La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto - 2024

27 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2024 sulla stessa linea del vol. B, a quegli aspetti che riguardano le varietà dialettali, regionali e della lingua d’uso, ma dall’altro lato questa coerenza talvolta sembra vacillare perché in realtà è condannata come errore o comunque è inserita sotto un’ottica negativa e non qualitativa. Si potrebbe aggiungere o comunque spiegare che si tratta di una deviazione dalla norma linguistica che definisce l’italiano standard, piuttosto che definirla soltanto errore. Piccoli elementi di analisi che nel loro complesso ribadiscono la tesi sostenuta già in principio dell’elaborato, ossia la visione secondo la quale il proposito iniziale dell’opera, quello di superare una grammatica normativa di tipo tradizionale, rimanga confinato, con qualche eccezione, al semplice titolo e all’indice iniziale. È come se ambiziosamente l’opera si riproponesse un progetto iniziale che nel concreto è perseguito soltanto in parte e limitatamente. Un’opera che ha in se un grande potenziale, ma talvolta non sembra pienamente sviluppato. A seguire nella stessa unità vi è una parte dedicata ai registri linguistici e ai contesti comunicativi che ne determinano la scelta; è la variazione diafasica della lingua ad essere evidenziata. Saper scegliere e controllare il registro linguistico in base alla situazione comunicativa, quindi ad esempio saper comunicare l’oggetto del messaggio in maniera più o meno formale o del tutto informale, identifica secondo l’autore un’importante competenza comunicativa. Si passa poi all’analisi dei vari tipi di linguaggi settoriali, dei gerghi e soprattutto alle differenze tra lingua parlata, scritta e trasmessa. Nella sezione dedicata agli esercizi, presenti alla fine di ciascun modulo, troveremo diverse attività: dalla riscrittura nei diversi registri linguistici, alla produzione di un messaggio cercando di individuare il registro adatto al contesto comunicativo tale da rendere adatto il messaggio al contesto situazionale. Alla fine delle 3 unità del modulo 1 (il riferimento è sempre al vol. B), ma è un aspetto che caratterizza la fine di tutti i moduli e delle rispettive unità, il libro riporche visivamente, alcuni dei termini di propria conoscenza. Nella fig. 2 a sinistra sono presentate alcune parole di origine regionale. Es. sic. intrallazzo = intrigo\ rom. pataccaro=imbroglione ecc. ed è sottolineata la loro importanza come parole diffuse nella lingua d’uso. Nonostante venga dato all’interno del vol. B un grande spazio alle diverse varietà della lingua in uso, nel vol. A, in ciascun argomento di grammatica che verrà trattato e nei relativi esercizi, si avrà modo di notare come quest’attenzione sarà confinata in piccoli riquadri che evidenziano, poco o addirittura nulla, di come le varietà di italiano regionale o popolare influiscano sulla grammatica. Potremmo inoltre notare quasi un distacco tra i vettori che si muovono nel vol. B, ossia l’intento di sottolineare l’importanza di tali varietà che fanno parte del tessuto delle realtà linguistiche, e quei vettori che si muovono invece nel vol. A, in cui sebbene vi sia la presenza di tali box informativi sull’italiano regionale o sulle realtà dialettali, talvolta la loro ripresa linguistica è ritenuta da evitare. Riporto un esempio, per esemplificare il concetto, ripreso non dal modulo assunto come riferimento dell’analisi, in quanto in esso non vi era affatto la presenza dei box informativi, ma dal modulo successivo dedicato alla proposizione condizionale e al periodo ipotetico in cui viene presentato un uso linguistico «da evitare “per non sbagliare”» (fig. 3). L’uso dell’indicativo in questo caso viene presentato come un’esemplificazione da evitare, ma la forma dialettale del condizionale al posto del congiuntivo viene definita dal testo errore; quindi da un lato il testo sembra coerente con il principio dare spazio, Fig.2 Fig. 3

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