PLUSDOTAZIONE E PREGIUDIZI

In occasione dei disegni di legge 180 e 1041 riguardanti gli studenti ad alto potenziale cognitivo e plusdotati è importante riprendere alcuni concetti fondamentali riguardanti il tema in oggetto.

Che cos’è la plusdotazione?

 “La plusdotazione (giftedness) è uno speciale tipo di intelligenza caratterizzata non solo da alto QI ed aumentate funzioni esecutive ma anche da un’eccezionale creatività ed alti livelli di motivazione in tratti specifici” (Kalbfleisch, 2004; Kießwetter, 1985; Renzulli, 1978, 1998; Sternberg, 2010; Sternberg & Davidson, 2005)

In questa definizione (non è l’unica ma è condivisa da alcuni importanti scienziati), risulta particolarmente interessante per l’uso della parola «speciale» che evidenzia come la differenza di intelligenza dei soggetti plusdotati non sia tanto quantitativa, quanto qualitativa: un bambino ad alto potenziale, non è soltanto precoce o più veloce nelle attività curricolari, potrebbe anche non esserlo affatto, ma soprattutto è differente, nel senso che potrebbe manifestare un differente approccio all’apprendimento. Potrebbe voler approfondire alcuni argomenti, potrebbe utilizzare procedure proprie, potrebbe applicare una logica differente nel problem solving.

Lo studente plusdotato potrebbe non essere quello che finisce subito, ma piuttosto quello che risponde in modo differente e originale.

Questo perché un soggetto plusdotato, e ormai le neuroscienze lo hanno chiarito anche attraverso le risonanze magnetiche funzionali, ha una diversa irrorazione del cervello rispetto ai soggetti neurotipici, questo significa che la plusdotazione è una neuro atipicità che non comporta, come unica caratteristica, quella di essere più brillante a scuola.

Occorre infatti chiarire, una volta per tutte, che non tutti i bambini plusdotati sono geni matematici, o hanno predisposizioni speciali nelle discipline scolastiche.

Uno studente plusdotato potrebbe mettere in gioco la sua capacità in un ambito che non riguarda la scuola e, per questo, le sue caratteristiche potrebbero non risultare evidenti agli insegnanti.

Per spiegarmi meglio: un insegnante di scuola primaria potrebbe non avere idea che il bambino che ha di fronte si interessa di politica internazionale o di filosofia, di meccanica, di astrofisica o di management calcistico.

E che dire di un bambino precoce in matematica ma molto in ritardo a livello cinestesico? E cosa dire della presunta “immaturità emotiva” legata alla cosiddetta asincronia di sviluppo?

Sensibilità

Una persona plusdotata non è solo più intelligente a livello cognitivo, ma spesso anche più sensibile sia a livello emotivo che sensoriale. Questo, in molti casi, rende gli studenti plusdotati, così differenti da apparire estremamente particolari. L’intensità emotiva potrebbe saltare all’occhio di un docente, anche prima della precocità cognitiva, per questo motivo è importante che i docenti abbiano strumenti per evitare che tale intensità venga scambiata, per ADHD o addirittura disturbo dello spettro autistico.

Infatti, secondo Clark (1997) una persona plusdotata può:

essere insolitamente vulnerabile alle critiche”

“usare l’umorismo per attaccare criticamente gli altri, creando problemi alle relazioni”

 “isolarsi, restare distante emotivamente, sentirsi rifiutato, vedere la propria diversità come un aspetto negativo, cosa che può causare un abbassamento dell’autostima, provare un’intensa frustrazione per i suoi tentativi irrealistici di aderire a valori e alti obiettivi […]”

Un cervello dotato lavora di più e più intensamente anche a livello emotivo. Ed è questo uno degli aspetti che crea criticità in ambito scolastico, i ragazzi plusdotati faticano ad arrivare ai risultati perché hanno poca autostima, ma chi può costruire questa autostima, se non la scuola stessa? Senza autostima, si rischia un abbandono scolastico tra l’8 e il 17%, ma anche un rischio di vittimizzazione che, secondo dati provenienti dalla Spagna, riguarda il 41% dei soggetti plusdotati.

