6 Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 Spiritualità La speranza cristiana Pellegrini di speranza è il motto del prossimo giubileo del 2025. Con il quinto sussidio del Dicastero per l’Evangelizzazione, il biblista Antonio Pitta, docente nella Pontificia Università Lateranense, analizzando nel Vangelo di Luca alcune parabole di Gesù, ci offre diversi stimoli di riflessione e ci esorta a realizzare nella nostra vita quotidiana una preghiera vigilante, carica di speranza. Giustamente si fa notare che abissale è la differenza fra la concezione cristiana della speranza, quella del mondo pagano e quella laica dei nostri giorni. Nell’antico mito greco Pandora, la prima donna mortale modellata da Efesto, aveva ricevuto in dono dagli dei bellezza, intelligenza, facilità di parola e di persuasione, ma Zeus le aveva affidato un misterioso vaso che non avrebbe mai dovuto aprire. In questo vaso erano racchiusi tutti i mali del mondo, la malattia, la vecchiaia, la tristezza, la depressione, gli inganni, le violenze, le guerre. Quando ella, vinta dalla curiosità, aperse il vaso tutte queste sofferenze si diffusero nel mondo; quando si affrettò a chiuderlo, in esso rimase imprigionata solo la speranza, un’illusione di felicità destinata fatalmente a spegnersi. Nella letteratura moderna Samuel Beckett ha rappresentato la speranza nel dramma Aspettando Godot: l’umanità di oggi è impersonata da due mendicanti in attesa di un piccolo dio che non giunge mai, che non manifestano la minima volontà di fare un passo per andargli incontro. La speranza cristiana è invece fondata non su una vaga aspirazione, ma su un evento reale e ben preciso: la risurrezione di Gesù dopo la sua morte in croce, un evento che coinvolge anche il nostro destino. Come è bella la definizione di questa virtù proposta dal nostro poeta Dante! La speranza è un’attesa certa della gloria futura, prodotta in noi dalla grazia divina e dai nostri meriti, cioè dal nostro impegno quotidiano nell’amore per Dio e per i fratelli. «Dante, Par. XXV, 67-69: Spene – diss’io - è uno attender certo / della gloria futura, il qual produce / grazia divina e precedente merto». La speranza dà valore al presente, a tutto il susseguirsi dei giorni, al nostro impegno di far crescere il seme del regno di Dio nella società attuale, di migliorare la nostra vita e quella della terra su cui viviamo e ci proietta nella realtà definitiva della gloria futura e del regno di Dio, ossia della nostra risurrezione e pienezza di vita eterna con Cristo nostro salvatore. Senza la speranza cristiana non resta che incolpare dei mali la natura indifferente: «O natura, o natura, perché non rendi poi / quel che prometti allor? Perché di tanto / inganni i figli tuoi?… All’apparir del vero / tu (speranza), misera, cadesti: e con la mano / la fredda morte ed una tomba ignuda / mostravi di lontano». (G. Leopardi, A Silvia) oppure sprofondare nel nulla giungendo ad una disperazione calma, senza sgomento, lasciando eventualmente ad altri il compito di riprendere il lavoro e gli ideali terreni per i quali si è vissuto e lottato. La preghiera di Gesù Prima di analizzare le parabole, occorre tuttavia guardare alla preghiera di Gesù: anche se a prima vista inconcepibile, la sua è una preghiera nella lotta. Gesù, «pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì» PELLEGRINI DI SPERANZA MEDITANDO LE PARABOLE DELLA PREGHIERA
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