dipende il progresso dell’Italia in campo economico, scientifico, sociale e culturale» e di operare a sostegno della ricerca scientifica. In quanto fondazione di ricerca, promuove e realizza studi, analisi e sperimentazioni in campo educativo, in una prospettiva interdisciplinare e con metodologie moderne e rigorose. Opera in prevalenza in Italia e a Torino, senza mai perdere di vista il contesto europeo e globale. È presente sui media tradizionali e social. Dialoga in piena autonomia con la società civile e la cultura italiana, con le forze politiche ed economiche, con le istituzioni pubbliche nazionali e locali. Dal 2008 la Fondazione ha concentrato attività e risorse sull’education (scuola, università, apprendimento permanente), come fattore decisivo per il progresso economico e l’innovazione, per la coesione sociale, per la valorizzazione degli individui. Ha a cuore il miglioramento dell’istruzione pubblica e ne studia le tre dimensioni fondamentali: l’equità, in termini di sostanziale diritto allo studio per tutti, l’efficacia, in termini di qualità degli apprendimenti e delle competenze, e l’efficienza, in termini di migliore impiego possibile delle risorse. Si propone di contribuire al rinnovamento della didattica con progetti sperimentali «sul campo» con scuole, studenti, insegnanti. Dialoga con le famiglie, fornendo strumenti informativi a supporto delle scelte educative. Promuove un più stretto rapporto fra mondo dell’istruzione e del lavoro. Andrea Gavosto dal 2008 è direttore della Fondazione Giovanni Agnelli che, sotto la sua guida, ha avviato un programma di ricerca sul tema dell’istruzione, nel cui ambito pubblica (con l’editore Laterza) annualmente i Rapporti sulla scuola in Italia, che affrontano i nodi critici del sistema scolastico e forniscono suggerimenti sulle azioni da intraprendere. Dal 2010 è membro del Comitato tecnico scientifico internazionale del MIUR per l’elaborazione delle linee strategiche relative alla costruzione di un sistema nazionale di valutazione delle scuole. È membro della Commissione cultura di Confindustria e consigliere di amministrazione del Censis, di Prometeia associazione per le previsioni econometriche e della Scuola di Alta Formazione al Management di Torino.
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 12 La nuova normativa (legge 92/2019 e le linee guida del Ministro dell’istruzione n. 35 del 22 giugno 2020), reintroduce l’Educazione Civica nel percorso scolastico delle scuole italiane e ad ogni istituzione scolastica chiede di ripensare questa disciplina come trasversale con traguardi e obiettivi specifici di apprendimento necessari per lo sviluppo delle competenze di cittadinanza. È richiesta dunque l’elaborazione di un nuovo «profilo disciplinare». Si tratta di comprendere la relazione di interdipendenza tra «profilo», «rubrica» e «autovalutazione» per l’educazione civica l’obiettivo e di offrire una proposta didattica organica fatta di idee e strumenti operativi da poter utilizzare come «modello» nei percorsi scolastici per la secondaria di secondo grado. • Ha radici lontane È una disciplina che ha radici profonde nella scuola italiana, non è una novità. Il ricordo corre all’On. Aldo Moro. Oggi si presenta come la naturale evoluzione del «Progetto giovani» e del «Progetto ragazzi» degli anni Novanta del secolo scorso, che ha visto nel Prof. L. Corradini l’anima delle iniziative e dalla recente iniziativa di Cittadinanza e costituzione. È un’idea di scuola nuova che emerge con forza. Una scuola che pensa al futuro e che vede protagoniste le nuove generazioni in un mondo in profonde trasformazioni. Questa «scuola» necessariamente nasce dal basso, dai progetti, dalle iniziative ed eventi, infine dal contributo dato dalle singole scuole e dall’esperienza didattica quotidiana dei docenti. Con queste premesse la nuova educazione civica sarà il frutto di un’intelligenza connettiva e collettiva, ma soprattutto sarà il risultato di «visioni comuni» da raccontare e raccontarsi per costruire il futuro del nostro Paese all’interno di una rete di esperienze. L’educazione civica si presenta così nel segno della trasversalità disciplinare delle competenze civiche da far acquisire e per l’altro verso con il risultato atteso di un significativo «impatto sociale». • La trasversalità È la trasversalità disciplinare la vera novità. Offre un paradigma didattico diverso dal tradizionale, un modello che supera i canoni della «materia scolastica», assumendo la valenza di una matrice valoriale trasversale che va coniugata con le discipline di studio per evitare superficiali e improduttive aggregazioni di contenuti teorici e per sviluppare processi di interconnessione tra saperi disciplinari ed extra disciplinari. Il collegio docenti, nell’esercizio dell’autonomia didattica, integra e sperimenta nel curricolo d’istituto l’educazione civica individuando un profilo disciplinare proprio, traguardi e obiettivi, contenuti e abilità, rubriche di valutazione. Si tratta di realizzare una vera e propria «ingegneria didattica» che fonde e al tempo stesso far emergere, in modo arricchente, attenzioni diverse in merito alle tematiche di cittadinanza e Costituzione. Naturalmente sono necessari accordi all’interno del consiglio di classe su tematiche, metodi e strategie didattiche ma anche (se non soprattutto) strumenti comuni per la valutazione delle «competenze» facendo chiarezza sui livelli di padronanza da misurare per ogni singolo studente. • L’impatto sociale Non solo, c’è una dimensione spesso poco considerata quando si pensa la didattica di questa disciplina: l’impatto sociale. Tutte le discipline hanno un impatto sociale nel lungo breve o lungo periodo perché offrono L’EDUCAZIONE CIVICA TRA TRASVERSALITÀ DISCIPLINARE E IMPATTO SOCIALE Luca Utili, formatore docenti neoimmessi per il polo di Mentana Seconda parte
