Sulla via del Congresso (nn. 3-4/2016)

La Costituzione fonte di convivenza civile» è il tema su cui dialogherà e dibatterà il XXV Congresso nazionale che sarà celebrato in Roma dal 19 al 22 gennaio 2017.

È un tema, questo, da noi molto sentito. non soltanto perché il nostro fondatore Gesualdo Nosengo a Camaldoli, nel lontano 1943, collaborò per stilare quel famoso «Codice» che divenne la premessa indispensabile della nostra Costituzione, ma anche perché l’impegno dell’UCIIM negli anni è stato vivo e stimolante: ricordiamo sia il Convegno nazionale UCIIM di Catania nel 1958 che portò all’introduzione dell’Educazione Civica nella Scuola, sia in anni più recenti l’impegno costante e propositivo del presidente Emerito Luciano Corradini con «Cittadinanza e Costituzione».

Poiché durante i lavori congressuali i tempi dell’approfondimento sono determinati a priori, pensiamo sia utile riservare nella nostra rivista uno spazio per questo scopo.

Il primo significativo contributo ci è offerto ancora una volta dal nostro fondatore. Riguardando, infatti, i primi numeri de «La Scuola e l’Uomo» abbiamo visto con vera gioia che anche il I Congresso nazionale nell’anno 1947 verteva su una tematica analoga «Scuola e democrazia».

Anche allora Nosengo nella nota (1) sollecitava le opinioni dei soci.

Certi così di fare costa giusta e gradita riportiamo il testo di Nosengo, pensando che non potremmo aprire meglio questo spazio di studio e di riflessione.

Ne suggeriamo brevemente una: a più di 70 anni dal primo Congresso, pur essendo mutate le condizioni politiche, sociali ed economiche, il nostro Stato e la nostra Scuola si ritrovano ancora a dibattere sulla Costituzione e sulla legalità.

Oggi, come allora, si sente vivo il bisogno di ritrovare gli ideali che ispirarono i padri costituenti, nucleo fondante per la ricostruire del tessuto sociale in uno scenario diverso ma che resti fedele ai valori di democrazia, di uguaglianza, di solidarietà, di sussidiarietà, di rispetto delle istituzioni e soprattutto della dignità della persona umana.

Per mirare a tanto sono indispensabili sinergia e corresponsabilità a partire da noi che abbiamo il compito di dar senso alle realtà.

Certo il percorso è stato tracciato, ma ci sembra ancora lunga e problematica la via da percorrere per realizzare pienamente i dettami della nostra Costituzione.

Attendiamo ora i vostri contributi, che potrete inviare alla nostra redazione, per arricchire il percorso che ci porterà consapevolmente al Congresso.

(1) Vedi pag. 2

IL NOSTRO I CONGRESSO

Possiamo finalmente annunciare alle Sezioni dell’Unione che, con l’approvazione della maggioranza dei dirigenti e dei soci, la data del PRIMO CONGRESSO NAZIONALE dell’Unione è stata fissata per i giorni 1 – 2 – 3 – 4 settembre prossimo. Anche la difficoltà prospettata da alcuni soci e rappresentata dalla necessità di dover seguire, in quei giorni, in modo tutto particolare, i giovani che si sono affidati all’insegnante per la preparazione agli esami di riparazione, è stata giudicata non insuperabile per il fatto che, conoscendo molto tempo prima la data precisa della propria assenza dalla sede, si possono disporre le cose in modo da non recare pregiudizio ai risultati della preparazione stessa.

Al Congresso sono tenuti a partecipare i delegati delle Sezioni.

Le Sezioni possono delegare un socio di un’altra Sezione o affidare i proprii voti ad un altro delegato. Un delegato già eletto, che si trovi impedito e non possa più interpellare la Sezione, può delegare un altro al suo posto. Così, durante il Congresso, dovendosi un delegato assentare, può lasciare la sua delega nelle, mani di un altro delegato. I delegati hanno diritto a tanti voti quanti sono i soci regolarmente iscritti. La Segreteria Centrale assegnerà a ciascun delegato il numero dei suoi voti in base alle tessere pagate dalla Sezione.

Le sedute del mattino saranno dedicate allo studio del tema generale del Congresso che è il seguente:

SCUOLA  E  DEMOCRAZIA

Il tema generale «Scuola e democrazia» è stato suddiviso nei tre seguenti temi particolari per ognuna delle tre mattine

  • Il concetto e lo spirito della vita democratica applicati all’educazione e all’insegnamento.
  • La struttura democratica delle istituzioni scolastiche La partecipazione della famiglia e dei cittadini alla vita democratica della Scuola. (La democrazia nella scuola).
  • La scuola democratica come promotrice della coscienza sociale, civile e politica del cittadino

Nei tre pomeriggi saranno discussi i seguenti problemi organizzativi:

Lo Statuto dell’Unione.

