Stella Pizzuti, vice presidente sezione Mirto Rossano
La pace come lingua madre dell’umanità
C’è una parola che i giovani sanno pronunciare con una freschezza che noi adulti spesso abbiamo dimenticato: pace. Ma attenzione — non quella pace declinata come assenza di guerra, non quella che si firma ai tavoli dopo le macerie, ma quella che si costruisce con le mani nude, dentro le relazioni, nei gesti che non fanno rumore.
L’evento “I giovani costruttori di pace. Lo studio di caso: la guerra Israele–Palestina”, organizzato dalla sezione UCIIM di Mirto Rossano in collaborazione con l’Istituto della Storia del Risorgimento Italiano, ha ricordato proprio questo: la pace non è un “dopo”, è un “intanto”. Non è un riposo, ma un movimento. Non è il frutto del silenzio delle armi, ma della voce della coscienza che osa parlare quando il rumore del mondo vuole coprirla.
I saluti istituzionali sono stati affidati a Rosellina Madeo, Presidente del Consiglio Comunale di Corigliano-Rossano, a Giuseppe Ferraro, Direttore dell’ISRI e Dirigente ICSAIC, e a Pina De Martino, Presidente della sezione UCIIM di Mirto-Rossano.
Hanno relazionato Yousef Salman, Presidente della Comunità Palestinese di Roma e del Lazio e delegato nazionale della Mezzaluna Rossa Palestinese, e Francesca Anna Perri, già dirigente medico emergentista, componente della Rete Nazionale Sanitari per Gaza.
A moderare l’incontro è stata Stella Pizzuti, vicepresidente della sezione UCIIM di Mirto-Rossano.
Protagonisti di questo momento di alto valore civile e formativo sono stati gli studenti del Polo liceale di Rossano, con interventi appassionati e profondi curati in particolare dalle classi quinte del liceo classico. Nelle loro parole, nei loro sguardi, si è avvertita una consapevolezza rara: la pace non è una teoria da studiare, ma un’esperienza da vivere. Hanno dimostrato che si può studiare una guerra non per imparare a vincerla, ma per imparare a guarirla.
In un tempo in cui il conflitto israelo-palestinese sembra senza vie d’uscita, questi giovani hanno scelto la via più coraggiosa: quella dell’ascolto. Hanno esplorato la complessità, hanno dato voce a entrambi i popoli, hanno provato a comprendere prima di giudicare. E in questo esercizio — più etico che politico — hanno mostrato che la pace non nasce dai decreti, ma dai volti.
La loro idea di pace è concreta, fatta di piccoli gesti, di parole scelte con cura, di responsabilità condivise. È una pace che non nega il dolore, ma lo attraversa; che non fugge il conflitto, ma lo trasforma. È la pace che nasce ogni volta che qualcuno, invece di alzare un muro, costruisce un ponte.
Durante l’incontro, la loro voce ha avuto il suono limpido delle sorgenti: ha restituito alla parola pace la sua verità originaria, quella di una forza creativa, non di una tregua provvisoria. È stata una lezione di umanità, un invito a riconoscere che la pace non è un’eredità, ma un mestiere — un’arte che si impara ogni giorno, con perseveranza, fragilità e speranza.
Gli studenti del Polo liceale di Rossano, con la maturità di chi sa che il futuro è un compito e non un destino, hanno ricordato a tutti noi che la pace non scoppia, si semina.
E che ogni parola, se detta con verità e ascolto, può diventare un piccolo seme di disarmo.