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 13 Il primo livello è personale e riguarda i temi dell’amicizia o dell’alimentazione, della salute o la lotta alle dipendenze, del bullismo e del cyberbullismo. Sono solo degli esempi che impattano sulla vita dei singoli alunni e delle loro famiglie. Il secondo livello focalizza i temi della partecipazione democratica. Sono i temi legati alle attività e agli impegni di cittadinanza attiva sia all’interno dell’istituzione scolastica, ma soprattutto ed in particolare, all’esterno come ad esempio l’impegno nell’associazionismo e del volontariato, nelle reti territoriali da identificare, nel costruire e alimentare competenze di cittadinanza attiva, il rispetto delle regole e la lotta alla criminalità organizzata. Un esempio sono i progetti di «educazione alla legalità» nei territori dove sono presenti e agiscono le associazioni mafiose. Infine, un terzo ed ultimo livello di impatto della nuova disciplina è sul modello di sviluppo economico e di organizzazione sociale da costruire per il futuro. Le tematiche di riferimento sono lo sviluppo sostenibile e la cittadinanza digitale. Un esempio per tutti sono le tematiche legate all’economia circolare e/o al risparmio energetico. Si tratta di fare ad ogni livello istituzionale riflessioni sui «risultati sociali» ottenuti dalle iniziative delle istituzioni scolastiche nei territori dopo aver iniettato conoscenze e competenze specifiche di cittadinanza attiva. Queste «misurazioni» sono ancora «poco» pensate, strutturate e sperimentate oggi, ma non sono riflessioni secondarie per la costruzione di una convivenza tra cittadini accomunati da un comune destino, da un futuro che attende tutti. • Il profilo di competenza di «educazione civica» Il testo che viene proposto è un contributo al «cantiere» dell’educazione civica. Le linee guida prevedono lo sviluppo di tre tematiche: la Costituzione, lo Sviluppo sostenibile, la Cittadinanza digitale. Per creare il profilo disciplinare di Educazione Civica è necessario individuare per ciascuna tematica tre «Macro-abilità» caratterizzanti la tematica. Le competenze da acquisire e descritte nel profilo in uscita di educazione civica sono definite da tre ambiti di competenza competenze per la comprensione, l’elaborazione ed infine l’adozione di comportamenti adeguati nella vita personale, relazionale e professionale. Questa nuova disciplina ha anch’essa effetti nella vita degli studenti e nel territorio dove essi vivono, soprattutto nella creazione di una cultura di cittadinanza attiva orientata alla partecipazione politica e sociale, senza dimenticare la sostenibilità dello sviluppo economico e all’utilizzo consapevole del digitale. L’educazione civica così com’è stata proposta dal legislatore intende porre all’attenzione del mondo della scuola le tematiche della persona, della convivenza e della cittadinanza, della legalità, di un nuovo modello di sviluppo, della rivoluzione digitale, il diritto allo studio, il rispetto delle donne. Temi presenti nella Costituzione italiana. I contenuti proposti, nel curricolo di educazione civica, hanno dunque un impatto che va, da subito, ben oltre le aule scolastiche e giunge a toccare la vita degli studenti e delle comunità nelle quali essi vivono. Quando si parla di «impatto sociale» si vogliono identificare le ricadute, dirette ed indirette, nel medio e nel lungo periodo, che un’azione, in questo caso l’azione educativa e formativa della scuola, produce nella società ed in particolare nella comunità dove l’alunno vive e si relaziona (e non solo in ambito locale). L’impatto sociale ha presente, e quindi valuta, le conseguenze e i cambiamenti prodotti dall’azione formativa dell’istituzione scolastica ha non solo (e non tanto) sugli studenti e la loro vita di relazione con gli amici o in famiglia, ma soprattutto i mutamenti nei loro comportamenti quotidiani più semplici ed elementari come «non gettare le carte in terra»… o l’uso dei «social media» ed ancora nel far bene la «raccolta differenziata»… o che avvengono nell’ambiente comunitaria con eventi e iniziative tese alla valorizzazione del territorio e dei prodotti locali, nell’ambiente culturale e socioeconomico del territorio e nazionale. Misurare l’impatto sociale della nuova disciplina implica un’attenzione particolare per comprendere i cambiamenti che possono avvenire a tre diversi livelli: a) personale, b) partecipazione democratica, ed infine di c) sviluppo economico.
