La Scuola e l'Uomo - n. 3-4- Marzo-Aprile - 2024

La Scuola e l'Uomo - n. 3-4- Marzo-Aprile - 2024

Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024

RUBRICHE FAQ - Luigina Palazzo L. Palazzo - SETTORE CCNL SCUOLA – FAQ su diritti e doveri dei lavoratori della scuola – CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE 2019-21 42 LO SCAFFALE E. Albano, S. Fasoli 43 VITA DELL’UNIONE Catania, Partanna 3a LA SCUOLA E L’UOMO Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 Andrea Bordoni ORIENTAMENTO SCOLASTICO, VALORIZZAZIONE DEL MERITO, PERSONALIZZAZIONE DEGLI APPRENDIMENTI 9 Luciano Corradini IL CONCETTO DI COMUNITÀ SCOLASTICA SULLO SFONDO DELLA «SOCIETÀ EDUCATIVA» 12 Paola Garbin EDUCARE ALLA SOSTENIBILITÀ ATTRAVERSO I PERCORSI DELLA MEMORIA: IL DISASTRO DEL VAJONT 15 Rosa Nesca, Rocco Rizzello UN CONTRIBUTO ALLA RIFLESSIONE 30 Antonella Luciana Di Cato DIDATTICA INCLUSIVA. UN’ESPERIENZA DI ACCOGLIENZA DEGLI ALUNNI NAI 32 Carla Gennaro L’ANTICA GRECIA FRA IDEALITÀ EDUCATIVA E RIFLESSIONE PEDAGOGICA. L’EDUCAZIONE TRA CURA E PROCESSO COSTRITTIVO? 38 PhD Ferdinando Fodaro RIGENERARE L’UMANO NELL’ERA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE 20 Maria Grazia Gravina L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UN’OCCASIONE DI CRESCITA PROFESSIONALE PER UN FUTURO COLLABORATIVO A TUTELA DELLA PERSONA 27 SOMMARIO Editoriale - Fabio Calvino, Elena Fazi, Fabrizio Zago EPISTEME, TECHNE, PHRONESIS, TRE MOMENTI DEL SAPERE 1 6 Spiritualità - P. Giuseppe Oddone PREGARE CON I SALMI. RIFLESSIONI SUL SUSSIDIO DEL CARD. GIANFRANCO RAVASI Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 Poste Italiane spa spedizione in abbonamento postale D.L. 353/03 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) ART. 1 COMMA 1 MP-AT/C/RM/ Autorizzazione del tribunale di Roma n. 452 in data 11 febbraio 1949 DIRETTORE Rosalba Candela DIRETTORE RESPONSABILE Pasquale MARRO COMITATO REDAZIONALE Giuseppe CHIAROMONTE Maria Luisa LAGANI Caterina SPEZZANO Fabrizio ZAGO COORDINATORE DI REDAZIONE Elena FAZI PROGETTO GRAFICO Luigi GAGLIARDI Tel. 06 6875584 Presidenza: presidenza@uciim.it Segreteria: segreteria@uciim.it Tesseramento: tesseramento@uciim.it Redazione: redazione@uciim.it Amministrazione: amministrazione@uciim.it Consulenza: consulenza@uciim.it Webmaster: webmaster@uciim.it Sito internet: www.uciim.it Banca Intesa San Paolo IBAN IT56 A030 6909 6061 0000 0071 210 Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma Inviato in omaggio ai soci dell’UCIIM STAMPA Eurolit - Roma Questo numero è stato chiuso il 29 marzo 2024 Finito di stampare nel mese aprile 2024 ISSN 0036-987X

1 viene già nell’ambito di protezione dei dati, di antiriciclaggio. L’approccio del Regolamento è basato sul rischio. I sistemi di AI sono divisi in quattro macrocategorie: a rischio minimo, limitato, alto ed inaccettabile. Come sempre, maggiore è il livello di rischio maggiori saranno le responsabilità e i limiti per sviluppatori e utilizzatori. Il correlatore della commissione per le libertà civili Dragos Tudorache (Renew, Romania) ha dichiarato: «L’UE ha mantenuto la promessa (1). Abbiamo collegato per sempre al concetto di intelligenza artificiale ai valori fondamentali che costituiscono la base delle nostre società. Ci aspetta molto lavoro che va oltre la legge sull’intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale ci spingerà a ripensare il contratto sociale che sta alla base delle nostre democrazie. Insieme ai nostri modelli educativi, ai nostri mercati del lavoro, al modo in cui conduciamo le guerre. La legge sull’IA non è la fine del viaggio, ma piuttosto il punto di partenza per un nuovo modello di governance basato sulla tecnologia. Ora dobbiamo concentrar- (1) https://it.euronews.com/my-europe/2024/03/13/ intelligenza-artificiale-il-parlamento-ue-approva-il-testo-finale-dellai-act Con il voto del 13 marzo 2024, l’Unione europea è la prima al mondo a regolamentare l’esplosiva rivoluzione dell’intelligenza artificiale, riprendendo un antico ruolo di apripista e pioniera nella tecnologia ormai indiscutibilmente presente per sempre nella vita di tutti. L’approvazione è stata quasi plebiscitaria, con 523 voti a favore, 46 contrari e 49 astenuti e a Strasburgo si parla di «giornata storica». L’obiettivo del IA ACT è di proteggere i diritti fondamentali, la democrazia, lo Stato di diritto e la sostenibilità ambientale dai sistemi di IA ad alto rischio, promuovendo nel contempo l’innovazione e assicurando all’Europa un ruolo guida nel settore. Il regolamento stabilisce obblighi per l’IA sulla base dei possibili rischi e del livello d’impatto. Il regolamento deve ancora essere sottoposto alla verifica finale dei giuristi-linguisti e dovrebbe essere adottato definitivamente entro questa legislatura, entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Ue e inizierà ad applicarsi due anni dopo, salvo alcune eccezioni. I divieti relativi a pratiche vietate si applicheranno a partire da sei mesi dopo l’entrata in vigore il Regolamento è legge e tutte le aziende dovranno adeguarsi alle nuove norme dell’Unione, che, come tutti i regolamenti, sono self executive e dunque entrano direttamente nella legislazione nazionale di ciascun Stato membro. Il nuovo Regolamento si applicherà a tutti i soggetti pubblici e privati che producono strumenti con tecnologia di intelligenza artificiale rivolti al mercato europeo. Non solo i fornitori, ma anche gli utilizzatori dovranno assicurarsi che il prodotto sia compliant ovvero conforme alle regole stabilite come avEPISTEME, TECHNE, PHRONESIS TRE MOMENTI DEL SAPERE Fabio Calvino, organizzatore della newsletter, dipartimento informazione e comunicazione, Elena Fazi vicepresidente nazionale vicaria, direttore dipartimento informazione comunicazione, Fabrizio Zago, vicepresidente nazionale, direttore Dipartimento Intelligenza Artificiale. Editoriale LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024

