La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto - 2024

36 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 vano rifondando la loro azione politica nella nuova fase storica. Oggi dobbiamo rivolgere sguardo e attenzione a quanto avviene attorno a noi, in un mondo sempre più raccolto e interconnesso. Accanto al riproporsi di tentazioni neo-colonialistiche e neo-imperialistiche, nuovi mutamenti geopolitici sono sospinti anche dai ritmi di crescita di Stati-continente in precedenza meno sviluppati, da tensioni territoriali, etniche, religiose che, non di rado sfociano in guerre drammatiche, da andamenti demografici e giganteschi flussi migratori. Attraversiamo fenomeni – questi e altri - che mutano profondamente le condizioni in cui si viveva in precedenza e che è impossibile illudersi che possano tornare. Dalla dimensione nazionale dei problemi - e delle conseguenti sfere decisionali - siamo passati a quella europea e, per qualche aspetto a quella globale. È questa la condizione della quale siamo parte e nella quale dobbiamo far sì che a prevalere sia il futuro dei cittadini e non delle sovrastrutture formatesi nel tempo. All’opposto della cooperazione fra eguali si presenta il ritorno alle sfere di influenza dei più forti o meglio armati - che si sta praticando e teorizzando, in sede internazionale, con la guerra, l’intimidazione, la prevaricazione - e, in altri ambiti, di chi dispone di forza economica che supera la dimensione e le funzioni degli stati. Risalta la visione storica e la sagacia di Alcide De Gasperi con la scelta di libertà del Patto Atlantico compiuta dalla Repubblica nel 1949 e con il suo coraggioso apostolato europeo. Venti anni fa, a Bologna, la 44 ^ Settimana si poneva il tema dei nuovi scenari e dei nuovi poteri di fronte ai quali la democrazia si trovava. È necessario misurarsi con la storia, porsi di fronte allo stato di salute delle istituzioni nazionali e sovranazionali e dell’organizzazione politica della società. Nuovi steccati sono sempre in agguato a minare la basi della convivenza sociale: le basi della democrazia non sono nè esclusivamente istituzionali né esclusivamente sociali, interagiscono fra loro. Cosa ci aiuta? Dare risposte che vedono diritti politici e sociali dei popoli concorrere insieme alla definizione di un futuro comune. Vogliamo riprendere per un attimo la enciclica «Populorum progressio» di Paolo VI: «Essere affrancati dalla miseria, garantire in maniera più sicura la propria sussistenza, saluè inverata negli Stati – spesso contrapposti e comunque con rigidi, insormontabili frontiere - oggi, proprio nel continente che ne è stato la culla, si avverte la necessità di costruire una solida sovranità europea che integri e conferisca sostanza concreta e non illusoria a quella degli Stati membri. Che consenta e rafforzi la sovranità del popolo disegnata dalle nostre Costituzioni ed espressa, a livello delle istituzioni comunitarie, nel Parlamento Europeo. Il percorso democratico, avviato in Europa dopo la sconfitta del nazismo e del fascismo, ha permesso di rafforzare le istituzioni dei Paesi membri e ampliare la protezione dei diritti dei cittadini, dando vita a quella architrave di pace che è stata prima la Comunità europea e ora è l’Unione. Una più efficace unità europea - più forte ed efficiente di quanto fin qui non siamo stati capaci di realizzare – è oggi condizione di salvaguardia e di progresso dei nostri ordinamenti di libertà, di uguaglianza, di solidarietà, di pace. La necessità di Europa Tornando alla riflessione sui cardini della democrazia, va sottolineato che la democrazia comporta il principio dell’eguaglianza perché riconosce che le persone hanno eguale dignità. La democrazia è strumento di affermazione degli ideali di libertà. La democrazia è antidoto alla guerra. Quando ci chiediamo se la democrazia possiede un’anima, quando ci chiediamo a cosa serva la democrazia, troviamo agevolmente risposte chiare. Lo sforzo che, anche in questa occasione, vi apprestate a produrre per la comunità nazionale richiama le parole con cui il Cardinale Poletti, nel 1988, alla XXX assemblea generale Cei accompagnò, dopo vent’anni, la ripresa delle Settimane Sociali: «diaconia della Chiesa italiana al Paese». Con il vostro contributo avete arricchito, in questi quasi centoventi anni dalla prima edizione, il bene comune della Patria e, di questo, la Repubblica vi è riconoscente. La nostra democrazia ha messo radici, si è sviluppata, è divenuta un tratto irrinunciabile dell’identità nazionale (mentre diveniva anche identità europea) sostenuta da partiti e movimenti, che avevano raggiunto la democrazia nel corso del loro cammino e su di essa sta-

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