Nuovi orizzonti per il docente, (nn. 5-6/2022)

Rosaria Picozzi, esperta UCIIM e Presidente del Comitato UCIIM dei Revisori dei Conti

Si sa che scuola è un elemento fondamentale del sistema sociale: è l’istituzione che regola la trasmissione/costruzione del sapere ma è anche l’istituzione che forma i cittadini di domani.

Essa, come spesso si dice, è il nostro ponte verso il futuro e dobbiamo, Istituzioni, Società tutta, assumerci la responsabilità collettiva di prendercene cura, perché proprio il futuro della nostra società dipende in modo determinante dal modo in cui sosteniamo e diamo forma alla Scuola, rispondendo alle opportunità e alle sfide del presente in modo prospettico

Il 27 Maggio scorso, si è tenuto presso l’IC «Europa Unita» di Afragola (Napoli), Dirigente Scolastica Angela Sodano, un interessante seminario che ha visto, presente la Presidente nazionale Candela, nell’ordine, i pregevoli interventi della presidente UCIIM- Regione Sicilia, DS Chiara Di Prima e della dott.ssa Lucrezia Stellacci, già capo dipartimento Miur, attualmente Esperta Nazionale UCIIM.

Il tema è stato «Il docente protagonista della RiGenerazione Scuola».

Ciò ha consentito un momento di riflessione per i docenti, per gli alunni, per i loro genitori presenti, sul futuro della Scuola, sia attraverso l’azione didattica del docente sia attraverso l’idea portante di un nuovo progetto Scuola anziché di una scuola di progetti.

Ed il progetto Scuola del XXI sec. oggi più che mai deve tener presente lo sviluppo di conoscenze e di competenze che possano salvare il nostro Pianeta, un ecosistema fragilissimo in cui sono provatamente correlati Uomo ed Ambiente.

Quale orizzonte, quindi, per la Scuola, per il nuovo docente?

Più che mai la Scuola del futuro è un luogo dove si impara a vivere insieme, ovvero, si impara che ognuno deve fare la sua parte, ma anche che ciascuno è indispensabile, e contribuisce in modo unico e fondamentale non solo alla trasmissione ma anche alla produzione della conoscenza.

Ciascun docente, quindi, adottando metodologie adeguate, in questo caso, ad es. il problem solving, insegnerà che affrontare un problema insieme non significa pensare a come risolverlo con l’aiuto di tutti, ma concepirlo secondo le risorse e le sensibilità di ciascuno.

La sfida importante, per il docente, diventa quella di responsabilizzare gli studenti facendo acquisire loro consapevolezza che si vive in un mondo, il pianeta Terra, che possiamo distruggere con le nostre mani o salvare con le nostre menti.

Di qui, la presentazione e la riflessione sul Piano Nazionale del Ministero dell’Istruzione per la transizione ecologica e culturale delle scuole, «RiGenerazione scuola», portata brillantemente avanti dalle relatrici, piano per la cui attuazione sono stati previsti circa 1,2 miliardi di euro, primo stanziamento all’interno di un quadro molto più ampio che porterà alla Scuola Italiana» nuove opportunità, nuovi luoghi da abitare, nuovi abitudini e nuovi saperi.» (laboratoriali, esperienziali e interattivi, anche in spazi aperti a contatto con la natura e in ambienti digitali)».

Il Piano mira a rigenerare la funzione educativa della scuola, del docenti, per ricostruire il legame fra le diverse generazioni, per insegnare che lo sviluppo è sostenibile se risponde ai bisogni delle generazioni presenti e non compromette quelle future, per imparare ad abitare il mondo in modo nuovo.

«La scuola crea, così, non solo un nuovo alfabeto ecologico ma si trasforma in un luogo nel quale si azzerano i conflitti tra le generazioni e si impara a crescere in modo sostenibile».