Il programma generale di attività e la vita di Sezione.

L’azione presindacale e quella da svolgersi in ordine alla riforma della scuola. Elezioni del Consiglio Direttivo Centrale.

Si spera di poter avere per il mattino o per il pomeriggio di una delle giornate l’Udienza Pontificia.

Come ognuno può vedere, i temi mattinali del Congresso hanno, oltre che una non piccola importanza teorica anche un notevole interesse per i riflessi pratici che essi comportano. L’Unione li mette allo studio anche per essere in grado di prendere con la massima consapevolezza un suo proprio atteggiamento a proposito di talune questioni. Questo atteggiamento non deve essere deciso da un piccolo gruppo di dirigenti, ma da tutti i soci dell’Unione, che sono venuti maturandolo in seguito alla r flessione personale e alto studio fatto in comune.

Affinché dunque l’apporto dei delegati delle Sezioni alle adunanze di studio sia concreto e frutto di attività precedentemente svolta, si è giudicato necessario che, nel periodo che corre da marzo a settembre, le Sezioni pongano esse pure allo studio i medesimi temi del Congresso, tenendo d’occhio soprattutto i risultati concreti da far affluire al comune punto di convegno, che è il Congresso. Non si deve venire al Congresso coll’intento di essere passivi ascoltatori di un «relatore» ufficiale, come se esso fosse stato il solo tenuto a studiare quel tema e quella questione, ma come attivi apportatori di risultati personali o collettivi da collocare attorno al nucleo centrate costituito dalla relazione.

Per aiutare questo studio e la stesura di eventuali «comunicazioni», presentiamo fino da ora tre elenchi analitici di temi minori, collegati ai tre temi maggiori di cui sarà fatta relazione nelle tre mattine del Congresso. Essi debbono servire alle Sezioni come di traccia per lo studio particolareggiato del tema generale durante questi mesi che ci separano dal Congresso.

Le comunicazioni daranno la possibilità di mettere a beneficio di tutti gli intervenuti i risultati degli studi fatti nelle Sezioni.

Scritte in antecedenza, dovranno essere lette dall’interessato o da un suo incaricato. Dovranno essere state precedentemente annunciate alla Presidenza del Congresso, che ne avrà preso nota e avrà dato il suo benestare. La lettura di una «comunicazione» non dovrà assolutamente superare i cinque minuti primi. Il numero delle comunicazioni sarà limitato in proporzione del tempo a disposizione.

Dopo la relazione e la lettura delle comunicazioni, sarà aperta la discussione alla quale tutti potranno prendere ordinatamente parte. Quindi si cercherà di fissare i risultati conseguiti in un ordine del giorno o in una mozione.

Tutti potranno presentare proprii ordini del giorno o proprie mozioni, dopo averne ottenuta l’autorizzazione della presidenza del Congresso.

Le Sezioni sono invitate a studiare non solo i temi che verranno trattati nelle mattinate, ma anche, e con non minore impegno, quelli che verranno trattati nel pomeriggio e riferentisi ai nostri problemi di organizzazione, di azione e di vita. Statuto, programmi generali di attività, vita delle Sezioni, azione presindacale e azione per la riforma della scuola sono temi che hanno dei rilevanti riflessi pratici non solo, all’interno dell’Unione, ma anche all’esterno, sulla vita della Scuola Italiana.

I dirigenti si mettano generosamente al lavoro pensando che il Congresso raggiungerà le mete che ci proponiamo, se tutti, ed essi in primo luogo, porteranno fin da ora la collaborazione del più ardente e intelligente spirito di iniziativa.

Nota. — Durante i mesi da marzo a settembre è aperta a tutti i soci sul nostro mensile la collaborazione sui temi che verranno trattati al Congresso. Lasciando la responsabilità ai singoli autori sarà data ospitalità, nella misura possibile, a scritti esprimenti

tutte le opinioni in materia.

La Scuola e l’Uomo – Anno IV – n. 7 – luglio  1947

Democrazia

Il Consiglio Centrale ha scelto come argomento di studio per il I Congresso dell’Unione il tema dei rapporti tra la Scuola e la Democrazia.

Ci pare, questa volta, che possa essere utile presentare ai nostri soci lettori alcuni motivi e spunti relativi al tema della democrazia per suscitare in essi ed aiutare una riflessione personale che li prepari spiritualmente ai lavori del Congresso stesso.

