Un’alleanza educativa per combattere il bullismo (nn. 1-2/2016)

«Ora sarete contenti». È quanto ha scritto in una lettera la ragazzina dodicenne di Pordenone che, vittima di bulli, si è gettata dalla finestra. Così pure Amanda, Aurora, Andrea e tanti, tanti altri ancora.

Troppi perché il cuore non si ribelli.

Troppi per continuare indifferenti la nostra vita.

Troppi per non reagire.

In Italia i dati ISTAT in merito al bullismo sono allarmanti: poco più del 50% dei ragazzi fra gli 11 e i 17 anni subisce offese e violenze da parte di altri ragazzi. Sono vittime del bullismo più i preadolescenti che gli adolescenti, più le femmine che i maschi. Nelle scuole superiori al primo posto c’è il liceo, poi gli istituti professionali, per ultimi gli istituti tecnici.

Poco importa se si tratta di bullismo diretto o di cyberbullismo con cellulare o internet! Il male arrecato è ugualmente enorme.

Prima degli anni ’70 non si parlava di bullismo: nella nostra memoria c’è il mobbing in ambito lavorativo o il nonnismo nelle forze armate. Se ne incominciò a parlare in seguito al suicidio di due studenti norvegesi oppressi dalle continue offese dei loro compagni. da allora sono iniziati studi nell’ambito delle scienze sociali e della psicologia dell’età evolutiva.

Eppure in ambito scolastico, dove il bullismo alligna maggiormente, finora si è fatto poco. Non ci si riferisce all’inasprimento delle pene per «culpa in educando» dei docenti, o a quelle per «culpa in vigilando» del personale scolastico, o ancora alla «culpa in organizzando» del dirigente scolastico. Ci si riferisce alla formazione dei docenti, dei dirigenti, del personale della scuola nell’individuazione del disagio dei ragazzi e nell’attivazione di strategie che possano risolverlo.

Circa un anno fa il MIUR ha emanato e inviato a tutte le scuole le «Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo».

Tali linee mettono in evidenza come con l’evolversi delle tecnologie si è passati dal bullismo al cyberbullismo, quali sono le norme del buon comportamento in rete, quali le politiche di intervento del MIUR. Inoltre profilano la necessità di creare CTS (Centri territoriali di Supporto).

Le singole istituzioni scolastiche, tenuto conto dei mutamenti sociali, avrebbero già dovuto organizzare azioni preventive, rivedere i regolamenti di istituto prevedendo sanzioni serie e costruttive, realizzare la formazione dei genitori con interventi per la prevenzione del disagio e il riconoscimento di segnali premonitori di comportamenti a rischio.

È stato fatto?

In quante scuole?

Non è forse urgente, indispensabile e immediata, per tutti i docenti, dirigenti e personale ATA, non solo per i neoassunti, una formazione integrata che chiarisca e istruisca la gestione dei conflitti? Una formazione che dia gli strumenti per l’osservazione sistematica e quotidiana degli alunni dall’infanzia alle superiori?

È in atto un progetto nazionale, guidato dalla direzione generale per lo Studente del MIUR su «La metodologia della peer education per il contrasto e la prevenzione al fenomeno bullismo».

La formazione è stata affidata a noi UCIIM.

Tale progetto vuole promuovere il contrasto al bullismo, la metodologia della peer education (educazione fra pari) e delle life skill (insieme di abilità personali, di competenze sociali e relazionali che consentono di trattare efficacemente i problemi e i cambiamenti della vita di ogni giorno).

Nel documento di sintesi, scaturito dal seminario di formazione, è posto in evidenza come «ll progetto PEER take action nasce con la finalità di coinvolgere un’ampia rete nazionale di peer educator di istituzioni scolastiche del secondo ciclo, con l’obiettivo di contrastare e prevenire i fenomeni di bullismo e cyberbullismo e sostenere il successo formativo, attraverso un intervento basato sul modello metodologico della peer education, secondo cui gli studenti portano avanti i loro processi di crescita e formazione attraverso il contatto ed il confronto nel gruppo dei pari, luogo dell’identificazione sociale, spazio per la costruzione dell’identità individuale, tempo di riflessione sul sé e dell’apprendimento delle competenze sociali. Sono, pertanto, gli stessi studenti i veri e propri agenti di cambiamento.

