La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto - 2024

8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 Spiritualità ve e incisiva. Come sono segno della fine della primavera e dell’imminenza dell’estate i germogli del fico e degli altri alberi, che indicano un cambiamento di stagione, così anche noi siamo esortati a riconoscere i segni della nuova stagione che sta per venire, ossia l’avvento del regno di Dio che è vicino. Segue l’appello a vegliare in ogni momento pregando (Lc. 21, 29-36). Solo con la preghiera infatti si intravedono i segni dei tempi, ossia la presenza di Dio nel creato e nella società in cui si vive. La comunità dei discepoli è la dimostrazione più tangibile del Regno: lo manifesta attraverso la comunione di quelli che credono, che vivono la loro missione, nell’attesa dell’incontro finale col Signore risorto. Si vigila con la preghiera, si sceglie quello che rimane e non quello che passa, perché con la certezza che Gesù è risorto si spera, sapendo che Egli viene ogni giorno tra noi e verrà alla fine del tempo. La nostra speranza è Cristo stesso. Conclusioni Con la riflessione su queste parabole ci è tracciato un cammino di preghiera, che va dal dono dello Spirito fino alla veglia orante per l’avvento del Regno. È un cammino modellato sulla preghiera del Padre nostro: la preghiera è il pane necessario dei figli, donatoci con lo Spirito Santo; Dio è santificato quando torniamo a lui e siamo capaci di perdonare i nostri fratelli; la preghiera deve essere perseverante e costante come quella della vedova evangelica per non entrare in tentazione e abbandonare la fede; la preghiera non è esaltazione del proprio io e disprezzo degli altri, ma umile riconoscimento della nostra miseria spirituale: solo così Dio è santificato nel suo tempio; la preghiera vigilante è necessaria per discernere nella speranza i segni dei tempi nelle stagioni della nostra vita personale, comunitaria, ecclesiale. Così si conclude questo sussidio che si collega al motto del Giubileo Pellegrini di speranza: «La vita cristiana inizia con il Maestro che raggiunge il discepolo per la sequela; l’epilogo è andare incontro a Lui nella viva speranza di restare per sempre con Lui» (pag. 111). de è messa a dura prova. Sono qui di fronte due poli sociali, il giudice disonesto che non teme Dio e una povera vedova, ma il giudice disonesto ha paura che la vedova continui ad infastidirlo con le sue continue richieste di ottenere giustizia e finisce per esaudirla. E conclude Gesù: Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di Lui? La preghiera è il luogo in cui si fa esperienza della giustizia di Dio, che salva e santifica cominciando dagli ultimi. Gesù vuol dirci che non dobbiamo mai desistere dalla preghiera, tentazione frequente, e abbandonare la fede e conclude con una provocante interrogazione: «Il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». La preghiera è lotta per alimentare la fede e farla crescere, ma spesso ci si arrende, abbandonandola. La parabola insegna che bisogna crescere nella fede, soprattutto di fronte alla tentazione di non essere ascoltati. La preghiera costante, come quella della vedova, trasforma la debolezza in forza: è sacrificio di lode e di vita, è trasformazione del profano in sacro, è presenza e aiuto divino quando nella sofferenza e nella difficoltà si è tentati di lasciare la fede e di perdere ogni speranza. La parabola che immediatamente segue, quella del fariseo e del pubblicano è narrata solo dall’evangelista Luca (Lc. 18, 9-14). È ambientata nel tempio, il luogo per eccellenza in cui Dio è santificato. Al cospetto di Dio il fariseo in piedi innalza la sua preghiera arrogante, idolatrando se stesso, osservante della legge, diverso dai peccatori, vantando una propria giustizia, disprezzando il pubblicano. Questi, in ginocchio e a distanza, battendosi il petto e non alzando gli occhi, si presenta in tutta la sua povertà spirituale, consapevole di essere un peccatore bisognoso di perdono. Torna a casa giustificato a differenza del fariseo. È sottinteso il riferimento alla preghiera del Padre nostro: Dio è santificato quando lo preghiamo con un cuore umile e pentito, consapevoli che davanti a lui siamo debitori e sappiamo perdonare e accogliere il nostro prossimo. L’ultima parabola analizzata è narrata da Gesù poco prima della sua passione ed è bre-

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