Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024
LA SCUOLA E L’UOMO Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 RUBRICHE SOMMARIO DELL’ANNATA 2024 44 Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 Autorizzazione del tribunale di Roma n. 452 in data 11 febbraio 1949 DIRETTORE Rosalba Candela DIRETTORE RESPONSABILE Pasquale MARRO COMITATO REDAZIONALE Giuseppe CHIAROMONTE Maria Luisa LAGANI Caterina SPEZZANO Fabrizio ZAGO COORDINATORE DI REDAZIONE Elena FAZI PROGETTO GRAFICO Luigi GAGLIARDI Tel. 06 6875584 Presidenza: presidenza@uciim.it Segreteria: segreteria@uciim.it Tesseramento: tesseramento@uciim.it Redazione: redazione@uciim.it Amministrazione: amministrazione@uciim.it Consulenza: consulenza@uciim.it Webmaster: webmaster@uciim.it Sito internet: www.uciim.it Banca Intesa San Paolo IBAN IT56 A030 6909 6061 0000 0071 210 Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma In omaggio ai soci dell’UCIIM Questo numero è stato chiuso il 7 gennaio 2025 ISSN 0036-987X SOMMARIO Editoriale - Fabrizio Zago L’ANNO CHE VERRÀ… 1 5 Spiritualità - P. Giuseppe Oddone LA PREGHIERA CHE GESÙ CI HA INSEGNATO 9 Giuseppe Bertagna-Luciano Corradini RICORDI NELL’80° DELL’UCIIM 15 Gian Carlo Sacchi IL PNRR CAMBIERÀ LA SCUOLA ITALIANA? 26 Rosa Musto IL NATALE ALLE PORTE DEL GIUBILEO DELLA SPERANZA 35 Simona Baggiani PROMUOVERE LA DIVERSITÀ E L’INCLUSIONE NELLE SCUOLE IN EUROPA 29 Maria Laura Sadolfo COME PROCEDE IL PROGETTO «365 PAROLA D’ORDINE BENESSERE»? 34 Redazione INDIRE PRESENTATA A ROMA LA SPERIMENTAZIONE DELLA FILIERA TECNOLOGICO-PROFESSIONALE (4+2) 17 P. Giuseppe Oddone IL GIUBILEO DELL’ANNO SANTO 2025 22 Bruno Lorenzo Castrovinci LEGGE 150/2024: GIUDIZI SINTETICI NELLA SCUOLA PRIMARIA RIPENSARE LA VALUTAZIONE COME GESTO EDUCATIVO
1 La legge sul voto in condotta è stata introdotta come risposta alle crescenti preoccupazioni riguardo alla sicurezza nelle scuole e al comportamento degli studenti valorizzando l’importanza della responsabilità individuale e del rispetto reciproco come obiettivi fondamentali della riforma. Educazione civica Il 7 settembre 2024 sono state pubblicate le nuove Linee guida dell’Educazione civica, che di fatto sono una revisione delle linee guida precedenti (1), con l’aggiunta di molti traguardi delle competenze e moltissimi obiettivi di apprendimento; da questo anno scolastico 2024/25, dunque, in poco tempo le scuole sono impegnate a rivedere e adattare il curricolo, la progettazione didattica e la valutazione che già avevano impostato e attuato nei quattro anni precedenti. Dal punto di vista pedagogico, il 2024 ha visto l’introduzione di nuove Linee guida sull’educazione civica, che ora include anche l’educazione finanziaria. Orientamento Nel 2022 con il DM n° 328 sono state introdotte dall’anno scolastico 2023/2024, nelle classi terze, quarte e quinte delle scuole secondarie di secondo grado, le attività di orientamento che consistono in moduli curricolari di trenta ore, nel limite delle risorse disponibili a legislazione vigente e nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa, da inserire anche nei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento. (1) Doppiozero, Educazione civica: le domande dei docenti, 26 ottobre 2024 Un altro anno è passato, e nella scuola diverse innovazioni si sono concretizzate o stanno prendendo forma; il 2024 ha portato con sé una serie di cambiamenti significativi nel sistema scolastico italiano, con un focus particolare sulla legislazione, la pedagogia e l’innovazione. Questi cambiamenti, de iure, mirano a migliorare l’efficacia educativa e a promuovere un ambiente di apprendimento più inclusivo e tecnologicamente avanzato. La valutazione La legge 1° ottobre 2024, n. 150 sulla revisione della disciplina in materia di valutazione delle studentesse e degli studenti, di tutela dell’autorevolezza del personale scolastico nonché di indirizzi scolastici differenziati scuola secondaria di primo grado (medie): ha riportato la valutazione numerica, dall’anno scolastico 2024/2025, le scuole medie adottano per la condotta un sistema di voti numerici, espressi in decimi. Gli studenti che ottengono un voto di 5 in condotta saranno automaticamente bocciati. Questo voto può essere attribuito per comportamenti gravi e reiterati durante l’anno scolastico. Non è previsto un debito formativo specifico per le medie. Nella scuola secondaria di secondo grado (superiori): la valutazione è numerica, un voto pari a 6 in condotta comporta un debito formativo, richiedendo agli studenti per il recupero di completare un elaborato in educazione civica. La mancata presentazione dell’elaborato porta alla non ammissione all’anno successivo. Solo gli studenti con un voto in condotta pari o superiore a 9 possono ricevere il punteggio massimo nel credito scolastico, influenzando così il voto finale di maturità. L’ANNO CHE VERRÀ… Fabrizio Zago, Vice Presidente nazionale UCIIM Editoriale LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024
2 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 Editoriale l’acquisto di materiali didattici specifici e, per la formazione degli insegnanti di sostegno, la formazione obbligatoria e incentivata affinché gli insegnanti possano partecipare a corsi di formazione sull’inclusione e sulla gestione delle classi eterogenee. Peraltro, per le famiglie di studenti con disabilità, sono stati istituiti sportelli di ascolto e supporto psicologico. Il concetto di inclusione nella scuola italiana ha subito un’evoluzione significativa nel 2024, con l’introduzione di nuove politiche e buone pratiche che mirano a garantire un ambiente di apprendimento equo e accessibile per tutti gli studenti, indipendentemente dalle loro abilità o background. L’inclusione è stata un tema centrale in questi anni con l’introduzione di nuove misure a garanzia di tutti gli studenti, indipendentemente dalle loro Tutto ciò è stato esteso nel corso dell’a.s. 2023/24 nel primo biennio delle scuole secondarie di secondo grado e in tutte le classi della scuola secondaria di primo grado, con attività che consistono in moduli di trenta ore da svolgere in orario curricolare o extracurricolare, anche all’interno di progetti già in essere nell’istituzione scolastica, al fine di aiutare studentesse e studenti a cogliere le proprie inclinazioni, interessi e talenti per facilitare la scelta del percorso di studi più adatto alle loro aspirazioni; inoltre un buon orientamento può prevenire l’abbandono scolastico, anche come supporto per gli studenti durante alcuni momenti del loro percorso educativo, che garantisce tutti gli studenti, inclusi quelli con bisogni educativi speciali, di ricevere un supporto adeguato per prendere decisioni ponderate, con la collaborazione di tutor, che ogni scuola ha, i quali sono incaricati nel guidare gli studenti a esplorare le loro opzioni educative e professionali. Inclusione Le recenti modifiche legislative hanno sottolineato l’importanza dell’inclusione in ambito scolastico. La Legge 62 del 2024, in materia di disabilità, riforma prevista dal PNRR, ad esempio, ha introdotto diverse misure per migliorare l’inclusione degli studenti con disabilità. Questa legge prevede: incremento delle risorse, maggiori fondi destinati alle scuole per
