La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto - 2024

La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto - 2024

Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024

LA SCUOLA E L’UOMO Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 Europa - AA.VV. European Schoolnet KIT DI STRUMENTI PER LA CLASSE DEL FUTURO 41 Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 Autorizzazione del tribunale di Roma n. 452 in data 11 febbraio 1949 DIRETTORE Rosalba Candela DIRETTORE RESPONSABILE Pasquale MARRO COMITATO REDAZIONALE Giuseppe CHIAROMONTE Maria Luisa LAGANI Caterina SPEZZANO Fabrizio ZAGO COORDINATORE DI REDAZIONE Elena FAZI PROGETTO GRAFICO Luigi GAGLIARDI Tel. 06 6875584 Presidenza: presidenza@uciim.it Segreteria: segreteria@uciim.it Tesseramento: tesseramento@uciim.it Redazione: redazione@uciim.it Amministrazione: amministrazione@uciim.it Consulenza: consulenza@uciim.it Webmaster: webmaster@uciim.it Sito internet: www.uciim.it Banca Intesa San Paolo IBAN IT56 A030 6909 6061 0000 0071 210 Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma In omaggio ai soci dell’UCIIM Questo numero è stato chiuso il 29 febbraio 2024 ISSN 0036-987X SOMMARIO Editoriale - Rosalba Candela, Gian Carlo Sacchi LA SCUOLA NELL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA 1 Carla Gennaro ANALISI CRITICA DI UN TESTO DI GRAMMATICA 24 Sergio Mattarella, Papa Francesco SETTIMANA SOCIALE DEI CATTOLICI 32 6 Spiritualità - P. Giuseppe Oddone PELLEGRINI DI SPERANZA MEDITANDO LE PARABOLE DELLA PREGHIERA 9 Roberto Ricci COSA CI DICONO I RISULTATI INVALSI 2024 13 Marilena Giglia, Margherita Maniscalco DALL’EVOLVERE DELLE COMPETENZE ALLA CERTIFICAZIONE NEL SISTEMA EDUCATIVO. ITALIANO: STORIA, SFIDE E PROSPETTIVE FUTURE

1 Con l’articolo 116 alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al FriuliVenezia Giulia e alla Valle d’Aosta, si attribuiscono «forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali». Nel 2001, il 7 ottobre, col primo referendum costituzionale della storia della nostra repubblica, il Titolo V viene riformato. Il quesito fu così formulato: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12 marzo 2001?». Con la riforma del Titolo V della Dopo il ventennio fascista e la Seconda guerra mondiale, il 2 giugno del 1946 si svolsero «libere elezioni» per scegliere fra monarchia e repubblica (referendum istituzionale) e per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente che avrebbe redatto la «Carta Costituzionale». Settantacinque Deputati stesero il testo della «Costituzione della Repubblica Italiana» che fu approvata il 22 dicembre del 1947. In tale testo il Titolo V «LE REGIONI, LE PROVINCIE, I COMUNI» ripartisce lo Stato italiano in Regioni, Provincie e Comuni. Specifica che le Regioni sono «enti autonomi con propri poteri e funzioni secondo i principî fissati nella Costituzione». LA SCUOLA NELL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA CREAZIONE ED EVOLUZIONE DELL’AUTONOMIA Rosalba Candela, Presidente nazionale UCIIM Editoriale LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 Il tema dell’autonomia differenziata è complesso e spinoso, anche perché mancano i decreti attuativi che ne renderebbero più chiara la comprensione. È, tuttavia, un argomento estremamente importante e presenta aspetti significativi anche per il mondo della scuola. Per questo motivo nell’editoriale presentiamo una rapida sintesi della storia ed evoluzione dell’autonomia a opera della presidente Rosalba Candela e un riassunto, elaborato dal nostro esperto di politiche scolastiche, Gian Carlo Sacchi, dei tratti salienti della nuova legge corredato da una eventuale bozza di intesa che potrebbe essere alla base dell’accordo tra lo stato e la regione interessata. Siamo consapevoli la materia che potrebbe sollevare diverse critiche, non sapendo se poi andrà veramente in porto in quel modo, perché l’intesa è un atto bilaterale che potrebbe considerare anche solo parti di quei punti indicati, oppure se tutti quei punti potrebbero riguardare ad esempio solo l’istruzione e la formazione professionale. Ringraziando moltissimo gli autori, vi proponiamo, pertanto, l’Editoriale di questo numero anche come stimolo al dialogo e al dibattito all’interno della nostra Unione.

2 Editoriale LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 b) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali; c) tutela e sicurezza del lavoro; d) istruzione; e) ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; f) tutela della salute; g) alimentazione; h) ordinamento sportivo; i) governo del territorio; j) porti e aeroporti civili; k) grandi reti di trasporto e di navigazione; l) ordinamento della comunicazione; m)produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; n) valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali. L’istruzione è citata due volte: nella lettera a) e nella lettera d) di tale articolo. Costituzione si passò dal centralismo dell’amministrazione statale ad un potenziamento delle autonomie territoriali. In merito alla scuola non si può non ricordare l’AUTONOMIA che nel 1997, con la Legge Bassanini, trasferisce alcune funzioni dall’amministrazione centrale alle singole istituzioni scolastiche: gestione delle programmazioni, tempi di insegnamento, per citarne solo alcune. Col D.P.R. 275/1999, nella cui stesura l’UCIIM ebbe una parte rilevante tramite la Presidente Cesarina Checcacci, si diede una declinazione dell’autonomia scolastica: autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo. Fu introdotto il POF (Piano dell’offerta formativa), Nel 2015 con la «La Buona Scuola» si potenziò ulteriormente l’autonomia scolastica: in sostituzione del POF fu introdotto il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), che sostituendo il POF diventa l’espressione dell’autonomia dell’istituzione scolastica. Il 26 giugno del 2024 è stata approvata la legge «Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione». Non si tratta di una riforma costituzionale ma di una legge ordinaria che riconosce livelli di autonomia alle regioni a statuto ordinario. Gli 11 articoli che la compongono L’articolo 1 sancisce che si attribuiscono alle Regioni a statuto ordinario ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nel rispetto dell’unità nazionale e al fine di rimuovere discriminazioni e disparità di accesso ai servizi essenziali sul territorio, nel rispetto altresì dei principi di unità giuridica ed economica, di coesione economica, sociale e territoriale, anche con riferimento all’insularità. Nell’articolo 3 si delega il governo per la determinazione dei LEP che dovranno essere adottati entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge. Tali LEP concernono: a) norme generali sull’istruzione;