Il fine che ci proponiamo è triplice, e lo enunciamo all’inizio dello scritto per aiutare la comprensione:

  • far intendere e riconoscere che la vera democrazia è di ispirazione evangelica e consiste in un modo di vita strettamente collegato coll’essenza, colla dignità e la finalità delta persona umana;
  • far sentire che la perfetta e concreta realizzazione di questo modo di vita è una impresa alla quale dobbiamo tutti collaborare ed in ispecial modo noi cristiani, con nuova e convinto ardore;
  • affermare che tale realizzazione ha bisogno, in primo luogo, del più intelligente concorso dell’azione educativa, presa in tutta la sua

* * *

Prima ancora che avesse termine il recente conflitto Pio XII, nel Suo Radio messaggio natalizio del 1944, così parlava al mondo:

«I popoli, edotti da una amara esperienza, si oppongono con maggior impeto ai monopoli di un potere dittatoriale, insindacabile e intangibile, e richieggono un sistema di governo, che sia più compatibile con la dignità e la libertà dei cittadini».

Il Vescovo di Bergamo, Mons. Adriano Bernareggi, nella sua lettera Pastorale per la quaresima del 1946: «Il cristiano come cittadino» osservava molto chiaramente: «la democrazia non è solo un portato delle odierne condizioni della società, ma è anche la forma di governo che realizza più completamente i postulati della sociologia cristiana». «La vocazione terrena non è pensabile senza tutta quella libertà esteriore che è conciliabile con la dignità dell’uomo e con la libertà altrui. È proprio la forma democratica di governo quella che garantisce nella misura maggiore la libertà degli individui, per cui vi è coincidenza tra democrazia e dignità dell’uomo nell’esercizio della sua vocazione terrena. per questo motivo il cristiano, proprio perché cristiano, è un assertore convinto ed un difensore tenace come della dignità della persona umana, cosi anche della libertà e della democrazia per la quale la libertà si attua».

San Tommaso, nel trattare «del Regime dei principi» asserisce che la miglior forma di governo è quella «che appartiene a tutti, sia perché tutti possono essere eletti, sia anche perché il principe è eletto da tutti».

«Tale governo risulta anche di democrazia o di potere popolare in quanto i prìncipi possono essere scelti tra il popolo e al popolo appartiene l’elezione dei prìncipi».

Giacomo Maritain, in un articolo apparso sui numeri di gennaio-marzo del 1944 sulla rivista «nova et Vetera» di Friburgo scriveva a questo proposito: «nel suo principio essenziale questa forma e questo ideale di vita comune, che vien detta democrazia, discende dall’ispirazione evangelica e non può senza di essa sussistere». «Solo un tragico malinteso ha potuto far nascere il sospetto che esista contraddizione tra Vangelo e democrazia».

Oltre che dalle autorevoli citazioni, la certezza della bontà del modo di vita democratica e l’anelito ad una esistenza, individuale e comune, più libera, più dignitosa, più fondata sulla persuasione e sulla autodecisione, più giusta e più fraterna, sorgono anche chiarissimi dalla nostra coscienza di cristiani, viventi in questo secolo di tragiche esperienze e di folli rinunce. Ove vi è senso vivo di umanità, dove, specialmente, questo senso è raffinato dalla fede cristiana, la persuasione è intima, invincibile, profonda.

Ma la persuasione non basta: occorre operare. Così come non è sufficiente e salvifico sospirare; «Signore, Signore!» ove non si accompagni l’implorazione colla pratica attuazione della volontà del Padre che è nei cieli. Occorre che tutti facciano qualcosa per realizzare questa convivenza più fraterna, più libera, più dignitosa e più equa. La democrazia è un ideale che il Vangelo propone non solo alla nostra contemplazione inattiva, ma, piuttosto, alla nostra buona volontà di operai della vigna del Signore, perché l’attuiamo in tutti i suoi aspetti, come un elemento favorevole all’avvento del Regno.

L’incomprensione, l’inerzia, il malinteso, l’egoismo, il cattivo temperamento un miope amore alla tradizione non devono prevalere sul richiamo della coscienza, specialmente in noi che portiamo con responsabilità il nome di Cristo in mezzo agli uomini e ci diciamo esemplificatori vivi del Suo Vangelo. Bisogna, con molto coraggio, evitare che ai vecchi errori se ne aggiungano dei nuovi, che riuscirebbero anche più esiziali.

Maritain ha scritto che «la tragedia delle democrazie moderne è che esse non sono riuscite a realizzare la democrazia».

E questo anche per la cattiva volontà e per l’inerzia dei buoni.