Tra essi vanno individuati i peer educator, gli studenti a cui vengono potenzialmente riconosciute alcune precipue attitudini, abilità e competenze tipiche dell’opinion leader: equilibrio, motivazione, buona capacità comunicativa, disponibilità all’ascolto e all’accoglienza, tolleranza alla frustrazione, capacità di negoziazione, indiscusse condotte proattive».

In merito agli obiettivi specifici del progetto va messo in risalto la creazione di un clima scolastico fondato sulla partecipazione solidale, il sostegno al successo formativo, l’acquisizione delle Life Skill come presupposto per il welfare dello studente.

Ci si aspetta, dalla realizzazione, il miglioramento del clima di classe e il decremento degli episodi di prevaricazione e delle disfunzioni comunicative, il miglioramento degli esiti di apprendimento, la riduzione dei casi di insuccesso scolastico e di abbandono, l’Incremento del livello di conoscenza dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, la riduzione delle condotte aggressive nel contesto reale e virtuale.

Ottimo e costruttivo progetto.

Ma non basta. Non c’è tempo.

Dobbiamo partire contemporaneamente anche dalla scuola dell’infanzia, dalla scuola primaria, dalla secondaria di primo grado.

Dobbiamo partire da una formazione a tappeto di tutto il personale delle scuole.

Noi UCIIM siamo pronti a rimboccarci le maniche e intervenire in ogni scuola, con ogni docente.

Intanto lasciamo spazio a stralci tratti delle «Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo» nella speranza che tutti leggano e trovino spunti per porre in essere azioni di contrasto.

Ma siamo convinti che il vero contrasto avverrà se sapremo fare una alleanza educativa con i genitori: una vero patto educativo.

«Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto

al bullismo e al cyberbullismo»

 

aprile 2015

 

Premessa

 

Il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è impegnato da anni sul fronte della prevenzione del fenomeno del bullismo e, più in generale, di ogni forma di violenza, e ha messo a disposizione delle scuole varie risorse per contrastare questo fenomeno ma soprattutto ha attivato strategie di intervento utili ad arginare comporta- menti a rischio determinati, in molti casi, da condizioni di disagio sociale non ascrivibili solo al contesto educativo scolastico.

Con l’evolversi delle tecnologie, l’espansione della comunicazione elettronica e online e la sua diffusione tra i pre-adolescenti e gli adolescenti, il bullismo ha assunto le forme subdole e pericolose del cyberbullismo che richiedono la messa a punto di nuovi e più efficaci strumenti di contrasto.

I bulli, infatti, continuano a commettere atti di violenza fisica e/o psicologica nelle scuole e non solo. le loro imprese diventano sempre più aggressive ed inoltre la facilità di accesso a pc, smartphone, tablet consente ai cyberbulli anche di potere agire in anonimato. È necessario valutare, dunque, i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo nella loro complessità e non soffermare l’attenzione solo sugli autori o solo sulle vittime ma considerare tutti i protagonisti nel loro insieme: vittime, autori ed eventuali «testimoni» per poter gestire in modo più appropriato gli interventi.

Gli atti di bullismo e di cyberbullismo si configurano sempre più come l’espressione della scarsa tolleranza e della non accettazione verso chi è diverso per etnia, per religione, per caratteristiche psico-fisiche, per genere, per identità di genere, per orientamento sessuale e per particolari realtà familiari: vittime del bullismo sono sempre più spesso, infatti, adolescenti su cui gravano stereotipi che scaturiscono da pregiudizi discriminatori. È nella disinformazione e nel pregiudizio che si annidano fenomeni di devianza giovanile che possono scaturire in violenza generica o in più strutturate azioni di nullismo.