Creatività

La definizione parla anche di eccezionali livelli di creatività

La creatività, intesa come pensiero divergente e capacità di problem solving, è forse la leva più importante per riconoscere e portare i gifted all’eccellenza.

Riconoscere e coltivare la creatività non significa fare un bel disegno o, peggio, un bel lavoretto, significa permettere o, meglio ancora, sfidare i propri alunni (tutti) a trovare soluzioni a problemi diversi, non solo matematici ma anche politici, sociali, ecologici, filosofici, di negoziazione. In questo gli alunni gifted possono eccellere davvero e tirare fuori il meglio di loro.

Per questo offrire loro attività sfidanti non significa dare un esercizio in più o uno più difficile ma cercare di predisporre un livello didattico basato anche sulla scoperta (euristica), sul porre problemi e sul trovare soluzioni originali, sull’ascoltare i pareri dei propri studenti di qualunque età e sul riconoscerne il valore, lavorando sulle domande invece che sulle risposte, su nuovi approcci originali, invece che sulle consuete procedure.

Non si tratta di creare nuove UDA o di lavorare sulle competenze ma su una didattica che metta al centro lo studente come protagonista del proprio apprendimento, con tutta la responsabilità che questa comporta per lo studente stesso

Motivazione (in tratti specifici):

I plusdotati hanno una motivazione primaria all’apprendimento, tuttavia, come abbiamo visto, quello che vogliono apprendere non sempre si trova nei programmi della scuola che frequentano. Un bambino appassionato di filosofia quanti anni dovrà aspettare prima di avere la filosofia nella scuola? E un bambino interessato di politica, e un bambino interessato all’ astrofisica o alla meccanica?

Può la scuola coltivare tutte queste passioni? Forse no, ma le può riconoscere, può permettere ad un bambino interessato alla filosofia di partecipare alle lezioni di un Liceo Classico, o magari accompagnarlo nello svolgimento di un MOOC di qualche università internazionale. Viviamo in un tempo in cui il sapere è a nostra disposizione, i bambini plusdotati possono soddisfare la loro curiosità anche attraverso la rete, la cosa importante è che sia loro permesso, che siano guidati nella scelta delle fonti, ma soprattutto che sia riconosciuto e valutato nella scuola il loro interesse e la loro motivazione.

Combattere lo stereotipo del bambino genio

Nonostante la letteratura riguardo alla plusdotazione abbia più volte chiarito le caratteristiche e le criticità tipiche degli studenti gifted, nella scuola italiana permane tutt’ora un pregiudizio secondo il quale il plusdotato sia lo studente geniale, il più bravo dalla classe, un individuo autonomo che non ha nessun bisogno di intervento, né a livello curricolare né a livello di dinamiche sociali, e che, al limite, ha come unico problema quello della noia.

In realtà i problemi riguardano la frustrazione di avere un pensiero enorme di cui nessuno sembra rendersi conto, comprendere le cose diversamente ma non poter mettere in gioco nulla di quello che si è e che si conosce, riguarda sentirsi stupidi e diversi perché si è interessati a cose che sembrano non interessare a nessuno, perché si trovano soluzioni che nessuno sembra in grado di comprendere, perché si usano procedure diverse.