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 14 ✔ Costituzione: o Macro-abilità: Interpretare, giustificare, adottare. o Le sub abilità individuate sono l’acquisizione delle informazioni dai documenti e dalle fonti e la loro interpretazione o l’adozione di comportamenti personali di cittadinanza attiva. Interpretare i testi e i documenti non è sufficiente. È necessario che l’alunno giustifichi a sé stesso, e anche agli altri con il dialogo, le proprie scelte e il proprio punto di vista all’interno di una cultura di legalità. Infine, è necessario che l’allievo si attivi assumendo comportamenti coerenti. ✔ Sviluppo sostenibile o Macro-abilità: Comprendere, giustificare, adottare. o Le sub abilità individuate per lo sviluppo sostenibile sono relative non solo al comprendere le problematiche decisive per il futuro dell’umanità ma anche alla richiesta di prendere posizione e di assumere comportamenti coerenti con i temi della nuova economia legata alla sostenibilità e all’economia circolare, giustificando le proprie idee motivandole. È chiesto di assumere a ciascun alunno comportamenti segnati dalla responsabilità. ✔ Cittadinanza digitale o Macro-abilità: Comunicare, proteggere, adottare. o Le sub abilità sono centrate sull’utilizzo delle nuove tecnologie digitali in particolare si focalizza l’attenzione non tanto sulle capacità comunicative ma piuttosto sull’utilizzo degli strumenti e delle applicazioni. La protezione dei dati personali e il valore del copyright insieme all’adozione di condotte consone e adeguate volte al rispetto dell’altro. Sintesi Ecco un modello di profilo per l’educazione civica specifici (Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale). Il profilo disciplinare proposto, si presenta articolato: Si parte dai tre temi che danno origine ciascuno a tre ambiti di competenza specifici, per ciascun tema vengono create tre macro-abilità, per un totale di nove macro-abilità. Infine, per ciascuna macro-abilità si sviluppa la combinazione di «abilità» e «contenuti». Si procede successivamente con la combinazione delle abilità secondarie (o sub abilità) con i contenuti che devono essere appresi dagli alunni per ciascun ambito. Le abilità e i contenuti specifici vengono estrapolati e generati a partire dalle linee guida, successivamente selezionati ed elaborati per la redazione del testo descrittivo per ciascuna macro-abilità. Si definiscono così le nove macro-abilità principali che caratterizzano lo studio tematico della disciplina e che daranno vita ai percorsi didattici. Per ciascun tema sono state scelte tre «macro-abilità» che sono riferite al processo di apprendimento degli studenti, dall’acquisizione delle conoscenze all’adozione di comportamenti coerenti nella vita quotidiana, da parte degli studenti. La prima macro abilità riguarda l’acquisizione dei dati e delle informazioni con la necessaria interpretazione ed elaborazione personale; la seconda macro abilità concerne l’interiorizzazione delle conoscenze acquisite e l’invito al dialogo e al confronto così da costruire una visione personale del mondo e del vivere civile in relazione al tema proposto; infine, la terza macro abilità intende applicare o meglio «far adottare» comportamenti virtuosi e coerenti, così da generare gesti concreti e coerenti nella vita personale e comunitaria. Ecco un esempio di profilo in uscita di uno studente di scuola secondaria di secondo grado di Educazione civica: Costituzione Ambito di competenza Ambito di competenza Ambito di competenza Interpretare Giustificare Adottare Interpretare le problematiche personali e della convivenza civile cogliendone la complessità, utilizzando le conoscenze Giustificare le proprie idee e le scelte personali e sociali, esprimendo il proprio punto di vista, all’interno di un contesto Adottare comportamenti empatici e collaborativi con i compagni di classe riconoscendo il valore delle relazioni affettive Profilo Ed civica: Costituzione
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