2 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 Editoriale delle relazioni interpersonali. Cercare la sapienza del cuore non è cercare solo una conoscenza intellettuale, ma una saggezza che nasce dalla consapevolezza di ciò che siamo: per rispondere sulle macchine dobbiamo partire da ciò che ci fa umani. La sapienza del cuore è quindi ciò che serve per affrontare le grandi questioni della vita. Non si è arrivati, come leggerete, facilmente a questo AI Act, il percorso è stato lungo e, talvolta, incerto soprattutto per quel che riguarda l’educazione e l’istruzione, come attestano i lavori dell’UNESCO e le riflessioni pubblicate su Il Sole 24 ore. Nell’ambito dell’Educazione Alla fine del 2023 anche l’UNESCO ha elaborato e proposto e pubblicato un documento Guidance for generative AI in education and research (3) che vuole essere «la prima guida globale dell’UNESCO per l’uso dell’intelligenza artificiale generativa». La pubblicazione offre raccomandazioni concrete destinate ai decisori politici e al mondo dell’educazione su come l’uso degli strumenti GenAI (4) possa e debba essere pensato e accompagnato per aiutare realmente studenti, insegnanti e ricercatori. Della pubblicazione riportiamo uno stralcio del quarto capitolo e il quinto capitolo che ci riguardano più da vicino. Uso creativo di GenAI nell’educazione e nella ricerca Nel capitolo quarto si esplora le possibilità di usare creativamente GenAI nella pro- (3) https://www.unesco.org/en/articles/guidance-generative-ai-education-and-research (4) Acronimo per Intelligenza Artificiale Generativa ci per trasformarla da legge sui libri a realtà sul campo». «Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana» È in questo orizzonte che va guardato e compreso il Messaggio del Santo Padre per la 58ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, come spiega Padre Paolo Benanti nel suo bellissimo editoriale (2): La nostra specie si caratterizza perché è capace di costruire e avere un orizzonte, di avere un mondo mappato con l’intelletto. Questo mondo non è un qualcosa di dato staticamente ma dinamicamente affidato alla nostra stessa costituzione umana: la capacità di narrare l’orizzonte. Questo elemento fa sì che a differenza di altri animali, la spiegazione dei nostri comportamenti non possa essere risolta con discipline come la biologia o l’etologia, mediante cioè delle leggi «statiche» e «fisse». Quello che come specie abbiamo fatto, la trasformazione del mondo che abbiamo prodotto, la scomparsa di altre specie di viventi che abbiamo causato, tutto questo ha bisogno di una ulteriore ricerca di senso. La storia come racconto delle scelte fatte, la filosofia come ricerca di un perché razionale, l’etica come riflessione sul giusto e sul bene e la teologia come riflessione su cause e fini ultimi sono una serie di tentativi che, come uomini, abbiamo messo in atto per convivere con la nostra inquietudine. […] Per fronteggiare le domande che ci pone la macchina dobbiamo guardare alla comprensione profonda della natura umana e (2) Paolo Benanti, Il tempo delle intelligenze artificiali. Partire da ciò che ci fa più umani. Avvenire, 25 gennaio 2024.

3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 Editoriale del lavoro, della conoscenza, della cultura e della società. Si esplorano i seguenti interrogativi: a. come cambierà il ruolo degli insegnanti e dei ricercatori in un mondo in cui il GenAI può creare contenuti educativi e scientifici di alta qualità e personalizzati? b. come cambierà il ruolo degli studenti e dei ricercatori in un mondo in cui il GenAI può assistere, sostituire o superare le loro capacità cognitive, creative e collaborative? c. Come cambierà il ruolo delle istituzioni educative e di ricerca in un mondo in cui il GenAI può offrire opportunità di apprendimento e di innovazione a chiunque, ovunque e in qualsiasi momento? d. Come cambierà il ruolo della società e della cultura in un mondo in cui il GenAI può influenzare, modificare o generare i valori, le norme e le identità delle persone e delle comunità? Il capitolo propone alcune risposte possibili a queste domande, basandosi su una visione più «umanistica» del GenAI, che ne valorizzi le potenzialità, e che ne limiti i pericoli. Un altro documento UNESCO può aiutarci in queste note, quello della ex ministro del MIUR, attualmente Direttore generale aggiunto per l’educazione (5). Tra altre in- (5) Stefania Giannini, Generative AI and the future of gettazione curricolare, nell’insegnamento, nell’apprendimento e nella ricerca, presentando alcuni esempi pratici di come queste applicazioni possano arricchire e personalizzare l’esperienza educativa, promuovere la diversità culturale e linguistica, stimolare la creatività e l’innovazione, e rafforzare le competenze di intelligenza artificiale. Il capitolo propone alcune piste di utilizzo di GenAI: a. per creare domande e risposte su vari argomenti e livelli di difficoltà, per stimolare la curiosità, la motivazione e l’autovalutazione degli studenti; b. per generare testi narrativi o informativi su temi di interesse o di attualità, per arricchire il materiale didattico, sviluppare le competenze linguistiche e promuovere la lettura critica; c. per produrre audio o video su contenuti educativi o culturali, per facilitare l’accesso, la comprensione e la memorizzazione delle informazioni, soprattutto per gli studenti con bisogni speciali; d. per tradurre testi o discorsi tra diverse lingue, per favorire la comunicazione, la collaborazione e l’apprendimento interculturale tra studenti e docenti di diversa provenienza; e. per sintetizzare voci o immagini di personaggi storici, letterari o artistici, per rendere più coinvolgenti e realistiche le lezioni di storia, letteratura o arte; f. per simulare scenari o esperimenti in ambito scientifico, tecnologico o sociale, per permettere agli studenti di esplorare, ipotizzare e verificare le proprie conoscenze e abilità. Si conclude con una riflessione sul ruolo di GenAI come strumento di supporto e non di sostituzione dell’educazione, sottolineandone sempre la necessità di un uso etico, sicuro, equo e significativo. Il quinto capitolo si intitola «Long-term implications of GenAI for education and research». Si discutono le implicazioni a lungo termine del GenAI per l’educazione e la ricerca, riflettendo sulle sfide e le opportunità che queste tecnologie pongono per il futuro