3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 Editoriale grado di affrontare le sfide della vita, con autonomia e responsabilità. La programmazione nella Scuola ora include corsi di educazione emotiva e sociale per promuovere l’empatia e la comprensione reciproca tra gli studenti. IA Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale (IA) ha iniziato a rivestire un ruolo sempre più significativo in vari settori, tra cui l’educazione. In Italia, l’implementazione dell’IA nelle scuole sta trasformando il modo in cui studenti e insegnanti interagiscono con il processo educativo. Questa trasformazione offre nuove opportunità per migliorare l’apprendimento, rendere l’educazione più inclusiva e personalizzata, e preparare gli studenti per il futuro. Uno dei maggiori vantaggi dell’IA nell’educazione è la capacità di personalizzare l’apprendimento. Gli strumenti di IA possono analizzare i dati degli studenti per identificare le loro necessità individuali, punti di forza e aree di miglioramento. Questo permette di creare percorsi di apprendimento su misura, che aiutano gli studenti a progredire al proprio ritmo e secondo le loro specifiche esigenze. Ad esempio, piattaforme educative basate sull’IA possono fornire esercizi e attività adattative che si regolano automaticamente in base al livello di comprensione di ogni studente. Nel contesto scolastico, l’IA offre strumenti potenti per migliorare l’apprendimento, personalizzare l’insegnamento e rendere l’educazione più inclusiva. Questo articolo considera l’importanza dell’IA nell’istruzione, evidenziando le sue applicazioni principali, i benefici e le sfide associate al suo utilizzo. L’IA può anche contribuire a rendere l’educazione più inclusiva. Strumenti come i traduttori automatici, i sottotitoli generati automaticamente e le interfacce vocali possono abbattere le barriere linguistiche e aiutare gli studenti con disabilità a partecipare pienamente alle lezioni. Ad esempio, gli studenti non vedenti possono utilizzare letabilità o bisogni educativi specifici, cosicché abbiano accesso a una Scuola e un’educazione di qualità, perché l’inclusione è un diritto fondamentale. Ogni studente, indipendentemente dalle sue capacità o bisogni speciali, ha il diritto di essere accolto e supportato nella scuola. Inoltre, l’inclusione arricchisce l’esperienza di tutti, insegnando a rispettare le differenze e a lavorare insieme. Nel 2024, la scuola italiana continua a lavorare sull’inclusione come, peraltro da dettato costituzionale, innanzitutto, si è puntato molto sulla formazione degli insegnanti, per aiutarli a gestire classi diverse e a rispondere ai bisogni di tutti gli studenti, e con i contributi del PNRR sono state introdotte nuove tecnologie che facilitano l’apprendimento per tutti, come ad esempio strumenti di didattica assistiva per gli studenti con disabilità, si prosegue sempre nella direzione della valorizzazione delle allieve e degli allievi, al fine di tener conto dei progressi individuali di ogni studente e non solo dei risultati finali. Questo aiuta a creare un ambiente scolastico meno competitivo e più accogliente L’anno 2024 ha rappresentato un punto di svolta per l’inclusione nelle scuole italiane. Le nuove leggi, le innovazioni pedagogiche e l’integrazione della tecnologia stanno creando un ambiente di apprendimento più equo e inclusivo. Questi cambiamenti non solo migliorano la qualità dell’istruzione per gli studenti con disabilità, ma promuovono anche una cultura di rispetto e comprensione reciproca di cui beneficia l’intera comunità scolastica. Nel 2024 sono state promosse dopo una lunga gestazione le cosiddette competenze non cognitive (qualcuno preferisce la dicitura di competenze trasversali, life skills o soft skills) in ogni caso competenze non strettamente disciplinari, ossia quell’insieme di abilità, atteggiamenti e conoscenze che vanno oltre le tradizionali materie scolastiche. Sono quelle capacità che ci permettono di relazionarci con gli altri, di gestire le nostre emozioni, di risolvere problemi, di adattarci ai cambiamenti; quindi, sono quelle competenze che ci rendono persone complete e in
4 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 Editoriale analisi dei dati non solo migliora le prospettive lavorative degli studenti, ma li rende anche cittadini digitali più consapevoli e responsabili. Comprendere il funzionamento e l’impatto dell’IA è essenziale per affrontare le sfide e le opportunità del mondo moderno. L’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare una risorsa per il sistema educativo italiano, offrendo soluzioni innovative per personalizzare l’apprendimento, promuovere l’inclusione e supportare gli insegnanti. Investire nell’IA e nella sua integrazione nelle scuole è fondamentale per garantire che gli studenti italiani siano preparati a diventare protagonisti del futuro digitale. Di tutti questi temi l’UCIIM, nei suoi 80 anni di vita, se ne occupata e se ne occupa con rigore e passione in un confronto continuo tra docenti, dirigenti e Istituzioni, con incidenza e risonanza nelle centinaia di sedi locali e regionali che si sono occupate di riflettere su queste trasformazioni suggerendo e stimolando il dibattito per realizzare una Scuola di qualità, inclusiva e democratica. A Tutte e Tutti un augurio di Buon Anno: ancora insieme per rendere possibile nella Scuola e nella Società il Nostro contributo di Persone, di Professionisti e Cristiani IMMAGINI create da COPILOT tori di schermo avanzati, mentre quelli con difficoltà motorie possono beneficiare di tecnologie di riconoscimento vocale per completare i loro compiti. L’intelligenza artificiale non è solo una risorsa per gli studenti, ma anche per gli insegnanti. Strumenti di analisi dei dati possono fornire ai docenti informazioni dettagliate sui progressi degli studenti, facilitando la valutazione e la pianificazione delle lezioni. Inoltre, assistenti virtuali basati sull’IA possono aiutare nella gestione delle attività quotidiane, come la correzione automatica dei compiti e la risposta alle domande frequenti degli studenti, liberando così tempo prezioso per gli insegnanti per concentrarsi su aspetti più creativi e strategici del loro lavoro. Infine, l’integrazione dell’IA nelle scuole prepara gli studenti per un futuro in cui l’IA e altre tecnologie avanzate saranno sempre più predominanti. Acquisire competenze di base in IA, programmazione e