3 A partire dall’art. 116 della nuova Costituzione (riforma del Titolo Quinto) le Regioni che lo chiederanno possono acquisire maggiore autonomia legislativa e amministrativa, competenze prima spettanti al governo centrale, per adattarne la gestione alle specificità del territorio. Tra le materie oggetto di possibile intervento c’è l’istruzione, salvo l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione dell’istruzione e formazione professionale già trasferita con la riforma costituzionale. La legge recentemente approvata (n. 86 del 28/6/2024) potrebbe essere definita una legge quadro, che stabilisce i principi generali entro i quali ogni regione deve collocare la propria intesa con lo stato per il trasferimento di funzioni e risorse. Il percorso legislativo che dovrà essere adottato comprende i seguenti passaggi: – schema di intesa tra Stato e Regioni – emendamenti delle Conferenza Unificata e delle Commissioni Parlamentari – approvazione del Consiglio Regionale – disegno di legge del Consiglio dei Ministri. La materia istruzione in quanto legata ai diritti civili e sociali garantiti su tutto il territorio nazionale è subordinata alla determinazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP). L’assegnazione di maggiore autonomia avverrà dopo la determinazione dei LEP. Se i LEP non hanno copertura finanziaria le funzioni non vengono assegnate. I LEP dovranno indicare: – i diritti da garantire (diritto all’integrazione, all’apprendimento per tutta la vita, ecc.) – gli aventi diritto (evoluzione della popolazione scolastica, quantità e qualità dell’offerta formativa, pari opportunità, ecc.) – le condizioni per l’esercizio del diritto e la fruizione del servizio (caratteristiche delle strutture, ecc.) – le prestazioni (orari e parametri del servizio, rapporto insegnanti/alunni,, qualificazione del personale, sistemi di osservazioni della qualità, ecc.) – le istituzioni (scuola dell’infanzia, primaria, secondaria, post-diploma, istruzione degli adulti, ecc.) con le relative distribuzioni sul territorio – buone pratiche dei territori. Dai LEP si dovranno trarre i «fabbisogni standard» che rappresentano le reali necessità finanziarie di un Ente Locale in base alle sue caratteristiche territoriali e agli aspetti socio-demografici della popolazione residente. In tal modo verrà superata la così detta spesa storica, riferita a quanto lo Stato spende attualmente per quel determinato territorio, in applicazione del federalismo fiscale. Andrà operata una periodica revisione dei LEP sulla base dei risultati conseguiti, in rapporto all’evoluzione culturale, sociale ed economica del Paese ed alla compatibilità finanziaria nazionale. La questione dirimente oggetto di tanta contestazione è di carattere economico, che si traduce nella possibilità da parte delle regioni di trattenere in tutto o in parte il gettito fiscale prodotto a livello regionale, sulla base di un principio solidaristico che deve garantire l’unità del Paese. Sono previste infatti misure perequative e di promozione dello sviluppo economico, della coesione e solidarietà sociale per le regioni con minore capacità fiscale. Editoriale LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 AUTONOMIA DIFFERENZIATA IN MATERIA DI ISTRUZIONE APPLICAZIONE DELLA NUOVA LEGGE. Gian Carlo Sacchi, Esperto di politiche scolastiche

4 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 Editoriale al sistema educativo (con ciò intendendosi il sistema composto dall’istruzione e dall’istruzione e formazione professionale); E) sperimentazione di nuovi modelli organizzativi. Le norme generali sull’istruzione regolano, in particolare, i seguenti ambiti: 1. ordinamenti scolastici (tipologia e durata dei corsi di istruzione primaria, secondaria e post-secondaria; monte ore annuo; modalità di passaggio tra i diversi ordini di scuola e tra sistema d’istruzione e sistema di istruzione e formazione professionale); 2. valutazione degli apprendimenti; 3. carriera degli studenti; 4. obbligo d’istruzione; esami di stato e condizioni, regole e procedure per il rilascio dei titoli di studio; 5. criteri per l’organizzazione generale dell’istruzione scolastica; 6. valutazione del sistema di istruzione; 7. regole di reciproco riconoscimento dei titoli di studio all’interno dell’Unione europea e con i Paesi extracomunitari; 8. modalità di esercizio delle funzioni di verifica e controllo sul raggiungimento dei livelli essenziali delle prestazioni in relazione al servizio erogato per istruzione e l’istruzione e formazione professionale; 9. criteri di selezione e di reclutamento del personale dirigente, docente e A.T.A.; 10. modalità di esercizio del potere sostitutivo; 11. diritti ed obblighi delle scuole non statali e paritarie ai sensi della legge n. 62/2000. I principi fondamentali sono determinati in modo da garantire soprattutto: 1. libertà dell’insegnamento; 2. sviluppo dell’autonomia scolastica e delle relative rappresentanze; 3. libertà di accesso all’istruzione e alla formazione su tutto il territorio nazionale; 4. pari opportunità tra i generi; 5. azioni positive per compensare gli svantaggi derivanti da disabilità e da diverse origini etniche e culturali; Il trasferimento delle risorse umane, strumentali e organizzative avverrà sotto l’egida di una commissione paritetica tra stato-regioni-autonomie locali che individuerà quanto necessario per l’esercizio di maggiore autonomia ed effettuerà la valutazione degli anni finanziari per la variazione delle aliquote di compartecipazione. Per le Regioni che non partecipano è garantita l’invarianza finanziaria. Ipotesi di intesa Stato Regioni Province e Comuni, concorrono al perseguimento dei seguenti obiettivi: Ò individuazione dei tempi e dei modi per il completamento del trasferimento delle funzioni amministrative alle Regioni, agli Enti locali ed alle Autonomie Scolastiche, alla luce dei nuovi criteri costituzionali di riparto della funzione legislativa in materia di istruzione; Ò fissazione dei tempi e delle modalità per il trasferimento delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie all’esercizio delle nuove funzioni e del collegamento tra tale trasferimento e la data di inizio dell’esercizio delle nuove funzioni; Ò congruente definizione dei tempi e dei modi di ridefinizione dell’amministrazione scolastica periferica; Ò modulazione del raggiungimento degli obiettivi secondo diverse velocità, dipendenti dallo stadio dell’organizzazione regionale; Ò definizione di condizioni e modalità per l’attuazione della sperimentazione di nuovi modelli organizzativi. L’Accordo comprende cinque capitoli: A) individuazione degli ambiti della funzione normativa statale; B) conferimento di funzioni amministrative e servizi pubblici statali nelle materie dell’istruzione e dell’istruzione e formazione professionale; C) trasferimento dei beni e delle risorse umane, strumentali e finanziarie; D) organizzazione e gestione dei dati relativi