4 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 Editoriale E prosegue Scuole ben gestite, un numero sufficiente di insegnanti e insegnanti con le condizioni, la formazione e gli stipendi necessari per avere successo rimangono gli ingredienti principali di un rimedio sostenibile. Il nostro mondo emergente dell’intelligenza artificiale ha fatto emergere anche un dilemma in termini di scelte di investimento. In che misura dovremmo indirizzare gli investimenti, compresi quelli pubblici, verso la costruzione di capacità di macchine che agiscono come esseri umani intelligenti o verso la costruzione di capacità di persone viventi? […] I nostri sistemi educativi possono definire una traiettoria e stabilire norme per il modo in cui comprendiamo la tecnologia che cambia il mondo - e, per estensione, come permettiamo che essa influenzi noi e il nostro mondo. Questa è forse la «raison d’être» dell’educazione: aiutarci a fare scelte informate su come vogliamo costruire le nostre vite e le nostre società. Il compito centrale dell’istruzione in questo momento di svolta non è tanto quello di incorporare nuove applicazioni dell’IA, in gran parte non testate, per progredire rispetto agli obiettivi abituali dell’apprendimento formale. Si tratta piuttosto di aiutare le persone a sviluppare una comprensione più chiara di quando, da chi e per quali ragioni questa nuova tecnologia dovrebbe o non dovrebbe essere utilizzata. L’IA ci sta anche dando la spinta per riesaminare ciò che facciamo nell’istruzione, come lo facciamo e, soprattutto, perché. del 2021. teressanti riflessioni estrapoliamo Le risorse educative destinate all’uso nelle scuole e con gli studenti sono in genere controllate, come minimo, in base a quattro criteri principali: (1) l’accuratezza dei contenuti, (2) l’adeguatezza all’età, (3) la pertinenza dei metodi pedagogici e (4) l’adeguatezza culturale e sociale, che comprende controlli per la protezione dai pregiudizi. In molti luoghi, le risorse vengono ulteriormente ispezionate da gruppi di insegnanti e dirigenti scolastici, nonché da vari gruppi della società civile, prima di ricevere l’approvazione istituzionale. I modelli e le applicazioni di IA che sostengono di avere un’utilità educativa devono essere esaminati in base a criteri simili e altri, data la loro complessità e portata, prima di essere utilizzati su scala. Il settore dell’istruzione deve effettuare queste determinazioni «qualificanti» alle proprie condizioni. Non può affidare questo compito alle aziende che creano l’IA. Un’autoregolamentazione del settore introdurrebbe un inaccettabile conflitto di interessi. Per vagliare e convalidare le nuove e complesse applicazioni di IA per l’uso formale a scuola sarà necessario che i ministeri dell’istruzione sviluppino le loro capacità, probabilmente in coordinamento con altri rami normativi del governo, in particolare quelli che regolano le tecnologie. Pensiamo che questo sottintenda anche l’accordo in merito di tutti i ministri dell’istruzione della UE e possibilmente mondiali, poiché già nel maggio 2023, l’UNESCO ha organizzato il primo incontro globale dei ministri dell’Istruzione per condividere le conoscenze sull’impatto degli strumenti di IA generativa sull’insegnamento e sull’apprendimento. Questo incontro ha aiutato l’UNESCO a tracciare una tabella di marcia per orientare il dialogo politico globale con i governi, il mondo accademico, la società civile e il settore privato (6). education, UNESCO, 2023 (6) La Raccomandazione UNESCO sull’etica dell’IA del 2021 è un riferimento essenziale, così come il Consenso di Pechino sull’IA e l’istruzione del 2019 e la nostra Guida all’IA e all’istruzione per i responsabili politici

5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 Editoriale tori, artisti, musicisti, ecc. e. Un insegnante può usare l’IA generativa per sostituire i libri di testo con dei video animati che spiegano i contenuti in modo più visivo e coinvolgente. f. Uno studente può usare l’IA generativa per copiare lo stile di un famoso pittore e creare un’opera d’arte che imiti la sua tecnica e la sua firma. g. Che cosa recupera o riporta in auge? L’IA generativa recupera o riporta in auge la capacità di generare contenuti originali e diversificati, senza limiti di tempo, spazio e risorse. h. Un insegnante può usare l’IA generativa per generare dei problemi matematici che siano diversi per ogni studente e che richiedano l’uso di diverse strategie e abilità. i. Uno studente può usare l’IA generativa per generare un racconto fantastico che si ispiri a diversi generi letterari e che includa elementi di sorpresa e di sfida. j. Che cosa capovolge o produce quando viene spinta al limite? L’IA generativa capovolge o produce quando viene spinta al limite la perdita di controllo, di qualità e di autenticità dei contenuti, nonché il rischio di abuso, manipolazione e frode. k. Un insegnante può usare l’IA generativa per generare delle false notizie che ingannino gli studenti e li inducano a credere a informazioni errate o fuorvianti. l. Uno studente può usare l’IA generativa per generare un saggio che plagi fonti diverse e che non rifletta il suo pensiero e la sua opinione. Questo editoriale è stato composto da un lungo lavoro di ricerca del quale sono stati riportati i punti più interessanti e stimolanti reperiti in testi di esperti. Noi abbiamo un dipartimento che si occupa proprio di AI, direttore è il vicepresidente nazionale Fabrizio Zago; gli interventi del suo Dipartimento avranno l’obiettivo di fare il punto dello stato dell’arte in merito all’AI e ragionare su pregi, difficoltà, rischi e opportunità che questa tecnologia può presentare nell’impegno quotidiano dei dirigenti, docenti e discenti delle nostre scuole e università. In futuro la scuola dovrà formare cittadini consapevoli dell’importanza di continuare ad apprendere e porsi domande (7). Il dibattito che si sta creando intorno al tema dell’AI richiama alla mente le diverse forme di conoscenza individuate da Aristotele: l’Episteme, ovvero la conoscenza universalmente valida (sapere perché una cosa accade), la Techne, la conoscenza tecnica basata sull’abilità (sapere come una cosa si realizza) e la Phronesis, la saggezza pratica (sapere cosa dovrebbe essere fatto in una data circostanza). Se la prima parte del ’900 è stata l’epoca dell’Episteme e gli ultimi 50 anni della Techne, il futuro riguarda la terza forma di conoscenza indicata da Aristotele, la Phronesis ovvero la saggezza pratica. Con questo termine si intende l’abilità di individuare la cosa giusta da fare in una certa situazione. Possibili utilizzi didattici Un ricercatore ha chiesto a Copilot di Bing (8) alcuni esempi concreti di vita scolastica che mostrano gli effetti dell’intelligenza artificiale generativa (IA generativa) secondo la tetrade di McLuhan (9): a. Che cosa amplifica o intensifica? L’IA generativa amplifica o intensifica la creatività, la produttività e la personalizzazione dei contenuti. b. Un insegnante può usare l’IA generativa per creare una storia interattiva che coinvolga gli studenti in un percorso di apprendimento basato sul gioco e sulle scelte. c. Uno studente può usare l’IA generativa per generare una canzone originale che riassuma i concetti chiave di una lezione di storia. d. Che cosa rende obsoleto o sopprime? L’IA generativa rende obsoleto o sopprime il ruolo di alcuni creatori umani, come scrit- (7) Alessandro Cravera, Nell’era della AI scopriamo l’esigenza di nuovi modelli educativi, Il Sole 24 ore, Luglio 2023 (8) È un assistente di ricerca, un pianificatore personale, un partner creativo… basato si AI https://www. microsoft.com/it-it/bing?form=MA13FV (9) Marshall Mcluhan, Le tetradi perdute di Marshall McLuhan, Il Saggiatore, Milano, 2019

