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Silvio Mistretta, Esperto UCIIM


Concludiamo quest’anno della rivista con la pubblicazione dell’intervento dell’ing. Silvio Mistretta, nostro esperto del mondo digitale. Silvio, infatti, non è solo un esperto ingegnere informatico, ma per una lunga e amicale frequentazione con la nostra Unione, è anche e forse soprattutto un esperto del «mondo digitale nella scuola». Lo dimostra in questo testo con un’attenzione particolare verso i ragazzi più fragili e con l’esempio di una sua collaborazione con un istituto di Istruzione e Formazione Professionale, che permette a docenti e alunni di un ordine di scuola, spesso ingiustamente marginalizzato, di divenire un esempio di efficienza ed efficacia. Cogliamo l’occasione per ringraziarlo di tanta esperta disponibilità verso tutti noi.


La pandemia ha avuto un impatto senza precedenti nella vita di ciascuno di noi, costringendoci a ripensare il nostro modo di vivere e di relazionarsi con gli altri. Il cambiamento imposto da tale evento, del tutto eccezionale e imprevedibile, ha avuto anche un inevitabile impatto sul mondo del lavoro e della scuola. Il nuovo contesto ha fatto emergere nuovi problemi ma è stato anche una opportunità di sviluppo e cambiamento, come è avvenuto ad esempio per il settore tecnologico. Basti pensare alla grande diffusione dello «smart working», che ha permesso di conciliare vita lavorativa e vita privata in modo nuovo ma, allo stesso tempo, ha fatto emergere nuovi rischi e nuove prospettive di riflessione sul confine sempre meno definito tra di essi (vedasi ad es. il crescente dibattito sul cosiddetto «diritto alla disconnessione»). 

Questa crisi ha evidenziato che la digitalizzazione è diventata un elemento importante nelle nostre vite e ci ha costretto ad evolvere e cambiare il modo in cui ci approcciamo ad essa. Alla fine degli anni Ottanta, meno dell’1% dell’informazione mondiale era in un formato digitale. Nel 2007 tale percentuale era arrivata al 94%. Secondo il DESI (Digital Economy and Society Index), l’indice che monitora le prestazioni digitali globali dell’Europa e traccia i progressi dei paesi dell’UE in termini di competitività digitale, l’Italia nel 2020 ha fatto un balzo in avanti. Nel 2019 il nostro Paese si collocava al ventiquattresimo posto fra gli Stati membri dell’UE ma con la pandemia e un miglioramento dei processi di digitalizzazione già in atto abbiamo raggiunto il diciannovesimo posto.

Con era digitale o era dell’informazione, si intende la fase storica caratterizzata dall’ampia diffusione delle tecnologie informatiche e di telecomunicazione, unite ad una serie di cambiamenti sociali, economici e politici avvenuti in seguito all’avvento della digitalizzazione di gran parte degli accessi all’informazione. Tutti questi cambiamenti hanno portato all’attuale società dell’informazione. Il digitale è ormai diventato una presenza fondamentale in molti aspetti della nostra quotidianità e la rivoluzione digitale ha investito anche il mondo della scuola, dell’università e della formazione, con nuove opportunità di innovazione e adeguamento alle esigenze della società dell’informazione, facendone emergere altresì i limiti e i rischi. 

Un nuovo impulso ai cambiamenti generati dalla società dell’informazione è stato il recente sviluppo del paradigma del cloud computing, ovvero di tutte quelle tecnologie che permettono di utilizzare risorse remote come se fossero locali, secondo un nuovo modello di fruizione «on-demand». Un’accelerazione importante alla diffusione del cloud computing è stata data dalla ampia diffusione dei dispositivi mobili come smartphone e tablet che hanno creato un nuovo modello di utilizzo denominato BYOD (acronimo di Bring Your Own Device, letteralmente «porta il tuo dispositivo») che ha favorito ulteriormente i cambiamenti in atto. 

Il risultato di questi cambiamenti nel contesto scolastico sono ad esempio la DAD (Didattica a Distanza) e la DDI (Didattica Digitale Integrata). Si tratta di due nuove metodologie didattiche che si basano sull’uso del digitale all’interno del sistema scolastico. La DAD (Didattica a Distanza) è una tipologia innovativa di insegnamento e apprendimento che non richiede la presenza a scuola degli studenti e degli insegnanti, ma avviene online, spesso all’interno di un’aula virtuale, con l’uso di strumenti digitali. Sicuramente lo strumento più comune in tale ambito è la videoconferenza ma va ricordato che ci sono tanti altri strumenti che consentono l’erogazione di attività didattiche in modalità sincrona o asincrona. La DAD ha consentito di mettere in atto nuovi ruoli e modelli educativi, sebbene allo stesso tempo ha fatto emergere alcune criticità (in particolare per gli alunni con BES o DSA). La DDI (Didattica Digitale Integrata) è una forma di didattica che non si svolge unicamente online. Essa alterna lezioni sulle piattaforme digitali con attività che si svolgono in presenza. Non è un’idea totalmente nuova nel mondo della didattica digitale (spesso si trova in letteratura una definizione di una analoga tipologia di formazione con il nome «blended») ma sicuramente le dinamiche che si sono messe in atto durante la pandemia hanno accelerato l’adozione di tale tipologia di erogazione delle attività formative e hanno costretto gli operatori della scuola ad adottare in maniera massiva le metodologie e gli strumenti peculiari di tale approccio. 