5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 Editoriale soggetti del territorio che operino nel campo dell’istruzione e della formazione; 8. servizi a domanda individuale; 9. interventi per il diritto allo studio; 10. orientamento, attuazione dell’obbligo di istruzione e formazione, azioni per contrastare dispersione e abbandono, supporto per promuovere e sostenere; 11. la coerenza e la continuità in verticale e orizzontale tra i diversi gradi e ordini di scuola, nonché della continuità didattica; 12. eventuali uffici e servizi sul territorio per lo svolgimento di funzioni regionali; 13. anagrafe degli studenti; 14. norme di attuazione dei principi fondamentali. Il personale dirigente, docente e A.T.A. della scuola resta alla dipendenza organica dallo Stato, con stato giuridico e trattamento economico fissato dalla contrattazione nazionale di comparto e – sulla base di questa – dalla contrattazione integrativa. Le regioni nell’ambito delle dotazioni organiche assegnate contribuiscono alla distribuzione territoriale del personale, in piena collaborazione con gli Enti locali e con le istituzioni scolastiche autonome, nelle forme determinate dalle leggi regionali. Per la rappresentanza delle scuole autonome a livello nazionale occorre intervenire con una riforma del Consiglio Superiore dell’Istruzione. 6. azioni positive per compensare svantaggi ambientali e territoriali, con particolare riferimento alle zone montane, alle piccole isole e ai piccoli comuni; 7. diritto all’apprendimento lungo tutto il corso della vita; 8. requisiti minimi per il funzionamento degli istituti scolastici. Conferimento di funzioni amministrative e servizi pubblici statali nelle materie dell’istruzione e dell’istruzione e formazione professionale. a. il Governo si impegna ad adottare i DD.P.C.M. per completare il trasferimento delle funzioni e delle risorse iniziato con il D.lgs n. 112/1998 b) le Regioni si impegnano ad emanare una propria normativa organica nell’ambito ed a completamento delle disposizioni dello Stato, attraverso un percorso di individuazione e condivisione con gli Enti Locali nelle forme definite dalle proprie legislazioni, degli obiettivi, delle modalità, degli strumenti e delle risorse per raggiungerli, specificamente in materia di: 1. forma, livelli e organismi di governo territoriale del sistema educativo e delle rappresentanze delle autonomie scolastiche; 2. programmazione dell’offerta di istruzione e formazione sul territorio regionale, ivi compresa la funzione di organizzazione della rete scolastica; 3. interrelazioni e collaborazione tra istruzione e istruzione e formazione professionale; 4. forme di rappresentanza e partecipazione dei diversi soggetti dell’istruzione e formazione professionale a livello locale e regionale; 5. interventi di supporto all’autonomia delle istituzioni scolastiche; 6. criteri di assegnazione del personale alle scuole; 7. promozione di rapporti tra le istituzioni scolastiche e i

6 Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 Spiritualità La speranza cristiana Pellegrini di speranza è il motto del prossimo giubileo del 2025. Con il quinto sussidio del Dicastero per l’Evangelizzazione, il biblista Antonio Pitta, docente nella Pontificia Università Lateranense, analizzando nel Vangelo di Luca alcune parabole di Gesù, ci offre diversi stimoli di riflessione e ci esorta a realizzare nella nostra vita quotidiana una preghiera vigilante, carica di speranza. Giustamente si fa notare che abissale è la differenza fra la concezione cristiana della speranza, quella del mondo pagano e quella laica dei nostri giorni. Nell’antico mito greco Pandora, la prima donna mortale modellata da Efesto, aveva ricevuto in dono dagli dei bellezza, intelligenza, facilità di parola e di persuasione, ma Zeus le aveva affidato un misterioso vaso che non avrebbe mai dovuto aprire. In questo vaso erano racchiusi tutti i mali del mondo, la malattia, la vecchiaia, la tristezza, la depressione, gli inganni, le violenze, le guerre. Quando ella, vinta dalla curiosità, aperse il vaso tutte queste sofferenze si diffusero nel mondo; quando si affrettò a chiuderlo, in esso rimase imprigionata solo la speranza, un’illusione di felicità destinata fatalmente a spegnersi. Nella letteratura moderna Samuel Beckett ha rappresentato la speranza nel dramma Aspettando Godot: l’umanità di oggi è impersonata da due mendicanti in attesa di un piccolo dio che non giunge mai, che non manifestano la minima volontà di fare un passo per andargli incontro. La speranza cristiana è invece fondata non su una vaga aspirazione, ma su un evento reale e ben preciso: la risurrezione di Gesù dopo la sua morte in croce, un evento che coinvolge anche il nostro destino. Come è bella la definizione di questa virtù proposta dal nostro poeta Dante! La speranza è un’attesa certa della gloria futura, prodotta in noi dalla grazia divina e dai nostri meriti, cioè dal nostro impegno quotidiano nell’amore per Dio e per i fratelli. «Dante, Par. XXV, 67-69: Spene – diss’io - è uno attender certo / della gloria futura, il qual produce / grazia divina e precedente merto». La speranza dà valore al presente, a tutto il susseguirsi dei giorni, al nostro impegno di far crescere il seme del regno di Dio nella società attuale, di migliorare la nostra vita e quella della terra su cui viviamo e ci proietta nella realtà definitiva della gloria futura e del regno di Dio, ossia della nostra risurrezione e pienezza di vita eterna con Cristo nostro salvatore. Senza la speranza cristiana non resta che incolpare dei mali la natura indifferente: «O natura, o natura, perché non rendi poi / quel che prometti allor? Perché di tanto / inganni i figli tuoi?… All’apparir del vero / tu (speranza), misera, cadesti: e con la mano / la fredda morte ed una tomba ignuda / mostravi di lontano». (G. Leopardi, A Silvia) oppure sprofondare nel nulla giungendo ad una disperazione calma, senza sgomento, lasciando eventualmente ad altri il compito di riprendere il lavoro e gli ideali terreni per i quali si è vissuto e lottato. La preghiera di Gesù Prima di analizzare le parabole, occorre tuttavia guardare alla preghiera di Gesù: anche se a prima vista inconcepibile, la sua è una preghiera nella lotta. Gesù, «pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì» PELLEGRINI DI SPERANZA MEDITANDO LE PARABOLE DELLA PREGHIERA