6 Spiritualità LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM Il secondo sussidio del Dicastero per l’evangelizzazione sull’impegno della preghiera porta la firma del Card. Gianfranco Ravasi, uno dei biblisti letti e più conosciuti. Nell’introduzione egli ricorda l’importanza del giubileo ebraico (Lev. 25) previsto come un anno di riposo, di recupero della propria libertà personale e del proprio patrimonio, di stacco dal passato e di ripresa di una vita nuova. Veniva annunciato dal suono del corno di ariete, yobel in ebraico, da cui deriva appunto la nostra parola giubileo. Per noi l’Anno santo ha un’altra dimensione: è un anno di grazia, è un tempo di preghiera e di solidarietà, un invito a trovare la felicità in Dio, cioè dentro e fuori di noi. A questo ci guidano i salmi: a riscoprire la presenza di Dio nella nostra interiorità, ma anche a percorrere le strade della storia attuale con le sue tragedie e le sue lacerazioni e a riflettere sulla vita quotidiana con i suoi drammi personali e sociali. Sono indicati i quattro capitoli, come quattro punti cardinali: «una riflessione generale sulla preghiera, respiro dell’anima; uno sguardo panoramico sui testi salmici; un ritratto dei due protagonisti, Dio e l’orante, ma anche l’irruzione della presenza del male; infine un’antologia di brevi commenti ai salmi più cari alla tradizione ed alla liturgia». La preghiera respiro dell’anima Il capitolo si apre con una citazione del filosofo Søeren Kierkegard. «Perché io respiro? Perché altrimenti morrei. Così è con la preghiera». Un’idea già fatta propria da Papa Francesco: «La preghiera è il respiro della fede, è la sua espressione più propria». Senza l’aria si muore, senza preghiera si spegne lo spirito, si perde la speranza nella vita ed oltre la vita. Nel respiro prima si inspira, poi si espira: dapprima faccio entrare in me la vita di Dio e mi metto alla sua presenza, poi getto fuori il mio soffio vitale. Può essere un gioioso cantico di lode, di adorazione e di ringraziamento, squillante come un drappo di intenso color rosso; oppure ci avvolgiamo in un mesto drappo violetto con una supplica per ottenere il perdono, per superare le prove della vita, per essere liberati dalle tentazioni e dal male, per trovare un senso al nostro dolore, alle nostre lacrime, al silenzio di Dio. Persino alcuni atei hanno sottolineato l’importanza della preghiera e la solitudine dell’uomo senza Dio. Il card. Ravasi, che ama molto i riferimenti culturali a filosofi, scrittori ed artisti, cita uno scrittore ateo russo del Novecento Aleksandr Zinov’ev: «Ti supplico, mio Dio, cerca di esistere… vivere senza testimoni è un inferno… io grido: Padre mio, io ti supplico, esisti!». Posso aggiungere anche la testimonianza di un inquieto poeta italiano del Novecento, Giorgio Caproni, che sente un ossessivo bisogno di Dio, la cui esistenza è in correlazione con il proprio «Io»: in fondo negare Dio è anche per l’uomo di oggi negare se stesso. «E prego: prego non so ben dire che e per cosa; ma prego… non come accomoda dire al mondo, perché Dio esiste, ma come uso soffrire io, perché Dio esista. Questo faccio per voi, per me, per tutti noi». Sguardo panoramico sui Salmi I Salmi sono parola di Dio, parte della rivelazione. È lo Spirito di Dio che li ha susciPREGARE CON I SALMI. RIFLESSIONI SUL SUSSIDIO DEL CARD. GIANFRANCO RAVASI