Tra gli altri, i ragazzi con disabilità sono spesso vittime dei bulli che ripropongono ed enfatizzano pregiudizi ancora presenti nella società. La persona con disabilità appare come un «diverso» più facile da irridere o da molestare.

Possono essere, in alcuni casi, persone molto fragili e anche vittime più inermi. Le forme di violenza che subiscono possono andare da una vera e propria sopraffazione fisica o verbale fino a un umiliante e doloroso isolamento sociale.

In alcune particolari casi di disabilità che si accompagnano a disturbi di tipo psicologico o comportamentale, il ragazzo potrebbe essere incapace di gestire la violenza e questo potrebbe scatenare in lui crisi oppositive o auto-etero lesioniste. Non dovrebbe, quindi, essere mai lasciato solo in situazioni rischiose.

Interventi mirati vanno, dunque, attuati da un lato sui compagni più sensibili per renderli consapevoli di avere in classe un soggetto particolarmente vulnerabile e bisognoso di protezione; dall’altro sugli insegnanti affinché acquisiscano consapevolezza di questa come di altre «diversità».

Tra gli altri, i ragazzi con autismo sono spesso vittime dei bulli per i loro comporta- menti «bizzarri» e per la loro mancanza di abilità sociali; hanno difficoltà nei rapporti interpersonali e di comunicazione e sono quindi soggetti molto fragili e anche vittime più inermi. Le forme di violenza che subiscono possono andare da una vera e propria sopraffazione fisica o verbale fino a un umiliante e doloroso isolamento sociale. L’autistico è in genere incapace di gestire la violenza e questo potrebbe scatenare in lui crisi oppositive o auto-etero lesioniste e non dovrebbe, quindi, essere mai lasciato solo in situazioni rischiose.

Interventi mirati vanno, dunque, attuati da un lato sui compagni più sensibili per renderli consapevoli di avere in classe un soggetto particolarmente vulnerabile e bisognoso di protezione; dall’altro sugli insegnanti affinché acquisiscano consapevolezza di questa situazione come di altre «diversità».

Il considerare, per esempio, «diverso» un compagno di classe perché ha un orientamento sessuale o un’identità di genere reale o percepita differente dalla propria poggia le sue basi sulla disinformazione e su pregiudizi molto diffusi che possono portare a non comprendere la gravità dei casi, a sottostimare gli eventi e a manifestare maggiore preoccupazione per l’orientamento sessuale della vittima che per l’episodio di violenza in sé. Nel caso specifico, infatti, la vittima di bullismo omofobico molto spesso si rifugia nell’isolamento non avendo adulti di riferimento che possano comprendere la condizione oggetto dell’offesa.

A tal proposito, Scuola e famiglia possono essere determinanti nella diffusione di un atteggiamento mentale e culturale che consideri la diversità come una ricchezza e che educhi all’accettazione, alla consapevolezza dell’altro, al senso della comunità e della responsabilità collettiva. Occorre, pertanto, rafforzare e valorizzare il patto di corresponsabilità educativa previsto dallo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria: la scuola è chiamata ad adottare misure atte a prevenire e contra- stare ogni forma di violenza e di prevaricazione; la famiglia è chiamata a collaborare, non solo educando i propri figli ma anche vigilando sui loro comportamenti.

Per definire una strategia ottimale di prevenzione e di contrasto, le esperienze acquisite e le conoscenze prodotte vanno contestualizzate alla luce dei cambiamenti che hanno profondamente modificato la società sul piano etico, sociale e culturale e ciò comporta una valutazione ponderata delle procedure adottate per riadattarle in ragione di nuove variabili, assicurandone in tal modo l’efficacia.