5 Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM Spiritualità LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 L’ultimo sussidio sulla preghiera, l’ottavo, presentato dal dicastero per l’evangelizzazione in preparazione dell’anno del giubileo 2025, riporta le riflessioni del biblista Ugo Vanni, gesuita nato in Argentina, (1929 - 2018) che ha insegnato per molti anni all’Università Gregoriana e al Pontificio Istituto Biblico di Roma. Il commento al Padre nostro gli è stato richiesto qualche anno fa da Mons. Rino Fisichella per commentare il Catechismo della Chiesa Cattolica, ma conserva tutta la sua freschezza e la sua attualità. Il Padre nostro, sintesi di ogni preghiera, insegnato da Gesù ha subito permeato l’ambiente della chiesa primitiva, le prime comunità cristiane ed è stato considerato da sempre compendio di tutto il Vangelo. È formulato solo nel Vangelo di Matteo e di Luca, ma gli elementi costitutivi di questa preghiera sono presenti in tutto il Nuovo Testamento. Il Vangelo di Marco Le richieste del Padre nostro non sono in Marco collegate tra loro in una formula di preghiera. Ma la convivenza con Gesù, lo «stare con Lui» rivela ai discepoli che Egli si rivolge al Padre col termine aramaico di abbà come fanno i bambini in famiglia. Ed è l’unica volta che incontriamo questo termine nell’ambito dei Vangeli (Mc 14,36). I discepoli hanno ascoltato nelle parabole Gesù che parlava del regno di Dio, seminato con la Parola nel cuore dell’uomo, hanno visto il Maestro determinato ad andare a Gerusalemme per compiere drammaticamente la volontà del Padre; Gesù ha poi parlato agli apostoli del pane dopo i miracoli della moltiplicazione, facendo loro intuire che dovevano ricercare un altro pane: «Non capite ancora e non comprendete?… Non comprendete ancora?» (Mc. 8,17.21). Egli esige che prima della preghiera si perdonino i fratelli: «Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe» (Mc 11,25); i discepoli hanno intuito che Gesù è stato tentato da Satana e lo ha vinto (Mc 1,12), hanno concretamente sperimentato nei vari miracoli che il male ed il maligno non possono reggere alla presenza di Gesù. Tutti questi elementi aderiscono perfettamente alla formula del Padre nostro, ne sono per così dire la preparazione e ci aiutano a comprenderne il significato. Il Vangelo di Matteo Il Padre nostro che noi recitiamo riprende la formulazione proposta dal Vangelo di Matteo: essa è inserita nel discorso della montagna, che si apre con le beatitudini e continua esponendo il programma della vita cristiana. Particolare rilievo ha la preghiera del discepolo che è rivolta al Padre che vede nel segreto, che è un dialogo che non ha bisogno di molte parole, caratterizzato da un’intensa intimità filiale. In questo contesto viene inserito il Padre nostro, preghiera che parte dal cuore del credente per raggiungere il cuore di Dio. Essa tuttavia nell’intenzione di Gesù non appare come una formula fissa, ma piuttosto una griglia di riferimento per ogni altra preghiera e per la vita. Padre! La risonanza di questo termine è fortissima nell’ambiente di Gesù: fa riferimento all’ambiente collettivo della famiglia; il padre è colui che comprende ed educa il figlio, e ne riceve le confidenze, ma è anche colui che compatta la famiglia, che vincola i LA PREGHIERA CHE GESÙ CI HA INSEGNATO
6 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 Spiritualità attraverso alla nostra storia personale e agli imprevisti della vita. Dacci oggi in nostro pane quotidiano. Chiediamo il nutrimento fatto dall’uomo e per l’uomo, condiviso in famiglia e tutto ciò che rende la vita familiare non solo possibile, ma anche gradevole: in sintesi una vita vissuta con serenità e con dignità. Il pane è nostro, non mio. Lo chiediamo gli uni per gli altri. Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Ognuno con i suoi peccati ha dei debiti verso Dio e Dio colma questo vuoto con il suo amore, ma vuole che nello stesso tempo come famiglia di Dio saniamo le fratture che abbiamo con i nostri fratelli per non bloccare quel flusso di bontà che scende da Lui ed a Lui attraverso il perdono deve tornare. Non possiamo pretendere di raggiungere Dio da soli, escludendo gli altri. Non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Le ultime due richieste riguardano ancora il mistero del male, del peccato. Tutti siamo nel deserto della vita esposti alla tentazione. Con l’aiuto di Dio possiamo superare la prova e consolidare i nostri valori cristiani. Ma data la debolezza umana la tentazione può avere uno sbocco negativo: chiediamo allora al Signore che ci eviti di entrare in quelle situazioni il cui esito sarebbe rovinoso, facendoci cadere nel potere del «maligno». Il Padre celeste ha tuttavia debellato il male attraverso alla morte ed alla risurrezione di Gesù e con il pentimento sincero è sempre possibile riprendere il nostro cammino di fede. Quando «il mio Padre celeste» di Gesù è diventato anche «il vostro Padre celeste» dei discepoli si ha come un passaggio dal cuore di Gesù al cuore dei cristiani e la preghiera del Padre nostro si rivela in tutta la sua bellezza e in tutto il suo significato. Il Padre nostro in San Paolo Anche in San Paolo si possono trovare numerosi riferimenti al Padre nostro. Per ben due volte l’apostolo afferma che noi cristiafratelli tra di loro. Noi diciamo appunto «Padre nostro» con un forte riferimento alla dimensione socio-familiare perché i primi cristiani si trovano a vivere insieme e avvertono questo filo che li unisce tutti nei valori più profondi. Dio moltiplica la sua paternità: è infinitamente Padre. È il Padre «che sei nei cieli», il «Padre vostro celeste» che va infinitamente oltre le categorie della paternità terrena. Sia santificato il tuo nome: questa santificazione si realizza non per mezzo di un’aggiunta impensabile alla santità di Dio, ma facendo in modo che la sua santità si diffonda e si realizzi in noi e in tutta la grande famiglia cristiana. Venga il tuo regno: Dio per mezzo di Cristo viene incontro all’uomo con una alleanza di amore e chiede a noi di andare incontro a Lui mediante il sì della fede; il regno di Dio è in sviluppo fino alla fine dei tempi quando Dio sarà «tutto in tutti». Sia fatta la tua volontà. È aderire a ciò che Dio vuole attraverso ai comandamenti, alla sua Parola incarnata in Cristo, e anche