7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 Spiritualità Vi sono infine dei violenti salmi imprecatori che creano scandalo nella comunità cristiana, in cui il giusto inveisce con termini offensivi contro l’empio nemico, lo maledice, invoca la vendetta ed il suo totale annientamento. Noi cristiani non possiamo farne una lettura farisaica, identificandoci col giusto, pensando che Dio punisce l’empio, ma io non sono quello. Il solo giusto, il solo santo è Gesù Cristo: egli si è caricato di tutte le nostre empietà e maledizioni, le ha espiate e inchiodate sul legno della Croce. L’orizzonte finale è la salvezza offerta a tutti. I Salmi, parola di Dio e dell’umanità «Se la Bibbia contiene un libro di preghiere, dobbiamo dedurre che la Parola di Dio non è soltanto quella che Egli vuole rivolgere a noi, ma è anche quella che Egli vuole sentirsi rivolgere da noi». (Dietrich Bonhoeffer). La preghiera dei Salmi è un abbraccio, un dialogo tra il Dio vivente e l’orante, legati da un reciproco ricordo e da una comunione di fedeltà e di amore. Dio ha stretto un patto con il suo popolo, che vive l’alleanza, manifestando la sua fede. L’orante entra in intimità mistica con Dio, descritta con tante semplici immagini poetiche: partecipare alla sua mensa, bere al suo calice, sentire il suo profumo, abitare con Lui, protetti dalle sue ali e riparati dalla calura e dalle minacce esterne. Particolare rilievo ha l’immagine della luce, che è il simbolo della trascendenza divina. Dio esiste per sé, io esisto perché Lui mi ha pensato e chiamato alla vita. Ma Egli ci mostra il suo volto, fonte di vita, di gioia e di speranza e Lo preghiamo perché questo volto brilli su di noi; se si oscura, piombiamo nell’angoscia. Nella preghiera dei salmi vi è un incontro di sguardi: gli occhi e le pupille di Dio ci scrutano nella vita e nella morte ed i nostri occhi umani, anzi quelli di tutti i viventi, consapevoli o no, si rivolgono a Lui. Ma tra Dio e l’orante può inserirsi una presenza ostile, da cui si chiede di essere liberati. È il nemico, che assume tanti aspetti esterni ed interiori; può essere una persona cara che ti tradisce, un potente che ti persetati perché divenissero scuola di preghiera. Ci dicono come Dio è e come si giunge a Lui. Il libro dei 150 salmi è come un grande palazzo, espressione della fede secolare del popolo di Dio, anche se tutto questo libro sacro è stato messo dalla tradizione sotto il patronato del re Davide. Per entrarvi dentro sia nel suo complesso, come in ogni singolo salmo, occorre la chiave dello Spirito Santo. Vi è raccolta tutta l’esistenza umana alla ricerca di Dio ed in dialogo con Lui nelle sue varie forme e situazioni concrete della vita. È come un arcobaleno di problemi, di gioie, di speranze e di sofferenze personali e sociali. Vi sono i salmi della crisi sotto il segno del lamento e del dolore che sottolineano una realtà che ci minaccia: può essere una malattia grave, un nemico personale che ci vuole annientare, la violenza che ci circonda, la tragedia della nazione, le guerre, l’ingiustizia sociale, l’angoscioso problema del perché del dolore, il silenzio di Dio; ma non si dispera, nel dialogo con Lui ci si apre sempre ad un futuro di liberazione. Altri salmi, molto belli e consolanti, presentano invece la gioia di credere, la speranza, il ringraziamento per l’appartenenza al popolo di Dio, che come un pastore ci guida fino alla gioia piena della sua presenza. Una terza categoria esprime i salmi dell’adorazione e dell’entusiasmo. Sono gli inni al Creatore, il Dio vivente, Signore dell’universo, che ha scelto la sua dimora in Sion città santa, e che realizza nel corso della storia il suo regno. Vi sono poi le preghiere legate alla celebrazione liturgica nel tempio di Gerusalemme: descrivono la gioia del culto di Dio, sempre unita alla fedeltà personale e all’impegno sociale. Un gruppo di salmi ripercorre la storia politica di Israele sotto il segno dell’Alleanza, spesso dimenticata e tradita, o fa riferimento alla dinastia davidica nella speranza del definitivo Re Messia, figlio di Dio; altri ancora sviluppano temi riflessivi quali l’osservanza della legge, il problema della presenza del male nel mondo, la grandezza e la fragilità dell’essere umano, le attese oltre i confini della vita.

8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 Spiritualità nel Purgatorio e nel Paradiso. Così pure nelle opere del Petrarca, autore lui stesso di sette salmi penitenziali in latino, personalizzati ed adattati alla sua vita: si sente contaminato e colpevole, ma bisognoso del perdono di Dio, per essere cristiano nella vita e nella morte. Per esemplificare consideriamo il salmo 51 (50): il Miserere è presente nel Purgatorio, cantato a cori alterni da una schiera di penitenti convertitisi in punto di morte: « E ‘ntanto per la costa di traverso Venivan genti innanzi a noi un poco Cantando miserere a verso a verso». (Purg. V, 22-24) Anche nella poesia del Petrarca troviamo il riferimento a questo salmo: «Padre del ciel dopo i perduti giorni… miserere del non mio degno affanno!», come pure nella Preghiera alla Vergine Maria che conclude il Canzoniere: « Vergine umana et nemica d’orgoglio…. Miserere d’un cor contrito e umile!». Il Manzoni fa riferimento ai Salmi sia negli Inni sacri e nelle Odi civili: «Il Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola» ispira anche l’Innominato, appena convertito mentre si scioglie dall’abbraccio del Card. Federico con un versetto del Miserere: ‘Le mie iniquità mi stanno dinnanzi’: «L’innominato, sciogliendosi da quell’abbraccio, si coprì di nuovo gli occhi con una mano, e, alzando insieme la faccia, esclamò: Dio veramente grande! Dio veramente buono! io mi conosco ora, comprendo chi sono; le mie iniquità mi stanno davanti; ho ribrezzo di me stesso; eppure…! eppure provo un refrigerio, una gioia, sì una gioia, quale non ho provata mai in tutta questa mia orribile vita!» (Cap. XXIII de I Promessi Sposi). Ed il Miserere (Abbi pietà!) è stata anche l’ultima preghiera di Cesare Pavese, sconvolto dalla sofferenza prima della sua tragica morte, come risulta dall’ultima pagina del suo diario personale «Il mestiere di vivere». Egli si rivolge al Tu divino, il Tu vivente con cui si sente in relazione personale, di cui già aveva fatto esperienza nella sua vita, sentendo dentro di sé lo sgorgo della sua divinità: «O Tu, abbi pietà!». guita, un esercito che attacca la città santa, uno o più avversari che ti minacciano e ti incalzano come belve feroci per rallegrarsi della tua rovina. Ma si può anche presentare come una malattia, che crea isolamento ed abbandono, mentre Dio sembra tacere; ma soprattutto il vero nemico è il peccato che alberga dentro di noi, da cui si può essere liberati solo con il pentimento, la conversione, la riconciliazione con Dio. In sintesi i salmi sono una preghiera che coinvolge Dio e l’umanità, l’eternità e le vicende quotidiane. Sono stati per tanti secoli la preghiera del pio israelita, la preghiera della Vergine Maria e soprattutto di Gesù, che in particolare con essi si rivolge al Padre nel Getsemani e sulla croce, sono la preghiera della Chiesa dal suo nascere fino ad oggi: essa con le parole dei Salmi continua a pregare il Padre, Creatore e Signore, che ha inviato il suo Figlio per la nostra salvezza e ci dona lo Spirito orante in noi e santificatore. Un salterio in miniatura Per approfondire la preghiera è necessario prendere in mano la Bibbia ed aprirla nella sezione dedicata ai Salmi: occorre fare riferimento all’utilizzo che ne fa il nuovo Testamento e la liturgia della Chiesa. I salmi più significativi ci afferrano anche nella loro bellezza poetica. Essi nei vari generi letterari hanno una risposta per tutta la gamma dei sentimenti umani. Chi prega con i salmi è come un albero frondoso che non vede avvizzire le sue foglie, percepisce la bellezza di tutto il creato e la sua dignità di fronte a tutte le altre creature, si sente immerso nella dolcezza dell’intimità con il suo Signore. Una breve conferma letteraria Sono presenti nel sussidio numerosi riferimenti ad emozioni che la preghiera dei Salmi ha suscitato in intellettuali ed artisti cristiani, oltre che nella mente e nel cuore dei Santi. Aggiungo che la presenza del Salterio è costante nella Divina Commedia, in particolare

