Formarsi per formare (nn. 5-6/2016)

Tutti coloro che prefigurano una migliore società futura indicano la scuola, con l’educazione che in essa viene impartita, come uno dei primi e principali strumenti per modificare la società e muoverla verso il conseguimento di mete migliori… nulla è veramente compiuto se non si fa e non si prepara adeguatamente l’insegnante…».

A dirlo è Gesualdo Nosengo che già sessant’anni fa aveva previsto, da «profeta della scuola», l’indispensabilità di una adeguata preparazione dell’insegnante.

Formare è crescere e far crescere

Questo hanno cercato di fare alcuni Governi della nostra Repubblica.

Questo è uno degli intenti della legge su «la Buona Scuola»: la 107 del 2015.

In vero la legge 107 mette in atto una certa «rivoluzione» con l’introduzione del PTOF, del bonus, della valorizzazione e valutazione di docenti e dirigenti, del Comitato di valutazione, della Card, del portfolio docente, di metodologie innovative e altro ancora.

Proviamo ad estrapolare quanto è previsto in merito alla formazione e alla valutazione dei docenti.

Con la legge 107 la formazione in servizio dei docenti di ruolo diventa «obbligatoria, permanente e strutturale» e deve essere inserita nel piano triennale dell’offerta formativa, il PTOF: strumento che permette alle singole istituzioni scolastiche di stabilire scelte curriculari, organizzazione, gestione delle risorse umane, progettazione delle azioni formative per il personale in servizio.

Il 7 gennaio 2016, con la nota n. 35, il MIUR ha emanato «Indicazioni e orientamenti per la definizione del piano triennale per la formazione del personale» indicando alcuni temi strategici su cui puntare: competenze digitali e innovazione didattica e metodologica, competenze linguistiche, alternanza scuola-lavoro e imprenditorialità, inclusione, disabilità, integrazione, competenze di cittadinanza globale, potenziamento delle competenze di lettura e comprensione logico-argomentative e matematiche degli studenti, valutazione.

Nella stessa nota viene suggerito l’utilizzo di metodologie innovative quali laboratori, workshop, ricerca-azione, comunità di pratiche, social networking e la «formazione di figure strategiche in grado di accompagnare i colleghi nella ricerca didattica, nella formazione sul campo, nell’innovazione in aula».

 

Formazione dei docenti

Per il docente è istituita una formazione obbligatoria: obbligatoria e legata alla valutazione nell’ottica della valorizzazione.

A valutare è il «Comitato per la valutazione dei docenti», designato presso tutte le Istituzioni scolastiche, che deve individuare criteri prodromici alla successiva attività di assegnazione di un bonus da parte del dirigente scolastico.

I criteri valutativi, viene precisato nella successiva «nota per il bonus del personale docente» del 19 aprile 2016, devono avere indicatori misurabili e descrittori specifici, devono far riferimento a competenze progettuali e validità di ricaduta della progettazione, alla coerenza tra progettazione e attività educativa didattica, alle capacità comunicative-relazionali, alla puntualità nel rispetto degli orari e delle consegne, alla partecipazione agli organi collegiali, all’attività esterna alla scuola in ambito educativo-didattico-formativo, alla partecipazione ad iniziative di formazione in servizio attivate da associazioni ed enti accreditati.

Il MIUR prevede inoltre di mettere in atto un primo monitoraggio per verificare la composizione dei Comitati di Valutazione, la definizione dei criteri per la valorizzazione del merito, l’utilizzo del bonus. (nota del 20-04-2016).

Il tutto deve mirare ad incentivare il sistema di autovalutazione e a costruire il «portfolio personale del docente».

Non è la prima volta che in Italia si parla di portfolio del docente e di formazione e aggiornamento culturale e professionale. Ricordiamo per esempio lo spazio normativo presente nel decreto 275/99, attuativo dell’autonomia scolastica, rimasto inutilizzato; o quanto previsto, ma non realizzato, dalle riforme Moratti e Gelmini.

Oggi se ne riparla. anzi oggi è legge.

Oggi possiamo e dobbiamo dare via alla creazione del portfolio docente.

Urge, però, progettare bene i parametri cui tale portfolio deve riferirsi. noi auspichiamo che sia un portfolio dove non si dia per scontato il possesso delle conoscenze e competenze disciplinari, la conoscenza degli obiettivi di apprendimento previsti dai vigenti ordinamenti, le competenze relazionali e organizzative! Utile e innovativo sarebbe un portfolio da dove si evince il dovere deontologico, non il dovere burocratico, delle attività formative.

È indubbio che solo una formazione intesa quale strumento di sviluppo professionale, quale fatto prevalentemente personale, può far superare il «gap» esistente fra le competenze possedute e quelle che occorre possedere.

E i Dirigenti Scolastici?

 

I dirigenti scolastici, recita la legge, sono responsabili della gestione delle risorse finanziarie e strumentali, dei risultati del servizio, della valorizzazione delle risorse umane. Formulano ai docenti la proposta di incarico triennale rinnovabile, possono svolgere colloqui, valorizzando curriculum, esperienze, competenze.

La «direttiva sulla valutazione dei dirigenti scolastici» prevede che i dirigenti abbiano competenze gestionali e amministrative, capacità di valorizzare il personale scolastico, apprezzamento dell’operato da parte della comunità scolastica.

Anche i D.S. sono sottoposti ad un sistema di valutazione con cadenza annuale.