7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 Spiritualità del discepolo di Gesù, ma lo fa a modo suo: lo Spirito è la cosa buona che egli dona in ogni richiesta per sostenere la nostra debolezza. La parola Abbà è gridata dallo Spirito che stabilisce in noi una relazione fiduciosa con il Padre e con Gesù. La preghiera perseverante sotto la guida dello Spirito è necessaria al discepolo, perché è il nutrimento della sua vita. Anche la parabola del Padre misericordioso (Lc. 15, 11-32) è letta nella prospettiva della preghiera. Dio è alla ricerca, in attesa di ogni persona umana. Il figlio minore lontano, nella miseria e nella necessità, formula la sua preghiera per ripresentarsi al padre: incomincia appunto con la parola padre e chiede di essere trattato come un suo servo. Ed ecco la svolta: il padre di lontano lo vede, ha compassione, gli corre incontro, gli si getta al collo e lo bacia, non lascia al figlio esprimere la preghiera di essere trattato come un servo. La preghiera è il bacio di Dio, è il dono della dignità perduta, della riconsegna del vestito, dell’anello e dei sandali, è la festa della misericordia. Dio è Padre per sempre ed i figli non perdono mai la loro condizione, sono da Lui attesi anche se sono lontani. Qui veramente Dio è santificato: il figlio pentito è proprietà di Dio, avvolto nella vita nuova. Opposto all’atteggiamento del padre è quello del figlio maggiore: s’infuria, non vuole partecipare, il padre esce e lo supplica, ma la risposta del primogenito è piena di presunzione e di livore, di condanna senza scampo. Egli smentisce la preghiera del Padre nostro perché non riconosce che la paternità vale per lui e per il fratello; il padre lo invita al perdono e gli lascia tuttavia la libertà di decidere il suo comportamento. Il padre nella parabola corregge la preghiera del figlio minore, affermando la santità di Dio, e completa quella del figlio maggiore, facendogli intuire che per essere veramente suo figlio la riconciliazione con il fratello non è opzionale, ma obbligatoria, come appare da altri passi del Vangelo. Con la parabola della vedova e del giudice non credente (Lc. 18, 1-8) Gesù ci offre un’altra lezione sulla preghiera, insegnandoci a non abbandonarla nei momenti in cui la nostra fe- (Eb. 5,8). Secondo la prospettiva della lettera agli Ebrei la perfezione di Gesù è al termine della sua umanità: tutto è visto nella prospettiva del sacrificio pasquale della croce e della risurrezione. La preghiera rende sacra tutta la vita di Gesù, è trasformazione del quotidiano e del profano in sacro e santo. Con la preghiera al Padre, Gesù ha trasformato tutta la sua vita in sacrificio perfetto; non ne occorrono altri. Ognuno di noi, esercitando il suo sacerdozio battesimale, unisce la sua vita alla preghiera e al sacrificio di Gesù. Gesù prega dovunque: nel tempio e nella sinagoga, nel deserto, in luoghi solitari, sulle alture, nel Getsemani, sulla croce. Afferma che si può pregare in ogni luogo «in spirito e verità»: è Lui è la verità, si vive in atteggiamento orante dappertutto quando si è in unione con Lui. Insegna a rivolgersi al Padre in diversi modi: con il ringraziamento, con la lode, con la benedizione, con la supplica, con la richiesta. Il Padre nostro e le parabole sulla preghiera Il modello di ogni preghiera per i discepoli di Gesù è il Padre nostro: la redazione dell’evangelista Luca sottolinea due aspetti essenziali di ogni preghiera: prima la santificazione del Nome e l’avvento del regno, poi la sequela terrena di Gesù con l’attenzione alle necessità e alle esigenze della vita del discepolo. Luca collega la preghiera del Padre nostro alla parabola dell’amico importuno e ad altre parabole tratte dalla vita quotidiana. Nella prima parabola (Lc. 11, 5-13) un uomo chiede tre pani in prestito a un suo amico per offrirli a un altro suo amico giunto improvvisamente nel cuore della notte e li ottiene dopo molta insistenza. Ma il personaggio principale della parabola è il Padre celeste che dona lo Spirito a coloro che glielo chiedono. La nostra preghiera nasce spesso in situazioni di emergenza e di necessità, ma deve essere legata alla costanza, alla persistenza, alla perseveranza, come può avvenire con un padre terreno, che dà cose buone ai propri figli. Il Padre celeste esaudisce sempre la preghiera