Per venire incontro alle crescenti esigenze delle scuole di ogni ordine e grado il MIUR ha elaborato di recente delle linee guida specifiche per queste due nuove metodologie didattiche. Tale documento ha inteso fornire alle scuole degli strumenti operativi per analizzare i fabbisogni (in particolare di connettività e strumenti tecnologici) e di individuare in maniera efficace gli obiettivi da seguire, con particolare attenzione alle esigenze degli alunni più fragili. Particolare attenzione è posta al tema progettazione della didattica in modalità digitale, che deve «tenere conto del contesto e assicurare la sostenibilità delle attività proposte e un generale livello di inclusività, evitando che i contenuti e le metodologie siano la mera trasposizione di quanto solitamente viene svolto in presenza». Il documento evidenzia anche «le implicazioni etiche poste dall’uso delle nuove tecnologie e della rete» e sottolinea l’importanza delle «norme di comportamento da tenere durante i collegamenti da parte di tutte le componenti della comunità scolastica relativamente al rispetto dell’altro, alla condivisione di documenti e alla tutela dei dati personali e alle particolari categorie di dati (ex. dati sensibili)». Infine, sottolinea che le istituzioni scolastiche «dovranno porre particolare attenzione alla formazione degli alunni sui rischi derivanti dall’utilizzo della rete e, in particolare, sul reato di cyberbullismo». Un tema su cui sarà necessario effettuare una importante azione di formazione e informazione è quindi quello relativo al tema della privacy, della sicurezza informatica e del corretto trattamento dei dati digitali. Nonostante la recente introduzione del GDPR c’è infatti ancora tanta strada da fare per raggiungere una adeguata conoscenza e consapevolezza da parte di famiglie e operatori della scuola su questo importante e delicato tema.

Un esempio concreto di come il digitale può contribuire a innovare in maniera efficace il modo di fare didattica, riguarda un significativo progetto di digitalizzazione a cui ho collaborato per conto di una importante scuola che si occupa di percorsi di Istruzione e Formazione Professionale che opera in Sicilia. A partire dal 2019, la scuola ha deciso di investire in nuove tecnologie, in un ambizioso e impegnativo percorso a lungo termine che ha permesso di realizzare una infrastruttura tecnologica affidabile e scalabile, basata su moderne tecnologie cloud e sul modello di utilizzo BYOD. Contestualmente, l’ente ha avviato un percorso di formazione continua, rivolto a tutto il personale docente, con l’obiettivo di massimizzare l’impatto di tale investimento sui percorsi di apprendimento degli alunni. La scuola si è così trovata con tutti gli strumenti necessari ad affrontare l’emergenza pandemica e una situazione di difficoltà che ha saputo trasformare in una opportunità di ulteriore sviluppo e potenziamento del percorso virtuoso avviato qualche anno prima. 

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, lo scenario attuale, caratterizzato da un cambiamento continuo e repentino dei paradigmi e dei punti di riferimento nel contesto socio-economico in cui la scuola si trova ad operare, esige un ripensamento delle politiche fino ad ora adottate per la formazione dei docenti e un potenziamento degli interventi mirati alle famiglie e agli alunni, con l’obiettivo di rendere ancora più efficaci le iniziative poste in essere fino ad ora. All’interno della società dell’informazione contemporanea si fa strada l’idea di una «intelligenza collettiva e distribuita, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, che porta ad una mobilitazione effettiva delle competenze». Il rischio, però, è che alcuni soggetti rimangano esclusi da questa nuova rivoluzione. Si pensi alle persone fragili e con disabilità, per cui è necessaria particolare attenzione alla progettazione di strumenti e contenuti che rispettino i basilari requisiti di accessibilità. È fondamentale porre le basi di una strategia razionale e coerente a livello nazionale, affinché le opportunità della rivoluzione digitale raggiungano tutti, in maniera realmente inclusiva. In un recente rapporto sul PNRR di Caritas Italiana si legge che «la digitalizzazione sembra essere un obiettivo in sé, che porterebbe vantaggi in ogni tipologia e ambito di applicazione. Così non è, ed esserne consapevoli aiuta a distinguere quando l’uso del digitale porta benefici e quando invece contribuisce a peggiorare disuguaglianze esistenti e a generarne di nuove». Bisogna quindi ricordare che la tecnologia è il mezzo ma non il fine. Al centro di ogni finalità che ci poniamo nel nostro operato deve esserci sempre l’uomo e il progresso dell’umanità.