9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 ORIENTAMENTO SCOLASTICO, VALORIZZAZIONE DEL MERITO, PERSONALIZZAZIONE DEGLI APPRENDIMENTI Andrea Bordoni, DT - MIM 2023 Introduzione Una delle questioni più complesse che la scuola è chiamata ad affrontare è rappresentata dalla promozione di apprendimenti personalizzati, al fine di garantire un’istruzione efficace e di qualità per assicurare eque opportunità di formazione a tutti gli alunni e le alunne, compatibilmente con i diversi bisogni e caratteristiche. La personalizzazione degli apprendimenti, sia per recuperare le situazioni di svantaggio, sia per migliorare le opportunità per alunni con bisogni diversi, è, infatti, uno degli elementi fondamentali per garantire l’inclusione scolastica (concetto che supera la mera integrazione), che deve essere intesa come valorizzazione delle differenze e delle peculiarità di ogni alunno, realizzabile adeguando, di volta in volta, gli ambienti e le prassi, in base ad ogni specifica singolarità. In merito a tale tematica, la scuola italiana può vantare sicuramente una delle normative più avanzate a livello globale, sedimentatasi nello scorso decennio, fondata sui concetti di BES - Bisogni Educativi Speciali e di inclusione, normativa che, non di rado, viene anche considerata come riferimento a livello internazionale. Attualmente, l’area dello svantaggio scolastico viene indicata come area dei BES - Bisogni Educativi Speciali. In tale area sono comprese tre macro-categorie: quella della disabilità, quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socio-economico, linguistico e culturale. Tuttavia, i bisogni particolari possono essere determinati da molteplici situazioni non solamente riferibili alla presenza di deficit o svantaggio, ma anche da altre diverse circostanze, come ad esempio dalla condizione di giftedness (plusdotazione) che, a volte, può manifestarsi con disagio e frustrazione. Nell’eterogeneo panorama delle nostre scuole le situazioni di complessità divengono sempre più frequenti: in ogni classe possono essere presenti alunni che mostrano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni, alle quali occorre corrispondere con interventi didattici il più possibile personalizzati, funzionali al raggiungimento del successo formativo di ognuno. L’innovazione del «merito» Sul solco tracciato in questi ultimi anni -sopra accennato- si inserisce, quindi, uno dei cardini sostanziali delle azioni innovative promosse dal Ministero (esplicitato anche

10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 delle attività di orientamento, che devono costituire un elemento di forte incentivazione per accompagnare l’alunno fin dai primi anni del suo ingresso nel mondo della scuola, aiutandolo ad esaminare i contesti, a formare e recuperare gli elementi motivazionali, a chiarire gli obiettivi e le finalità dell’attività di formazione. L’orientamento, quindi, deve essere interpretato nella sua accezione più estesa, atta cioè ad informare non solamente sulle opportunità di studio e lavoro che possono offrire i territori e il mondo produttivo, ma, anche e soprattutto, diretta a formare nei giovani la consapevolezza delle proprie capacità, competenze e attitudini. Un processo, pertanto, caratterizzato da forti elementi incentivanti e motivazionali, che si realizza attraverso percorsi formativi personalizzati in grado di accompagnare, con particolare attenzione, i soggetti che presentano situazioni di maggiore rischio di abbandono. Il recupero degli aspetti motivazionali, peraltro, non è un problema che riguarda solamente i giovani in situazione di maggior disagio formativo, ma può investire, come detto, anche studenti capaci, o studenti che provengono da background familiari e socioculturali nel cambio di denominazione del Dicastero - Ministero dell’istruzione e del merito): coniugare merito e bisogno, potenziando la personalizzazione della formazione, attraverso il passaggio fondamentale rappresentato dall’orientamento, inteso non solo come bagaglio di conoscenze, nozioni e notizie da fornire a studenti e famiglie per poter scegliere adeguatamente quello che può essere il percorso di realizzazione personale e professionale, ma anche come capacità di far emergere i talenti di ciascuno. Il merito, quindi, non è inteso come selezione, ma deve essere concepito come una valorizzazione delle peculiarità di ogni alunno/studente, che deve essere posta in evidenza da percorsi di apprendimento personalizzati, in modo da consentire ad ognuno di dare spazio alle proprie inclinazioni, con l’intento anche di recuperare motivazioni ed interesse che costituiscono la base solida per un approccio efficacie all’apprendimento: i talenti di ogni studente, quali che siano, sono il punto di partenza per il successo formativo. Una scuola che non si pone questo obiettivo spreca delle grandi opportunità. Non è un caso, quindi, che una delle principali azioni di innovazione del Ministero si sia concentrata su una riforma profonda