8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 Spiritualità ve e incisiva. Come sono segno della fine della primavera e dell’imminenza dell’estate i germogli del fico e degli altri alberi, che indicano un cambiamento di stagione, così anche noi siamo esortati a riconoscere i segni della nuova stagione che sta per venire, ossia l’avvento del regno di Dio che è vicino. Segue l’appello a vegliare in ogni momento pregando (Lc. 21, 29-36). Solo con la preghiera infatti si intravedono i segni dei tempi, ossia la presenza di Dio nel creato e nella società in cui si vive. La comunità dei discepoli è la dimostrazione più tangibile del Regno: lo manifesta attraverso la comunione di quelli che credono, che vivono la loro missione, nell’attesa dell’incontro finale col Signore risorto. Si vigila con la preghiera, si sceglie quello che rimane e non quello che passa, perché con la certezza che Gesù è risorto si spera, sapendo che Egli viene ogni giorno tra noi e verrà alla fine del tempo. La nostra speranza è Cristo stesso. Conclusioni Con la riflessione su queste parabole ci è tracciato un cammino di preghiera, che va dal dono dello Spirito fino alla veglia orante per l’avvento del Regno. È un cammino modellato sulla preghiera del Padre nostro: la preghiera è il pane necessario dei figli, donatoci con lo Spirito Santo; Dio è santificato quando torniamo a lui e siamo capaci di perdonare i nostri fratelli; la preghiera deve essere perseverante e costante come quella della vedova evangelica per non entrare in tentazione e abbandonare la fede; la preghiera non è esaltazione del proprio io e disprezzo degli altri, ma umile riconoscimento della nostra miseria spirituale: solo così Dio è santificato nel suo tempio; la preghiera vigilante è necessaria per discernere nella speranza i segni dei tempi nelle stagioni della nostra vita personale, comunitaria, ecclesiale. Così si conclude questo sussidio che si collega al motto del Giubileo Pellegrini di speranza: «La vita cristiana inizia con il Maestro che raggiunge il discepolo per la sequela; l’epilogo è andare incontro a Lui nella viva speranza di restare per sempre con Lui» (pag. 111). de è messa a dura prova. Sono qui di fronte due poli sociali, il giudice disonesto che non teme Dio e una povera vedova, ma il giudice disonesto ha paura che la vedova continui ad infastidirlo con le sue continue richieste di ottenere giustizia e finisce per esaudirla. E conclude Gesù: Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di Lui? La preghiera è il luogo in cui si fa esperienza della giustizia di Dio, che salva e santifica cominciando dagli ultimi. Gesù vuol dirci che non dobbiamo mai desistere dalla preghiera, tentazione frequente, e abbandonare la fede e conclude con una provocante interrogazione: «Il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». La preghiera è lotta per alimentare la fede e farla crescere, ma spesso ci si arrende, abbandonandola. La parabola insegna che bisogna crescere nella fede, soprattutto di fronte alla tentazione di non essere ascoltati. La preghiera costante, come quella della vedova, trasforma la debolezza in forza: è sacrificio di lode e di vita, è trasformazione del profano in sacro, è presenza e aiuto divino quando nella sofferenza e nella difficoltà si è tentati di lasciare la fede e di perdere ogni speranza. La parabola che immediatamente segue, quella del fariseo e del pubblicano è narrata solo dall’evangelista Luca (Lc. 18, 9-14). È ambientata nel tempio, il luogo per eccellenza in cui Dio è santificato. Al cospetto di Dio il fariseo in piedi innalza la sua preghiera arrogante, idolatrando se stesso, osservante della legge, diverso dai peccatori, vantando una propria giustizia, disprezzando il pubblicano. Questi, in ginocchio e a distanza, battendosi il petto e non alzando gli occhi, si presenta in tutta la sua povertà spirituale, consapevole di essere un peccatore bisognoso di perdono. Torna a casa giustificato a differenza del fariseo. È sottinteso il riferimento alla preghiera del Padre nostro: Dio è santificato quando lo preghiamo con un cuore umile e pentito, consapevoli che davanti a lui siamo debitori e sappiamo perdonare e accogliere il nostro prossimo. L’ultima parabola analizzata è narrata da Gesù poco prima della sua passione ed è bre-

9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 Tratto da «Editoriale di Roberto Ricci» (1) Quali sono i messaggi principali che possiamo trarre dalla presentazione appena conclusa degli esiti della Rilevazione nazionale 2024? Roberto Ricci, Presidente INVALSI, ci guida in un breve percorso di riflessione sulla scuola partendo da alcune delle maggiori evidenze emerse. I risultati emersi dalla Rilevazione INVALSI 2024 hanno offerto come di consueto un panorama di informazioni ampio e articolato, mettendo in luce per l’anno scolastico da poco concluso aspetti decisamente incoraggianti per il nostro sistema di istruzione. Uno di questi è senz’altro la riduzione della dispersione scolastica implicita, il cui valore è quest’anno il più basso registrato da quando si è iniziato a rilevarlo. È un successo questo che si affianca ai risultati positivi raggiunti nella lotta all’abbandono scolastico e sottolineati dai dati ISTAT. Sono informazioni che certamente gratifi- (1) https://www.invalsiopen.it/categoria/editoriale/ cano, incoraggiano e premiano lo sforzo compiuto dal sistema scolastico ma che, come asserisce Ricci, ci si deve interrogare su cosa è importante che i nostri ragazzi apprendano una volta che abbiamo assicurato che rimangono a scuola. Gli sforzi per promuovere gli apprendimenti resi evidenti dagli esiti positivi raggiunti in tutti i livelli di scolarità – dalla Scuola primaria alla Scuola secondaria di primo e secondo grado – si irradiano a 360° per raggiungere lo scopo di portare tutti gli allievi a conseguire capacità ottime in Matematica come in Italiano e in Inglese. Come sottolinea ancora Ricci ciò è essenziale perché questa è l’area di accesso, direi la pre-condizione, per sedersi al tavolo delle competenze digitali, sempre più importanti. L’incremento di competenze nei nostri studenti che i dati ci testimoniano è poi molto importante in rapporto all’obiettivo di rendere il nostro sistema scolastico realmente inclusivo, cioè di aumentare il numero giovani che conseguono risultati buoni o elevati. Un fattore di attenzione resta certamente l’eterogeneità di esiti che si registra ancora a livello territoriale. È innegabile che, come afferma Ricci, rimangono i divari territoriali, che vanno contrastati in tutte le loro forme, non solo tra Nord e Sud ma anche a all’interno dei territori che tipicamente hanno esiti migliori. Questo pone l’esigenza di rafforzare l’impegno nel contrasto alle differenze, forti anche di una crescita che si osserva tuttavia in tutte le aree del Paese e che testimonia la dinamicità di un sistema scolastico che investe risorse ed energie nel miglioramento. Un’ulteriore riflessione sicuramente di segno positivo è poi sollecitata dai risultati in continua crescita nell’apprendimento dell’Inglese. Queste evidenze che i dati mostrano ci ofCOSA CI DICONO I RISULTATI INVALSI 2024

