La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto - 2024

37 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 doveva fondarsi proprio sull’intangibile «dignità della persona umana». Questa la consapevolezza che è stata alla base di una stagione di pace nel continente europeo. Continuava l’allora vescovo di Bergamo, «la democrazia non è soltanto governo di popolo, ma governo per il popolo». Affrontare il disagio, il deficit democratico che si rischia, deve partire da qui. Dal fatto che, in termini ovviamente diversi, ogni volta si riparte dalla capacità di inverare il principio di eguaglianza, da cui trova origine una partecipazione consapevole. Perché ciascuno sappia di essere protagonista nella storia. Don Lorenzo Milani esortava a «dare la parola», perché «solo la lingua fa eguali». A essere alfabeti nella società. La Repubblica ha saputo percorrere molta strada, ma il compito di far sì che tutti prendano parte alla vita della sua società e delle sue istituzioni non si esaurisce mai. Ogni generazione, ogni epoca, è attesa alla prova della «alfabetizzazione», dell’inveramento della vita della democrazia. Prova, oggi, più complessa che mai, nella società tecnologica contemporanea. Ebbene, battersi affinché non vi possano essere «analfabeti di democrazia» è una causa primaria, nobile, che ci riguarda tutti. Non soltanto chi riveste responsabilità o eserciti potere. Per definizione, democrazia è esercizio dal basso, legato alla vita di comunità, perché democrazia è camminare insieme. Vi auguro, mi auguro, che si sia numerosi a ritrovarsi in questo cammino. te, una partecipazione più piena alle responsabilità, al di fuori di ogni oppressione, al riparo da situazioni che offendono la loro dignità di uomini, godere di una maggiore istruzione, in una parola fare conoscere e avere di più per essere di più: ecco l’aspirazione degli uomini di oggi, mentre un gran numero di essi è condannato a vivere in condizioni che rendono illusorio tale legittimo desiderio». Vi è qualcuno che potrebbe rifiutarsi di sottoscrivere queste indicazioni? Temo di sì, in realtà, ma nessuno avrebbe il coraggio di farlo apertamente. Anche per questo l’esercizio della democrazia, come si è visto, non si riduce a un semplice aspetto procedurale e non si consuma neppure soltanto con la irrinunziabile espressione del proprio suffragio nelle urne nelle occasioni elettorali. Presuppone lo sforzo di elaborare una visione del bene comune in cui sapientemente si intreccino – perché tra loro inscindibili - libertà individuali e aperture sociali, bene della libertà e bene dell’umanità condivisa. Né si tratta di questione limitata ad ambiti statali. Alfabeti della società, analfabeti della democrazia Monsignor Adriano Bernareggi, nelle sue conclusioni della Settimana sociale del ’45, argomentò, citando Jacques Maritain, che una nuova cristianità si affacciava in Europa. L’unità da raggiungere nelle comunità civili moderne non aveva più un’unica «base spirituale» bensì un bene comune terreno, che Illustri Autorità, cari fratelli Vescovi, Signori Cardinali, fratelli e sorelle, buongiorno! Ringrazio il Cardinale Zuppi e Monsignor Baturi per avermi invitato a condividere con voi questa sessione conclusiva. Saluto Monsignor Renna e il Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali. A nome di tutti esprimo gratitudine a Monsignor Trevisi per l’accoglienza della Diocesi di Trieste. La prima volta che ho sentito parlare di Trieste è stato da mio nonno che aveva fatto il ‛14 sul Piave. Lui ci insegnava tante canzoni e una era su Trieste: «Il general Cadorna scrisse alla regina: ‘Se vuol guardare Trieste, che la guardi in cartolina’». E questa è la prima volta che ho sentito nominare la città. Questa è stata la 50ma Settimana Sociale. La storia delle «Settimane» si intreccia con la storia dell’ItaPubblichiamo il discorso che il 7 luglio Papa Francesco ha rivolto ai 1200 Congressisti riuniti presso il Generali Convention Center di Trieste, in occasione della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia.

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