11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 zazione delle attività scolastiche così come nelle esperienze significative vissute nel contesto familiare, sociale e territoriale. Inoltre, al fine di valorizzare ed implementare l’azione orientativa delle scuole, è stata prevista l’introduzione di: — moduli di orientamento formativo destinati agli studenti, di almeno 30 ore, anche extra curriculari, per anno scolastico, in tutte le classi; — moduli di orientamento formativo destinati agli studenti, di almeno 30 ore, anche extra curricolari, per anno scolastico, nelle classi prime e seconde delle scuole secondarie di secondo grado; — moduli curriculari di orientamento formativo destinati agli studenti, di almeno 30 ore per anno scolastico, nelle classi terze, quarte e quinte delle scuole di istruzione secondaria di secondo grado. Per la realizzazione del piano occorre partire dalla professionalità dei docenti, la quale viene supportata attraverso percorsi di formazione specifica, attiva e qualificata, che, facendo leva sul loro coinvolgimento e sulla valorizzazione delle esperienze, promuova un’idea di formazione continua come laboratorio di ricerca sull’orientamento. Per l’attuazione di quanto sopra esposto sono stati stanziati 150 milioni di euro previsti come dotazione iniziale per l’anno 2023, destinati a remunerare le circa 40.000 figure di docente tutor a cui vanno ad aggiungersi quelle di docente orientatore, una per ogni istituto scolastico. Con l’istituzione dei tutor e del docente orientatore prende avvio l’innovazione del merito, la quale, tra l’altro, non può prescindere anche da un recupero della autorevolezza dei docenti che deve essere ritrovata sia attraverso la cultura del rispetto nelle aule e la serenità all’interno delle scuole, sia attraverso il miglioramento degli aspetti motivazionali dei docenti stessi, per mezzo di qualificata formazione in servizio. L’obiettivo è quello una scuola che faccia emergere i talenti di ogni studente, favorendo le scelte consapevoli per il percorso di studi e di lavoro ed innescando un percorso virtuoso, finalizzato anche al superamento delle difficoltà frutto di diseguaglianze di natura sociale e territoriale. svantaggiati, oppure con bassa scolarizzazione parentale, i quali non sempre riescono ad effettuare scelte consapevoli ed autonome. La riforma del sistema di orientamento (1) La Riforma del sistema di orientamento, prevista dal PNRR, realizzata attraverso l’adozione delle Linee guida emanate il 22.12.2022 (2), per dare organicità alle varie iniziative sull’orientamento, prevedono, a partire dal corrente anno scolastico 2023/2024, diverse linee di intervento, di seguito sinteticamente esposte. La realizzazione di una Piattaforma digitale unica per l’orientamento - UNICA (3), online dal giorno 11 ottobre 2023 ed in continua fase di implementazione e aggiornamento. La piattaforma è stata ideata per offrire, per la prima volta, un solo punto di accesso ai servizi digitali dedicati alle famiglie e agli studenti e per agevolare le comunicazioni scuola/famiglia, con particolare riferimento alle tematiche relative all’orientamento. Un portale di servizi digitali per accompagnare ragazze e ragazzi nel percorso di crescita, per aiutarli a fare scelte consapevoli e a coltivare e far emergere i loro talenti. La piattaforma è accompagnata da altre innovazioni: la presenza in ogni istituzione scolastica di una figura specifica (docente) dedicata all’orientamento e da diversi docenti Tutor, i quali hanno il compito di sostenere gli alunni nell’elaborazione di un progetto di orientamento, attraverso la predisposizione di un Portfolio digitale (4), strumento finalizzato ad integrare e completare il percorso scolastico, favorendo le future scelte tenendo presente le competenze progressivamente acquisite, con l’intento di accompagnare lo studente e la famiglia nell’analisi riflessiva dei percorsi formativi, nella discussione dei punti di forza e debolezza motivatamente riconosciuti, nell’organiz- (1) Riforma 1.4 «Riforma del sistema di orientamento», nell’ambito della Missione 4 – Componente 1 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU (2) https://www.miur.gov.it/-/decreto-ministeriale-n-328-del-22-dicembre-2022 (3) https://unica.istruzione.gov.it/it (4) https://unica.istruzione.gov.it/it/orientamento/ il-tuo-percorso/e-portfolio

12 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 Si può dire che, alla legge delega del 1973 e ai decreti delegati del 1974, pedagogisti e politici di formazione cattolica, laica e marxista siano arrivati sostanzialmente d’accordo sulla realizzabilità del progetto scolastico del filosofo e pedagogista americano John Dewey, anche se ciascuno rivendicava un proprio modo di leggere i «valori comuni» implicati nella «comunità educativa»: infatti da parte laica si parlava preferibilmente di partecipazione democratica e da parte marxista di «gestione sociale della scuola» o di «autogestione». Dewey infatti, nell’ultima pagina del suo Democrazia e educazione, scritto nel 1916 e tradotto più volte riedito dall’editrice La Nuova Italia, scriveva: «la scuola stessa diventa una forma di vita sociale, una comunità in miniatura, una comunità che ha un’interazione continua con altre occasioni di esperienza associata al di fuori delle mura della scuola». Il dpr 416/1974 (art. 1), ripreso vent’anni dopo dal d.leg.vo 16.4.1994 n. 297 (art. 3) utilizza gli stessi concetti, vedendo la comunità scolastica non tanto come un dato di partenza, ma come un fine da perseguire: «Al fine di realizzare... la partecipazione alla gestione della scuola, dando ad essa il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica, sono istituiti... gli organi collegiali». Dove è chiaro che gli organi collegiali sono strumenti previsti per realizzare, nella scuola, con la partecipazione alla gestione, una comunità educativa. Evidentemente si coglie nel concetto di comunità un valore, che tocca alle diverse scienze umane e mettere in luce e alle persone della scuola mettere in pratica. Adottando questa concezione, il legislatore del ’73/’74, per salvare, come allora si disse, la scuola scossa e paralizzata dalla contestazione esplosa nel ’68, riproponeva quell’intesa tra diverse famiglie culturali, che era stata faticosamente raggiunta in sede di Assemblea costituente dai «padri fondatori» della Repubblica. I soggetti chiamati a «fare comunità» erano, a livello d’istituto, insegnanti, studenti, genitori e personale non docente: le «forze sociali» erano previste a livello di distretto scolastico, una struttura poi abbandonata nella più recente normativa di fine secolo. Se allora, ricorrendo al concetto di comunità, si tentava di resistere all’invadenza del modello conflittuale ispirato alla lotta di classe, oggi col medesimo concetto si tenta di resistere all’invadenza del modello liberistico ed efficientistico, ispirato alle logiche di un mercato privo di regole che impediscano il crescere delle disuguaglianze, della povertà estrema, degli arsenali militari e delle guerre. Allora si parlava, per la realtà scolaIL CONCETTO DI COMUNITÀ SCOLASTICA SULLO SFONDO DELLA «SOCIETÀ EDUCATIVA» Luciano Corradini, Presidente emerito UCIIM

