La Scuola e l'Uomo - n. 11-12 - Novembre-Dicembre 2022

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 7 Gian Carlo Sacchi, Esperto di politiche scolastiche All’epoca del ministro Bottai la scuola media era il ginnasio inferiore e preparava agli studi liceali, mentre l’avviamento professionale introduceva fin dalla giovane età al mondo del lavoro. Una discriminazione eliminata in linea di principio con la Costituzione, di fatto però bisognerà attendere l’introduzione della scuola media unica per affermare il primato della persona dell’alunno e l’attenzione che la scuola doveva prestare all’apprendimento. La formazione personale portava l’alunno a crescere in conoscenze e capacità per poter compiere delle scelte per il proprio futuro e la scuola doveva aiutarlo ad orientarsi attraverso la didattica: il prof. Agazzi ripeteva spesso di non usare l’alunno per svolgere il programma, ma usare il programma per svolgere l’alunno. L’insegnamento andava dunque finalizzato all’orientamento, la valutazione non doveva più essere selettiva ma orientativa ed al termine del triennio veniva elaborato per ognuno un consiglio per il futuro. Era questo l’elemento più innovativo della riforma che però si è rivelato l’anello debole; l’alunno si è dimostrato il vaso di coccio tra la famiglia che non teneva in gran considerazione il predetto consiglio facendo trapelare la propria capacità o meno di interpretarlo e i docenti i cui suggerimenti rispecchiavano l’antica concezione della differenza tra la scuola intellettuale e quella manuale, senza che magari l’alunno stesso avesse fatto esperienze orientative significative. Centri di psicologia dell’orientamento vennero istituiti accanto ai consorzi provinciali per l’istruzione tecnica, fino ad arrivare al passaggio di competenze alle regioni che trattennero l’orientamento professionale lasciando alle scuole quello mirato alla prosecuzione degli studi. Da queste revisioni ordinamentali non si ottenne alcun miglioramento nella efficacia del processo orientativo, tant’è che ci furono tentativi di varare una legge ad hoc per rendere più evidente il rispetto di un tale percorso, ma senza risultato, fino a che il ministero emanò in diverse occasioni linee guida per cercare di valorizzare l’orientamento ed i suoi connotati formativi. Didattica e valutazione però rimasero le stesse, anzi si aggravarono le conseguenze, senza offrire esperienze di apprendimento davvero orientative e aumentando la selezione già alla fine del primo ciclo, che costrinse in tanti casi all’abbandono. Il passaggio critico era dunque il mancato orientamento e questo suggerì l’aumento di un anno della scuola media o di dedicare al riorientamento almeno il primo anno delle superiori. Il nodo resta tutto e si ripropone al termine del secondo ciclo, dopo la liberalizzazione degli accessi universitari, a fronte di indirizzi definiti e rigidi della secondaria di secondo grado. L’ORIENTAMENTO TRA DOMANDA E OFFERTA DI FORMAZIONE

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