di Luigina Palazzo – docente in comando MIM presso UCIIM Nazionale
Il ruolo dell’insegnante sta attraversando una profonda trasformazione: da semplice trasmettitore di contenuti a figura flessibile e riflessiva, capace di gestire dinamiche sociali complesse, multiculturalità e bisogni educativi speciali. In questo scenario in continua evoluzione, i Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro (CCNL) del Comparto Istruzione e Ricerca assumono un valore che va ben oltre la sola tutela economica. Essi si configurano sempre più come strumenti fondamentali per ridefinire l’identità professionale del docente e le modalità organizzative della scuola.
Attraverso l’analisi dei recenti contratti, dal 2019-2021 fino alla tempestiva ipotesi di rinnovo 2025-2027, emergono alcune direttrici chiave che stanno ridisegnando la nostra quotidianità professionale:
- La formazione come pilastro strutturale: La formazione in servizio non è più vista come un obbligo burocratico o un’iniziativa individuale, ma come una necessità professionale strutturale e una leva organizzativa. Essa deve avvenire in orario di servizio (ma non di insegnamento) ed è strettamente legata agli obiettivi del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF). Un passo avanti importante è previsto con l’ipotesi di rinnovo 2025-2027, che punta a estendere i benefici formativi, come l’uso della Carta Docente, anche ai colleghi precari.
- Collegialità, autonomia e flessibilità: Il lavoro si sviluppa sempre di più all’interno di una comunità professionale ed educante. Per agevolare l’organizzazione dei tempi legati alle attività funzionali (le canoniche 40+40 ore), è stata introdotta l’importante possibilità di svolgere a distanza le riunioni, purché non abbiano carattere deliberativo. Viene inoltre riconosciuto esplicitamente l’impatto della digitalizzazione sulla didattica.
- Diritti civili e inclusione: L’evoluzione contrattuale riflette i grandi cambiamenti della società, introducendo tutele significative per il benessere e l’inclusività. Tra queste spiccano il riconoscimento dell’identità alias per proteggere i dipendenti in transizione di genere e l’estensione da 90 a 120 giorni del congedo per le donne vittime di violenza.
La svolta economica: tempestività e tutela del potere d’acquisto Se in passato i contratti (come quello del 2019-21) hanno faticato a tutelare i docenti a causa di enormi ritardi nelle firme, causando gravi perdite economiche, l’ipotesi di rinnovo per il triennio 2025-2027 siglata nell’aprile 2026 segna una netta discontinuità. Essendo tempestiva, è orientata in via prioritaria a tutelare immediatamente i salari allineandoli all’inflazione prevista per il triennio in corso. L’accordo garantisce un aumento medio mensile di 143 euro (variabile in base all’anzianità e al grado di scuola) e l’erogazione di circa 800 euro di arretrati.
Tuttavia, la partita non è chiusa. Restano aperti importanti tavoli sindacali per conquistare ulteriori risorse e diritti fondamentali, come il Fondo di Perequazione per allineare gli stipendi ad altri comparti pubblici, il riconoscimento dei buoni pasto, e le indennità per i viaggi d’istruzione o per il lavoro su più sedi.
Una “Carta dei Valori” da concretizzare Nonostante i molti passi avanti volti a superare un modello basato esclusivamente sull’anzianità di servizio, permane una forte criticità: la distanza tra le norme scritte e la loro reale applicazione nelle singole realtà scolastiche. L’efficacia pratica di questi strumenti contrattuali dipende ancora moltissimo dalle dinamiche e dalle risorse della contrattazione integrativa d’Istituto.
Affinché il CCNL non sia percepito come un mero adempimento burocratico, è indispensabile considerarlo una vera e propria “carta dei valori” a tutela della nostra professione. Ma per fare questo, l’impianto normativo deve essere sostenuto quotidianamente da politiche educative coerenti, da un reale investimento istituzionale e, soprattutto, da un maggiore riconoscimento sociale del nostro insostituibile ruolo.