14 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2024 ni, fino al 1998, la preziosa rivista Ricerche Didattiche, fondata da Nosengo e in seguito diretta da Aldo Agazzi e poi da Cesarina Checcacci. In sintesi egli è stato uomo di pensiero, come Mounier, Stefanini, Lazzati, Dossetti, tutti autori che studiò e citò più volte, ma anche uomo di azione e in certo senso di «governo» della scuola, come Gonella, Gui, Maria Badaloni, Bellisario, Buzzi, con i quali collaborò in vario modo; e fu educatore, come don Bosco, don Milani e don Giussani. Profondamente umile, quanto determinato a seguire la sua vocazione educativa e sociale, è stato, per le molte decine di migliaia di persone che lo hanno conosciuto, un maestro di vita, di pensiero, di laicità, di ecclesialità e di capacità organizzativa. Aveva il dono di far sentire ogni persona che avvicinava come benvenuta, anzi come privilegiata, pur occupandosi dei gruppi e delle moltitudini, con spirito universalistico. Nel suo diario c’è anche una riga in cui è scritto: Non dimenticatemi troppo presto». Aggiungerei: per la luce che hai acceso, non solo per le cose che hai fatto, in un contesto che è diverso da nostro, che è caratterizzato, come ha detto papa Francesco da «un cambiamento d’epoca». Per questo, sviluppando una delle efficaci metafore di papa Francesco, potremmo dire che non si devono adorare le ceneri dei padri fondatori, ma tener vivo il fuoco che hanno portato nel mondo, alimentandolo con la propria sofferenza e con la propria creatività, nella prospettiva del Regno-comunione, annunciato da Gesù maestro per tutti gli uomini. Questo stile viene affermato con chiarezza nell’ultimo articolo di Gesualdo, pubblicato poco dopo la sua morte, sulla rivista dell’UCIIM, nel maggio 1968, sotto il titolo Animazione cristiana e lavoro di gruppo: «Da un cattivo costume di chiuso individualismo è necessario passare ad un costume di aperte relazioni collaborative per vivere più intensamente, per operare con maggiore efficacia, per costruire alla base il vero popolo di Dio, che sarà compaginato nella sua totalità, se sarà compaginato già al suo livello di cellule e di organismi». «Il voler dunque individuare le linee per tradurre la propria fede cristiana nella propria condotta professionale da soli, escludendo per principio come inutile la collaborazione e il dialogo con altri fratelli di fede, riuniti come tali e secondo categorie professionali, è affermare un principio che sa di individualismo religioso e sembra fuori di una concezione cattolica profonda e totale». Non è una novità assoluta questa riflessione finale del Capo, ma un tema che è apparso più volte nel corso della sua vita. Tra le sue «pensate», come le chiamava il suo amico Mario Pagella, si legge anche questa, sull’agenda del 12 novembre del 1957: «Mi è nata e si è chiarita un’idea: fare una federazione delle forze educative cattoliche italiane: « Lega educativa di genitori, insegnanti, studenti della scuola italiana», LEGIASI. Potrebbe essere democratica e prendere iniziative, mentre l’ICE (Istituto cattolico di educazione) non può e deve restare organo tecnico dell’ACI». Del resto fin dal 1950 aveva promosso, questa volta con maggior successo, una collaborazione organica sul piano didattico anche con docenti e con ricercatori laici di matrice liberale e socialista, il Movimento circoli della didattica, che pubblicò per oltre 40 an-
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