7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 Spiritualità ne: è implicito che dietro ogni tentazione c’è un tentatore, il maligno, che si infiltra nelle strutture umane. Solo il sostegno del Padre, ottenuto con la preghiera, ci aiuta ad uscire indenni e a neutralizzare il male. Possiamo pertanto considerare la formula della preghiera in Luca, non tanto come una riduzione del Padre nostro, ma come un approfondimento secondo la linea di San Paolo, di cui Luca fu collaboratore. Il Padre nostro in Giovanni Una formula del Padre nostro non appare direttamente negli scritti dell’apostolo Giovanni. Vi è invece la grande preghiera di Gesù al Padre nel capitolo 17 del suo Vangelo. È di una vertiginosa profondità. Gesù è l’unigenito pieno di grazia e di verità, che viene dal Padre, che vive in contatto con Lui ora per ora, momento per momento, che opera in unione con Lui, che glorifica il suo nome, in particolare quando è innalzato sulla croce per attirare tutti a sè. Gesù è «una cosa sola» col Padre, dona ai discepoli la vita eterna, vuole che essi «siano una sola cosa come noi» (Gv 17,11), prega che siano tenuti lontani «dal Maligno (Gv. 17,15), che contemplino «la mia gloria, quella che Tu mi hai dato». È grazie alla fede e all’accoglienza di Gesù ni, guidati dallo Spirito, nelle assemblee ci rivolgiamo a Dio e «gridiamo: Abbà! Padre!» (Rom. 8.15; cfr. Gal.4,5.6). È lo Spirito di Gesù, effuso nei nostri cuori, che ci rende figli di Dio, ci santifica, attiva la nostra speranza nella venuta del regno di Dio ora e poi alla fine dei tempi, ci dona la mente, la volontà di Cristo per realizzarla nel nostro comportamento, ci offre il pane eucaristico e il pane quotidiano del nostro lavoro, ci aiuta a vincere il male con il bene, ci rende capaci di perdono e di amore vicendevole e dà la forza di resistere alle tentazioni con la preghiera e di respingere Satana, vivendo con gioia la nostra filiazione divina. Il Padre nostro in San Luca Troviamo la formula del Padre nostro, con qualche omissione, anche nel vangelo di Luca. Ma Luca è più vicino alla mentalità di Paolo che a quella di Matteo. La preghiera rivolta al Padre nasce proprio dallo Spirito di Gesù, dall’esperienza del Signore che prega: «Signore, insegnaci a pregare!» (Lc 11,1). La risposta di Gesù è immediata, perentoria, coinvolgente: «Quando pregate, dite» (Lc. 11,2). Il cielo ove abita il Padre è il cuore di ogni credente, ove agisce lo Spirito «riversato» in noi. La santificazione del nome di Dio e l’avvento del suo regno avvengono nell’appartenenza alla comunità cristiana, obbediente alla voce dello Spirito. Chiediamo con insistenza ogni giorno il pane quotidiano e ci affidiamo pienamente a Dio, domandiamo perdono dei nostri «peccati», sappiamo che solo Lui può perdonarci, perché «anche noi infatti perdoniamo ai nostri debitori» come Gesù sulla croce. Infine imploriamo di essere liberati dalla tentazio-
8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 E come noi lo mal ch’avem sofferto perdoniamo a ciascuno, e tu perdona benigno, e non guardar lo nostro merto. Nostra virtù che di legger s’adona, non spermentar con l’antico avversaro, ma libera da lui che sì la sprona. (Purg. XI, vv 1-21) Parafrasando: Dio Padre è nei cieli, non limitato da essi, Lui che tutto circoscrive; si dice così per il maggiore amore che Egli ha per le prime cose da Lui create: gli angeli ed i cieli stessi. C’è poi per la santificazione del nome di Dio una sottolineatura trinitaria e una indiretta citazione del cantico delle creature di Francesco: «laudato sia» il tuo nome (Il Figlio), il tuo valore (il Padre), il tuo dolce vapore (lo Spirito). Il regno di Dio è un regno di pace: ad essa l’umanità non può giungere da sola, ma soltanto con l’aiuto di Dio, richiesto nella preghiera. Gli angeli sono perfetti e gioiosi esecutori della volontà di Dio, altrettanto sappiano fare gli uomini con la loro volontà nei confronti del Padre. Nell’aspro deserto della vita chiediamo il pane (la manna) quotidiano, materiale e spirituale: senza di esso tutte le nostre fatiche non portano a nulla, anzi ci fanno solo retrocedere. Come noi perdoniamo a tutti le sofferenze che ci hanno causato direttamente o indirettamente, così chiediamo a Dio di perdonarci per il suo amore, non certo per i nostri meriti. Infine domandiamo al Padre di non mettere alla prova la nostra virtù, che si abbatte (s’adona) facilmente, e di non lasciarci in balia del demonio, l’antico avversario, che ci sprona al male. Il Padre nostro, parafrasato da Dante, è rivolto al Padre da anime in stato di purificazione, ma è anche una preghiera fatta da loro per chi è rimasto sulla terra, una preghiera che unisce spiritualmente i vivi, ossia la Chiesa militante, con i defunti, con le anime oltre il confine della vita terrena, tutti in cammino verso il paradiso, nostra definitiva casa nell’unione perfetta con il Padre che è nei cieli. P. Giuseppe Oddone che siamo diventati figli di Dio (Gv. 1,12); Egli ci pone profondamente in rapporto con il Padre: «È Cristo che viene donato continuamente alla comunità dalla mediazione dello Spirito. E così il Padre santifica e glorifica il suo nome, coinvolge in una situazione di regno che si realizza giorno per giorno, stabilisce una reciprocità di amore che porta a desiderare appassionatamente la realizzazione della sua volontà. Dando Cristo come nutrimento, il Padre dona quanto c’è di meglio per l’uomo, per la sua vita presente e futura, spingendolo ad amare col suo stesso tipo di amore e difendendolo