Anche la Costituzione italiana ora lo stabilisce in modo esplicito: tra i doveri e i diritti di ogni cittadino ci sono lo sviluppo sostenibile e l’interesse delle future generazioni.

L’«ampliato» articolo 9 della Costituzione, votato quasi all’unanimità lo scorso febbraio, prova a viverli ogni giorno, non solo a parole.

E proprio il Piano RiGenerazione Scuola, attraverso anche l’omonimo portale (online dal giugno 2021), sta sostenendo infatti scuole, docenti e studenti di ogni ordine e grado a fare altrettanto, rendendo viva l’Educazione Civica e i suoi pilastri, ma anche i 17 obiettivi Onu dell’Agenda 2030, quelli sociali, ambientali ed economici.

Esso si fonda su quattro pilastri che sono rigenerazione dei saperi, rigenerazione dei comportamenti, rigenerazione delle infrastrutture fisiche e digitali, rigenerazione delle opportunità: il primo ed il secondo riguardano le azioni educativo/formative per alunni, famiglie ma anche che debbono essere poste in essere dal docente

Il nuovo docente deve consentire di sperimentare che la cooperazione non è solo un modo di integrare le varie intelligenze e competenze, una strategia per risolvere più efficacemente e velocemente un problema comune, ma costituisce un modo di esercitare l’autonomia e la creatività.

Colpisce il modo in cui viene presentato graficamente la parola RiGenerazione (“r”maiuscola, “g” maiuscola nella stessa parola): RiGenerare, concetto in cui, già di primo acchitto, si può leggere sia l’idea di una nuova nascita della Scuola sia di generazione nel senso delle nuove e future generazioni di cui essa tiene, deve tenere conto.

Nel contesto in cui viviamo diventa fondamentale che le Istituzioni territoriali e nazionali affianchino il docente nell’aiutare i ragazzi a diventare maggiormente consapevoli delle sfide aperte dalla transizione ecologica, digitale, culturale, fornendo loro strumenti e risorse da utilizzare per sviluppare in classe progettualità su temi collegati a sostenibilità, ecologia, riciclo, alimentazione, legalità, digitale, salute e benessere.

La scuola non è un mondo a sé, ma è inserita in un contesto nel quale gravita la comunità in cui si vive: migliorare anche il contesto scolastico significa migliorare tutto ciò che è intorno alla scuola, la comunità educante che vi gravita prima di tutto.

Questo dato è di fondamentale importanza, non solo nell’ottica del ripensamento di una scuola aperta al territorio, ma anche rispetto al significato stesso dell’educazione e dell’istruzione, compiti che non appartengono solo alla scuola, al docente ma all’intera comunità, «i bambini e i ragazzi hanno diritto di cittadinanza e chiedono una scuola che li “prepari alla vita”», compito che «non può essere affidato a una sola istituzione, al solo docente, ma deve appartenere a tutti gli attori delle comunità».

Di qui, la consapevolezza del docente di dover formarsi su: rigenerazione dei saperi, dei comportamenti, sull’uso di nuovi strumenti ed infrastrutture e sull’insegnare a cogliere le opportunità e le sfide aperte dalla transizione ecologica e digitale

Egli farà comprendere le radici culturali dell’apparentemente insanabile conflitto tra umanità e ambiente, rimarcando sia quanto il benessere umano dipenda da quello naturale, sia quali siano le possibili strade per ristabilire un’ideale armonia. Attraverso esaustive analisi del problema ecologico e delle sue implicazioni etiche, il docente odierno, in diretta relazione con l’obiettivo di divulgare buone pratiche, svilupperà competenze relative al rispetto della natura, nell’era della transizione ecologica e digitale. 

La disciplina dell’«Educazione civica» (e in particolare gli assi dello sviluppo sostenibile e della cittadinanza digitale), come sottolinea Lucrezia Stellacci, sosterrà ogni docente nell’attuazione del proprio insegnamento che terrà ben presente quali sono i destinatari della sua azione formativa, la cosiddetta generazione Z.