13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 roso come Sassoli, già giornalista televisivo, o un insegnante saggio e amato dai suoi studenti come Pietro Carmina, entrambi ricordati dal Presidente Mattarella, in occasioni ufficiali, queste testimonianze aiutano a riaprire la speranza che anche nella scuola si possa porre nuova attenzione al nucleo del pensiero di Don Milani, non a caso ancora evocato come modello profetico, ma non stravagante, ogni volta che si vogliono dire parole dotate di potenzialità innovative per la scuola. Mi limito a essenziali e note citazioni: «me ne importa»; «non c’è peggior ingiustizia che fare le parti uguali tra disuguali»; «sortirne da soli è l’avarizia, sortirne insieme è la politica». Si fa sempre più chiaro che fra la vita del singolo, quella dell’umanità e quella del Pianeta esiste un’interdipendenza che può condurre a risultati opposti: all’autolesionismo e perfino al suicidio di chi vede la Terra come «quest’atomo opaco del male», per dirla col Pascoli nel X Agosto, o all’ebbrezza visionaria di chi spende capitali enormi per inaugurare l’era dei voli spaziali ai privati, aprendo nuovi mercati per il turismo dei ricchi o per chi vuole rifarsi una nuova vita in un altro pianeta, quando il nostro diventerà inospitale e avrà raggiunto il «malpasso», di cui parlava Aurelio Peccei nel libro scritto con D.H. Medows, I limiti dello sviluppo, Rapporto per il Club di Roma sui dilemmi dell’umanità, Mondadori, Milano 1972. Su questa linea si stanno impegnando, con interventi documentati e incisivi, ma purtroppo stica, di «difficile convivenza» fra centralismo statale afflitto da «crisi di governabilità» e forze sociali periferiche identificabili nei territori, negli enti locali e nei «mondi vitali quotidiani», di cui scriveva negli anni ’80 Achille Ardigò, sulla scorta di Alfred Schutz, allievo di Edmund Husserl. Questi mondi appaiono oggi sempre più frammentati e sconnessi, incapaci di dar vita a istituzioni vitali e autorevoli in cui la totalità delle persone possa in qualche modo riconoscersi, di avere ruoli di partecipazione effettiva e di sentirsi protetta nell’esercizio dei suoi diritti. Si comincia ad avvertire però che nessuno può salvarsi da solo, che le istituzioni non cadono dal cielo, che non sono per definizione estranee, nemiche, impotenti o onnipotenti e che le energie per costruirle e per farle funzionare in maniera il più possibile efficace e consensuale, dipendono in ultima analisi da reti che facciano perno su nuove cellule di mondi vitali. La presenza e l’efficacia di queste cellule che, analogamente alle cellule staminali degli organismi viventi, agiscono come un sistema totipotente, capace di reintegrare i tessuti adulti, può manifestarsi anche in vicende inattese, capaci di rinforzare il sistema immunitario delle persone e della società. Alludo a fatti di «cronaca bianca», come quella rivelatasi in occasione della prematura morte del presidente dell’Europarlamento David Sassoli (1956-2022). La ricchezza e la coerenza del suo processo di formazione, attraverso rapporti familiari intergenerazionali e politici del suo percorso, hanno creato una profonda commozione, sia nei parlamentari italiani ed europei, sia nel mondo del volontariato, dell’impegno civile, della gente comune e anche della scuola, dove si è potuto riannodare il percorso dell’Europa a quello delle generazioni più giovani dei suoi «padri». Si è visto che la laicità, la gentilezza, l’ascolto e la tenacia nel comporre le controversie per risolvere problemi istituzionali e per fare scelte politiche impegnative, attente al bene di tutti, con particolare attenzione a chi sta peggio, non sono impossibili, se qua e là vengono testimoniati. Se lascia questo mondo un politico gene-

14 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2024 Con il Progetto Giovani del Ministero si parlò di «star bene con se stessi in un mondo che stia meglio»; «star bene con gli altri, nella propria cultura, in dialogo con altre culture»; «star bene nelle istituzioni, in un’ Europa che conduca verso il mondo». L’orizzonte si è venuto dilatando, mentre il Censis nota nella società italiana del 2023 un aumento di individualismo e di chiusura in sé stessi, giungendo a parlare di sonnambulismo. Al di là delle immagini ad effetto e degli slogan, la riflessione deve indurci, con pazienza e con coraggio, a valorizzare anche le piccole alleanze di civismo responsabile come mattoni per la costruzione di un’umanità più ricca di amicizia e più disponibile a farsi carico dei problemi degli altri e delle istituzioni, che sono sempre più fragili e inadeguate, se le famiglie e le persone non le puntellano con una dose più forte di consapevolezza della posta in gioco. Si avverte che, senza una scuola almeno tendenzialmente comunitaria, l’autonomia rischia d’essere un attributo senza un soggetto vitale, incapace di dare un’anima all’«istituzione» o all’«azienda» scolastica. poco ascoltati, papa Francesco e il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres. Fra le visioni di chi pensa all’intera umanità in cui o siamo solidali o ci estinguiamo, e chi alla propria sicurezza costruendosi rifugi antiatomici o a migrazioni in altri pianeti, utilizzando i profitti ricavati dall’accumulo di beni ad uso di persone, famiglie, aziende o stati che lucrano sull’estrazione di risorse energetiche inquinanti, dobbiamo ritrovare nuove motivazioni per la prospettiva comunitaria. Negli anni ’70 si trattava di scoprire la partecipazione per facilitare la convivenza tra componenti scolastiche di diversi orientamenti culturali, dando una mano ad una scuola di Stato in crisi di legittimità e di funzionalità. Oggi si tratta di partecipare a «salvare la vita sulla Terra. Nel ’900 era Dewey il pedagogista della scuola comunitaria. Oggi è da Greta Thumberg, da papa Francesco Bergoglio e da Antonio Guterres che dobbiamo guardare, per salvare non solo il profitto scolastico e la salute dei ragazzi, ma anche la salvezza dell’umanità. Organi Collegiali Organi deliberanti e consuntivi APERTO docenti 4 rappresentanti dei genitori CHIUSO docenti Consigli di Intersezione, interclasse, classe Dipartimenti per competenza Collegio dei docenti Giunta esecutiva Consiglio d’Istituto

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