LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2022 33 ducazione che è per eccellenza il servizio più adeguato ad edificare un nuovo umanesimo cristiano. La sfida alla quale siamo chiamati ci sollecita a realizzare una buona prassi educativa. Si tratta di acquisire una prospettiva capace di migliorare la qualità dell’agire educativo per essere generativi. Educare è sempre un esercizio di relazionalità, che implica un’alleanza tra l’educatore e l’educando. L’interazione tra i due è una comunicazione vitale che necessita di una comunione ben fondata. La buona prassi educativa, dunque, come la sinodalità, si sostanzia dell’ascolto, del dialogo, della reciprocità e della corresponsabilità che si propongono come vie da percorrere per attuare un cambiamento che coinvolge la persona. Se il discernimento è il tratto più significativo della sinodalità, anche la buona prassi educativa, prima di mettere in campo le strategie pedagogiche necessarie affinché l’educazione sia un prendersi cura gli uni degli altri, dovrà servirsi di un’attenta lettura della realtà contemporanea, che è contrassegnata dalla liquidità e dalla rinuncia alla verità. Questa prassi educativa, per definirsi e mantenersi buona, dovrà avere tre capisaldi: il primato di Dio, l’arte di sapersi prendere cura uno dell’altro e la mitezza. Ripartire e ritornare al primato di Dio salvaguarda l’uomo dal delirio dell’autoreferenzialità, che rende ciascuno misura della propria conoscenza. L’arte di sapersi prendere cura uno dell’altro si esprime nella relazione di un abbraccio che non mortifica l’altro ma lo sostiene consentendogli di aprirsi e donarsi a sua volta. La mitezza è quella carezza che, in un mondo troppo spesso abituato al male, permette di riscoprire il volto di Cristo che splende in ogni uomo. Pertanto, in conclusione, si può ritenere che accogliere la sinodalità come prassi educativa vuol dire camminare insieme, costruire una rete di alleanze, per essere in questo tempo e in questo mondo segno della buona notizia. Ciò vuol dire arginare la logica del disimpegno e del disinteresse a favore del «mi interessa», così come Papa Francesco ha esortato i responsabili parrocchiali giovani di Azione Cattolica nel recente incontro del 29 ottobre scorso. discepoli del Signore diventano presenza del Risorto tra le vicende del mondo: mentre trasmettono il Vangelo, rimandano al cielo le gioie e i dolori, le ansie e le speranze dell’umanità. Ascolto e partecipazione sono la via attraverso cui si concretizza da una parte la docilità alla voce dello Spirito e dall’altra la comunione ecclesiale. Il processo promosso dal Papa, apre un orizzonte importante per ciascun battezzato, quello della ministerialità in cui il servizio è assunto a norma di vita. Non si tratta di semplici concetti astratti ma del modus concreto con cui il credente è chiamata a stare nel mondo per rimanere fedele al Suo Signore. Ciò richiede la consapevolezza dei rischi in cui si potrebbe incorrere: l’immobilismo, l’intellettualismo e il formalismo. Il Sinodo è una provocazione ad acquisire uno stile diverso di approccio alla realtà e alla propria missione nei confronti dei fratelli; richiede il superamento di un modello che non si dimostra all’altezza dei tempi in favore di un agire che si va costituendo attraverso l’ascolto e il dialogo. Saper ascoltare e suscitare domande profonde è quello che la sinodalità si propone affinché ognuno possa riconoscere la grandezza del proprio cuore e trovi il coraggio di confrontarsi con le questioni che più lo inquietano. La chiave interpretativa di questo processo sinodale è la corresponsabilità, che si fonda sulla necessità che ognuno avverta la propria responsabilità e offra la propria cooperazione alla progettazione e all’edificazione di un umanesimo cristiano, nel quale l’esistenza si avverte come progetto affidato all’uomo perché esso lo custodisca, lo faccia fruttificare e accolga la diversità come una risorsa e non come un limite. Ascolto, dialogo, reciprocità, comunione e corresponsabilità sono i tratti qualificanti del servizio che, attraverso la sinodalità, i credenti possono e debbono rendere alla storia che abitano; un servizio che necessita di un cuore umile e grande, capace di allargare continuamente il proprio orizzonte per cogliere l’oltre di Dio che in Cristo viene incontro agli uomini, oggi e sempre. La sinodalità non è una teoria astratta; si declina in maniera speciale nel campo dell’e-
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