LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 1 Edi tor iale te e permanentemente aggiornata, ma, in questo momento contingente e di cambiamento d’epoca, credo vadano formati una nuova “forma mentis” e un inedito «modus operandi» che utilizzi parzialmente sapere e competenze pregresse e si apra all’inconsueto, a diverse modalità di relazione, di comunicazione, di apprendimento e, quindi, di insegnamento. È urgente realizzare una riforma scientificamente fondata e lungimirante della formazione iniziale e continua degli insegnanti per realizzare gli obiettivi di transizione digitale fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (programma Next Generation EU), ma è necessaria una visione strategica di tutto il sistema educativo, evitando interferenze improprie. Cesarina Checcacci, già nel 1977 a proposito di aggiornamento scriveva: «Non saremo certo noi a negare la necessità di prendere in esame i problemi sociali e di riflettere sulle linee di sviluppo o di mutamento della società; né rifiutiamo per principio il diritto a chicchessia di avviare un discorso culturale nella libertà, ma consideriamo inaccettabile la «colonizzazione» della professione docente o la pretesa di espropriarla di una autonoma iniziativa in ciò che è il suo più significativo diritto-dovere». Negli anni e senza interruzione di continuità, l’Unione ha posto attenzione allo sviluppo della professionalità dei docenti e a rinnovare la loro formazione, attraverso una politica organica e uno sviluppo di interventi, interpretando il senso della storia. In questo momento particolare, la professionalità docente non potrà affrontare le proprie gravose responsabilità se non sarà capace di intercettare l’uomo e la sua realtà, di conoscere le conquiste delle scienze non solo umane È questo il termine sotteso al concetto di profondo rinnovamento ed alla filosofia del progetto ministeriale «FUTURA» che ci suggerisce come imparare ad abitare il mondo in modo nuovo. Papa Francesco ripetutamente ci ricorda che il nostro tempo non è un’epoca di cambiamenti ma un cambiamento d’epoca, invitandoci al discernimento. Si può facilmente fare un parallelo con il periodo post-bellico con cui si concluse il ventennio fascista, un periodo in cui lo Stato andava totalmente rifondato, la società ricomposta e ricostituita, il vivere civile riorganizzato. In quegli anni sorsero o furono rianimate varie forme associative anche giovanili. L’UCIIM, su ispirazione e con l’impegno tenace di Gesualdo Nosengo, fu tra le prime con una specificità: la formazione culturale, morale, spirituale e soprattutto professionale, per operare con serietà e competenza nell’ambito educativo delle nuove generazioni cui era demandata l’edificazione del futuro. L’UCIIM sin dalla sua fondazione, 18.06.1944 (Roma era stata liberata i primi di giugno), ha posto grande attenzione alla formazione degli insegnanti sia universitaria che in servizio, sia sotto l’aspetto disciplinare che per quello metodologico e didattico. Oggi il profilo del docente è più complesso, poiché richiede un numero di competenze più vasto e articolato, per cui la formazione va affrontata con coerente sistematicità ed esige approfondimenti. Mi sono posta un problema: negli ultimi decenni si è parlato di aggiornamento professionale, mentre oggi si insiste sul termine formazione. A mio parere la formazione è la preparazione di base che va periodicamen- «RIGENERARE» Anna Bisazza Madeo, Consigliera nazionale emerita UCIIM
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