Votiamo «per il bene comune», (nn. 7-8/2022)

«UNA CRISI NELLE CRISI LUGLIO 2022» è l’ebook pubblicato nel sito UCIIM e diffuso tramite i social. Tale ebook ha quale obiettivo rendere un servizio informativo chiaro, apartitico e trasversale.

In esso, per far chiarezza e rendere un servizio sia ai soci UCIIM che ai lettori, è inserito un glossario dei termini più in uso in ambito politico e partitico. 

Seguono dati storici sui governi dalla caduta del Fascismo ad oggi.

Furono nove i governi che si avvicendarono fino al 1948 quando, il 18 aprile, gli Italiani furono chiamati a votare per la prima volta dopo l’entrata in vigore della Costituzione. 

La prima legislatura della repubblica italiana ebbe inizio l’8 maggio 1948 col quinto governo De Gasperi. I precedenti quattro governi avevano avuto vita dal 1945 ad aprile 1948 nel periodo dell’ordinamento provvisorio e dell’Assemblea costituente.

Nelle diciotto legislature, 1948 – 2018, vari sono i governi che si sono avvicendati: esattamente 65. Il primato spetta alla V legislatura che in quattro anni di vita vide sette governi.

I politici che hanno guidato più governi sono Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti: rispettivamente con 8 e 7 governi.

Ad oggi, XVIII legislatura, i partiti politici presenti in Parlamento sono 7 per il centro-sinistra, 8 centro destra, 4 centro, 3 trasversali. 14 sono i partiti politici non presenti in Parlamento. 

La prossima legislatura, quella per cui ci accingiamo a votare è la XIX. 

Voteremo secondo la legge 3 novembre 2017, n. 165, con la riduzione del numero dei parlamentari, i previgenti collegi elettorali sono stati sostituiti da nuovi, per adeguarli al numero dei parlamentari da eleggere, mentre le circoscrizioni sono rimaste invariate (1). 

Col referendum sul taglio dei parlamentari, ottobre 2021, il numero dei deputati e senatori da eleggere sono 400 alla Camera, 200 al Senato.

La Costituzione italiana prevede un bicameralismo perfetto: identiche attribuzioni politiche e legislative tra Camera dei Deputati e Senato della Repubblica.

Purtuttavia l’elettorato attivo e passivo delle due Camere presentava una diversità in merito ai requisiti richiesti: età minima per essere eleggibili a deputato è 25 anni, per senatore 40 anni; rispetto all’elettorato attivo per eleggere i deputati è stata richiesta l’età minima di 18 anni, per eleggere i senatori 25 anni.

Con la legge costituzionale n. 1/2021 l’elettorato attivo per il Senato della Repubblica viene uniformato a quello già previsto per la Camera dei deputati (art. 56 Cost.).

Quindi i diciottenni voteranno sia per la camera che per il Senato.

Il 21 luglio 2022, il Presidente della Repubblica ha sciolto le Camere: scioglimento dovuto ad una grave crisi politica. È iniziata subito la campagna elettorale, il 15 agosto sono stati presentati, in Viminale, i contrassegni dei singoli partiti: in tutto 101 (la scorsa tornata elettorale del 2018 ne furono depositati 103).

Sono nate quindi le coalizioni elettorali.  

Centrodestra con Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati.

Centrosinistra con Partito Democratico, Italia Democratica e Progressista, Più Europa, Alleanza Verdi e Sinistra, Impegno Civico.

Terzo Polo con Azione e Italia Viva. Movimento 5 Stelle non ha creato una coalizione. 

Fra i simboli depositati alcuni si riferiscono alle più disparate idee: Sacro romano impero cattolico, Gilet arancioni, Rivoluzione sanitaria, Movimento Poeti d’Azione, Partito della Follia creativa, Movimento per l’instaurazione del socialismo scientifico cristiano, LGBT, etc…

I programmi politici, in merito a scuola e istruzione, indicano le seguenti tematiche (2):

  • precariato del personale docente e investimento nella formazione e aggiornamento dei docenti
  • edilizia scolastica
  • residenze universitarie
  • inserimento dei giovani nel mondo del lavoro
  • sostegno agli studenti meritevoli e incapienti
  • ius scholae
  • scuola dell’infanzia obbligatoria e gratuita
  • scuola fino a 18 anni e tempo pieno per tutti
  • superamento delle disparità e delle situazioni di svantaggio territoriale
  • educazione civica
  • riqualificazione degli edifici scolastici
  • libertà di scelta educativa
  • adeguamento degli stipendi degli insegnanti ai livelli europei.