Le presenti linee di orientamento hanno, dunque, lo scopo di dare continuità alle azioni già avviate dalle istituzioni scolastiche e non solo, arricchendole di nuove riflessioni. In questa prospettiva, è fondamentale puntare proprio sull’innovazione, non per creare ex novo e ripartire da zero tralasciando la grande esperienza e il know-how acquisito negli anni dalle scuole, bensì per rinnovare ovvero far evolvere i sistemi di intervento sperimentati in questi anni.

Non si chiede, dunque, alle scuole di abbandonare le modalità e le azioni con cui hanno finora contrastato il bullismo; ciò che invece si propone è la revisione dei processi messi in atto per una messa a punto di un nuovo piano strategico di intervento che tenga conto dei mutamenti sociali e tecnologici che informano l’universo culturale degli studenti.

In questa fase di lotta alle nuove forme di bullismo si richiede, pertanto, alle scuole di proseguire nel loro impegno, favorendo la costituzione di reti territoriali allo scopo di realizzare progetti comuni e di valutare processi e risultati prodotti: si darà vita cosi, attraverso il confronto, ad un sistema di buone pratiche e si svilupperà nel tempo un know-how fondato storicamente sulla continuità e sulla valutazione delle esperienze e, contestualmente, sul rinnovamento dei processi alla luce dei risultati.

Operare nella logica della continuità vuol dire non sottostimare il lavoro delle scuole e non disperdere, quindi, il patrimonio di conoscenze e competenze efficaci da esse acquisite. Il cambiamento, pertanto, va inteso come una risposta ai bisogni emergenti dalla stessa realtà che richiede rinnovazione.

In questa prospettiva, le scuole potranno ben giocare la loro riconosciuta centralità nella gestione dell’istruzione e, nel rispetto delle Indicazioni ministeriali, si assumeranno la responsabilità delle proprie scelte didattiche e organizzative per dare attuazione alle presenti linee di orientamento perseguendo, nei processi di educazione alla legalità e alla convivenza civile, le finalità pedagogiche indicate e traducendone gli obiettivi strategici in obiettivi operativi.

Il rispetto della centralità delle scuole rappresenta un aspetto fondamentale della democrazia sociale su cui si regge il modello della governance che il MIUR ha adottato da tempo.

Privilegiare il sistema della governance la cui costruzione, al momento, è in fieri e richiede la destrutturazione delle gerarchie burocratiche, vuol dire, infatti, evitare il rischio di attenersi al solo schema «dalla teoria alla prassi»; un rinnovamento autentico deve, invece, considerare l’obsolescenza delle soluzioni dall’alto e privilegiare il credito, ormai riconosciuto, all’interazione «teoria/prassi/teoria».

  1. Dal bullismo al cyberbullismo

 

Il sempre crescente utilizzo di Internet condiziona le relazioni sociali, quelle interpersonali e i comportamenti di tutti, coinvolgendo sia i «nativi digitali» sia i «migranti digitali» e ogni singolo utente, di qualsiasi età, che si trovi costantemente connesso al Web.

Nel momento in cui ci si affaccia al mondo di Internet, non si sta semplicemente acquisendo una via di accesso a nuove forme di informazioni e relazioni: il flusso è, infatti, bidirezionale. Ci si espone, quindi, a una pratica di scambio non banale, che necessariamente comporta dei rischi. La vera sicurezza non sta tanto nell’evitare le situazioni potenzialmente problematiche quanto nell’acquisire gli strumenti necessari per gestirle. Il confronto è sempre un momento di arricchimento sul piano della conoscenza; ma ciò che è da tener presente, come emerge anche da recenti studi e statistiche, è che spesso e con facilità non si conosce chi sta al di là del monitor. Il confine tra uso improprio e uso intenzionalmente malevolo della tecnologia è sottile: si assiste, per quanto riguarda il bullismo in Rete, a una sorta di tensione tra incompetenza e premeditazione e, in questa zona di confine, si sviluppano quei fenomeni che sempre più frequentemente affliggono i giovani e che spesso emergono nel contesto scolastico. Chi agisce nell’anonimato e nella mancata interazione visiva, inoltre, non ha spesso la consapevolezza e la reale percezione delle offese e degli attacchi che la vittima subisce.