10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 vello base (almeno la fascia 3); • in Matematica circa il 67% (era il 64% nel 2023 e il 71% nel 2022) raggiunge almeno il livello base (almeno la fascia 3). L’andamento degli esiti di V primaria è piuttosto differenziato in base alla disciplina, ma prevalgono le note positive rispetto a quelle meno favorevoli. Ad eccezione dell’Italiano dove i risultati sono stabili, in Matematica e soprattutto in Inglese si riscontra una inversione nell’andamento dei risultati, con una crescita statisticamente significativa per entrambe le prove di Inglese. • In Italiano circa il 75% (era il 74% nel 2023 e l’80% nel 2022) raggiunge almeno il livello base (almeno la fascia 3); • in Matematica circa il 68% (era il 63% nel 2023 e il 66% nel 2022) raggiunge almeno il livello base (almeno la fascia 3); • anche i risultati d’Inglese sono nuovamente in crescita dopo il calo del 2023. Il 95% (era l’87% nel 2023, il 94% nel 2022) degli allievi e delle allieve raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura (Reading), mentre nella prova di ascolto (Listening) è l’86% di allievi e allieve (erano l’81% nel 2023 e l’85% nel 2022) a raggiungere il prescritto livello A1 del QCER. Si riscontra ancora una differenza dei risultati tra scuole e tra classi più accentuata nelle regioni meridionali, specie per quanto riguarda la Matematica e la prova di Listening. Ciò significa che la scuola primaria nel Mezzogiorno fatica maggiormente a garantire uguali opportunità a tutti, con evidenti effetti negativi sui gradi scolastici successivi. Già a partire dal ciclo primario si evidenzia una considerevole differenza di opportunità di apprendimento in Matematica che si riverbera anche sui gradi scolastici successivi e interamente a svantaggio delle regioni meridionali. I risultati della scuola secondaria di primo grado (5). La prova CBT (Computer Based Testing) (5) https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2024/ Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Sintesi%20primi%20risultati%20prove%20INVALSI%202024.pdf, pag.2 frono messaggi incoraggianti sulla possibilità per la nostra scuola di crescere e di migliorare, accogliendo con lo spirito di generativo che le è proprio le sfide che restano da affrontare. I risultati delle prove invalsi in breve (2) Le prove INVALSI 2024 (3) si sono svolte regolarmente e secondo quanto stabilito dalla normativa vigente (D. Lgsl. n. 62/2017). Esse hanno coinvolto circa 1 milione di allievi e allieve della scuola primaria (classe II e classe V), circa 570.000 studenti e studentesse della scuola secondaria di primo grado (classe III) e più di 1 milione di studenti e studentesse della scuola secondaria di secondo grado. Nonostante gli elevati numeri di studenti e studentesse partecipanti, di classi e di scuole coinvolte, le prove si sono svolte regolarmente con tassi di copertura molto elevati, vicini al raggiungimento di tutta la popolazione destinataria delle prove stesse. I principali risultati I risultati della scuola primaria (4). Per quanto di modesta entità, si riscontrano prime indicazioni di una inversione di tendenza dei risultati in Italiano e Matematica delle allieve e degli allievi di II primaria. Nonostante gli esiti siano ancora significativamente meno buoni di quelli registrati nel 2019 e nel 2021, si evidenzia una lieve ripresa per quanto riguarda la Matematica che, se confermata in futuro, potrebbe segnare l’inizio della ripresa in un grado scolastico così importante. È infatti in crescita rispetto al 2023 la percentuale di allievi e di allieve che raggiungono almeno il livello base. • In Italiano circa il 67% (era il 69% nel 2023 e il 73% nel 2022) raggiunge almeno il li- (2) https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2024/ Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Sintesi%20primi%20 risultati%20prove%20INVALSI%202024.pdf (3) https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2024/ Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Slide%20Sintesi%20 primi%20risultati%20prove%20INVALSI%202024.pdf, slide (4) https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2024/ Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Slide%20Sintesi%20 primi%20risultati%20prove%20INVALSI%202024.pdf, pag. 1