E anche quando vi parla di noia un bambino plusdotato non vi sta chiedendo più esercizi o “maggiori stimoli”, come se la scuola dovesse essere il luna park, ma vi sta chiedendo la possibilità di mettersi in gioco e vi sta parlando di un disagio profondo, un disagio che assomiglia allo spleen ovvero di una “profonda malinconia, insoddisfazione e noia”, o per citare una canzone recente che mi ha molto colpito vi sta dicendo: “muoio senza morire in questi giorni usati” “sta morendo la mia intelligenza, la mia creatività, l’essenza stessa del mio essere”

Quanti sono i plusdotati

Oltre al pregiudizio del piccolo genio, ve n’è un altro, se possibile, ancora più fuorviante: i plusdotati sarebbero rarissimi, una persona su 10.000 o anche meno, nella raltà l’OMS ci parla del 5% della popolazione: questo significa che una persona su venti è plusdotata, e significa anche che ce n’è almeno uno in ogni classe. Nonostante questo, quando faccio formazione e chiedo ai colleghi insegnanti quanti studenti plusdotati hanno avuto nella loro carriera, di norma, rispndono uno o due, e più si sale nel grado scalastico meno sono, di norma i docenti delle superiori sostengono di non averne mai avuto uno in classe.

Anche questo aspetto dimostra quanto sia fondamentale liberarsi degli stereotipi e arrivare a comprendere che la plusdotazione riguarda un numero consistente di studenti che presentano un differente funzionamento non solo a livello cognitivo ma anche a livello emotivo e comportamentale

Questo significa che il tema della plusdotazione non riguarda la possibilità o meno di raggiungere un determinato profitto scolastico e, per questo, non può e non deve essere demandato esclusivamente alla relazione docente discente, che, per quanto fondamentale, senza una formazione adeguata, da sola non è sufficente a permettere la corretta inclusione di questa tipologia di studenti.

Una nuova categoria di alunni?

La cosa più importante è che, come docenti, possiamo comprendere che non si tratta di creare una “nuova categoria di alunni”, ma di prendere atto, così come hanno fatto in molti paesi d’Europa, che questa categoria esiste da sempre e che la scuola di oggi, se vuole continuare a definirsi inclusiva, non può più permettersi di ignorare.

Non prendere atto di questo, significa creare colpevolmente quel disagio che, da decenni è sotto gli occhi di chi lavora a contatto con questi studenti e con le loro famiglie, che soffrono da troppo tempo, un disagio molto profondo.

E’ chiaro che uno studente plusdotato che  partecipa per 30 ore a settimana ad attività scolastiche non adeguate non solo al suo livello cognitivo, ma anche al suo livello emotivo ed alle sue necessità comportamentali,  rischia, così come riportato da moltissimi studi anche italiani, di andare incontro a frustrazione, vittimizzazione, sottorendimento, mancato raggiungimento degli obbiettievi formativi,  e abbandono scolastico, insomma a quel disagio rispetto al quale la Nota Ministeriale del 3 Aprile del 2019 si è espressa con chiarezza.

Formazione

Proprio la Presenza della nota ministeriale del 2019, che, di fatto, non ha portato nessun miglioramento nella vita scolastica di questi studenti, chiarisce come, un insegnante non formato non solo non sarà in grado di identificare gli studenti plusdotati nella sua classe, ma tenderà erroneamente a leggere alcune caratteristiche dei suddetti studenti, ben note e più volte considerate a livello scientifico internazionale, come legate a “problemi  caratteriali o di educazione famigliare” e, non avendo la competenza necessaria per far risalire questi comportamenti alla loro neuroatipiciità,  non avrà nemmeno strumenti per intervenire in maniera corretta e tempestiva.

Per questo motivo, non conoscere e riconoscere questa tipologia di studenti di fatto, non soltanto li danneggia nel raggiungimento del profitto scolastico e nella realizzazione del loro potenziale cognitivo, ma crea i presupposti per il mancato sviluppo di un equilibrata crescita delle loro caratteristiche personologiche e umane.

Questo rende la formazione dei docenti più che necessaria, sia per l’individuazione precoce di questi studenti che per mettere in atto quelle strategie necessarie al raggiungimento dei loro obbiettivi formativi e del loro benessere.

Raffaella Silbernagl

Feed their minds