A differenza del bullo tradizionale, nel cyberbullo viene a mancare un feedback di- retto sugli effetti delle aggressioni perpetrate a causa della mancanza di contatto diretto con la vittima.

Il cyberbullismo è, dunque, la manifestazione in Rete del fenomeno del bullismo: la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case e nella vita delle vittime, di materializzarsi in ogni momento, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite diversi device, o pubblicati sui siti web tramite Internet.

Rispetto al bullismo, che vede come attori soggetti con atteggiamenti aggressivi e prevaricatori, il cyberbullismo può coinvolgere chiunque poiché i meccanismi di disinibizione online sono più frequenti e diffusi. Il cyberbullo, grazie agli strumenti mediatici e informatici, ha libertà di rare online ciò che non potrebbe fare nella vita reale, avendo percezione della propria invisibilità, celandosi dietro la tecnologia e attribuendo le proprie azioni al «profilo utente» che ha creato, in una sorta di sdoppiamento della personalità. Anche le vittime possono a loro volta diventare cyberbulli grazie all’anonimato.

Accanto al cyberbullismo, vanno considerati come fenomeni da contrastare anche il «cyberstalking» e il «sexting»: il cyberstalking è un insieme di comportamenti insistenti commessi nei confronti di una vittima che si manifesta o in maniera diretta attraverso continue telefonate, sms, e-mail dal contenuto minaccioso o, in maniera indiretta, attraverso la diffusione online di immagini o recapiti della persona perseguitata, violando l’account della posta privata o del profilo sui social network e pubblicando frasi che danneggiano la reputazione della vittima; il sexting, invece, è la preoccupante moda, diffusa tra gli adolescenti, di inviare messaggi via smartphone ed Internet corredati da immagini a sfondo sessuale.

Alla luce di queste considerazioni, la progettualità relativa alla tutela della sicurezza informatica in generale, e del contrasto al cyberbullismo, in particolare, deve operare su due livelli paralleli: la conoscenza dei contenuti tecnologici e la conoscenza delle problematiche psicopedagogiche correlate.

È fondamentale, perciò, far comprendere la nozione basilare secondo cui la propria ed altrui sicurezza in Rete non dipende solo dalla tecnologia adottata (software anti-virus, antimalware, apparati vari etc.) ma dalla capacità di discernimento delle singole persone nel proprio relazionarsi attraverso la Rete.

Azioni mirate alla sicurezza nella Rete sono, dunque, necessarie per affrontare tali problematiche: non vanno, infatti, colpevolizzati gli strumenti e le tecnologie e non va fatta opera repressiva di quest’ultime; occorre, viceversa, fare opera d’informazione, divulgazione e conoscenza per garantire comportamenti corretti in Rete, intesa quest’ultima come «ambiente di vita» che può dar forma ad esperienze cognitive, affettive e socio-relazionali. Da qui l’esigenza di definire linee di orientamento destinate al personale della scuola, agli studenti e alle famiglie che contengano indicazioni e riflessioni per la conoscenza e la prevenzione del cyberbullismo e dei fenomeni ad esso riconducibili.

Al fine di un uso consapevole delle tecnologie digitali diventa, dunque, sempre più evidente e necessario per tutte le agenzie di socializzazione promuovere da un lato l’educazione con i media per rendere l’apprendimento a scuola un’esperienza più fruibile e vicina al mondo degli studenti, dall’altro l’educazione ai media per la comprensione critica dei mezzi di comunicazione intesi non solo come strumenti, ma soprattutto come linguaggio e cultura.

Anche la crescente e inarrestabile diffusione dei social network tra i giovani è un dato confermato dalle più recenti statistiche. L’espressione social network indica tutte le versioni informatiche e virtuali di reti sociali nate attraverso Internet: la dimostrazione della continua evoluzione del panorama delle community consiste nella diffusione di strumenti sempre più innovativi che promuovono la costituzione di reti sociali, sfruttando le potenzialità del linguaggio Web 2.0.