11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 I risultati della scuola secondaria di secondo grado (6) Le prove sono costruite per fornire risultati su una scala unica per Italiano, Matematica e Inglese (solo per l’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado) in funzione dei traguardi previsti dalle Indicazioni nazionali/ Linee guida. Le prove sono costruite in modo tale da fornire a ciascun allievo e allieva la possibilità di raggiungere i risultati più alti, senza che tale possibilità sia preclusa sulla base dell’indirizzo di studio frequentato. • Nella secondaria di secondo grado (nel 2020 e nel 2021 le prove non si sono svolte a causa della pandemia): (slide #3). • In Italiano il 62% degli studenti e delle studentesse (-1 punto rispetto al 2023; -4 punti percentuali rispetto al 2022 e -8 punti rispetto al 2019) raggiunge almeno il livello base (ovvero il livello 3). Le differenze tra l’Italia centro-settentrionale e 3 quella meridionale rimangono consistenti, anche se si osserva un preoccupante calo nel Nord Ovest e nel Centro; o In Matematica il 55% degli studenti e delle studentesse, risultati invariati rispetto al 2013 (+1 punto percentuale rispetto al 2022 e 7 punti percentuali rispetto al 2019), raggiunge almeno il livello base (ovvero il livello 3). La distanza nei risultati tra Centro-Nord e Mezzogiorno si riduce di qualche punto percentuale poiché solo le due macro-aree meridionali migliorano leggermente rispetto al 2023. Tuttavia, la quota di allievi e di allieve che raggiungono almeno il livello 3 si riduce ulteriormente nel Sud rispetto al grado 8, passando dal 48% al 44%, evidenziandosi una vera e propria emergenza nell’apprendimento della Matematica. Ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado (7). I risultati delle prove INVALSI al termine della scuola secondaria di secondo grado (6) https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2024/ Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Sintesi%20primi%20risultati%20prove%20INVALSI%202024.pdf, pag.2-3 (7) Ibidem, pag. 3-4 per la III secondaria di primo grado (grado 8) consente di fornire gli esiti mediante livelli crescenti di risultato (da 1 a 5 per l’Italiano e la Matematica e da pre-A1 ad A2 per l’Inglese). Si può ritenere adeguato rispetto ai traguardi delle Indicazioni nazionali il livello 3 per Italiano e Matematica. Per l’Inglese il livello A2 è esplicitamente previsto dalle Indicazioni nazionali per la scuola secondaria di primo grado. Come era avvenuto nel 2023, anche i risultati del 2024 confermano che si è fermato il calo in Italiano e Matematica riscontrato tra il 2019 e il 2021, ma purtroppo non si riscontra ancora un’inversione di tendenza. Gli esiti di Inglese (sia listening sia reading) sono invece in netto miglioramento. • A livello nazionale gli studenti e le studentesse che raggiungono risultati almeno adeguati, ossia in linea con quanto stabilito dalle Indicazioni nazionali, sono: – Italiano: 60% (-2 punti percentuali rispetto al 2023) – Matematica: 56% (invariato rispetto al 2021, 2022 e al 2023) – Inglese Reading (A2): 82% (+2 punti percentuali rispetto al 2023 e +4 punti percentuali rispetto al 2022 e + 6 punti percentuali rispetto al 2021) – Inglese Listening (A2): 68% (+3 punti percentuali rispetto al 2023, +6 punti percentuali rispetto al 2022 e +8 punti rispetto al 2021). Dall’inizio della rilevazione (2018) è aumentata di ben 14 punti percentuali la quota di allievi e allieve che raggiungono il prescritto A2 in Listening. • I divari territoriali rimangono molto ampi. In alcune regioni del Mezzogiorno si riscontra un maggior numero di allievi e allieve con livelli di risultato molto bassi. In particolare, solo il 48% degli studenti e delle studentesse della macro-area Sud raggiunge almeno il livello 3 in Matematica e tale percentuale scende drammaticamente al 39% nel Sud e Isole. • Si confermano, in parte ampliate, forti evidenze di disuguaglianza di opportunità di apprendimento nelle regioni del Mezzogiorno sia in termini di diversa capacità della scuola di attenuare l’effetto delle differenze socio-economico-culturali sia in termini di differenze tra scuole e, soprattutto, tra classi.

12 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 nersi molto vicino anche quello identificato dalla Commissione europea per il 2030 (9%). Tuttavia, l’attenzione deve essere rivolta non solo a coloro che abbandonano la scuola ma anche a tutti i e le giovani che la terminano senza avere le competenze di base attese. La disponibilità di dati censuari sugli apprendimenti, confrontabili su base nazionale, permette di individuare gli studenti e le studentesse che, pur non essendo dispersi in senso formale, 4 terminano però il percorso scolastico senza aver acquisito le competenze fondamentali; quindi a forte rischio di avere limitate prospettive di inserimento nella società come gli studenti e le studentesse che non hanno concluso la scuola secondaria di secondo grado. Tale forma di dispersione scolastica è stata definita dispersione scolastica implicita o nascosta. Nel 2019 la dispersione scolastica implicita si attestava al 7,5%, per salire al 9,8% nel 2021, forse anche a causa di lunghi periodi di sospensione delle lezioni in presenza. Nel 2022 si era già osservata una leggera inversione di tendenza sia a livello nazionale, passando al 9,7% (-0,1 punti percentuali), sia a livello regionale. Tale tendenza ha poi trovato conferma nel 2023 in cui la dispersione scolastica implicita si è attestata all’8,7%, quindi in ulteriore calo. Grazie al generalizzato miglioramento degli esiti delle prove dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, nel 2024 la dispersione scolastica implicita scende al 6,6% e solo in due regioni italiane (Campania e Sardegna) rimane sopra il 10%. A livello nazionale, quindi, la dispersione scolastica implicita raggiunge il valore più basso da quando è iniziata la sua rilevazione (2019). evidenziano un apprezzabile miglioramento rispetto agli anni passati in tutte le discipline osservate. I principali risultati a livello nazionale possono essere riassunti come segue: • In Italiano il 56% degli studenti e delle studentesse (+5 punti rispetto al 2023, +4 punti rispetto al 2022) raggiunge almeno il livello base (ovvero il livello 3). Il divario massimo tra Nord e Sud scende dai 23 punti del 2023 ai 21 punti del 2024; • In Matematica sembra intravedersi un leggero miglioramento con il passaggio al 52% (dopo tre rilevazioni stabili al 50%) della quota di allievi e di allieve che raggiungono almeno il livello 3. Il divario massimo tra Nord e Sud scende dai 31 punti del 2023 ai 27 punti del 2024, ancora molto ampio, ma comunque in miglioramento; • In Inglese il 60% degli studenti e delle studentesse raggiunge i traguardi (B2 per l’istruzione tecnica e liceale e il B1+ per quella professionale) nella prova di Reading (+4 punti percentuali rispetto al 2023) e il 45% in quella di Listening (+3 punti percentuale rispetto al 2023). Soprattutto per la prova di Listening la differenza della quota di allievi e di allieve che raggiunge i traguardi prescritti è di 31 punti percentuali tra il Nord e il Mezzogiorno. Le diseguaglianze che non emergono senza dati disponibili per ciascuno studente e ciascuna studentessa. Negli ultimi anni è aumentata la sensibilità collettiva verso il problema della dispersione scolastica poiché essa rappresenta l’anticamera di gravi e severi fenomeni di marginalità economica e sociale. Nonostante i valori della dispersione scolastica siano ancora alti, l’Italia ha conseguito risultati molto importanti passando da oltre il 25% all’inizio del secolo al 10,5% del 2023, dato recentemente reso pubblico da ISTAT. Inoltre, in base ai dati INVALSI è possibile stimare che se si prendono in considerazione solo le prime età di riferimento (18-20 anni) per il calcolo della dispersione scolastica (18-24 anni) non solo può considerarsi raggiunto il traguardo posto dal PNRR per il 2025 (10,2%), ma è da rite-