Il contratto che essi firmano ad agosto infatti dovrà contenere gli obiettivi di miglioramento: obiettivi generali individuati dal ministero, obiettivi legati alle specificità del territorio individuati dagli USR, obiettivi specifici sulla scuola derivanti dal RAV. Sarà un apposito nucleo, formato da un dirigente tecnico e da due esperti, che valuterà i D.S. utilizzando termini quali eccellente, molto buono, buono, mancato raggiungimento.

L’esito della valutazione varrà per la retribuzione di risultato.

In caso di valutazione negativa il dirigente sarà supportato dall’USR nel miglioramento del proprio lavoro.

Per coloro che raggiungono gli obiettivi di miglioramento della propria scuola sono previsti incentivi crescenti. quindi autovalutazione, valutazione, merito, premialità sono le parole-chiave che accompagneranno docenti e dirigenti, parole che vanno immancabilmente coniugate con la formazione.

 

Quale formazione?

E soprattutto elargita da chi? dalle associazioni professionali qualificate o accreditate dal MIUR. noi UCIIM sentiamo il peso di tale responsabilità.

Siamo convinti che bisogna elargire una formazione non rispondente a generici bisogni ma piuttosto mirata e scientificamente fondata. I progetti formativi che metteremo in essere non saranno preconfezionati o riciclati ma confezionati ad hoc per i destinatari. Sappiamo bene che finalità, obiettivi, unità formative, metodologie, strumenti, monitoraggio e valutazione, il titolo del progetto formativo stesso, devono essere formulati specificatamente per i destinatari, per quei destinatari le cui caratteristiche vanno rilevate in fase di strutturazione del piano.

Mentre scrivo siamo in attesa del piano nazionale di formazione in vista del quale l’UCIIM è stata convocata in MIUR.

In quell’occasione, consultando la nostra base associativa per sostenere idee condivise, ho ricevuto i suggerimenti che di seguito riporto.

«Separare la sfera digitale dall’innovazione didattico-metodologica per non dare l’impressione che si possa fare innovazione didattica solo attraverso la digitalizzazione dei processi. Prestare attenzione anche alle più generiche ma imprescindibili competenze relazionali, umane, civiche ed etiche per la valorizzazione del merito degli insegnanti». Ricorda il Consigliere nazionale Sergio Cicatelli.

Federica di Cosimo, presidente della Sezione UCIIM di Brescia sottolinea: «quando faccio formazione la prima cosa che cerco di spiegare deve essere quale è l’idea di scuola italiana nel contesto del modello di sviluppo culturale ed economico occidentale.

La Scuola italiana dimostra di essere ancora un caposaldo formativo, nonostante tutte le difficoltà e di questo dobbiamo andarne fieri! fieri e vigili!».

Per la presidente di Altamura, Vittoria Fiorentino, urge esaminare il passaggio che occorre fare dal RAV al PTOF attraverso il PDM e dai fondamenti epistemologici delle discipline alle competenze e alle rubriche di valutazione.

E ancora «pensare al liceo classico del futuro avviando un progetto serio di cambiamento che ripensi la didattica delle materie classiche, curi le scelte disciplinari in un’ottica di curricolo verticale e (perché no) di alternanza scuola/lavoro, approfondisca lo sviluppo delle competenze», suggerisce la presidente emerita Maria Teresa Lupidi.

«Promuovere e incentivare l’alleanza tra Scuola e famiglia e rendere concreta ed effettiva la collaborazione delle varie componenti per una crescita della partecipazione democratica a livello scolastico e sociale nel tentativo di una ottimale realizzazione della autonomia Scolastica che appare essere, in premessa, il volano di tutta la nuova Scuola», indica la sezione UCIIM di Paola.

La Presidente Regionale della Campania Rosaria Picozzi: «la formazione continua deve far superare la rigidità del corso di formazione/aggiornamento in modalità tradizionali aprendo la strada a molte opzioni di apprendimento in una logica di lifewide learning e di implicita coerenza con il principio della libertà di insegnamento». E ancora sottolinea come «le scelte formative deliberate dai Collegi dei docenti dovranno essere considerate con un diverso peso rispetto al passato sia per il contributo atteso al miglioramento degli esiti della scuola che per l’elemento di obbligatorietà alla frequenza una volta approvate, o anche per essere un aspetto della vision di un istituto nella valorizzazione delle risorse umane».

La Consigliera nazionale Gianna Venturino indica «una formazione professionale «situata». Le ricerche sul workplace learning mostrano che l’apprendimento professionale non è un processo unicamente dovuto a sessioni di formazione formale, ma si realizza nelle situazioni quotidiane». E poi, riflettendo sul portfolio docente indica come esso «è uno strumento per documentare la propria professionalità in evoluzione e perciò deve essere pensato e sperimentato per aiutare i docenti a riflettere sulla propria pratica professionale agita in un contesto e non deve essere legato a una dimensione valutativa».

Tutto utile, sostenibile, da portare avanti. ancora viene in soccorso il nostro Gesualdo: «Il rinnovamento riguarda il costume personale sui piani culturale, didattico, civico, democratico e relazionale. Se non ci si impegnerà, il rinnovamento auspicato non potrà essere realizzato. Senza l’adesione intelligente e generosa dei docenti anche le riforme migliori restano lettera morta». non saranno mai perfette le norme! allora proviamo a migliorarle e a realizzarle anche e soprattutto con «l’adesione intelligente e generosa dei docenti».

Col servizio dei soci UCIIM.

Editoriale nn. 5-6/2016 di Rosalba Candela