da qualunque insidia. Muovendosi nell’orbita di Cristo, il cristiana diventerà pienamente figlio del Padre» (pp. 100-101). Conclusioni Il Padre nostro è un condensato di vita. Continua a viaggiare nella storia della Chiesa sempre con nuove risonanze. Ogni generazione di credenti lo ha riletto, approfondito e interpretato e così sarà fino alla fine dei secoli. Per esemplificare mi permetto di citare la rilettura poetica di Dante, che troviamo nel Purgatorio, regno della preghiera. «O Padre nostro, che ne’ cieli stai, non circunscritto, ma per più amore ch’ai primi effetti di là sù tu hai, laudato sia ‘l tuo nome e ‘l tuo valore da ogni creatura, com’è degno di render grazie al tuo dolce vapore. Vegna ver’ noi la pace del tuo regno, ché noi ad essa non potem da noi, s’ella non vien, con tutto nostro ingegno. Come del suo voler li angeli tuoi fan sacrificio a te, cantando osanna, così facciano li uomini de’ suoi. Dà oggi a noi la cotidiana manna, sanza la qual per questo aspro diserto a retro va chi più di gir s’affanna. Spiritualità
9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 *Dopo 40 anni di UCIIM. Intervista a Luciano Corradini sull’associazionismo professionale cattolico dei docenti, di Giuseppe Bertagna Nuova Secondaria, 6, p. 108-109 (2007) Il prof. Luciano Corradini, membro del comitato direttivo di Nuova Secondaria, ha concluso la sua esperienza di presidente nazionale dell’UCIIM nel recente XXII congresso nazionale (La Scuola e l’Uomo,1-2.2007, Educare e associarsi, con impegno e speranza). In quella sede ha presentato il volume Educare nella scuola nella prospettiva dell’UCIIM. Nuovi scenari, nuove responsabilità, UCIIM-AIMC Armando, Roma 2006. Questa rivista, che lo ha intervistato quando era vicepresidente del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, quando era sottosegretario alla pubblica istruzione e quando ha fondato l’ARDeP, associazione per la riduzione del debito pubblico, gli rivolge ora alcune domande che riguardano la lunga esperienza da lui condotta nell’associazione professionale di docenti, nella quale ha svolto per quarant’anni il ruolo di consigliere centrale e per quasi dieci anni il ruolo di presidente nazionale. Cominciamo con una domanda provocatoria. Come ha fatto a resistere per tanto tempo ai vertici di un’associazione nazionale? Bisognerebbe chiederlo a mia moglie, che ha condiviso questa avventura, e ai delegati che hanno continuato a rieleggermi per 12 volte, dal 1966, quando, trentenne, fui eletto per la prima volta, nel CC del X Congresso nazionale, su «istigazione» di Gesualdo Nosengo, che faceva il tifo per i «giovani colleghi». Quanto a mia moglie, basti pensare che quasi sempre la sessione estiva del consiglio cadeva il 30 giugno, nostro anniversario di matrimonio. Non ha mai protestato, perché era convinta dell’importanza di quella riunione. È stata ed è ancora socia attiva nella sezione di Brescia, come lo è stata a Milano e a Roma. Dev’essere stato convinto anche lei, per passare una vita con la casacca dell’UCIIM. Certo l’imprinting è stato robusto. Quando avvenne, all’inizio degli anni ‘60, il clima era da stato nascente. Sia nel mondo politico, col primo centro sinistra, sia nel mondo scolastico, con la riforma della scuola media, sia nel mondo ecclesiale, col Concilio Vaticano II, sia in ambito internazionale, con la «nuova frontiera» di Kennedy e il suo dialogo con Kruscev, c’era l’impressione che qualcosa stesse per nascere e che si dovesse incontrarsi, darsi da fare per capire e per dare una mano al futuro che stava per nascere, evitando il «parto cesareo» della rivoluzione per cui si batteva il movimento del ‘68. RICORDI NELL’80° DELL’UCIIM Giuseppe Bertagna-Luciano Corradini
10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 dina delle iniziative. Il Movimento Laureati e l’UCIIM avevano trovato anche formule per fare «economie di scala», sul piano associativo e programmatico. L’ecosistema cattolico reggiano era insomma vitale e, nonostante la diversità degli stili e dei gruppi, abbastanza integrato, intorno a un vescovo prudente e illuminato come Gilberto Baroni. Ma c’erano anche con noi don Camillo Ruini e padre Piersandro Vanzan. Fra i laici, Romano Prodi, Sandro Spreafico e Pierluigi Castagnetti. Costituzione e Concilio erano le coordinate di un impegno di presenza nella scuola in termini di leale collaborazione con tutti a rendere la scuola più interessante, più democratica, più capace di educare e d’istruire. Avevamo formulato in anticipo l’ipotesi della scuola nella città e della città educativa, che sarebbe stata divulgata a livello mondiale dal Rapporto Faure del 1972. Dunque all’origine della sua «vocazione» UCIIM ci stanno un prete e un vescovo. Certamente, ma non solo. Del resto anche all’origine della vocazione laicale di Nosengo, che fondò l’UCIIM nel 1944, ancora prima della fine della guerra, c’era un invito di Giovanni Battista Montini, allora sostituto della Segreteria di Stato, d’intesa con i vertici dell’Azione Cattolica Italiana. È strano, ma non poi tanto, che preti e laici illuminati abbiano collaborato per elaborare una teologia del laicato. Da studente appena maturato, prima di iscrivermi alla Cattolica, partecipai per una settimana a Modena ad un corso di «orientamento alla vita» guidato da Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati e Gian Paolo Meucci. C’era una notevole differenza fra il modo di pensare di un Luigi Gedda, fondatore dei Comitati civici, e quello di questi personaggi e in particolare di Nosengo, non accusabili certo né di filocomunismo né di clericalismo e di temporalismo. Noi non abbiamo teologicamente bisogno di una chiamata episcopale per impegnarci sul piano associativo fra cattolici, perché il nostro impegno nell’ambiente di lavoro in cui viviamo deriva direttamente dalla noDa giovane laureato non sapevo nulla dell’UCIIM. Quando, nel 1959, nella scuola media pareggiata di Cantù, un collega mi propose l’iscrizione all’UCIIM, lasciai cadere la cosa, perché l’associazione professionale cattolica mi sembrava una specie di conventicola, di cui, provenendo dai campi scuola della GIAC e dall’Università Cattolica, non avvertivo né la necessità né l’utilità. Dovevo essere però «portatore sano» del virus associativo, perché poi negli anni successivi avrei sviluppato la sindrome dell’iperassociativismo, anche per combattere la