Naturalmente i programmi sono dichiarazioni di intenti, sarà la storia a dire se si sono realizzati o no. 

Signori politici, pensate ai temi urgenti da affrontare nella nostra Italia in merito all’ambito sociale ed economico. Pensate alla scuola in maniera concreta e fattiva: il vero progresso, la vera rinascita di uno stato inizia da essa.

Chi andrà al governo ricordi le assolute priorità della nostra repubblica: diseguaglianze economiche e sociali, discriminazione razziale, violenza sulle donne, xenofobia, disadattamento sociale dei giovani, priorità della scuola che continuano ed essere evase.

Da UCIIM sentiamo il dovere di fare una raccomandazione a tutti noi e ai politici in particolare: Ricordiamo che democrazia non significa esagerata frammentazione politica e autoreferenzialità. 

Ma soprattutto ricordiamo che lo scopo della politica è considerare e porre prima di tutto e di tutti il BENE COMUNE.

Le parole hanno un valore, certe parole hanno un valore civico e morale che, spesso, viene ignorato o trascurato, Per aiutarci a riflettere proprio su questo la consigliera nazionale emerita Anna Bisazza Madeo ci mette in guardia dalla

MANOMISSIONE DEL LINGUAGGIO

In democrazia la scelta centrale, pratica e simbolica, che legittima un governo, è l’elezione dei propri rappresentanti da parte dei cittadini. «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione» (art. 1).

La parola popolo viene spesso usata impropriamente, quale entità unitaria esiste come indicazione di universalità di fatto non reale, poiché qualsiasi risultato elettorale esprime una maggioranza che dà il diritto-dovere di governare, ma che non corrisponde al totale volere del popolo. Affermare che il Governo è la volontà del popolo significa banalizzare la complessità e manipolare la realtà, creare un immaginario comune senza coscienza del passato né prospettive future.

Molto diffusa appare oggi la tendenza alla manomissione del linguaggio, della parola, in tutti i contesti. 

Già Catone, per bocca di Sallustio, lamentava che fosse «smarrito il significato delle parole. Profondere i beni altrui vien detto liberalità, la spregiudicatezza nelle male azioni è sinonimo di forza d’animo…». 

Dopo oltre 2000 anni il linguaggio non mantiene più il significato autentico, va ad interpretazioni di parte, il lessico è manipolato ad uso dei più vari e opposti interessi, la parola è vuota di senso. La stessa nozione di democrazia è logorata da un uso arrogante, così le parole libertà, popolo, legalità, educazione, bene comune. Oggi il lessico pubblico è sempre più intessuto da slogan virali, da metafore, da espressioni patetiche infantili di stampo familista, da volgarità palesi o ambigue, da rancori accumulati, da offese indiscriminate per gli avversari politici, che suscitano reazioni istintive ed emotive. 

La politica viceversa si fonda su argomentazioni, discussione critica, attenzione per le molteplici istanze, gestione razionale di interessi contrastanti, rispetto vicendevole, relazionalità senza pregiudizi, ammissione del dubbio che indica la capacità di comprendere e far fronte alla realtà complessa. 

È fondamentale riappropriarsi con senso critico di parole autentiche e di impegnarsi fino in fondo a superare ogni disputa di bassa lega per dare un colpo d’ala alle Istituzioni. 

È indispensabile coerenza politica tra le affermazioni programmatiche (ponderate) e le decisioni legislative e operative, anche in vista del recupero dei valori imprescindibili per l’educazione delle nuove generazioni. La giustizia, la non violenza, il rispetto delle leggi, la libertà, la responsabilità apprese, devono rendere i giovani capaci di operare scelte. Questa è educazione, unica via per il cambiamento e la Scuola è il luogo privilegiato delle esperienze positive e delle opportunità diverse.

In questo momento drammatico, i giovani sono la speranza della politica.