Sono state individuate le principali motivazioni che spingono i giovani all’uso dei social network: bisogno di connessione per vincere la noia; bisogno di informazione; bisogno di relazione; bisogno di amicizia.

I social network offrono, infatti, sistemi di messaggistica istantanea (instant messaging), di dating (incontri online), di inserimento di curricula e profili professionali in database disponibili sul Web e di accesso alle community: è possibile giocare, chattare, condividere foto e video, esperienze e stati d’animo, news e informazioni, interagire con gruppi socio-umanitari e associazioni di volontariato, partecipare a forum di discussione, sentirsi connessi con il mondo, rimanere in contatto con vecchi amici e stringere relazioni con nuovi.

Nell’ambito del contesto scolastico, i social possono essere adottati come strumenti di comunicazione validi ed efficaci sia per la divulgazione di materiali didattici, sia per la rilevazione del grado di soddisfazione degli studenti rispetto alle attività scolastiche, sia per la sensibilizzazione all’uso corretto della Rete.

Gli studenti, infiltri, devono essere responsabili della propria sicurezza in Rete e per questo diventa indispensabile che maturino la consapevolezza che Internet può diventare una pericolosa forma di dipendenza e che imparino a difendersi e a reagire positivamente alle situazioni rischiose, acquisendo le competenze necessarie all’esercizio di una cittadinanza digitale consapevole, cosi come suggerito dai documenti ufficiali dell’Unione Europea.

  1. Norme di buon comportamento in Rete

 

La tutela della sicurezza dei ragazzi che si connettono al Web deve rappresentare per le istituzioni scolastiche una priorità per promuovere un uso sicuro e consapevole della Rete attraverso attività di sensibilizzazione, di prevenzione e di formazione.

Al fine di individuare strategie di prevenzione e contrasto al cyberbullismo e promuovere opportune azioni educative e pedagogiche, è necessario conoscere e diffondere le regole basilari della comunicazione e del comportamento sul Web come:

  • netiquette e norme di uso corretto dei servizi di Rete (es. navigare evitando siti web rischiosi; non compromettere il funzionamento della Rete e degli apparecchi che la costituiscono con programmi – virus, – costruiti appositamente);
  • regole di scrittura per le e-mail (es. utilizzare un indirizzo e-mail personalizzato e facilmente identificabile; descrivere in modo preciso l’oggetto del messaggio; presentare se stessi e l’obiettivo del messaggio nelle prime righe del testo; non pubblicare, in assenza dell’esplicito permesso dell’autore, il contenuto di messaggi di posta elettronica);
  • educazione all’utilizzo dei nuovi strumenti per tutelare la privacy volti a garantire alle persone maggiore trasparenza e controllo sulle informazioni che condividono sui social network e decalogo della privacy digitale;
  • individuazione dei comportamenti palesemente scorretti online e uso consapevole dei social network anche attraverso la lettura delle privacy policy.

 

OMISSIS

 

  1. Azioni mirate delle scuole rivolte agli studenti e atte loro famiglie

 

Nell’ambito dell’azione propositiva delle reti, va sottolineata l’importanza delle iniziative e dei progetti che le singole istituzioni scolastiche metteranno in atto. Alle scuole, infatti, quali istituzioni preposte al conseguimento delle finalità educative, è affidato il compito di individuare e contrastare i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo, qualora siano già presenti, e di realizzare interventi mirati di prevenzione del disagio, ponendo in essere specifiche azioni culturali ed educative rivolte a tutta la comunità scolastica, ivi comprese le famiglie, in risposta alle necessità individuate.