Nel numero dell’aprile 1947 della nostra rivista «Studium» l’estensore del corsivo di fondo così ammoniva gli intellettuali cristiani: «la sorte della democrazia è nelle nostre mani. Che essa si salvi, non solo, ma si consolidi e si sviluppi, dipende da noi, dalla nostra fiducia, dalla nostra lungimiranza, dalla nostra fortezza; dal nostro spirito cristiano. Senza un impegno di tutti gli uomini che resistano alla tentazione del timore per le prove alle quali essa espone, per le incognite che comporta, per i sacrifici che richiede, quella salvezza non è possibile. Senza la decisa volontà di tutti i cristiani che sentano lo sviluppo democratico coerente alle grandi idee cristiane di dignità umana e di fratellanza, resta aperta una breccia nella linea difensiva della democrazia per la mancanza di uno dei suoi fermenti più efficaci». «Il disinteresse, lo spirito di accomodamento, la superficiale valutazione non saranno mai abbastanza condannati». l’originalità, l’insostituibilità dell’intervento cristiano, della collaborazione cristiana nella difesa della democrazia e in questa visione integrale della realtà e nell’impegno coraggioso che ne promuove la realizzazione. «fiducia e collaborazione di noi, uomini e cristiani, sono troppe volte mancate».

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Occorre dunque non ripetere l’errore e collaborare. Ognuno nel proprio posto, secondo le proprie forze e responsabilità. A noi, uomini di studio e di scuola è fatto obbligo morale di intervenire principalmente colla nostra attività educativa. Dovremo iniziare l’opera di difesa e di costruzione offrendo in noi l’esempio di educatori buoni, giusti, rispettosi delle persone dei nostri discepoli, illuminati, capaci di intendere, di guidare e di aiutare l’ansia di libertà, di attività e di sviluppo critico dei nostri giovani amici.

Dovremo proseguire adoperandoci a formare in essi quelle virtù umane e cristiane che sono il fondamento del vivere democratico e libero, insegnandole e facendoli in esse esercitare praticamente. Bisogna formare gli uomini che sono il fondamento vivo e stabile del modo democratico di vita. Il Papa, nel radiomessaggio citato, dopo avere riconosciuto il buono che vi è nella democrazia, volendo chiaramente indicare come per dare ad essa un saldo fondamento fosse necessario iniziare dalla formazione degli uomini, si chiedeva: «quali caratteri debbono contraddistinguere gli uomini che vivono nella democrazia e sotto il regime democratico?» E, dopo aver distinto «popolo» da «massa» che definiva, questa «moltitudine amorfa, inerte, che non può essere mossa che dal di fuori» e quello «comunità vivente di forza propria, perché vivente della vita degli uomini che la compongono», rispondeva che questi uomini devono essere «persone consapevoli delle proprie responsabilità, e delle proprie convinzioni, ricche della coscienza della propria personalità, dei suoi doveri e dei suoi diritti, della propria libertà congiunta col rispetto della libertà e della dignità altrui».

Ora uomini simili si preparano solamente con una saggia attività educativa e colla realizzazione di vasti e ricchi piani di formazione umana nazionale. La scuola deve portare il suo contributo. Essa, colla famiglia, è la prima e la maggiormente chiamata in causa. Non deve sottrarsi al suo mandato e fallire, perché se fallisse fallirebbe il tentativo, almeno per noi italiani, di vivere nelle libertà democratiche. Siamo circondati da tanti pericoli che dobbiamo superare, vi sotto tante minacce da vincere, vi sono tanti mali da guarire. Bisogna aiutare il lavoro di tutti con la forza della scuola. E noi dobbiamo lavorare nella persuasione che cooperiamo alla salvezza della civiltà nazionale. La civiltà democratica è civiltà di amore e di giustizia e di libertà. Ma la civiltà, fatto spirituale, non ha sede nelle cose materiali, nei monumenti nei grandi impianti industriali, nelle istituzioni civili, essa, perché anche l’autogoverno collettivo è il risultato possibile solo quando si sia realizzalo nei più l’autogoverno individuale, ha la sua vera sede nel mondo interiore degli uomini. Perciò la civiltà democratica è costruita principalmente dagli educatori e dagli uomini di scuola, che creano nell’intimo dei giovani le premesse perché essi giungano a governarsi da soli nell’ordine morale e a vivere cogli altri uomini in amore, in pace, con giustizia e nel pieno reciproco rispetto.

A questo altissimo compito dobbiamo prepararci con sempre maggior cura. Le sedute di studio del Congresso vogliono essere uno stimolo ed un aiuto. G N.

Editoriale nn. 3-4/2016 di Rosalba Candela