Riflessioni sul nuovo sistema PAT di recupero delle carenze formative e delle capacita relazionali
La Provincia Autonoma di Trento intende introdurre modifiche nel sistema di istruzione di secondo grado e nella formazione professionale con il ddl n. 75 del 27 novembre 2025, dal titolo ‘Sistema provinciale di recupero delle carenze formative e delle capacità relazionali degli studenti nel secondo ciclo di istruzione e Carta delle studentesse e degli studenti’. Esso intende promuovere:
a) un sistema educativo equo, efficace e orientato alla crescita globale dello studente;
b) l’uniformità e la trasparenza nei criteri di valutazione;
c) la didattica a supporto della personalizzazione e dell’individualizzazione dell’apprendimento;
d) il miglioramento della motivazione e del benessere scolastico;
e) l’incremento del successo formativo degli studenti;
f) la prevenzione e il contrasto della dispersione scolastica esplicita e implicita.
I docenti dell’UCIIM Trentino hanno esaminato le indicazioni del ddl 75 ed esprimono alcuni suggerimenti essenziali, ritenendo siano necessarie modifiche sostanziali alle strategie proposte. Preoccupano principalmente alcuni aspetti:
1. l’estrema complessità del sistema proposto;
2. l’approccio valutativo alle competenze relazionali;
3. l’impostazione dei percorsi di recupero;
4. le modalità di comunicazione;
5. l’iter di sviluppo della Carta delle studentesse e degli studenti.
1. Il sistema proposto è molto complesso. Si prevede una molteplicità di documenti (Linee guida PAT relative al recupero delle carenze, Piano individuale, Piano di Istituto di recupero, rendicontazioni dettagliate di ogni passo). Si assegna un peso preponderante a interventi come la rilevazione, il monitoraggio continuo, la documentazione formale. Tale complessità rappresenta una pressione gravosa sugli insegnanti, sugli studenti e sulle famiglie. Il peso burocratico per le scuole appare assolutamente eccessivo, togliendo a chi insegna energie che andrebbero dedicate alla relazione con gli alunni.
2. L’approccio valutativo delle competenze relazionali, non chiaramente definite, considerate misurabili in decimi, appare impraticabile. L’imprecisione concettuale è fuorviante. Occorre chiarire se si intende per ‘competenze relazionali’ la condotta, oppure le competenze non cognitive trasversali; si trovano elencate nel ddl dimensioni sociali ed emotive, autonomia, senso di appartenenza alla comunità scolastica, cooperazione, responsabilità, rispetto delle regole comuni, impegno e partecipazione, costruzione di legami significativi, consapevolezza di sé e dell’altro, corresponsabilità e gestione dei conflitti. Mentre è possibile verificare il rispetto delle regole, come si potrà dare un voto in decimi ad altri aspetti potenzialmente considerabili competenze relazionali? Ci sono gravi rischi nel voler misurare componenti di personalità. Nel ddl si riconosce che alla valutazione delle capacità relazionali non può essere applicato un metodo “oggettivo”, ma poi non si tiene conto di questa consapevolezza, ad esempio nei criteri per l’ammissione all’esame di maturità.
3. Per quanto riguarda gli interventi di recupero, il modello della riforma prevista è strutturato su cicli biennali chiusi con il quinto anno di completamento. La scansione in bienni prevede l’obbligo di recupero nel corso del biennio, con l’intento di non trascinare troppo a lungo le carenze, ma ciò non esclude il possibile rischio di procrastinare il miglioramento su un arco temporale di due anni. Non appare efficace l’impostazione del recupero basata su aumento dei tempi di lavoro degli studenti, sulla proliferazione dei piani di intervento e del carico burocratico delle scuole. Il ddl indica misure di supporto in parte condivisibili: percorsi scolastici personalizzati o individualizzati, strumenti di tutoraggio, studio individuale, corsi di recupero e potenziamento personalizzati, attività pomeridiane o nei periodi di sospensione delle attività didattiche. Il recupero delle carenze deve partire dalla ricerca delle cause che le hanno provocate, che sono a volte di carattere psicologico e non si risolvono solo aumentando le ore di recupero.
4. Nel ddl si prevede che le comunicazioni delle carenze, del piano individuale e dello stato di recupero, anche parziale, debbano essere costanti, tempestive e trasparenti, e documentate nel registro elettronico in una apposita sezione, ma affidare al registro elettronico la comunicazione con studenti e famiglie riduce le possibilità di dialogo diretto che sono fondamentali per la comprensione e il superamento delle carenze e consentono incoraggiamento, espressioni di fiducia e di solidarietà.
5. La Carta delle studentesse e degli studenti (Art. 7) definisce diritti e doveri delle studentesse e degli studenti ai fini della loro partecipazione attiva e responsabile all’interno della comunità scolastica, e le modalità del loro coinvolgimento nel percorso di apprendimento. Si tratta di un processo da condurre in collaborazione con le ragazze e i ragazzi; non basta che la Giunta provinciale dia informazione, seppur preventiva, al Consiglio del sistema educativo provinciale, alla Consulta provinciale degli studenti e alla Consulta provinciale dei genitori.
L’UCIIM Sezione di Trento ritiene che il nuovo sistema provinciale di recupero delle carenze sia una dimostrazione apprezzabile di impegno, da rivedere nella sostanza. Non si può applicare a partire dall’anno scolastico 2026-2027, neppure in via sperimentale. Una fase di ascolto e di dialogo con le persone che vivono la scuola tutti i giorni, l’allocazione delle risorse necessarie e la preparazione anticipata degli strumenti di lavoro, oltre alla già prevista formazione dei docenti e dei dirigenti, potranno costituire una buona base di miglioramento.