Le singole istituzioni scolastiche avranno cura dì integrare l’offerta formativa con attività finalizzate alla prevenzione e al contrasto del bullismo e del cyberbullismo, nell’ambito delle tematiche afferenti a Cittadinanza e Costituzione per tradurre i «saperi» in comportamenti consapevoli e corretti, indispensabili a consentire alle giovani generazioni di esercitare la democrazia nel rispetto della diversità e delle regole della convivenza civile. Le indicazioni relative ad un utilizzo sicuro della Rete da parte degli studenti potranno essere oggetto di specifici moduli didattici, da inserire nel piano dell’offerta formativa (POF). tutti i componenti della comunità educante, infatti, sono chiamati a dare comunicazione immediata di comportamenti legati al cyberbullismo, anche non verbali, a tutti i soggetti coinvolti (Collegio dei docenti, Consiglio d’istituto, famiglie) e collaboreranno alla predisposizione di misure finalizzate ad un utilizzo corretto della Rete e degli strumenti informatici nel Regolamento di Istituto. Infine, in presenza di adeguate risorse umane e strumentali, ciascuna istituzione scolastica o rete di scuole metterà a disposizione strumenti di supporto alle attività didattiche dei docenti (forum di discussione, blog e lezioni online).

La strategia di contrasto dei fenomeni del bullismo dovrebbe essere costituita, quindi, già a partire dalle scuole primarie, da un insieme di misure di prevenzione rivolte agli studenti di varia tipologia. Ogni istituzione scolastica, anche in rete con altre scuole, sulla base delle risorse umane e finanziarie disponibili e in collaborazione con enti e associazioni territoriali in un’ottica di sinergia interistituzionale, è chiamata a mettere in campo le necessarie azioni preventive e gli accorgimenti tecnici e organizzativi per far sì che l’accesso alle Rete dai device della scuola sia controllato e venga dagli studenti percepito come tale.

È auspicabile che le singole istituzioni scolastiche, tra le specifiche azioni da programmare possano prevedere le seguenti:

  • coinvolgimento di tutte le componenti della comunità scolastica nella prevenzione e nel contrasto del bullismo e del cyberbullismo, favorendo la collaborazione attiva dei genitori;
  • aggiornamento del Regolamento di Istituto con una sezione dedicata all’utilizzo a scuola di computer, smartphone e di altri dispositivi elettronici;
  • comunicazione agli studenti e alle loro famiglie sulle sanzioni previste dal Regolamento di Istituto nei casi di bullismo, cyberbullismo e navigazione online a rischio;
  • somministrazione di questionari agli studenti e ai genitori finalizzati al monitoraggio, anche attraverso piattaforme online con pubblicazione dei risultati sul sito web della scuola, che possano fornire una fotografia della situazione e consentire una valutazione oggettiva dell’efficacia degli interventi attuati;
  • percorsi di formazione tenuti da esperti rivolti ai genitori sulle problematiche del bullismo e del cyberbullismo impostati anche sulla base dell’analisi dei bisogni;
  • ideazione e realizzazione di campagne pubblicitarie attraverso messaggi video e locandine informative;
  • creazione sul sito web della scuola di una sezione dedicata ai temi del bullismo e/o cyberbullismo in cui inserire uno spazio riservato alle comunicazioni scuola-famiglia e una chat dedicata gestita dagli studenti eventualmente attraverso i loro rappresentanti;
  • apertura di uno Sportello di ascolto online e/o face to face presso ciascuna scuola sede di CTS;
  • utilizzo di procedure codificate per segnalare alle famiglie, Enti e/o organismi competenti i comportamenti a rischio;
  • valorizzazione del ruolo del personale scolastico e, in particolare, degli assistenti tecnici al fine di un utilizzo sicuro di Internet a scuola;
  1. La formazione degli insegnanti

 

La formazione in ingresso e in servizio è senza dubbio il cardine per assicurare l’adeguatezza della professionalità docente ai bisogni formativi ed educativi degli studenti.

Alle istituzioni scolastiche è stata da tempo riconosciuta la discrezionalità decisionale nella progettazione della formazione e dell’aggiornamento degli insegnanti, nonché nell’attuazione di processi innovativi riguardanti le metodologie didattiche. l’autonomia funzionale dà, infatti, alle scuole ampi margini di azione per ben operare, al fine di realizzare gli obiettivi strategici del MIUR.