sindrome opposta del «farsi i fatti propri». Il «contagio» avvenne un giorno, quando, da poco trasferito a Reggio Emilia con la moglie e la prima figlia, fui invitato da un mio ex compagno di scuola ad un incontro-dibattito sulla riforma della scuola media, all’inizio degli anni ’60, con relazione di Ermanno Dossetti, allora preside e consigliere centrale dell’UCIIM. Mi si aprì un mondo che ignoravo, essendomi occupato non di scuola ma di filosofia e di pedagogia generale con Casotti, in Cattolica. Il «colpo di grazia» me lo diede l’allora consulente ecclesiastico della sezione di Reggio don Lanfranco Lumetti, che mi fece un succoso riassunto di teologia delle realtà terrene, per spiegarmi il senso del lavoro e della competenza professionale nell’economia della salvezza. La partecipazione ai convegni nazionali dell’UCIIM e l’incontro con Nosengo e con altre credibili figure di insegnanti, impegnati anche nel sindacato e in politica, mi allargarono gli orizzonti e mi conquistarono per il resto della mia vita. Ricordo che nel corso degli anni ‘60 ci impegnammo a far nascere e ad alimentare, con tutte le difficoltà del momento, ma senza paura, anche centri culturali («Il risveglio», «Il circolo Leonardo») e associazioni di studenti e genitori, come l’USM, unione studenti medi e l’AGe, che collaboravano con l’allora fiorente centro dei Gesuiti di Baragalla. Si facevano anche incontri domenicali di spiritualità e di riflessione su temi utili ad affrontare insieme i problemi dei diversi istituti scolastici, in una visione citta-
11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 vita della città terrena.» (GS, 43,b) Si tratta di testi molto belli. Pare però che non siano molto noti, o che abbiano perduto la forza mobilitante che avevano per la generazione dei giovani degli anni 60. La crisi dell’associazionismo non è una novità, anche se allora eravamo in 24.000. Ricordo quanto ci disse, parlando a braccio, Paolo VI nel 1971: «Si parla tanto del fenomeno associativo che sarebbe in crisi. Abbiate fiducia nella formula che avete trovato, perché è davvero buona, è bella, è indovinata ed è suscettibile di perfezionamento e di quella elasticità che deve avere in certe situazioni. Essa lascia liberi quelli che vi partecipano, ma insieme li tiene impegnati, nella misura in cui si associano allo sforzo comune. Non crediate che la vostra professione, che resta, per quello che ne sappiamo, ad un livello economico molto modesto, sia modesta essa stessa. Voi siete dei veri buoni servitori dell’umanità, quindi siate fieri, siate contenti di avere scelto questo modo di vivere la vostra vita, perché veramente non ne potreste avere scelto, dopo quello del sacerdozio, uno migliore». Nel gennaio 1974, di fronte alle obiezioni di alcuni amici cattolici, scrissi un articolo su «La Scuola e l’Uomo» sul tema Perché sono nell’UCIIM. Note per un dialogo con i giovani colleghi, in cui riconoscevo che «non esistono soluzioni intrinsecamente cattoliche per i problemi scolastici e sociali». «Un’associazione che avesse carattere esclusivo e totalizzante sarebbe fuorviante e alla fine perniciosa, in un’epoca pluralistica, mutevole e proteiforme come la nostra». Allora sostenemmo le ragioni della partecipazione, dell’innovazione e sperimentazione scolastica, della riforma della secondaria superiore, della formazione professionale, e della formazione universitaria dei docenti. Era l’epoca dell’impegno convinto nella «difficile convivenza» nella scuola e nella società. stra condizione di laici battezzati, come ben chiarisce il Concilio. È però utile che questo avvenga «pastoralmente», anche per la tendenza dei laici a non avvertire le conseguenze della fede sul piano dei comportamenti, in una società complessa e mondializzata com’è la nostra. I laici, nota la Lumen Gentium, «sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l’esercizio del proprio ufficio e sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e con il fulgore della fede, della speranza, della carità. A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che sempre siano fatte secondo Cristo…» (L.G. 1, 31) Illuminare non significa strumentalizzare o clericalizzare. Sempre riferendosi ai laici, il Concilio precisa che, quando essi agiscono «quali cittadini del mondo, sia individualmente sia associati, non solo rispetteranno le leggi proprie di ciascuna disciplina, ma si sforzeranno di acquistarsi una vera perizia in quei campi. Daranno volentieri la loro cooperazione a quanti mirano a identiche finalità. Nel rispetto delle esigenze della fede e ripieni della sua forza, escogitino senza tregua nuove iniziative, ove occorra, e le realizzino. Spetta alla loro coscienza, già convenientemente formata, di inscrivere la legge divina nella
12 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 tiva dei rappresentanti delle associazioni. Ma questi non sono motivi sufficienti per chiudersi nel proprio mondo e nella propria aula. Chi ha vissuto a lungo la vita dell’associazione (non parlo solo di me) ringrazia per il bene immenso che ha ricevuto, anche attraverso quello che ha donato. E non riesce proprio a capire come si possano lasciar cadere tutte le possibilità di dialogo, di riflessione comunitaria, di progettazione di iniziative, di crescita professionale che la vita scolastica offre a chi la viva con gli occhi, con la mente e col cuore aperti. Naturalmente il discorso vale anche per le associazioni che non sono cattoliche e non si occupano di scuola Certo. Ricordo una bella frase di Italo Calvino, citata dall’ex rettore, ministro e commissario europeo Antonio Ruberti: «Le associazioni rendono l’uomo più forte, mettono in risalto le doti migliori delle singole persone e danno la gioia che raramente s’ha, restando per proprio conto, di veder quanta gente c’è, onesta e buona e capace e per cui vale la pena di volere cose buone». Con internet, con i blog, col telefono si può stare «in rete» anche senza fare le riunioni settimanali che si facevano ai miei tempi, purché si riesca anche a incontrarsi e a riconoscersi in un gruppo e in una sede. L’importante è capire che l’associazione è non solo un modo per uscire dalla solitudine professionale, né solo una sorta di protesi per consentire al singolo di avere maggiore efficacia nella società complessa: è anche, per i credenti, un modo proprio e diretto di essere chiesa («Se due o tre sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro», Mt, 18, 20), in presa diretta con i problemi del mondo e in particolare con i ragazzi, al cui servizio si tratta di dedicare la propria vita professionale, sul piano pedagogico, didattico, organizzativo e sul piano dell’impegno per una politica scolastica Aggiungo che il riconoscimento, da parte del Ministero, di alcune associazioni di docenti, fra cui l’UCIIM, come qualificate per la formazione del personale della scuola, apre notevoli potenzialità di riconoscimento e di Oggi la maggioranza dei docenti cattolici non avverte il bisogno di incontrarsi oltre il proprio impegno scolastico per dare ragione della propria speranza attraverso la vita associativa. Forse perché addirittura ignora l’esistenza di sigle, gruppi, sezioni, convegni, riviste, o perché le esperienze che ne ha fatto sono troppo modeste per scaldargli il cuore e mobilitarne l’intelligenza. In realtà il disinteresse associativo manifestato da tanti insegnanti cattolici, in particolare insegnanti di religione e di scuole cattoliche, mostra che l’orizzonte ideale si è fatto stretto per molti di loro, o almeno che non collegano l’amore della scuola con quello della Chiesa attraverso l’esperienza di un ambiente comunitario di crescita professionale. Forse è anche colpa di noi anziani, che non siamo altrettanto interessanti, illuminati e propositivi com’erano ai nostri tempi i Nosengo, gli Agazzi, i Perucci, i Gozzer, i Modestino, i Bonacina, i Pagella, la Calzecchi Onesti, tanto per citare quale nome: senza naturalmente dimenticare Cesarina Checcacci, che ha avuto un ruolo fondamentale per consolidare l’UCIIM negli anni successivi a Nosengo e ad Agazzi, dal 75 al 95. È però vero che nascono qua e là nuove sezioni, talora con centinaia di iscritti. Penso per esempio a Enna e a Pordenone. Non ci sono anche attenuanti di tipo sociologico? Sicuramente le cause di questo rallentamento dell’impegno associativo non sono tutte riconducibili all’individualismo, al consumismo, al pessimismo. La vita scolastica si è fatta pesante, con riforme che sembrano non convincere e non attecchire; la società è complessa e complicata; gli impegni familiari per molti sono gravosi, tra figli piccoli e genitori anziani; le opportunità formative crescono: basti pensare ad internet. I vantaggi di carriera e gli spazi di ascolto nelle sedi politiche che qualcuno sperava in passato dalla militanza associativa sono oggi pressoché scomparsi, non solo per la frammentazione partitica e istituzionale, ma anche per l’indebolirsi della consistenza numerica e qualita-
13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 Senza frammentarsi e senza fermarsi. Anzi, aggregarsi in più possibile. Si tratta di identificare alcuni settori in cui si possono dare utili contributi e identificare priorità, dato che non si possono inseguire tutte le lepri. Sul piano ecclesiale, il Convegno di Verona (2006) ha rivelato un notevole patrimonio di fede e di volontà di testimoniare la speranza evangelica nella concretezza della vita, anche se il timore delle divisioni non ha forse consentito di scavare in alcune direzioni «calde». Il ricupero di una dimensione ecclesiale, con un Papa come Benedetto XVI, che va in Turchia per incontrare ortodossi e musulmani, significa per noi apertura e coraggio. Sul piano civile un Presidente della Repubblica come Napolitano, che si batte per l’educazione alla legalità e per la collaborazione col mondo ecclesiale per rimettere insieme i cocci di un paese lacerato, costituisce un punto di riferimento importante anche per noi e per il nostro impegno storico di fronte ai ragazzi e alla loro formazione umana, culturale e civica. ******************** Procedere ricordando Nosengo, che guardava più avanti di noi «Non dimenticatemi troppo presto», ha scritto in uno dei suoi ultimi Diari. Si rendeva conto che l’influenza che una persona può esercitare su eventi e persone nel corso della storia non si esaurisce nel tempo della nostra giornata terrena, che nella vita del cosmo è paragonabile al tragitto delle stelle cadenti, che si accendono un momento e subito spariscono nel buio. Nel mondo storico, culturale e spirituale, la vita non segue solo le leggi della fisica, ma anche quelle della kierkegaardiana «ripresa». La ripresa del passato, intesa come un procedere ricordando, ci consente di riviverlo, di continuarlo, innovarlo, di farlo crescere in contesti diversi da quelli di chi ci ha preceduto, o anche da quello che abbiamo vissuto nella nostra vita passata. sostegno morale e finanziario da parte delle istituzioni. Basti pensare alla recente norma costituzionale che introduce la sussidiarietà, là dove dice che «Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà» (art.118,4). Purtroppo, col debito pubblico che abbiamo, la sussidiarietà è assai poco incentivata. Nel recente Congresso nazionale avete avuto un importante riconoscimento da parte delle massime autorità civili e religiose del Paese. E ne sono molto contento. Il card. Bertone, a nome del Papa, ci ha mandato un testo di quattro pagine, assai incisivo; messaggi puntuali hanno inviato il card. Ruini e mons. Betori, rispettivamente presidente e segretario generale della CEI. Notevoli messaggi ci hanno inviato Napolitano, Scalfaro, Prodi, Castagnetti. Il ministro Fioroni ha fatto un apprezzato e ampio intervento in aula. Sarebbero attestazioni da appendere nostalgicamente alla parete, se in congresso non si fosse toccata con mano la certezza che l’UCIIM ha la coscienza non solo del suo patrimonio storico, ma anche della sua responsabilità in ordine al futuro. Il nuovo consiglio direttivo e la nuova presidente nazionale Maria Teresa Lupidi Sciolla, eletta all’unanimità, sono il segno visibile di questa volontà di «ripartire da Nosengo», di cui abbiamo celebrato i cent’anni dalla nascita. Nella relazione congressuale (È leggibile nel citato www.lucianocorradini,it, in Taccuino di viaggio, n.10, Educare e associarsi, con impegno e speranza, pp.1-20) Lei ha parlato del convegno ecclesiale di Verona e della nuova situazione della società e della scuola italiana. In un caso e nell’altro ha posto l’accento sulla coesione, sullo stare insieme. È vero, questo è un punto centrale, ma non c’ è solo un problema di coesione: ci sono anche problemi di direzione, di organizzazione, di capacità di tenere il passo con i tempi.