13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 DALL’EVOLVERE DELLE COMPETENZE ALLA CERTIFICAZIONE NEL SISTEMA EDUCATIVO ITALIANO: STORIA, SFIDE E PROSPETTIVE FUTURE Marilena Giglia, Consigliere nazionale UCIIM Margherita Maniscalco, Consigliere nazionale UCIIM Lgs 13/2013). Per tale ragione, la questione delle competenze è entrata nel dibattito pedagogico a partire dagli anni novanta. Fu il lungimirante E. Cresson (1) nel Libro Bianco su «Istruzione e formazione - Insegnare e apprendere» (1995) a evidenziare l’importanza della cultura per lo sviluppo della persona, oltre che della produttività: «Nel nostro tempo la «mission» fondamentale dell’istruzione è aiutare ogni individuo a sviluppare tutto il suo potenziale e a diventare un essere umano completo, e non uno strumento per l’economia; l’acquisizione delle conoscenze e competenze dev’essere accompagnata da un’educazione del carattere, da un’apertura culturale e da interessamento alla responsabilità sociale». Nel 2006 l ’ U n i o n e Europea considera le competenze punto di riferimento per valutare e certificare i profili di professionalità e per organizzare i curricoli dei sistemi scolastici, emanando una raccomandazione (2) ai paesi (1) Insegnare e apprendere. Verso la società della conoscenza, Edith Cresson, Commissione Europea, Bruxelles 1995. L’obiettivo dichiarato era quello di risolvere il dramma della disoccupazione e garantire all’Europa la sopravvivenza del modello sociale europeo, minacciato dalla globalizzazione e dalla competitività internazionale, puntando sulla conoscenza. (2) Raccomandazione del Parlamento europeo e del Premessa Dopo la Seconda Guerra Mondiale, fa capolino il concetto di competenza nel settore dell’industria degli armamenti; le fabbriche di armamenti, essendo uno dei pilastri della produzione industriale in molti paesi coinvolti nella ricostruzione post-bellica, hanno dovuto adattarsi alle nuove realtà tecnologiche e geopolitiche, facendo della competenza un fattore cruciale per la loro evoluzione e per il mantenimento della sicurezza nazionale. Così con la crescita dell’industrializzazione e il passaggio da economie basate sull’agricoltura a quelle industriali e di servizi, le competenze sono diventate cruciali per definire le qualifiche professionali necessarie in un mercato del lavoro in rapida evoluzione. L’educazione e la formazione professionale hanno iniziato a focalizzarsi non solo sulle conoscenze teoriche, ma anche sullo sviluppo di competenze pratiche. Il concetto di competenza, emergendo con forza nel settore dell’industria degli armamenti dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha trovato anche una vasta applicazione nel settore dell’educazione. Man mano che le economie si spostavano da basi agricole a industriali e di servizi, le competenze acquisivano un’importanza crescente non solo nel mercato del lavoro, ma anche nelle istituzioni educative. L’idea di competenza, infatti, entra nel mondo scolastico quando si inizia a percepire l’esigenza di avvicinare il mondo della scuola al lavoro, e ci si rende conto che la semplice trasmissione di conoscenze è ormai inadeguata a rendere gli allievi autonomi e capaci di collocarsi efficacemente e permanentemente in un mondo in rapida evoluzione, in cui occorre tenere in considerazione apprendimenti formali, non formali e informali (D.

14 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 in situazioni spesso complesse. Ciò implica una gestione di molteplici variabili e l’adattamento a situazioni nuove e impreviste. La formazione delle competenze è al centro del suo approccio pedagogico, sottolineando l’importanza dell’apprendimento attivo e situato, dove gli studenti sono coinvolti in attività che imitano situazioni reali o realistici problemi da risolvere. Anche M. Castoldi (5) offre un’interpretazione del concetto di competenza che è specificamente orientata verso l’ambiente educativo. Le competenze, secondo Castoldi, sono un insieme articolato di risorse che un individuo può mobilitare per affrontare e risolvere problemi specifici e situazioni complesse. Queste risorse includono: • Conoscenze: Informazioni e comprensione teorica che una persona ha acquisito. • Abilità: La capacità pratica di applicare le conoscenze in vari contesti. • Attitudini: Comportamenti e modi di essere che influenzano l’approccio di una persona alle situazioni. Castoldi sottolinea l’importanza di educare gli studenti non solo in termini di conoscenze e abilità specifiche, ma anche nel sviluppo di attitudini che li aiutino ad applicare queste competenze in modo efficace e etico nelle situazioni reali. Secondo lui, una competenza vera e propria si manifesta quando l’individuo è in grado di integrare e mobilizzare queste componenti in maniera efficace per gestire compiti e problemi complessi, dimostrando così autonomia e capacità di giudizio. (5) M. Castoldi (2017). Costruire unità di apprendimento. Guida alla progettazione a ritroso. Carocci . membri, sulle competenze chiave che devono essere garantite al termine del percorso scolastico obbligatorio. Sono otto le competenze chiave europee, quattro disciplinari (comunicazione nella madre lingua; comunicazione nelle lingue straniere; competenze matematiche di base; competenze digitali) e quattro interdisciplinari (imparare a imparare; competenze sociali e civiche; spirito di iniziativa e imprenditorialità; consapevolezza ed espressione culturale). Nella definizione dell’EQF (Œ – Quadro europeo delle Qualifiche e dei Titoli) le competenze «indicano la comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e/o personale» (3). Philippe Perrenoud (4), noto sociologo svizzero specializzato in scienze dell’educazione, ha contribuito significativamente al concetto di competenza nel contesto educativo. Secondo lo studioso, una competenza si definisce come la capacità di mobilitare una varietà di risorse cognitive (come conoscenze, capacità, informazioni, ecc.) per affrontare con successo una serie di situazioni. Le competenze, quindi, non sono semplicemente sapere fare qualcosa, ma sapere come agire in maniera efficace e appropriata a seconda del contesto. Per Perrenoud, le competenze richiedono quindi non solo l’abilità pratica o teorica, ma anche la capacità di giudizio e di prendere decisioni adeguate consiglio del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente (2006/962/ CE). (3) Art. 21 della Legge 59/97 e successivo DPR 275/99 (4) Perrenoud P. (2004). Costruire competenze a partire dalla scuola. Editore:Anicia

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