Le scuole sono tenute a motivare e ben documentare le loro scelte educative, alla luce dei bisogni formativi del personale scolastico e dei particolari problemi che emergono quotidianamente.

Le scuole, infatti, sono luoghi strategici deputati a dare risposte adeguate anche alle problematiche del bullismo e del cyberbullismo ed è il MIUR che ha il compito di supportare ogni iniziativa che possa fornire al personale della scuola, in primo luogo ai docenti, tutti gli strumenti di tipo psico-pedagogico, giuridico, sociale per riconoscere i segnali precursori dei comportamenti a rischio e prevenire e contrastare le nuove forme di prevaricazione e di violenza giovanile.

Ne deriva la necessità di attivare un modello innovativo di formazione integrata per dirigenti, docenti e personale ATA che sia coerente con la normativa vigente in materia di ordinamenti e che risponda all’esigenza di adottare adeguate strategie preventive al fine di proteggere gli studenti da comportamenti deviarti perpetrati anche attraverso il Web.

Prioritario, infatti, appare il coinvolgimento degli insegnanti ai quali vanno rivolti moduli di formazione che rafforzino le competenze necessarie a individuare tempestivamente eventuali risvolti psicologici conseguenti all’uso distorto delle nuove tecnologie e alla violenza in contesti faccia a faccia. I docenti possono divenire «antenne in grado di captare i segnali anomali» e vanno messi nella condizione di poter esercitare il loro ruolo di riferimento e di ascolto anche attraverso l’utilizzazione di reti di supporto, interne ed esterne alla scuola, che nella formazione trovano uno degli strumenti più efficaci.

I contenuti della formazione, infatti, saranno da un lato di natura psico-pedagogica, utili a comprendere e gestire le situazioni di bullismo e finalizzati ad una vera e propria alfabetizzazione nella gestione dei conflitti; dall’altro devono prevedere conoscenze più prettamente connesse con le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, le modalità di utilizzo che ne fanno i ragazzi e le ragazze, gli strumenti che usano, i rischi che corrono e le misure più adatte per prevenirli.

Tali obiettivi e contenuti potranno rientrare, in primo luogo, nei percorsi di formazione in ingresso dei neo assunti, in particolare attraverso specifici ambiti di approfondimento all’interno delle 50 ore previste dalla normativa citata in nota.

OMISSIS

 

La formazione deve avviare, dunque, un concreto processo di feed-back autovalutativo che comporti la revisione delle prassi metodologiche e didattiche adottate e promuova nei docenti la consapevolezza di un nuovo modo di essere educatori ed esploratori del «quotidiano virtuale» degli studenti, spesso inconsapevoli dei pericoli non sempre tangibili della Rete.

Innovazione radicale, quindi, per docenti e formatori che impone loro una preparazione specifica per rispondere ai nuovi stili cognitivi e comunicativi degli studenti. ne scaturisce il ruolo fondamentale che deve assumere la Comunità scolastica nel guidare gli studenti verso la consapevolezza, dei propri diritti e doveri di «cittadini virtuali».

Al riguardo è opportuno sottolineare che già nello Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria, la Scuola è definita come «comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza, la realizzazione del diritto allo studio, lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno e il recupero delle posizioni di svantaggio, in armonia con i principi sanciti dalla Costituzione (…)».

Risulta, pertanto, fondamentale attribuire un maggiore protagonismo alle studentesse e agli studenti, primi attori di ogni azione di contrasto e di prevenzione. le ragazze e i ragazzi devono entrare nei processi, sentirsi parte di un tutto ed esercitare un ruolo attivo, affinché le azioni previste dalle presenti linee di orientamento possano risultare realmente efficaci.

Il Ministro Stefania Giannini

Editoriale nn. 1-2/2016 di Rosalba Candela