14 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 ni, fino al 1998, la preziosa rivista Ricerche Didattiche, fondata da Nosengo e in seguito diretta da Aldo Agazzi e poi da Cesarina Checcacci. In sintesi egli è stato uomo di pensiero, come Mounier, Stefanini, Lazzati, Dossetti, tutti autori che studiò e citò più volte, ma anche uomo di azione e in certo senso di «governo» della scuola, come Gonella, Gui, Maria Badaloni, Bellisario, Buzzi, con i quali collaborò in vario modo; e fu educatore, come don Bosco, don Milani e don Giussani. Profondamente umile, quanto determinato a seguire la sua vocazione educativa e sociale, è stato, per le molte decine di migliaia di persone che lo hanno conosciuto, un maestro di vita, di pensiero, di laicità, di ecclesialità e di capacità organizzativa. Aveva il dono di far sentire ogni persona che avvicinava come benvenuta, anzi come privilegiata, pur occupandosi dei gruppi e delle moltitudini, con spirito universalistico. Nel suo diario c’è anche una riga in cui è scritto: Non dimenticatemi troppo presto». Aggiungerei: per la luce che hai acceso, non solo per le cose che hai fatto, in un contesto che è diverso da nostro, che è caratterizzato, come ha detto papa Francesco da «un cambiamento d’epoca». Per questo, sviluppando una delle efficaci metafore di papa Francesco, potremmo dire che non si devono adorare le ceneri dei padri fondatori, ma tener vivo il fuoco che hanno portato nel mondo, alimentandolo con la propria sofferenza e con la propria creatività, nella prospettiva del Regno-comunione, annunciato da Gesù maestro per tutti gli uomini. Questo stile viene affermato con chiarezza nell’ultimo articolo di Gesualdo, pubblicato poco dopo la sua morte, sulla rivista dell’UCIIM, nel maggio 1968, sotto il titolo Animazione cristiana e lavoro di gruppo: «Da un cattivo costume di chiuso individualismo è necessario passare ad un costume di aperte relazioni collaborative per vivere più intensamente, per operare con maggiore efficacia, per costruire alla base il vero popolo di Dio, che sarà compaginato nella sua totalità, se sarà compaginato già al suo livello di cellule e di organismi». «Il voler dunque individuare le linee per tradurre la propria fede cristiana nella propria condotta professionale da soli, escludendo per principio come inutile la collaborazione e il dialogo con altri fratelli di fede, riuniti come tali e secondo categorie professionali, è affermare un principio che sa di individualismo religioso e sembra fuori di una concezione cattolica profonda e totale». Non è una novità assoluta questa riflessione finale del Capo, ma un tema che è apparso più volte nel corso della sua vita. Tra le sue «pensate», come le chiamava il suo amico Mario Pagella, si legge anche questa, sull’agenda del 12 novembre del 1957: «Mi è nata e si è chiarita un’idea: fare una federazione delle forze educative cattoliche italiane: « Lega educativa di genitori, insegnanti, studenti della scuola italiana», LEGIASI. Potrebbe essere democratica e prendere iniziative, mentre l’ICE (Istituto cattolico di educazione) non può e deve restare organo tecnico dell’ACI». Del resto fin dal 1950 aveva promosso, questa volta con maggior successo, una collaborazione organica sul piano didattico anche con docenti e con ricercatori laici di matrice liberale e socialista, il Movimento circoli della didattica, che pubblicò per oltre 40 an-
15 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 Il PNRR è stato varato per risollevare l’Europa dopo la pandemia. Una grande occasione finanziaria, ma anche di innovazione per cementare sempre di più i rapporti tra i Paesi europei. Tra i tanti settori in cui il predetto Piano si è impegnato una parte molto rilevante è stata data all’istruzione per la portata strategica che ha nel rilancio dello sviluppo economico e sociale dei Paesi, ripartendo dalla formazione delle persone che con il Covid hanno rischiato non solo un calo nella preparazione, ma anche situazioni di vero disagio psico-fisico. I vincoli imposti dall’UE per la redazione degli interventi hanno dato un po’ per scontato la capacità di ciascun Paese di elaborare progetti piuttosto complessi e in tempi brevi, invece ci siamo trovati di fronte a grandi differenze tra i Paesi e tra le diverse materie nello stesso Paese, sia per motivi di carattere organizzativo, sia anche culturale, per cui nei modi e nei tempi si sono prodotte disfunzioni che hanno messo a rischio l’impresa e soprattutto hanno rallentato quella spinta alla rinascita che ne era stato il motivo ispiratore. Non tutto sarà come prima, si diceva dopo lo scampato pericolo sanitario, riportando al PNRR la speranza di una nuova e migliore condizione, ma invece nel nostro Paese ci si è limitati a fronteggiare le emergenze cercando di riportare equilibrio nel sistema all’insegna delle vecchie impostazioni; ci si aspettava l’introduzione di innovazioni in armonia con una società sempre in movimento, che richiede di essere accompagnata dall’evoluzione della funzione della scuola. Entrambi i governi intervenuti sul PNRR hanno faticato a rendere convincenti determinati cambiamenti che non si è avuto il tempo di far maturare nel tessuto scolastico e soprattutto tra gli operatori, ma anche nei rapporti con gli enti locali che nel nostro sistema rispetto ad altri non sono abituati a collaborare con le scuole o addirittura a gestire le politiche scolastiche. Le scuole hanno avuto un ruolo passivo, tutto come al solito nelle mani del ministero; per quanto riguarda le nuove istituzioni ci si è rivolti ai Comuni, anche a quelli più piccoli, che per carenze di competenze interne non si sono dimostrati in grado di elaborare le proposte; per i progetti didattici l’Amministrazione ha scelto le scuole alle quali commissionare gli interventi, talvolta fortemente innovativi, senza trovare la necessaria preparazione, o adeguata motivazione. Le nuove assunzioni del personale, per ragioni di scadenza amministrativa, hanno avuto la precedenza rispetto ai concorsi ordinari, che in Italia servono soprattutto per sistemare l’enorme precariato, creando quindi un ingorgo in vista dell’immissione in ruolo. Il Parlamento a più riprese, senza un disegno organico, si è trovato a discutere riforme di struttura, tra le quali la principale è stata la revisione della filiera tecnologico-professionale, che non è ancora entrata in vigore, ma dalla quale per le innovazioni che produce, soprattutto sul piano organizzativo, ci aspetteremo non poche discussioni a livello sindacale. Una grande abbondanza di finanziamenti, un’opportunità per migliorare la qualità della formazione, ma qui sorgono due domande fondamentali: come sta andando l’utilizzo delle risorse e quali interventi sono stati effettivamente in grado di incidere sulla qualità della formazione? La ricerca Fondazione Agnelli-Astrid dice che alla fine dello scorso anno è stato speso il 17% dei fondi, un po’ di più se scorporiamo i dati riferiti agli studenti universitari, che pure non sono migliori. Il ministero dice ancora di più, ma i dati precisi non sono disponibili. L’innovazione più eclatante è stata quella IL PNRR CAMBIERÀ LA SCUOLA ITALIANA? Gian Carlo Sacchi, Esperto do politiche scolastiche
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