 


(1) In allegato una sintesi della legge e del metodo elettorale

(2) Un elenco dettagliato dei programmi elettorali relativi alla scuola di ciascun partito si trova nell’inserto pubblicato nel presente numero.

Il Rosatellum

Riportiamo in sintesi le caratteristiche principali dell’impianto della legge elettorale (3) chiamata comunemente ROSATELLUM dal nome del presentatore della proposta On. Ettore Rosato.

Formula elettorale

L’impianto della legge, identico a meno di dettagli alla Camera e al Senato, si configura come un sistema elettorale misto a separazione completa (4). 

Per entrambi le camere:

il 37% dei seggi (147 alla Camera e 74 al Senato) è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun collegio è eletto il candidato più votato, secondo il sistema noto come uninominale secco;

il 61% dei seggi (rispettivamente 245 e 122) è ripartito proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali; la ripartizione dei seggi è effettuata a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato; a tale scopo sono istituiti collegi plurinominali nei quali le liste si presentano sotto forma di liste bloccate di candidati;

il 2% dei seggi (8 deputati e 4 senatori) è destinato al voto degli italiani residenti all’estero e viene assegnato con un sistema proporzionale che prevede il voto di preferenza.

Coalizioni e soglie di sbarramento

La legge elettorale prevede che ogni lista presenti un proprio programma e dichiari un proprio capo politico nonché, eventualmente, l’apparentamento con una o più liste al fine di creare coalizioni: l’esistenza di una coalizione, che è unica a livello nazionale, vincola le liste coalizzate a presentare un solo candidato in ciascun collegio uninominale. 

Sono previste diverse soglie di sbarramento, ossia percentuali di voti al di sotto delle quali non si viene ammessi alla ripartizione dei seggi nei collegi plurinominali: 

3% dei voti ottenuti a livello nazionale; valida per le liste singole;

20% dei voti ottenuti a livello regionale; valida, alternativamente e solo al Senato, per le liste singole;

20% dei voti ottenuti a livello regionale, o elezione di due candidati nei collegi uninominali; valida, alternativamente, per le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute presentate esclusivamente nelle regioni a statuto speciale in cui sia prevista una particolare tutela di tali minoranze;

10% dei voti ottenuti a livello nazionale; valida per le coalizioni, purché comprendano almeno una lista che abbia superato una delle altre tre soglie previste.

Alla determinazione della cifra elettorale di coalizione (e dunque all’eventuale raggiungimento del 10%) non concorrono i voti espressi a favore delle liste collegate che non abbiano conseguito almeno l’1% dei voti a livello nazionale, oppure, solo per quanto riguarda il Senato, il 20% a livello regionale, oppure ancora, solo per quanto riguarda le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute presentate esclusivamente nelle regioni a statuto speciale in cui sia prevista una particolare tutela di tali minoranze, il 20% a livello regionale o l’elezione di due candidati nei collegi uninominali.

Le liste collegate in una coalizione che non raggiunga la soglia del 10% sono comunque ammesse al riparto dei seggi qualora abbiano superato, a seconda dei casi, almeno una delle altre soglie previste.

Suddivisione del territorio

La legge stabilisce una nuova suddivisione del territorio nazionale in circoscrizioni: 20 per il Senato della Repubblica (coincidenti con le regioni come nelle precedenti leggi elettorali) e 28 per la Camera dei deputati (una in più in Lombardia rispetto alla legge elettorale precedente). Restano invece invariate le quattro ripartizioni della circoscrizione Estero.

A seguito dell’entrata in vigore della legge costituzionale n. 19 ottobre 2020, n. 1, in materia di riduzione del numero dei parlamentari (successiva a referendum costituzionale), con decreto legislativo 23 dicembre 2020, n. 177, i previgenti collegi elettorali sono stati aboliti e rimpiazzati da nuovi; le circoscrizioni sono invece rimaste invariate.

 


(3) Testo tratto e adattato da https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Rosato

(4) Un sistema elettorale si definisce misto se una parte dei seggi è attribuita con sistema proporzionale e una parte con sistema maggioritario. Nell’ambito dei sistemi misti, si definiscono a separazione completa quelli privi di sistemi di compensazione tra le due modalità di attribuzione dei seggi.